Ai piedi dei miei datori di lavoro

di
genere
feticismo

Sono Alina, donna rumena di 55 anni, lavoro a Roma come donna delle pulizie per una ditta che segue condomini, ma ho anche due lavori extra in due famiglie diverse. Sono molto atletica per il lavoro che faccio: tonica, mora, muscolosa con un bel seno morbido che piace ancora molto… Sono 25 anni che vivo in Italia, in cui mi sono trasferita dopo un divorzio da un uomo violento con cui ebbi un figlio ora trentenne. Dieci anni fa ebbi una relazione importante con un uomo italiano conosciuto lavorando da domestica. Vissi con lui qualche anno, fino a lasciarci per via di un suo tradimento. Mi son sempre data da fare nel lavoro come nelle frequentazioni con uomini, spesso più giovani di me. Amo gli italiani, il loro essere passionali, intensi ed estremamente fisici. Il prototipo di uomo che mi piace è moro, con un bel fisico, con una carnagione scura, abbronzata come dico io. Ho un feticismo per le mani, per i piedi e per le gambe in generale, che in Italia ho sviluppato e di cui ho goduto abbastanza, grazie al fatto che ho sempre conosciuto uomini a loro volta feticisti. Non riesco a frenare e a nascondere questa mia inclinazione, spesso parte tutto da lì, a meno che non conosca un uomo tramite chat. L’esperienza più bella però e intrigante l’ho vissuta questo mese, grazie a una signora per cui lavoro in zona Garbatella. Quest’ultima mi ha chiesto se potessi pulire 4 ore il venerdì mattina a casa di un suo vicino di casa, figlio peraltro di una sua amica. Mi ha detto che il signor Filippo ha 44 anni, vive col figlio di 21 avendo divorziato da un anno con la moglie che si è trasferita in Olanda. Saputo questo confesso che ebbi subito pensieri maliziosi, è chiaro che padre-figlio senza moglie di mezzo sia sempre una chiara occasione per provarci e divertirsi, ciò che mi restava era soltanto conoscerli sperando fossero belli entrambi, o almeno il padre inizialmente. Venerdì 6 marzo, due settimane fa esatte, mi presentai alle 8 precise a casa del signor Vittorio, al citofono mi disse di salire al quarto piano. Sperai mi accogliesse già nudo, in realtà era in tuta, mi accolse in maniera gentile e mi mostrò la casa e dove prendere i prodotti e dove tenesse l’aspirapolvere la tavola da stiro. Mi offrì un caffè e si affrettò a uscire per la sua corsa mattutina, dicendomi però che in cameretta ci fosse suo figlio Leonardo a dormire. Iniziai a stirare, un po' triste che fosse uscito da un lato, speranzosa dall’altro che uscisse il figlio per vedere se fosse bello e sexy come il padre. Vittorio è un uomo, anche se sembra un ragazzo, molto sportivo, con un fisico tonico, un fare simpatico da buon romano. Verso le 9 uscì Leonardo dalla sua camera, evidentemente ignorava la mia presenza, tanto che uscì a petto nudo, con un paio di pantaloncini addosso. Quando lo salutai si spaventò, chiedendomi scusa perché non si ricordava che sarei venuta a pulire quel giorno, dicendomi di andarsi a mettere qualcosa scusandosi ancora. Tornò con una t-shirt nera e gli dissi che non ci fosse alcun problema a vederlo a petto nudo visto che sarei potuta essere sua nonna, lui mi rispose “una nonna bellissima e giovane”. Non mi aspettavo una battuta del genere e arrossii, mentre lui si avvicinò dicendomi “piacere Leonardo”, stringendomi la mano, un vero ragazzo educato ma anche molto furbo e sfacciato. Si mise a chiacchierare con me in salone mentre stiravo, approfittai dei momenti in cui fosse girato a prendere quella o quell’altra cosa per notare le sue gambe virili e depilate belle abbronzate, aveva due cosce importanti e possenti, ma la chicca erano i piedi ben curati, dita allineate, un 44 di piede come il padre (lo so perché chiesto una volta con più confidenza). Dopo poco rientrò il padre che gli chiese come mai stesse ancora a casa, in pigiama. Leonardo gli disse che fosse in ritardo, essendosi svegliato tardi e intrattenutosi a chiacchierare con me. Vittorio mi guardò con interesse, tanto che liquidò il figlio dicendogli di sbrigarsi e di andare all’università e iniziando a chiacchierare con me. Stirai in maniera più lenta, era il momento di capire che uomo avessi davanti, se fosse possibile flirtarci. Suo figlio uscì di casa nel frattempo, una volta andato via notai che