Il mondo di Tommy

di
genere
corna

Abito da solo in una bella villa vista lago giardino, sotterraneo da trasformare in libreria, piscina... Il mio piccolo angolo di paradiso privato.
Per tenerla in ordine (odio il casino) ho una badante fissa, Viene dalla svizzera tedesca e ha addosso tutti gli stereotipi della bionda tedesca segaligna da film sulla ghestapo.
Matura, va per i cinquanta, efficientissima, bionda, occhi azzurri. Si chiama Helga, ha sempre le borse sotto gli occhi, le tette gonfie ma pendule sotto al vestito perché non porta il reggiseno.
Lo so perché l’ho aiutata spesso a togliere il vestito. Il sesso fa parte delle doti extra che mi mette a disposizione.
Quando torno da un viaggio Helga mi aspetta già in tiro. Calze nere, tacchi alti, abito corto e scollatissimo beige. Non porta reggiseno e si vede perché i capezzoli duri sono già in bella vista. Mi fa un sorriso educato.
Tanto per farle capire che ho gradito il benvenuto allungo di scatto una mano e la infilo deciso sotto la gonna. Sorpresa (neanche tanto) è senza mutande.
La mia mano si poggia sulla sua pelle ruvida senza un pelo. Il dito accarezza deciso il suo buco già bello unto. Glielo muovo un po’ su e giù. Dal gemito pare che gradisca poi, forse, si rende conto che siamo ancora in giardino e fa uno scatto indietro. La mano si stacca, entriamo.
Mi fa strada verso il salotto.
Si sdraia, la gonna vola via. In piedi glielo poggio sulla bocca. Inizia a lavorare di bocca mentre le mie mani si fanno strada nella sua vulva depilata.

Ovviamente non mi faccio solo lei. Il mio passatempo preferito è scopare. Diciamo che o scrivo o scopo. Prevalentemente ci provo con le donne sposate. Sono quelle che hanno meno tempo libero, più voglia repressa e che vanno dritte al sodo. È facile trovarle nei bar al mattino presto, dopo che hanno portato a scuola i figli, radunate in tavoli da sei o otto a sparlare di tutto e di tutti. Pernennemente incazzate, invidiose, rabbiose ad alternare una cattiveria a una battuta (cattiva) sugli assenti. Poi mano a mano si alzano, si allontanano verso le loro auto enormi e ci saltano sopra ignorando ogni regola del codice della strada dirette al lavoro (chi c’è l’ha) o a fare le compere. Questo è il momento dell’abbordaggio quando il gruppo si sgretola e l’ultima resta ancora qualche minuto magari a parlare con la barista.
Di solito a quelle ore il bar è vuoto, poso il libro che sto leggendo, la guardo, ne studio un po’ le fattezze e il modo di vestire e mi faccio un’idea.
Un tacco altissimo significa “guarda come sono sexy” o spesso “sono una nanetta e la cosa mi fa incazzare”. Una minigonna significa “guardate che belle gambe che ho nonostante i miei anni”, il trucco pensante vuol dire che si sente ancora piacente, le calze a rete sono un po’ “guarda come oso”…
Insomma ci sono tanti piccoli dettagli che ti fanno capire se è interessata o no.
Quindi si prova. La regola è provare sulla quantità. Più ne abbordi più aumentano le possibilità di successo. La mia percentuale è abbastanza alta direi 3 su 5 che non è male.
Al momento frequento nove donne sposate diverse che ovviamente non si conoscono fra loro e a ognuna, ovviamente, giuro che è l’unica donna della mia vita.
Ho un apposito file sul pc per ognuna di loro. Nome della madre, dei figli, del marito, del cane, hobby, cibo preferito, date importanti. Insomma un dossier. È l’unico modo per non fare figuracce.
Non vogliamo mica che a Angelica chieda come sta la figlia Ilaria visto che lei ha un figlio maschio che si chiama Andrea….
È quasi un secondo lavoro. Bisogna messaggiarle ogni giorno, ogni sera ed essere sempre disponibili (al telefono) quando chiamano.
I vantaggi sono molteplici. Primo fra tutti difficilmente si aspettano regali specie costosi perché il marito li vedrebbe. Difficilmente vi rompono le palle nei weekend perché hanno il marito a casa e, soprattutto, hanno una serie di impegni fra figli e famiglia che il loro tempo è cadenziamo e contato. Ciò significa che quando hanno due ore libere per stare con voi non le perdono certo in chiacchiere. Via veloce, troviamo un boschetto e togliamoci i vestiti.
Quella che ho in macchina oggi si chiama Silvana. Operaia chimica nella stessa fabbrica in cui lavora anche il marito. Mora, bassina, una terza di seno. L’unico momento in cui è libera è al giovedì quando porta il figlio a calcio. Lo molla al campetto alle tre e va a prenderlo alle cinque.
A quel punto, invece di stare sugli spalti con le altre madri, salta in auto, va verso un parcheggio di un supermercato e salta sulla mia Audi station wagon.
Credetemi se vi dico che le station wagon sono favolose per scoparci dentro.
Appena salta in macchina schizzo via verso uno dei boschetti che già conosco (e dove ho già portato altre sue colleghe). Per tutto il viaggio, ovviamente, mi parla male del marito.
Tutte hanno un elenco dei torti, delle mancanze e degli errori che questi maschi sembrano commettere ogni istante della giornata.
La risposta standard a questi loro racconti è “io non lo farei mai a una donna” con una faccia di profonda indignazione.
Con Silvana abbiamo già scopato due volte. Nulla di che, molto basica, credo che col marito non vadano oltre a lui sopra e lei sotto. Quindi diciamo che ho dovuto insegnarle un po’ di cose perché, tesoro mio, in auto ti devi un po’ adattare.
Così ha scoperto il piacere dello starmi in braccio. Con le tette belle sode in faccia, il cazzone impalato dentro e diamoci di bacino…

