Uno dei suoi rientri
di
Servo Silente
genere
dominazione
Mancano dieci minuti al suo ritorno.
Ho fatto le lavatrici, sistemato la sua cabina armadio e pulito bene tutto l’appartamento. Almeno spero. Se qualcosa non fosse come vuole lei, mi aspetterebbe una dura lezione.
Sono in ginocchio davanti alla porta d’ingresso ad aspettarla. Sono nudo, come sempre quando sono in casa, e al collo porto il collare. Me lo fa indossare per ricordarmi cosa sono per lei: il suo cane.
Infatti, quando entra, non mi calcola nemmeno.
Probabilmente è stanca dal lavoro, ma è sempre bellissima. Indossa dei tacchi, una gonna con dei collant — non troppo volgari, dovendo lavorare a scuola — e una maglia nera che le sta perfettamente addosso. Ha comunque quel fascino naturale che attirerebbe chiunque.
Appena entra si versa un bicchiere di vino. Le piace berne uno dopo il lavoro.
Poi mi prende per il collare e mi trascina in camera.
Mi lascia in fondo al letto, ai suoi piedi, mentre si sfila la gonna. Si sdraia sul letto e inizia a usare il telefono. Passa da Instagram a WhatsApp — lo capisco dai suoni delle notifiche — mentre io resto lì ad osservarla.
Passano dieci minuti così.
Lo fa apposta. Vuole aumentare il mio desiderio.
Sa che voglio leccarle i piedi.
Prima ancora di permettermelo, me li fa annusare. Poi finalmente mi lascia iniziare.
Non so per quanto tempo rimango lì. Lei continua a usare il telefono mentre io sono ai suoi piedi.
Dentro di me cresce la gelosia.
Ma non sono nella posizione di dettare legge.
Sono il suo cagnolino. E lo sarò sempre.
E lei lo sa.
A un certo punto apre leggermente le gambe, permettendomi di avvicinarmi ancora di più a lei.
Quando mi sposto per obbedire, intravedo per un attimo lo schermo del telefono. È WhatsApp.
Non so se mi stia lasciando fare perché è eccitata dalla conversazione o da quello che sto facendo.
Sento un tuffo al cuore.
Ma continuo in silenzio.
Forse è giusto così.
Ogni giorno divento sempre più dipendente da lei, e dentro di me so anche il perché: non riesco a farla sentire davvero donna.
Il mio ruolo fa sì che lei non si senta mai completamente soddisfatta sessualmente. Anche per colpa mia… perché quando succede, io duro troppo poco.
Continuo.
Lei inizia a gemere sempre di più, fino a lasciarsi andare.
Poi però non mi ferma. Mi lascia continuare, più lentamente.
Forse per rilassarsi.
Ho fatto le lavatrici, sistemato la sua cabina armadio e pulito bene tutto l’appartamento. Almeno spero. Se qualcosa non fosse come vuole lei, mi aspetterebbe una dura lezione.
Sono in ginocchio davanti alla porta d’ingresso ad aspettarla. Sono nudo, come sempre quando sono in casa, e al collo porto il collare. Me lo fa indossare per ricordarmi cosa sono per lei: il suo cane.
Infatti, quando entra, non mi calcola nemmeno.
Probabilmente è stanca dal lavoro, ma è sempre bellissima. Indossa dei tacchi, una gonna con dei collant — non troppo volgari, dovendo lavorare a scuola — e una maglia nera che le sta perfettamente addosso. Ha comunque quel fascino naturale che attirerebbe chiunque.
Appena entra si versa un bicchiere di vino. Le piace berne uno dopo il lavoro.
Poi mi prende per il collare e mi trascina in camera.
Mi lascia in fondo al letto, ai suoi piedi, mentre si sfila la gonna. Si sdraia sul letto e inizia a usare il telefono. Passa da Instagram a WhatsApp — lo capisco dai suoni delle notifiche — mentre io resto lì ad osservarla.
Passano dieci minuti così.
Lo fa apposta. Vuole aumentare il mio desiderio.
Sa che voglio leccarle i piedi.
Prima ancora di permettermelo, me li fa annusare. Poi finalmente mi lascia iniziare.
Non so per quanto tempo rimango lì. Lei continua a usare il telefono mentre io sono ai suoi piedi.
Dentro di me cresce la gelosia.
Ma non sono nella posizione di dettare legge.
Sono il suo cagnolino. E lo sarò sempre.
E lei lo sa.
A un certo punto apre leggermente le gambe, permettendomi di avvicinarmi ancora di più a lei.
Quando mi sposto per obbedire, intravedo per un attimo lo schermo del telefono. È WhatsApp.
Non so se mi stia lasciando fare perché è eccitata dalla conversazione o da quello che sto facendo.
Sento un tuffo al cuore.
Ma continuo in silenzio.
Forse è giusto così.
Ogni giorno divento sempre più dipendente da lei, e dentro di me so anche il perché: non riesco a farla sentire davvero donna.
Il mio ruolo fa sì che lei non si senta mai completamente soddisfatta sessualmente. Anche per colpa mia… perché quando succede, io duro troppo poco.
Continuo.
Lei inizia a gemere sempre di più, fino a lasciarsi andare.
Poi però non mi ferma. Mi lascia continuare, più lentamente.
Forse per rilassarsi.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La mia Fidanzata
Commenti dei lettori al racconto erotico