Vittorio cambiò comportamento, nel senso che mi sembrò da subito molto simpatico e gentile, ma senza il figlio ancor più chiacchierone, quasi come cercasse anche lui quello che cercavo io di capire e ottenere. Mentre stiravo si trattenne a parlare molto con me, a chiedermi da dove venissi e poi raccontandomi subito che fosse divorziato da un anno, che da allora aveva preso l’abitudine di curarsi di più, di fare tanto sport e di avere fissa la sua corsa alle 8 di mattina tutti i giorni. Mentre parlava si tolse la felpa rimanendo in t-shirt bianca stretta, da cui si intravedevano bene i suoi pettorali, essendo sudato. Con mia grande gioia si tolse le scarpe e si sfilò i calzini, confermandomi di avere dei piedi belli, grandi e importanti come il figlio. Con le scarpe in mano mi disse che sarebbe andato a farsi una doccia, mi disse “a dopo” e si diresse in camera e poi in bagno. Finii di stirare, pensando a un pretesto idoneo per entrare in bagno e coglierlo in flagrante nudo in doccia, ma convenni subito fosse un’idea da pazzi. Decisi però di iniziare a pulire prima la cucina e poi il corridoio, sperando uscisse da un momento all’altro. Fu un’idea molto intelligente visto che uscì dal bagno nel momento esatto in cui spazzavo in corridoio. Uscì chiaramente in accappatoio e in infradito nere che gli esaltavano i piedi ancor di più, tanto che non smettevo di guardarglieli. Forse lo notò visto che si fermò più del dovuto, con la scusa di farmi finire per andare in camera. Mi accorsi che non si muovesse e gli chiesi se dovesse passare, cosa che fece ringraziandomi e dirigendosi in camera da letto da cui uscì pochi minuti dopo indossando un pantalone nero lungo della tua, infradito e uscendo a petto nudo, con in mano una t-shirt bianca che si infilò appena dopo essersi accorto che lo guardassi. Continuò a parlare del più e del meno con me, infatti da lì iniziai a pensare che fosse strano, che magari si volesse avvicinare a me, che aspettava forse soltanto un mio gesto per saltarmi addosso. Mi accorsi subito però che fosse soltanto una mia fantasia, che magari era così socievole di natura, ricordandomi però fosse single, che non ci fosse nulla di male. Mi ricordai che nel mio zaino da lavoro portassi sempre dietro con me un vestitino comodo soprattutto d’estate per star più fresca e nonostante in realtà facesse freddo, mi inventai di essermi scordata di cambiarmi, che sentissi caldo. Vittorio allora mi disse di andare pure a cambiarmi in bagno e che sarebbe andato a chiudere i termosifoni. Uscii dal bagno indossando questo vestitino comodo nero con fiori gialli e rossi, con un paio di infradito con tacco nere. Lo trovai in salone sul divano al cellulare, quando alzò gli occhi su di me indugiò spesso sulle mie gambe nude, o almeno mi sembrò così. Mi incalzò chiedendomi se sentissi ancora caldo, che avesse spento tutto, sentendo anche lui caldo forse perché ancora accaldato dalla corsa. Capii che stesse mentendo anche lui, faceva davvero freddo, le finestre aperte della cucina e delle camere facevano entrare aria gelida. Decisi di pulire il salone, spolverando i mobili e perdendo tempo a spostare cornici e oggetti da quest’ultimi, come se fosse importante pulire anche quelli. Lui col cellulare in mano, continuando a chiacchierare, ogni tanto mi lanciava delle occhiate che intravedevo ogni volta che mi giravo verso di lui. A una certa mi chiese se fossi sposata, mi girai verso di lui e gli dissi di parlare d’altro, con un sorriso amaro in volto. Lui si scusò di essere stato invadente ma lo rincuorai subito che non si dovesse preoccupare e iniziando a parlargli della Romania, di mio figlio e che fossi divorziata. Mi fermai un attimo intenta a confidargli di mio marito e lo vidi sistemarsi meglio sul divano, posizionando uno sgabello davanti a lui, posandoci sopra i piedi, con le gambe accavallate verso di me. La visione delle sue piante mi fece un attimo tentennare, non so se ne accorse, continuando subito il mio discorso. Pensai a quanto fosse bello, sexy in quella posizione. Lui mi disse delle parole molto belle, che una donna come me non meritasse tutto ciò e mi avvicinai d’istinto a lui per pulire, non per altro. Mentre mi avvicinai, forse preso alla sprovvista, si ricompose, sedendosi e quasi alzandosi. Non capii