Sofia: la prima volta con tutte le mie perversioni
di
IlGiovanePensatorePervetitoInesperto
genere
prime esperienze
Mi chiamo Leo. A scuola, ero il tipo di ragazzo che stava un po' per conto suo. Bravo con i libri, un po' impacciato con la gente. Poi, per un po' di cose andate male, ho preferito stare in camera mia, a pensare. E a sognare.
Il mio sogno più grande si chiamava Sofia. Non volevo solo uscirci, volevo tutto. Volevo sentirla gemere, vederla perdere la testa, volevo che fosse tutta per me. Era la ragazza più bella del paese, con quei capelli biondi lunghi e un sorriso che ti toglieva il fiato. Ogni maschio la guardava. E io la guardavo da lontano, sognando. Non ci parlavamo più da una stupidaggine alle medie, anche se abitavamo a pochi passi l'uno dall'altra.
Un giorno, ho deciso che i sogni potevano anche diventare realtà. Le ho telefonato. "Ciao Sofia, sono Leo. Senti, ho preso una moto nuova... una Ducati. Sei sempre stata appassionata, no? Ti andrebbe di vederla?" Era una bugia. La moto era di mio papà e io non sapevo nemmeno accenderla. Ma lei ha detto di sì.
Quando è arrivata, mi sono sentito mancare l'aria. Indossava una minigonna cortissima e un top aderente. "Wow, Leo, una Multistrada V4 RS super accessoriata! Sei pazzo!" ha detto, con gli occhi che le brillavano.
"Te la faccio provare," le ho detto io, con una voce che non sembrava la mia.
"Ma sono in gonna e top."
"Nessun problema, ho la tuta da corsa di mia sorella. Mettila."
L'ho guardata mentre si infilava la tuta. Quando si è chinata per salire sulla sella, per un secondo ho visto tutto. Il suo culo perfetto. Mi si è bloccato tutto. Si è divertita un'ora nel bosco dietro casa, poi è scesa, sudata e col viso rosso.
"Che sete! Hai qualcosa da bere?"
"Certo, birra fresca."
Le ho portato due bottiglie. La sua era un po' speciale, ci avevo messo una cosina per farla rilassare. La mia era analcolica, io non bevo. Ci siamo seduti in salotto a parlare. Dopo un po' le ho detto: "Vuoi vedere la mia camera?" Lei ha sorriso e ha seguito.
Appena entrata, ha visto tutto. Pareti piene di poster di moto, un motorino da corsa in scala 1:4 sulla scrivania e... un calendario porno appeso dietro la porta. L'avevo dimenticato lì. Donne nude su moto potentissime. Sofia si è messa a ridere. "Ma allora Leo... sei un gran peccato!"
In quel momento, l'ho vista. I suoi occhi erano diversi. Accesi. Si è avvicinata a me. "Mi hai guardato mentre mi cambiavi, vero?" mi ha sussurrato. Non ho saputo che dire. Ho solo annuito. "E ti è piaciuto quello che hai visto?"
Si è seduta sul mio letto. Il cuore mi batteva forte. Mi sono seduto accanto a lei. L'ho presa per mano. "Sofia..." ho detto, e l'ho baciata. Era un bacio timido, ma lei non lo era. Mi ha risposto con la lingua, con una fame che non mi aspettavo. Ho sentito il mio cazzo indurirsi in un secondo. Si è seduta sulle mie ginocchia, continuando a baciarmi. Poi si è fermata, mi ha guardato negli occhi e ha detto: "Leo... ho... ho bagnato tutto."
Ho guardato i miei pantaloni. C'era una macchia umida, calda. "Non importa," le ho detto. E l'ho baciata di nuovo. Ci siamo spogliati. Quando l'ho vista nuda, ho quasi pianto. Era più bella di qualsiasi sogno. Le sue tette, il suo culo... era perfetta.
L'ho sdraiata sul letto. "Sei sicura?" le ho chiesto. Lei ha fatto solo un cenno con la testa.
Mi sono messo sopra di lei. Con una mano ho guidato il mio cazzo verso la sua figa. Era bagnata, calda. Quando sono entrato, entrambi abbiamo emesso un gemito. Era la prima volta per entrambi. Mi sentivo dentro di lei, stretto, avvolto dal calore. Ho iniziato a muovermi, piano all'inizio. "Leo... sì... vai..." mi diceva lei, con la voce rotta.
Ma volevo di più. Volevo sentirla tutta. "Sofia... voglio entrare per bene," le ho sussurrato. Lei mi ha guardato con un po' di paura, ma poi ha annuito. Ho spinto di più, sentendo una resistenza. Poi, con un colpo secco, ho sentito qualcosa cedere. Sofia ha urlato, un urlo acuto di dolore. "Ah! Leo! Fa male! Fai male!" mi ha supplicato, con le lacrime agli occhi. "Calmati, amore, è normale la prima volta," le ho detto, baciandola dolcemente. "Sei tu la mia prima volta." L'ho baciata di nuovo, aspettando che il dolore passasse. Dopo un po', ha iniziato a muoversi di nuovo, con più cautela.