Dopo che ci prendono gusto, col cazzo che le sfonda su e giù e le fiche che colano mentre gli ciuccio amorevolmente tette e capezzoli con qualche languido bacio anche sul collo paiono non averne mai abbastanza.
Oggi, per la prima volta, si è presentata in gonna. Forse ha capito quanto tempo si perda a mettersi e togliersi i jeans. Così, già durante il viaggio ne ho approfittato per accarezzarle le cosce di quelle piccole gambucce bianche latte, massaggiarla un po’ e alla fine salire fino al culmine.
Quando siamo arrivati al boschetto avevo già una mano sotto alle mutandine con un dito che giocava col suo clito bagnato.
Visto che la giornata lo permetteva ho tirato fuori un plaid (di cui sono sempre ben fornito) e le ho proposto di farlo sul prato. Un po’ imbarazzata ha accettato e si è denudata.
Nudo integrale. Quei bellissimi corpi naturali un po’ levigati dall’età, con quel minimo di pancia post gravidanza, le imperfezioni lungo il corpo…le adoro.
Tutto quello che ti fa capire che non sono professioniste, che non sono troie…lo stanno diventando.
Forse è questo che amo di più. Indurre delle “sante” donne a saltare il fosso e diventare piano piano delle porcone assatanate.
Sapere che quando andranno a casa si ricorderanno cosa hanno fatto e forse si chiederanno come sia stato possibile farsi fare il culo a pecorina in mezzo a un prato.
È si perché è questo che ho in programma oggi.
Così dopo una decisa e potente pecorina in cui l’ho fatta venire più volte dai e dai l’ho convinta.
L’altra volta ne abbiamo solo parlato scherzando, poi le ho detto quanto amassi il sesso anale, poi, mentre si faceva forse la sua prima pecorina della vita con la testa contro il finestrino le ho infilato un mignolo umido saggiandone il diametro. L’ho fatto piano, l’ho fatto con la dovuta tecnica e ha gradito.
Munito di apposito gel (una cosa che danno in farmacia per curare le emorroidi) ho spalmato a dovere. Prima le piccole chiappe sode, poi appena un po’ il buchino tanto per entrare e allargarla un po’. Intanto, a ritmo sostenuto ma non troppo, il mio uccello andava su e giù nella sua fica mentre la mia bocca si prodigava in “o siii, sei fantastica, sei unica, Dio mio mi fai impazzire Silvana…(il nome va detto spesso, le fa sentire uniche)”.
Non importa che io abbia fatto cento volte di peggio. Bisogna sempre mostrarsi al settimo cielo. L’entusiasmo per il sesso quasi le appaga di più dell’atto stesso (quasi ovvio perché un po’ di tecnica e un cannone da oltre 28 centimetri fanno la differenza).
Ormai ho il cazzo dentro di lei bagnato al massimo dei suoi fluidi, due dita nella figa unte di gel che smulinano (le avere tagliate le unghie vero! Io mi faccio la manicure in un istituto).
È pronta. “O amore quanto lo voglio, quanto voglio averti tutta” (non ditele mai culo, suona da troia).
“Fai piano però”.
Una carezza “dai amore proviamo se fa male smettiamo”.
“Si, si” di lei seguito da un lieve tremore. Si sente quasi la pelle d’oca. “Tesoro dai, magari lasciamo stare. Io voglio darti piacere mica dolore…dai proviamo”.
Cazzo quanto sono merda quando dico ste stronzate che fra l’altro fanno parte di un repertorio già pronto.
Presa dalle libidine e dal piacere estremo del cazzo in fica e della stimolazione anale col dito risponde “dai prova, fai piano, dai che lo voglio fare anche io”.
È si, adesso è praticamente lei che invoglia me a farle il culo. La manipolazione di cui parlavo prima e che mi da tanto piacere.
“Dio quanto ti amo…Silvana” poi rapida estrazione del membro, decisa spruzzata del gel sulla canna (abbondante) e si va. Si infila appena la cappella fra le natiche tenendole aperte con la mano (non troppo).
I buchi del culo, anche femminili, non sono sexy, non sono belli da guardare come certe fiche. Alcune, giuro, hanno delle patate così belle che starei ore a guardarle (e leccarle) ma i culi no, lo sono molto meno. Quindi non mi soffermo troppo a rimirare il buco del culo, no, preferisco aprirlo.
Quando l’uccello è dentro per una buona metà non ci ferma più nessuno. Ci diamo come ricci. Lo tiro fuori solo quando sento che sto per eslodere e mi vengo in mano schizzando nel prato.
Si, lo so, venire dentro, soprattutto nel culo e bello e appagante ma, volendo proseguire ancora la mia relazione con Silvana non ne voglio abusare in un colpo solo.
La bordata di sperma nel culo è come una raffica rovente, come ai tempi della nonna quando si facevano la peretta nel culo. Se una non c’è abituata è davvero un brutto modo per chiudere la scampagnata. Meglio aspettare, quando si sarà abituata ci sarà tempo per fare anche quello (due, tre settimane al massimo).

