Ai piedi dei miei datori di lavoro 2
di
Alina cleaning lady
genere
feticismo
Stamattina dopo vari momenti di passione con suo padre Vittorio (padre single di 44 anni) è stato il momento di Leonardo, un bel ragazzo romano di 21 anni. Arrivai a casa loro sempre intorno alle 8, mi aprì il ragazzo a petto nudo, pantaloncini corti, scalzo, sembrava fosse appena uscito da una piscina e mi andava benissimo. Era già così sfacciato a presentarsi così, sapendo dell’assenza di suo padre e consapevole di una bella intesa con me. Mi rimase davanti sgranchendosi un po’, mostrandomi il suo bel corpo tonico, su cui indugiavo volentieri, soprattutto sulle gambe sexy, abbronzate, depilate, con cosce possenti e suoi bei piedoni numero 44 con pianta larga e dita allineate. Andai a cambiarmi e me lo ritrovai davanti, mi sembrava essere già molto insistente, probabilmente era già bello carico. Con suo padre ho avuto un sesso che si avvicinava molto al fare l’amore, seppur spesso ci fossero momenti di dominazione e sesso concitato, con il figlio mi sembrava invece ci fosse una tale attrazione da andar in contro a un qualcosa di più violento, forte, sporco. Mi girava intorno, spesso mi passava vicino guardandomi negli occhi, sfiorandomi con le mani. Mi misi un vestitino blu e rimasi scalza. Andai a prendere la tavola da stiro e facendo rumore sbattendo al muro con essa, me lo ritrovai davanti chiedendomi se mi servisse una mano. Gli dissi non ci fosse bisogno ma insistette e si caricò la tavola da stiro portandomela in salone. Lo raggiunsi ringraziandolo e lui mi si avvicinò dicendomi “questo e altro” e battendomi il cinque con entrambe le mani. Era chiaro che avesse voglia di me, mi cercava costantemente con lo sguardo e appena possibile cercava un contatto fisico con me, una donna matura di 55 anni conosciuta da due settimane. Iniziai a stirare e mi si mise davanti osservando il mio lavoro. Dopo un po’ mi sorrise e mi chiese se mi desse fastidio la sua presenza lì, che non mi stava controllando, che voleva solo guardare perché lo rilassava. Gli chiese se sapesse stirare e mi disse di no, al che gli proposi una lezione al volo, spiegandogli come dovesse stirare un jeans. Si avvicinò a me, preso il ferro e iniziò a stirare, cavandosela anche bene inizialmente. Dopo poco mi avvicinai, mettendogli una mano sopra il suo braccio facendogli vedere il movimento esatto da fare, non si irrigidì assolutamente anzi. Stando vicinissimi e scalzi entrambi cercò il contatto sfiorandomi il piede col suo, chiaramente non mi ritrassi e allora indugiò strusciandolo proprio. Feci finta di niente ma notai fosse eccitato dai pantaloncini, aveva un’espressione quasi inebetita, gli bastava poco evidentemente. Si levò da lì dirigendosi verso il divano e tornando subito indietro ringraziandomi per la lezione e battendomi di nuovo il cinque con entrambe le mani, stavolta cercò di stringermele con le sue ma non lo colsi e mi staccai, lui sfacciatamente mi guardò un po’ confuso e mi ridisse “batti cinque”, stavolta intrecciando le sue mani alle mie, eravamo avvinghiati. Ci staccammo e andò a posizionarsi sul divano. Non potevo più attendere, i segnali da parte sua non erano evidenti ma cercando quel tipo di contatto con me mi sembrò giusto fare la mossa successiva. Finendo di stirare mi diressi verso di lui, con l’intento di andare a spolverare lì vicino. Lui vedendomi mi richiese di batter il cinque, lo feci, e stavolta cercai io di stringergli le mani rimanendo così di fronte a lui. “Ti piacciono le mie mani?” Gli chiesi e lui mi disse di sì, mi teneva per mano come faceva il padre, evidentemente era di famiglia. Io però volevo i suoi piedi, mi staccai da lui e gli presi entrambi i piedi nudi iniziando a leccarglieli. Passavo da un dito all’altro, poi il dorso e infine la pianta, poi ripassavo all’altro piede. Erano odorosi, non pulitissimi perché camminava scalzo e questa mi eccitò ancora di più. Lui iniziò a dirmi che fossi una porca, “lecca cazzo sì”, stava impazzendo. Si