"Leo... mi fa ancora un po' male," ha detto, con un filo di voce. "Hai... hai qualcosa di più piccolo? Per... per abituarmi, prima di riprovare?"
Ho capito. Mi sono alzato e sono andato alla scrivania. Ho preso una penna a sfera, liscia e affusolata. "Questa va bene?" le ho chiesto, mostrandogliela. Lei ha annuito, un po' imbarazzata. Sono tornato sul letto. "Sei sicura?" ho chiesto di nuovo. "Sì," ha detto lei. "Aiutami ad abituarmi."
Ho iniziato a infilare la penna nella sua figa, lentamente, con la massima delicatezza. Lei gemeva, ma questa volta il suono era diverso. "Fai piano... sì, così..." mi diceva. Ho iniziato a muoverla dentro e fuori, molto lentamente. "Vedi? Passa," le ho detto. Poi ho preso un pennarello, un po' più spesso. "Questo?" ho chiesto. Lei ha esitato un attimo, poi ha detto di sì. L'ho infilato con la stessa cura. "Leo... mi sento strana... ma... ma piace anche un po'," ha ammesso, con le guance rosse.
Ho continuato così per un po', usando prima gli oggetti, poi le mie dita, prima una, poi due, molto delicatamente. Le ho masturbato con dolcezza, sentendola bagnare sempre di più. "Senti come ti piace, Sofia," le ho sussurrato. "Senti come il tuo corpo si apre per me." Lei gemeva, un suono confuso di piacere e curiosità. "Sei bellissima, Sofia. Sei perfetta."
Poi è stata lei a prendere l'iniziativa. "Leo," ha detto, con una voce che tremava un po'. "C'è... c'è un'altra cosa che vorrei provare. Qualcosa che ho sempre visto nei film, che mi ha sempre incuriosita." Mi ha guardato dritta negli occhi. "Vorrei provare... l'anale. Ma ho paura. Mi aiuti?"
Il mio cuore ha fatto una capriola. "Certo, Sofia. Ti aiuterò io. Sarò delicato, te lo prometto."
"Come... come prima? Con... con qualcosa di piccolo?" ha chiesto, timida.
Ho annuito. Ho preso di nuovo la penna. "Girati," le ho detto dolcemente. L'ho aiutata a mettersi a pecora. Ho iniziato a leccarle il culo, bagnandolo con la saliva. Lei ha gemito, sorpresa. Poi ho iniziato a massaggiarglielo con la punta della penna, molto lentamente. "Relassati, amore," le ho detto. "Lascia andare." Ho iniziato a infilarla, un millimetro alla volta. "Respira," le ho detto. "Spira con me." L'ho fatta respirare con me, e quando si è rilassata, la penna è entrata un po' di più. "Vedi? Ce la stai facendo," le ho detto.
Ho continuato così per un po', prima con la penna, poi con il pennarello, sempre con la massima delicatezza. Sofia gemeva, un gemido basso e continuo, un suono che non era più di dolore, ma di pura scoperta. "Leo... è... è strano... ma... mi piace," ha sussurrato, con la voce rotta dall'emozione.
"Sei pronta?" le ho chiesto, con un tono quasi sussurrato.
"Penso di sì," ha risposto lei, senza voltarsi.
Ho tolto il pennarello e mi sono posizionato dietro di lei. Ho bagnato il mio cazzo con la saliva, e ho iniziato a spingerlo contro il suo buco del culo, molto lentamente. "Respira, Sofia," le ho detto. "Spira con me." L'ho fatta respirare con me, e quando si è rilassata, la mia cappella è entrata. Lei ha emesso un gemito acuto, ma non di dolore. "Ah! Leo! È... è pieno!" ha detto, con la voce che tremava.
L'ho lasciata abituare alla sensazione, poi ho spinto un po' di più. "Vedi? Ce la fai," le ho detto. Ho iniziato a muovermi dentro di lei, lentamente, con dei movimenti corti e dolci. "Sì... Leo... sì... così... lentamente..." mi diceva lei, spingendo indietro il suo culo per accogliermi. L'ho presa per i fianchi, e ho iniziato a scoparla nel culo, con un ritmo dolce e costante. "Sei... sei così stretta... Sofia..." gemevo io. "Mi stai... stai stringendo forte..."