Saluti, bacio fuggente e veloce per non farci vedere e arrivederci a giovedì prossimo, messaggino più tardi di buona notte. Per la cronaca Silvana ha un cellulare apposta che tiene occultato e silenziato quindi posso scriverle senza problemi. La sera le mando un “sono passate solo poche ore e già mi manchi”.
Mi manda dei cuoricini rossi.
“Buonanotte amore, stanotte ti sognerò” ribatto.
“Anche io sognerò il tuo enorme cazzo”.
Ottimo. Se la parolaccia la mette lei va bene. Significa che ha voglia di fare un po’ la zoccola quindi la assecondo.
Dopo avermi garantito che il marito è al piano di sotto che guarda la partita col figlio iniziamo a farci un po’ di coccole. Fra un delizioso messaggio in cui mi dice “mi fa malissimo il culo” e reciproche promesse di eterno amore decidiamo di toccarci. Almeno lei mi garantisce che lo sta facendo.
Io in effetti ne ho voglia quindi mi sego beatamente sul letto. Fra fantasie di scopate su un tappeto nero vestita di raso viola (non so perché). Le scrivo “sborro” e lei mi garantisce di essere venuta a sua volta con due dita. Se sia vero non lo so e non mi importa.
Intanto davanti a me c’è Helga che si sta spogliando. Mentre mando a Silvana un ultimo messaggio di buona notte, la mia cameriera sexy è già sdraiata sul letto col mio uccello in bocca.
Davvero Silvana si illudeva che avrei passato la sera a farmi le seghe?

Johngalloclub@gmail.com
scritto il
2026-04-12
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