sfilò pantaloncini e mutande e mi chiese di succhiargli le palle. Si era masturbato senza pulirsi, aveva dello sperma ancora tra le palle e il pene, glielo levai bene con la lingua fino a succhiargli il cazzo in maniera concitata, per la voracità penso di averglielo morso due o tre volte perché emetteva un “ahia” che sapeva tanto di “ancora”. Lo guardai negli occhi e gli ripresi le mani, poi lui si alzò e mi ficcò il pene dentro la vagina senza indossare io preservativo. Gli chiese se li avesse ma mi rispose che preferisse senza se non fosse un problema e lo feci continuare. Era grosso e grasso come cazzo, mi fece subito bagnare, rispetto al padre era più inesperto ma allo stesso tempo violento e ancor più dominante, Vittorio era più passionale e delicato, solo a tratti era veemente, sicuramente mi piaceva di più fare l’amore con lui, ma col figlio scopare ed essere dominata. Mi fece mettere a quattro zampe penetrandomi da dietro, mi mise un piede in testa e ogni tanto mi dava schiaffi sul sedere. Non mi venne dentro, si alzò e preferì venirmi in faccia. Ero completamente zuppa in viso della sua sborra, ne emetteva davvero tanta. Mi prese il collo con una mano e con l’altra i capelli baciandomi appassionatamente e leccandomi in viso la sua stessa schizzata. Dopo mi chiese una sega con i piedi che gli feci senza grandi problemi e poi mi disse di seguirlo in bagno. Entrammo dentro la vasca e iniziammo a scopare in una posizione scomodissima, poi accese l’acqua e riempì la vasca. Mi fece un ditalino sotto l’acqua e mi baciava il seno, concentrandosi sui capezzoli. Poi mi chiese se mi andasse di bere la sua pipì, ero come posseduta, non lo avevo mai provato, l’idea non mi piaceva ma talmente godevo nell’essere dominata da quel ragazzo che mi feci pisciare in bocca e ingoiai parte del tutto. Fu estremo ma volevo andare oltre. Fummo interrotti dal citofono. Era Vittorio. Gli chiesi di portarmi il vestito in bagno, che avrei pulito la vasca, di andare ad aprire al padre. Andai in salone dopo cinque minuti e trovai Vittorio a parlare con Leonardo che si era messo solo i pantaloncini. Vedendomi arrivare gli disse di andare a mettersi qualcosa, che non fosse il modo di stare a casa e Leo andò in camera. Rimasta da sola con Vittorio lui mi baciò in bocca e mi disse che aveva voglia di me, toccandomi il sedere. Si levò il cappotto, restò in camicia, jeans scuri e si levò le scarpe e i calzini rimanendo scalzo. Mi disse di andare con lui sul divano a sederci raccontandomi del treno perso, che sarebbe dovuto partire il venerdì successivo, che se volevo potevo restare a dormire da lui, ignorava forse che ci fosse il figlio a casa? Leonardo uscì poco dopo, si era messo una felpa, un pantalone lungo della felpa e le infradito nere. Ci notò sul divano e si avvicinò a noi sedendosi però su una poltrona poco distante dal divano. Vittorio gli confidò della nostra storia, sperando non fosse un problema per lui, mi prese per mano guardando il figlio cercando approvazione. Lui ci guardò un po’ attonito, poi disse che non fosse un problema, che gli faceva piacere. Mi guardò dopo un po’ con sfida approfittando che il padre fosse distratto dal cellulare. Io risposi alla sua sfida, avvicinai i miei piedi a quelli del padre iniziando a strusciarceli. Vittorio apprezzò il mio gesto e mi diede un bacio, Leonardo mi guardò pensieroso, indugiò lo sguardo sui piedi miei e del padre che si strofinavano tra loro e mi fece un sorriso malizioso, alzandosi e andando in cucina, continuando a buttare occhiatacce su di noi. Io e Vittorio dopo un po’ ci alzammo, mi disse che sarebbe dovuto uscire al volo per andare a ritirare un pacco, ci prendemmo per mano e ci coccolammo in piedi uni di fronte all’altro tenendoci per mano. Leonardo ci raggiunse e disse al padre che sarebbe venuto con lui in tabaccheria per pagare una tassa universitaria. Chissà se parlarono di me e cosa si dissero in quel momento! Aspetto che tornino!
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