"Leo... sto per venire..." ha detto lei, con la voce che si rompeva in un pianto di piacere. "Vieni, amore. Vieni con me," le ho risposto. E lei è venuta. L'ho sentita tremare, ho sentito il suo culo contrarsi intorno al mio cazzo in un orgasmo profondo e lungo. E in quel momento, non ho più resistito. Ho sborrato, un getto caldo e lungo che l'ha riempita. Sono crollato addosso a lei, esausto e felice.
Siamo rimasti così, abbracciati, per un tempo che non so quanto. Poi mi sono ritirato, con delicatezza. Lei si è girata, mi ha guardato e mi ha sorriso. "Grazie, Leo," ha detto. "È stato... indimenticabile."
"Anche per me," le ho detto, baciandola.
Poi è stata lei a prendere l'iniziativa. "Adesso tocca a te," ha detto, con un sorriso malizioso. Mi ha spinto a letto e si è messa tra le mie gambe. Ha preso il mio cazzo tra le sue mani, ancora caldo e un po' appiccicoso. "È così bello," ha detto, iniziando a massaggiarmelo. Ha iniziato a farmi una sega, con dei movimenti lenti e sicuri. "Ti piace, Leo? Ti piace quando te lo faccio io?" mi ha chiesto, con glii che mi guardavano da sotto.
"Sì... Sofia... sì..." gemevo io, con gli occhi chiusi.
Poi, ho sentito qualcosa di bagnato sulla mia cappella. Ho aperto gli occhi e l'ho vista. Stava leccandomi la punta del cazzo, con la lingua. "Sofia..." ho detto, con la voce che si è bloccata in gola. Lei ha sorriso, e ha preso la mia cappella in bocca. "Senti che sapore," ha detto, succhiandola delicatamente. Io ho perso la testa. L'ho presa per i capelli, ma non l'ho forzata. L'ho solo guidata, mentre lei continuava a leccarmi e a succhiarmi, con un imbarazzo che si trasformava in voglia. "Sofia... sto per venire di nuovo..." le ho detto. Lei ha continuato, più forte, più veloce. E io sono venuto, questa volta sulla sua lingua, mentre lei mi guardava negli occhi e sorrideva. Ha ingoiato tutto, poi è risalita per baciarmi.
"Adesso siamo pari," ha detto, ridendo.
Ci siamo abbracciati, stanchi e felici. Non eravamo più il ragazzo impacciato e la ragazza popolare. Eravamo solo Leo e Sofia, che avevano scoperto un mondo nuovo insieme. E sapevo che era solo l'inizio.
Ci siamo abbracciati per un po', sentendo il respiro dell'uno diventare il respiro dell'altro. La stanza era silenziosa, ma piena di noi. Sofia ha appoggiato la testa sul mio petto, ascoltando il battito del mio cuore. "Non l'avrei mai detto," mi ha sussurrato, con un filo di voce. "Non avrei mai pensato che... che potesse essere così bello con te."
"Anche per me è una sorpresa," le ho detto, giocando con i suoi capelli biondi. "Ero convinto che mi avresti dato del cretino e te ne saresti andata."
Lei si è alzata un po', appoggiandosi su un gomito per guardarmi. "Sai qual è la cosa più strana? Che non mi sento strana. Anzi, mi sento... bene. Con te." Si è chinata e mi ha dato un bacio leggero sulle labbra. Un bacio diverso da prima. Non era un bacio di passione, ma di dolcezza. "Adesso però mi sento tutta appiccicosa," ha detto, facendo una smorfia. "Mi piacerebbe fare una doccia."
"Ti accompagno," ho detto io, alzandomi.
Siamo andati nel bagno, e ho aperto l'acqua calda. Siamo entrati nella doccia insieme, e per la prima volta ci siamo guardati senza la fretta e la foga di prima. L'acqua ci scendeva addosso, lavando via la stanchezza e la vergogna. Ho preso il sapone e le ho iniziato a lavare la schiena, con dei movimenti lenti e circolari. Lei ha chinato la testa, godendo del mio tocco. "Nessuno mi aveva mai lavato così," ha detto, con la voce quasi un sussurro.
Poi si è girata e mi ha preso il sapone. "Tocca a me," ha detto. Mi ha lavato il petto, le braccia, il ventre. Le sue mani erano morbide e sicure. Quando è arrivata al mio cazzo, lo ha preso con delicatezza, lavandolo come se fosse un oggetto prezioso. "Ecco, pulito," ha detto, sorridendo.
Ci siamo asciugati con un asciugamano enorme e morbido, e siamo tornati in camera. Sofia si è seduta sul bordo del letto, guardandosi intorno. "Questa stanza... è davvero tutta tua?" ha chiesto.
"Tutta mia," ho risposto, un po' orgoglioso. "Il mio regno."
"Mi piace," ha detto. "È un po' come te. All'inizio sembra solo un posto per motori, ma poi... poi scopri che c'è molto di più."
