La mia Fidanzata
di
Servo Silente
genere
dominazione
Arriva un messaggio sul mio telefono.
Lo leggo subito.
— Preparami il bagno. Sto venendo dalla palestra e devo farmi una doccia.
Il cuore mi batte più forte. Mi alzo immediatamente e mi precipito in bagno.
Appoggio con cura un asciugamano a terra per i suoi piedi, uno piegato sul mobile per quando uscirà dalla doccia e preparo anche l’accappatoio, nel caso preferisca quello. Poi apro l’acqua della doccia e resto lì, aspettando che diventi calda. Quando finalmente raggiunge la temperatura giusta, la chiudo. Così quando entrerà basterà riaprirla.
Voglio che sia perfetto.
Dopo aver sistemato tutto mi inginocchio accanto alla doccia.
Aspetto.
Passano i minuti.
Aspetto ancora.
Il tempo sembra fermarsi. Il bagno è silenzioso, rotto solo dal mio respiro e dal ticchettio dell’orologio lontano.
Aspetto.
Quando finalmente la porta di casa si apre sono passati quasi quaranta minuti.
La porta del bagno si spalanca.
Io sono ancora lì, in ginocchio, con addosso solo gli slip. Lei non vuole che indossi i boxer. Dice che quelli sono per gli uomini. E io, per rispetto, non li metto mai.
Lei mi guarda appena.
— Muoviti, che devo andare. Stasera esco.
La sua voce è fredda, distratta.
Io scatto subito in piedi per aiutarla, ma lei si spoglia da sola, lasciando cadere tutto a terra senza nemmeno guardare.
— Questo lo raccogli dopo. Ora insaponami.
Obbedisco.
Prendo la spugna e inizio a lavarla lentamente. So come le piace. I movimenti devono essere delicati ma decisi. Mi soffermo un po’ di più sul petto, perché so che le piace quella sensazione.
Poi mi guarda dall’alto.
— Ora spogliati ed entra. Ma sdraiati.
Faccio come dice.
L’acqua scende forte dall’alto e mi colpisce il viso mentre resto sotto di lei.
Lei prende il rasoio e inizia a depilarsi. Lo fa con calma, quasi con intenzione. I piccoli peli cadono e l’acqua li trascina verso di me. Alcuni si attaccano alla pelle, altri mi sfiorano il volto.
È il suo modo di ricordarmi chi comanda.
Io cerco di respirare tra i getti d’acqua che mi colpiscono in faccia. Non è facile. A volte devo chiudere gli occhi per non farli bruciare.
Quando finisce si ferma a guardarmi.
— A me piacerebbe anche fare sesso con te — dice con tono quasi pensieroso. — Però ogni volta che ci penso ti vedo sempre così sottomesso… onestamente mi fa schifo il pensiero. Non mi eccita molto.
Fa una pausa, osservandomi.
— Cioè guardati. Faresti qualsiasi cosa.
Sorrido appena, ma dentro so già dove vuole arrivare.
— Facciamo così: se mi disubbidisci… scopiamo.
Lo dice come una sfida.
Ma io so che è solo un altro modo per umiliarmi.
Poi aggiunge:
— Adesso farò pipì. Se ti sposti, faremo sesso. Se resti lì come un fesso… allora so che non puoi scoparmi.
Io rimango immobile.
L’acqua continua a colpirmi il viso e rende difficile respirare.
Poi sento il getto caldo scendere su di me.
Mi attraversa il corpo mentre lei appoggia il piede sulla mia bocca.
— Ecco. Lo sapevo — dice con un mezzo sorriso. — Fai sempre così. Sempre tutto quello che ti ordino.
Abbassa lo sguardo su di me.
— Brava puttana.
Poi si scosta dalla doccia.
— Fuori. Aspettami con l’accappatoio.
Io esco subito.
Quando lei esce dalla doccia la avvolgo nell’accappatoio e inizio ad asciugarla con attenzione mentre spalma creme sul corpo.
Poi comincia a vestirsi.
E io la guardo.
Quanto è bella…
È impossibile non pensarci ogni volta.
Ecco perché le sono così sottomesso.
Indossa un vestito da sera con uno spacco lungo sulla gamba e un paio di tacchi altissimi. Ogni movimento sembra studiato.
Davanti allo specchio del bagno inizia a truccarsi con calma.
Io resto lì, fermo.
Quando prende il rossetto mi guarda attraverso lo specchio.
— Vieni qui. Davanti a me.
Mi avvicino.
— Questo lo leggi dopo.
Sento il rossetto scorrere sulla mia pelle mentre scrive qualcosa sul mio viso.
Poi chiude il rossetto, prende la borsa e si avvia verso la porta.
— Io esco.
Si ferma un attimo.
— Pulisci il bagno come si deve. Mi raccomando.
La porta di casa si chiude.
E sento il rumore della chiave girare nella serratura.
Come se fossi in gabbia.
Resto immobile qualche secondo.
Poi vado in bagno e mi avvicino allo specchio.
Guardo il mio riflesso.
Sul mio viso, scritto con il rossetto rosso, c’è una sola parola.
“Cornuto ♥️”.