se pensò in quel momento che mi stessi avvicinando a lui per qualcosa di intimo. Capendo stessi continuando a spolverare si posizionò meglio sul divano, prima era quasi pronto per alzarsi. Forse non approfittai della situazione, infatti rimanemmo in un silenzio imbarazzante per qualche minuto, poi me ne uscii io con un “la vita è molto difficile a volte, bisogna conoscere le persone giuste”. Lui allora si svincolò da quel suo stato forse di imbarazzo e mi disse che avessi ragione, aggiungendo poi che non si spiegasse come mai alcuni uomini siano così stupidi da non capire che tipo di fortuna avessero ad avere donne così perbene con loro. Lo ringraziai e lo guardai stavolta con uno sguardo intenso, lui cambiò espressione e si fece più serio, deglutì. Si alzò in piedi e venne verso di me, al che mi fiondai su di lui e iniziammo a baciarci intensamente. Fummo davvero bravi ad arrivare in poco tempo a quel livello tale di attrazione, di complicità e di passione. Non passammo subito a fare altro, furono una serie di baci intensi, passionali, che poche volte ho avuto, mai al primo approccio. Mi piaceva il sapore della sua saliva, si sentiva il caffè che aveva appena preso, ma soprattutto mi piaceva come muovesse la lingua, come cercasse di arrivare a ogni parte della mia bocca, indugiando spesso sulla mia lingua. Facevamo poco rumore perché non ci staccammo mai lì per lì, le nostre lingue si leccavano e spingevano fino alla gola dell’altro. Passò dal tenermi le mani intorno al collo fino a toccarmi e stringermi il sedere, aveva una presa super veemente su di me. Posai i miei piedi nudi sopra i suoi come per volermi alzare verso di lui, ma in realtà per aver un contatto fetish con lui. Quando ci staccammo ci guardammo con un sorriso complice, lui mi disse che fossi bellissima. Mi levò il vestito e rimasi nuda in mutandine. Lui si tolse la maglietta, si levò i pantaloni e si sfilò le mutande, per poi togliermi le mie abbassandosi e mordendomele facendomele cadere sui piedi. Alzai un piede e poggiai le dita sulla sua bocca, lui in ginocchio mi guardò e iniziò a laccarmi il piede. Era bravissimo ma avevo troppo voglia di ricambiargli il favore. Poggiai la gamba e gli dissi di alzarsi, mi baciò e mi misi in ginocchio, non si aspettava minimamente che gli prendessi un piede per leccarglielo. Gli piacque moltissimo, ansimava a tratti, era super eccitato. Lo guardai negli occhi, gli presi l’altro piede per leccarlo e lui mi fece cenno con una mano di dargli la mia, alzai il braccio e incrociai le dita alle sue, mentre mi spingeva e dominava con il piede, ficcandomi e spingendomi spesso l’alluce in bocca. Mi fece cenno di incrociare anche l’altro mano alla sua e mi sentii una schiava ai piedi del suo padrone. Ci staccammo, mi alzai e mi spinse sopra il divano, si inginocchiò e iniziò a stimolarmi il clitoride per poi leccarmi e succhiarmi la vagina. Era assatanato, non mi aveva mai leccato nessuno così, poi mi guardava insistentemente negli occhi e mi prendeva spesso le mani, cercando proprio che intrecciassi le mie dita alle sue. Aveva delle mani grandi, morbide, stupende che avevano una presa possente sulle mie, mi faceva quasi male per come me le stringeva ma mi piaceva troppo quel tipo di contatto tra noi insistito da parte sua. Dalla vagina passò ai capezzoli fino a baciarmi ardentemente sul collo e poi in bocca. Mi penetrò e mi fece volare, aveva un ritmo davvero incalzante che mi soddisfò subito facendomi avere un orgasmo che mai ebbi in vita se non forse una volta con un altro ragazzo italiano. Scopammo in maniera concitata sul divano, poi ci alzammo e andammo sul letto dove mi cavalcò prettamente. Avevo sempre le mie mani allacciate alle sue, mi sbatteva alla grande, io ansimavo come una pazza, tanto che spesso staccava una mano dalla mia e me la ficcava in gola con la scusa di farmi stare zitta forse per non farci sentire da tutto il condominio. Non lavorai più quel giorno. In realtà neanche venerdì scorso avendo fatto l’amore con lui. Oggi purtroppo non ci sarà per lavoro, ma ha detto che ad aspettarmi ci sarà suo figlio. Penso sia sbagliato il pensiero di cercare un approccio anche con lui, ma solo il padre per ora non mi basta.
scritto il
2026-03-20
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