Si è rialzata e si è messa in piedi davanti a me. "Leo," ha detto, con un tono serio. "Quello che è successo prima... è stato solo un momento, giusto? O... o potrebbe succedere di nuovo?"
Ho guardato i suoi occhi, e ho visto che non stava scherzando. Ho fatto un passo verso di lei e l'ho presa per mano. "Sofia," ho detto, con la voce che non tremava più. "Spero che succeda di nuovo. E ancora, e ancora. Non solo per il sesso, ma per questo." Le ho toccato il cuore. "Per come mi sento ora."
Lei mi ha sorriso, un sorriso sincero e felice. "Anche io lo spero," ha detto.
Ci siamo di nuovo sdraiati sul letto, ma questa volta non c'era fretta. Ci siamo solo abbracciati, parlando di tutto e di niente. Dei sogni che avevamo da ragazzi, delle paure, delle cose che ci facevano ridere. Scoprivamo di avere più in comune di quanto pensassimo. Non eravamo più il ragazzo impacciato e la ragazza popolare. Eravamo solo Leo e Sofia.
Dopo un po', lei si è addormentata tra le mie braccia, con un'espressione serena sul viso. L'ho guardata dormire, e ho capito che il mio sogno era cambiato. Non era più solo un desiderio sporco e proibito. Era diventato qualcosa di più. Qualcosa di reale. E mentre la tenevo stretta, ho sentito che per la prima volta nella mia vita, non ero più solo. E non avrei potuto chiedere di più.
Il mio cuore batteva forte mentre guardavo Sofia dormire tra le mie braccia. Era come se il mondo intero si fosse fermato in quel momento. La sua pelle morbida contro la mia, il suo respiro regolare, i suoi capelli biondi sparsi sul mio petto... era tutto così perfetto.
Mi sono chinato a baciarla sulla fronte, sentendo la sua pelle calda e dolce sotto le mie labbra. "Sofia," ho sussurrato, ma lei non si è mossa. Dormiva profondamente, esausta dalla nostra avventura insieme.
Ho pensato a quanto era cambiata la mia vita in poche ore. Da un ragazzo impacciato che stava sempre da solo a un uomo che aveva appena scoperto l'amore con la ragazza più bella del paese... sembrava un sogno troppo bello per essere vero.
Ma lo era. Lo sentivo nelle ossa, nel battito del mio cuore, nella felicità che mi riempiva il petto. Non ero più solo. Avevo Sofia adesso, e sapevo che non l'avrei mai lasciata andare.
Mentre lei dormiva, ho continuato a guardarla, assaporando ogni dettaglio del suo viso addormentato-le ciglia lunghe che coprivano i suoi occhi chiari, le labbra rosse leggermente dischiuse per respirare meglio, la curva delicata della sua nuca dove i capelli finivano...
Era bellissima anche nel sonno.
Dopo un po', mi sono alzato piano per non svegliarla e sono andato in cucina a prepararle una sorpresa per quando si sarebbe svegliata-una colazione speciale: uova strapazzate con prosciutto crudo e avocado su pane tostato integrale (sapevo che le piaceva), accompagnate da una tazza di caffè latte macchiato esattamente come lo prendeva lei.
Quando ho portato tutto in camera su un vassoio decorativo (avevo persino comprato dei fiori freschi), l'ho trovata seduta sul letto con gli occhi aperti e un sorriso dolce sul viso.
"Ciao," ha detto con voce rauca dal sonno.
"Ciao," ho risposto io porgendole il vassoio. "Ho preparato qualcosa di speciale."
Lei ha preso una fetta di pane tostato e ha dato un piccolo morso prima di parlare: "Leo... sei incredibile."
"Perché?" ho chiesto io sedendomi accanto a lei.
"Perché hai pensiero anche nei dettagli." Ha bevuto un sorso di caffè e ha chiuso gli occhi godendo del sapore caldo sulla lingua fredda dopo aver dormito tanto tempo senza mangiare nulla.
Io l'ho guardata bere quel caffè come se fosse la cosa più bella al mondo-il modo in cui le sue labbra si incurvavano intorno alla tazza rotonda bianca ombreggiata dal sole mattutino filtrante attraverso le tende semiaperte...
Era tutto così perfetto quella mattina-lei seduta sul mio letto vestita solo con uno dei miei maglioni larghi sopra le gambe nude; me accanto a lei intento ad ammirarla mentre mangiava; fuori c'era silenzio tranne i cinguettii degli uccelli appena svegliati...
Sapevo allora che volevo passare il resto della mia vita facendo cose così semplici ma meravigliose con Sofia al mio fianco-prepararle colazioni speciali tutte le mattine; ascoltarla bere il caffè lentamente senza fretta; vedere quegli occhi chiari brillanti quando rideva o quando provava qualcosa nuovo per la prima volta...