Per chiunque volesse contattarmi storieunpostrane@gmail.com
Lo leggo subito.
— Preparami il bagno. Sto venendo dalla palestra e devo farmi una doccia.
Il cuore mi batte più forte. Mi alzo immediatamente e mi precipito in bagno.
Appoggio con cura un asciugamano a terra per i suoi piedi, uno piegato sul mobile per quando uscirà dalla doccia e preparo anche l’accappatoio, nel caso preferisca quello. Poi apro l’acqua della doccia e resto lì, aspettando che diventi calda. Quando finalmente raggiunge la temperatura giusta, la chiudo. Così quando entrerà basterà riaprirla.
Voglio che sia perfetto.
Dopo aver sistemato tutto mi inginocchio accanto alla doccia.
Aspetto.
Passano i minuti.
Aspetto ancora.
Il tempo sembra fermarsi. Il bagno è silenzioso, rotto solo dal mio respiro e dal ticchettio dell’orologio lontano.
Aspetto.
Quando finalmente la porta di casa si apre sono passati quasi quaranta minuti.
La porta del bagno si spalanca.
Io sono ancora lì, in ginocchio, con addosso solo gli slip. Lei non vuole che indossi i boxer. Dice che quelli sono per gli uomini. E io, per rispetto, non li metto mai.
Lei mi guarda appena.
— Muoviti, che devo andare. Stasera esco.
La sua voce è fredda, distratta.
Io scatto subito in piedi per aiutarla, ma lei si spoglia da sola, lasciando cadere tutto a terra senza nemmeno guardare.
— Questo lo raccogli dopo. Ora insaponami.
Obbedisco.
Prendo la spugna e inizio a lavarla lentamente. So come le piace. I movimenti devono essere delicati ma decisi. Mi soffermo un po’ di più sul petto, perché so che le piace quella sensazione.
Poi mi guarda dall’alto.
— Ora spogliati ed entra. Ma sdraiati.
Faccio come dice.
L’acqua scende forte dall’alto e mi colpisce il viso mentre resto sotto di lei.
Lei prende il rasoio e inizia a depilarsi. Lo fa con calma, quasi con intenzione. I piccoli peli cadono e l’acqua li trascina verso di me. Alcuni si attaccano alla pelle, altri mi sfiorano il volto.
È il suo modo di ricordarmi chi comanda.
Io cerco di respirare tra i getti d’acqua che mi colpiscono in faccia. Non è facile. A volte devo chiudere gli occhi per non farli bruciare.
Quando finisce si ferma a guardarmi.
— A me piacerebbe anche fare sesso con te — dice con tono quasi pensieroso. — Però ogni volta che ci penso ti vedo sempre così sottomesso… onestamente mi fa schifo il pensiero. Non mi eccita molto.
Fa una pausa, osservandomi.
— Cioè guardati. Faresti qualsiasi cosa.
Sorrido appena, ma dentro so già dove vuole arrivare.
— Facciamo così: se mi disubbidisci… scopiamo.
Lo dice come una sfida.
Ma io so che è solo un altro modo per umiliarmi.
Poi aggiunge:
— Adesso farò pipì. Se ti sposti, faremo sesso. Se resti lì come un fesso… allora so che non puoi scoparmi.
Io rimango immobile.
L’acqua continua a colpirmi il viso e rende difficile respirare.
Poi sento il getto caldo scendere su di me.
Mi attraversa il corpo mentre lei appoggia il piede sulla mia bocca.
— Ecco. Lo sapevo — dice con un mezzo sorriso. — Fai sempre così. Sempre tutto quello che ti ordino.
Abbassa lo sguardo su di me.
— Brava puttana.
Poi si scosta dalla doccia.
— Fuori. Aspettami con l’accappatoio.
Io esco subito.
Quando lei esce dalla doccia la avvolgo nell’accappatoio e inizio ad asciugarla con attenzione mentre spalma creme sul corpo.
Poi comincia a vestirsi.
E io la guardo.
Quanto è bella…
È impossibile non pensarci ogni volta.
Ecco perché le sono così sottomesso.
Indossa un vestito da sera con uno spacco lungo sulla gamba e un paio di tacchi altissimi. Ogni movimento sembra studiato.
Davanti allo specchio del bagno inizia a truccarsi con calma.
Io resto lì, fermo.
Quando prende il rossetto mi guarda attraverso lo specchio.
— Vieni qui. Davanti a me.
Mi avvicino.
— Questo lo leggi dopo.
Sento il rossetto scorrere sulla mia pelle mentre scrive qualcosa sul mio viso.
Poi chiude il rossetto, prende la borsa e si avvia verso la porta.
— Io esco.
Si ferma un attimo.
— Pulisci il bagno come si deve. Mi raccomando.
La porta di casa si chiude.
E sento il rumore della chiave girare nella serratura.
Come se fossi in gabbia.
Resto immobile qualche secondo.
Poi vado in bagno e mi avvicino allo specchio.
Guardo il mio riflesso.
Sul mio viso, scritto con il rossetto rosso, c’è una sola parola.
“Cornuto ♥️”.
Per chiunque volesse contattarmi storieunpostrane@gmail.com
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