Non ero più solo ormai. Avevo trovato casa dentro di lei. E sapevo che non avrei mai lasciato quell'appartamento pieno d'amore nascosto nella stanza segreta del mio cuore dove nessun altro aveva mai messo piede prima d'allora...
Il mio sogno più grande si chiamava Sofia. Non volevo solo uscirci, volevo tutto. Volevo sentirla gemere, vederla perdere la testa, volevo che fosse tutta per me. Era la ragazza più bella del paese, con quei capelli biondi lunghi e un sorriso che ti toglieva il fiato. Ogni maschio la guardava. E io la guardavo da lontano, sognando. Non ci parlavamo più da una stupidaggine alle medie, anche se abitavamo a pochi passi l'uno dall'altra.
Un giorno, ho deciso che i sogni potevano anche diventare realtà. Le ho telefonato. "Ciao Sofia, sono Leo. Senti, ho preso una moto nuova... una Ducati. Sei sempre stata appassionata, no? Ti andrebbe di vederla?" Era una bugia. La moto era di mio papà e io non sapevo nemmeno accenderla. Ma lei ha detto di sì.
Quando è arrivata, mi sono sentito mancare l'aria. Indossava una minigonna cortissima e un top aderente. "Wow, Leo, una Multistrada V4 RS super accessoriata! Sei pazzo!" ha detto, con gli occhi che le brillavano.
"Te la faccio provare," le ho detto io, con una voce che non sembrava la mia.
"Ma sono in gonna e top."
"Nessun problema, ho la tuta da corsa di mia sorella. Mettila."
L'ho guardata mentre si infilava la tuta. Quando si è chinata per salire sulla sella, per un secondo ho visto tutto. Il suo culo perfetto. Mi si è bloccato tutto. Si è divertita un'ora nel bosco dietro casa, poi è scesa, sudata e col viso rosso.
"Che sete! Hai qualcosa da bere?"
"Certo, birra fresca."
Le ho portato due bottiglie. La sua era un po' speciale, ci avevo messo una cosina per farla rilassare. La mia era analcolica, io non bevo. Ci siamo seduti in salotto a parlare. Dopo un po' le ho detto: "Vuoi vedere la mia camera?" Lei ha sorriso e ha seguito.
Appena entrata, ha visto tutto. Pareti piene di poster di moto, un motorino da corsa in scala 1:4 sulla scrivania e... un calendario porno appeso dietro la porta. L'avevo dimenticato lì. Donne nude su moto potentissime. Sofia si è messa a ridere. "Ma allora Leo... sei un gran peccato!"
In quel momento, l'ho vista. I suoi occhi erano diversi. Accesi. Si è avvicinata a me. "Mi hai guardato mentre mi cambiavi, vero?" mi ha sussurrato. Non ho saputo che dire. Ho solo annuito. "E ti è piaciuto quello che hai visto?"
Si è seduta sul mio letto. Il cuore mi batteva forte. Mi sono seduto accanto a lei. L'ho presa per mano. "Sofia..." ho detto, e l'ho baciata. Era un bacio timido, ma lei non lo era. Mi ha risposto con la lingua, con una fame che non mi aspettavo. Ho sentito il mio cazzo indurirsi in un secondo. Si è seduta sulle mie ginocchia, continuando a baciarmi. Poi si è fermata, mi ha guardato negli occhi e ha detto: "Leo... ho... ho bagnato tutto."
Ho guardato i miei pantaloni. C'era una macchia umida, calda. "Non importa," le ho detto. E l'ho baciata di nuovo. Ci siamo spogliati. Quando l'ho vista nuda, ho quasi pianto. Era più bella di qualsiasi sogno. Le sue tette, il suo culo... era perfetta.
L'ho sdraiata sul letto. "Sei sicura?" le ho chiesto. Lei ha fatto solo un cenno con la testa.
Mi sono messo sopra di lei. Con una mano ho guidato il mio cazzo verso la sua figa. Era bagnata, calda. Quando sono entrato, entrambi abbiamo emesso un gemito. Era la prima volta per entrambi. Mi sentivo dentro di lei, stretto, avvolto dal calore. Ho iniziato a muovermi, piano all'inizio. "Leo... sì... vai..." mi diceva lei, con la voce rotta.
Ma volevo di più. Volevo sentirla tutta. "Sofia... voglio entrare per bene," le ho sussurrato. Lei mi ha guardato con un po' di paura, ma poi ha annuito. Ho spinto di più, sentendo una resistenza. Poi, con un colpo secco, ho sentito qualcosa cedere. Sofia ha urlato, un urlo acuto di dolore. "Ah! Leo! Fa male! Fai male!" mi ha supplicato, con le lacrime agli occhi. "Calmati, amore, è normale la prima volta," le ho detto, baciandola dolcemente. "Sei tu la mia prima volta." L'ho baciata di nuovo, aspettando che il dolore passasse. Dopo un po', ha iniziato a muoversi di nuovo, con più cautela.
"Leo... mi fa ancora un po' male," ha detto, con un filo di voce. "Hai... hai qualcosa di più piccolo? Per... per abituarmi, prima di riprovare?"
Ho capito. Mi sono alzato e sono andato alla scrivania. Ho preso una penna a sfera, liscia e affusolata. "Questa va bene?" le ho chiesto, mostrandogliela. Lei ha annuito, un po' imbarazzata. Sono tornato sul letto. "Sei sicura?" ho chiesto di nuovo. "Sì," ha detto lei. "Aiutami ad abituarmi."
Ho iniziato a infilare la penna nella sua figa, lentamente, con la massima delicatezza. Lei gemeva, ma questa volta il suono era diverso. "Fai piano... sì, così..." mi diceva. Ho iniziato a muoverla dentro e fuori, molto lentamente. "Vedi? Passa," le ho detto. Poi ho preso un pennarello, un po' più spesso. "Questo?" ho chiesto. Lei ha esitato un attimo, poi ha detto di sì. L'ho infilato con la stessa cura. "Leo... mi sento strana... ma... ma piace anche un po'," ha ammesso, con le guance rosse.
Ho continuato così per un po', usando prima gli oggetti, poi le mie dita, prima una, poi due, molto delicatamente. Le ho masturbato con dolcezza, sentendola bagnare sempre di più. "Senti come ti piace, Sofia," le ho sussurrato. "Senti come il tuo corpo si apre per me." Lei gemeva, un suono confuso di piacere e curiosità. "Sei bellissima, Sofia. Sei perfetta."
Poi è stata lei a prendere l'iniziativa. "Leo," ha detto, con una voce che tremava un po'. "C'è... c'è un'altra cosa che vorrei provare. Qualcosa che ho sempre visto nei film, che mi ha sempre incuriosita." Mi ha guardato dritta negli occhi. "Vorrei provare... l'anale. Ma ho paura. Mi aiuti?"
Il mio cuore ha fatto una capriola. "Certo, Sofia. Ti aiuterò io. Sarò delicato, te lo prometto."
"Come... come prima? Con... con qualcosa di piccolo?" ha chiesto, timida.
Ho annuito. Ho preso di nuovo la penna. "Girati," le ho detto dolcemente. L'ho aiutata a mettersi a pecora. Ho iniziato a leccarle il culo, bagnandolo con la saliva. Lei ha gemito, sorpresa. Poi ho iniziato a massaggiarglielo con la punta della penna, molto lentamente. "Relassati, amore," le ho detto. "Lascia andare." Ho iniziato a infilarla, un millimetro alla volta. "Respira," le ho detto. "Spira con me." L'ho fatta respirare con me, e quando si è rilassata, la penna è entrata un po' di più. "Vedi? Ce la stai facendo," le ho detto.
Ho continuato così per un po', prima con la penna, poi con il pennarello, sempre con la massima delicatezza. Sofia gemeva, un gemido basso e continuo, un suono che non era più di dolore, ma di pura scoperta. "Leo... è... è strano... ma... mi piace," ha sussurrato, con la voce rotta dall'emozione.
"Sei pronta?" le ho chiesto, con un tono quasi sussurrato.
"Penso di sì," ha risposto lei, senza voltarsi.
Ho tolto il pennarello e mi sono posizionato dietro di lei. Ho bagnato il mio cazzo con la saliva, e ho iniziato a spingerlo contro il suo buco del culo, molto lentamente. "Respira, Sofia," le ho detto. "Spira con me." L'ho fatta respirare con me, e quando si è rilassata, la mia cappella è entrata. Lei ha emesso un gemito acuto, ma non di dolore. "Ah! Leo! È... è pieno!" ha detto, con la voce che tremava.
L'ho lasciata abituare alla sensazione, poi ho spinto un po' di più. "Vedi? Ce la fai," le ho detto. Ho iniziato a muovermi dentro di lei, lentamente, con dei movimenti corti e dolci. "Sì... Leo... sì... così... lentamente..." mi diceva lei, spingendo indietro il suo culo per accogliermi. L'ho presa per i fianchi, e ho iniziato a scoparla nel culo, con un ritmo dolce e costante. "Sei... sei così stretta... Sofia..." gemevo io. "Mi stai... stai stringendo forte..."
"Leo... sto per venire..." ha detto lei, con la voce che si rompeva in un pianto di piacere. "Vieni, amore. Vieni con me," le ho risposto. E lei è venuta. L'ho sentita tremare, ho sentito il suo culo contrarsi intorno al mio cazzo in un orgasmo profondo e lungo. E in quel momento, non ho più resistito. Ho sborrato, un getto caldo e lungo che l'ha riempita. Sono crollato addosso a lei, esausto e felice.
Siamo rimasti così, abbracciati, per un tempo che non so quanto. Poi mi sono ritirato, con delicatezza. Lei si è girata, mi ha guardato e mi ha sorriso. "Grazie, Leo," ha detto. "È stato... indimenticabile."
"Anche per me," le ho detto, baciandola.
Poi è stata lei a prendere l'iniziativa. "Adesso tocca a te," ha detto, con un sorriso malizioso. Mi ha spinto a letto e si è messa tra le mie gambe. Ha preso il mio cazzo tra le sue mani, ancora caldo e un po' appiccicoso. "È così bello," ha detto, iniziando a massaggiarmelo. Ha iniziato a farmi una sega, con dei movimenti lenti e sicuri. "Ti piace, Leo? Ti piace quando te lo faccio io?" mi ha chiesto, con glii che mi guardavano da sotto.
"Sì... Sofia... sì..." gemevo io, con gli occhi chiusi.
Poi, ho sentito qualcosa di bagnato sulla mia cappella. Ho aperto gli occhi e l'ho vista. Stava leccandomi la punta del cazzo, con la lingua. "Sofia..." ho detto, con la voce che si è bloccata in gola. Lei ha sorriso, e ha preso la mia cappella in bocca. "Senti che sapore," ha detto, succhiandola delicatamente. Io ho perso la testa. L'ho presa per i capelli, ma non l'ho forzata. L'ho solo guidata, mentre lei continuava a leccarmi e a succhiarmi, con un imbarazzo che si trasformava in voglia. "Sofia... sto per venire di nuovo..." le ho detto. Lei ha continuato, più forte, più veloce. E io sono venuto, questa volta sulla sua lingua, mentre lei mi guardava negli occhi e sorrideva. Ha ingoiato tutto, poi è risalita per baciarmi.
"Adesso siamo pari," ha detto, ridendo.
Ci siamo abbracciati, stanchi e felici. Non eravamo più il ragazzo impacciato e la ragazza popolare. Eravamo solo Leo e Sofia, che avevano scoperto un mondo nuovo insieme. E sapevo che era solo l'inizio.
Ci siamo abbracciati per un po', sentendo il respiro dell'uno diventare il respiro dell'altro. La stanza era silenziosa, ma piena di noi. Sofia ha appoggiato la testa sul mio petto, ascoltando il battito del mio cuore. "Non l'avrei mai detto," mi ha sussurrato, con un filo di voce. "Non avrei mai pensato che... che potesse essere così bello con te."
"Anche per me è una sorpresa," le ho detto, giocando con i suoi capelli biondi. "Ero convinto che mi avresti dato del cretino e te ne saresti andata."
Lei si è alzata un po', appoggiandosi su un gomito per guardarmi. "Sai qual è la cosa più strana? Che non mi sento strana. Anzi, mi sento... bene. Con te." Si è chinata e mi ha dato un bacio leggero sulle labbra. Un bacio diverso da prima. Non era un bacio di passione, ma di dolcezza. "Adesso però mi sento tutta appiccicosa," ha detto, facendo una smorfia. "Mi piacerebbe fare una doccia."
"Ti accompagno," ho detto io, alzandomi.
Siamo andati nel bagno, e ho aperto l'acqua calda. Siamo entrati nella doccia insieme, e per la prima volta ci siamo guardati senza la fretta e la foga di prima. L'acqua ci scendeva addosso, lavando via la stanchezza e la vergogna. Ho preso il sapone e le ho iniziato a lavare la schiena, con dei movimenti lenti e circolari. Lei ha chinato la testa, godendo del mio tocco. "Nessuno mi aveva mai lavato così," ha detto, con la voce quasi un sussurro.
Poi si è girata e mi ha preso il sapone. "Tocca a me," ha detto. Mi ha lavato il petto, le braccia, il ventre. Le sue mani erano morbide e sicure. Quando è arrivata al mio cazzo, lo ha preso con delicatezza, lavandolo come se fosse un oggetto prezioso. "Ecco, pulito," ha detto, sorridendo.
Ci siamo asciugati con un asciugamano enorme e morbido, e siamo tornati in camera. Sofia si è seduta sul bordo del letto, guardandosi intorno. "Questa stanza... è davvero tutta tua?" ha chiesto.
"Tutta mia," ho risposto, un po' orgoglioso. "Il mio regno."
"Mi piace," ha detto. "È un po' come te. All'inizio sembra solo un posto per motori, ma poi... poi scopri che c'è molto di più."
Si è rialzata e si è messa in piedi davanti a me. "Leo," ha detto, con un tono serio. "Quello che è successo prima... è stato solo un momento, giusto? O... o potrebbe succedere di nuovo?"
Ho guardato i suoi occhi, e ho visto che non stava scherzando. Ho fatto un passo verso di lei e l'ho presa per mano. "Sofia," ho detto, con la voce che non tremava più. "Spero che succeda di nuovo. E ancora, e ancora. Non solo per il sesso, ma per questo." Le ho toccato il cuore. "Per come mi sento ora."
Lei mi ha sorriso, un sorriso sincero e felice. "Anche io lo spero," ha detto.
Ci siamo di nuovo sdraiati sul letto, ma questa volta non c'era fretta. Ci siamo solo abbracciati, parlando di tutto e di niente. Dei sogni che avevamo da ragazzi, delle paure, delle cose che ci facevano ridere. Scoprivamo di avere più in comune di quanto pensassimo. Non eravamo più il ragazzo impacciato e la ragazza popolare. Eravamo solo Leo e Sofia.
Dopo un po', lei si è addormentata tra le mie braccia, con un'espressione serena sul viso. L'ho guardata dormire, e ho capito che il mio sogno era cambiato. Non era più solo un desiderio sporco e proibito. Era diventato qualcosa di più. Qualcosa di reale. E mentre la tenevo stretta, ho sentito che per la prima volta nella mia vita, non ero più solo. E non avrei potuto chiedere di più.
Il mio cuore batteva forte mentre guardavo Sofia dormire tra le mie braccia. Era come se il mondo intero si fosse fermato in quel momento. La sua pelle morbida contro la mia, il suo respiro regolare, i suoi capelli biondi sparsi sul mio petto... era tutto così perfetto.
Mi sono chinato a baciarla sulla fronte, sentendo la sua pelle calda e dolce sotto le mie labbra. "Sofia," ho sussurrato, ma lei non si è mossa. Dormiva profondamente, esausta dalla nostra avventura insieme.
Ho pensato a quanto era cambiata la mia vita in poche ore. Da un ragazzo impacciato che stava sempre da solo a un uomo che aveva appena scoperto l'amore con la ragazza più bella del paese... sembrava un sogno troppo bello per essere vero.
Ma lo era. Lo sentivo nelle ossa, nel battito del mio cuore, nella felicità che mi riempiva il petto. Non ero più solo. Avevo Sofia adesso, e sapevo che non l'avrei mai lasciata andare.
Mentre lei dormiva, ho continuato a guardarla, assaporando ogni dettaglio del suo viso addormentato-le ciglia lunghe che coprivano i suoi occhi chiari, le labbra rosse leggermente dischiuse per respirare meglio, la curva delicata della sua nuca dove i capelli finivano...
Era bellissima anche nel sonno.
Dopo un po', mi sono alzato piano per non svegliarla e sono andato in cucina a prepararle una sorpresa per quando si sarebbe svegliata-una colazione speciale: uova strapazzate con prosciutto crudo e avocado su pane tostato integrale (sapevo che le piaceva), accompagnate da una tazza di caffè latte macchiato esattamente come lo prendeva lei.
Quando ho portato tutto in camera su un vassoio decorativo (avevo persino comprato dei fiori freschi), l'ho trovata seduta sul letto con gli occhi aperti e un sorriso dolce sul viso.
"Ciao," ha detto con voce rauca dal sonno.
"Ciao," ho risposto io porgendole il vassoio. "Ho preparato qualcosa di speciale."
Lei ha preso una fetta di pane tostato e ha dato un piccolo morso prima di parlare: "Leo... sei incredibile."
"Perché?" ho chiesto io sedendomi accanto a lei.
"Perché hai pensiero anche nei dettagli." Ha bevuto un sorso di caffè e ha chiuso gli occhi godendo del sapore caldo sulla lingua fredda dopo aver dormito tanto tempo senza mangiare nulla.
Io l'ho guardata bere quel caffè come se fosse la cosa più bella al mondo-il modo in cui le sue labbra si incurvavano intorno alla tazza rotonda bianca ombreggiata dal sole mattutino filtrante attraverso le tende semiaperte...
Era tutto così perfetto quella mattina-lei seduta sul mio letto vestita solo con uno dei miei maglioni larghi sopra le gambe nude; me accanto a lei intento ad ammirarla mentre mangiava; fuori c'era silenzio tranne i cinguettii degli uccelli appena svegliati...
Sapevo allora che volevo passare il resto della mia vita facendo cose così semplici ma meravigliose con Sofia al mio fianco-prepararle colazioni speciali tutte le mattine; ascoltarla bere il caffè lentamente senza fretta; vedere quegli occhi chiari brillanti quando rideva o quando provava qualcosa nuovo per la prima volta...
Non ero più solo ormai. Avevo trovato casa dentro di lei. E sapevo che non avrei mai lasciato quell'appartamento pieno d'amore nascosto nella stanza segreta del mio cuore dove nessun altro aveva mai messo piede prima d'allora...
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