Mammina
di
PrincipeNero
genere
incesti
'Mirko?!! Non ci posso credere!!!'
Ci metto un secondo a capire chi sia. È Barbara, mi ci vuole un attimo a riconoscerla perché s'è fatta bionda e son passati quasi vent'anni. Un tuffo nel passato e mi viene duro. Barbara è stata la mia nave scuola e rivederla mi rimesta tutto dentro.
Anche lei ha il volto mezzo sconvolto dal ricordo ma recupera in fretta, mi abbraccia come una cara zia. Cazzo, è ancora una bella donna, avrà ormai cinquanta, non sono bravo coi numeri, allora comunque non ne aveva ancora trenta ed era una mammina affamata.
Ci osserviamo un istante, vuole farmi vedere che ha ancora tutte le cose al posto giusto, anzi le tette sono sfacciatamente siliconate. Veste da ragazzina in leggings neri che fanno parecchio puttana. Non è cambiata in nulla.
Siamo al centro commerciale, è con la sua famigliola.
Mi presenta Marco, un bell'uomo massiccio e sportivo. 'Non puoi ricordati di lui, ho divorziato da Sandro, io e Marco stiamo insieme da sette anni.'
Io mi ricordo di un maritino che si ammazzava di lavoro in Italia e all'estero mentre la mogliettina si consolava come poteva. Marco mi stringe la mano con una stretta da amico dopo che Barbara le ha detto che io sono Mirko: 'Ti ricordi?, ti ho raccontato di lui, gli davo lezioni di inglese.'
Marco scambia uno sguardo di intesa con Barbara e mi fa: 'Vuoi sederti con noi? Mangiamo una piadina.'
Ci sediamo tutti, siamo in cinque. Mi presenta Alessia e Andrea. 'Alessia non la puoi ricordare, non era ancora nata, ma Andrea l'hai già visto, te lo ricordi?'
Ridiamo, Andrea allora era in fasce, adesso è un bel ragazzo, bello come sua madre, un filo effeminato come va adesso.
Ricordo tutto, cazzo, ci ho fatto quasi due anni prima che Barbara si trasferisse. Abitava nel palazzo di fronte a quello dei miei, l'ho conosciuta veramente per prendere lezioni d'inglese ma già alla prima lezione mi toccava il cazzo e alla seconda sono stato assalito da una furia affamata.
Seduto in piadineria sono un poco a disagio, troppe emozioni mi confondono. Prima di sedrci ho guardato bene la Giovane Alessia, ho un debole per le belle fighette e lei ha un culetto da oscar meglio ancora di quello si sua madre quando era mammina. Cazzo, fosse puttana solo un decimo di sua madre in quel culetto ci ficcherei il fio cazzone.
Barbara mi fa mi fa il terzo grado davanti a compagno e figli, è contentissima, lei mi racconta della sua vita mentre io penso a quei due anni do scopate e al culetto di Alessia. Mi aveva dato le chiavi e mi aveva insegnato come passare dai garage e prendere l'ascensore per non essere visto. Ci andavo al pomeriggio, lei tornava spingendo dentro il passeggino. Andrea, non aveva un anno. Barbara mi spompinava senza vergogna prima di metterlo.
Barbara è stata la mia prima volta di tutto, ero il suo giocattolo, mi rimandava a casa stremato di sborrate. L'ho anche inculata a novanta mentre guardava se Andrea dormiva. Barbara mi ha rovinato, mi ha trasformato in un inculatore compulsivo.
Ho due grandi passioni: l'anale e le belle puttanelle che si prendono il mio cazzone tutto in culo.
Vivo solo, buon lavoro, non ho altri vizi e posso dedicarmi alle mie passioni. Per scaricare la tensione sfoglio regolarmente gli annunci delle ragazze in città e se ne vedo una che me lo indurisce difficilmente me la perdo. Con loro sono a mio agio, dico chiaramente cosa voglio, non si scandalizzano e non si meravigliano, ma non insisto mai se sono titubanti. Fanno un lavoro del cazzo, le rispetto e le amo a modo mio e alla fine mi dispiace rinunciare quando mi propongono una cosa normale, magari con qualcosa di piccantino, ma in culo proprio no perché ce l'ho troppo grosso. Mi spiace, non voglio offenderle, ma io devo ficcarlo in culo.
I falsi moralisti dicono che è squallido pagare e che il vero sesso soddisfacente è solo quello libero tra persone consenzienti. Sarà così per loro, non discuto certo, ma non è così per me. Ovviamente hanno ragione riguardo al consenso e mi vergogno di essermi fatto da giovane puttanelle di strada che non erano certo libere come quelle che trovi sui siti. Me ne pento e me ne vergogno, sono stato parecchio stronzo vent'anni fa, ero rimasto senza Barbara e uscivo la notte a caccia di puttanelle. Sapevo di sbagliare, non cerco scuse, ma mi eccitava troppo abbassare il finestrino e chiedere se lo prendevano in culo. Era la mia droga.
In giro per lavoro allargavo sempre il tragitto per passare vicino al fiume. Qui ricordo una bellissima ragazza di colore, snella con le gambe lunghe e un culetto da favola. Ci sono passato cinque pomeriggi di seguito e se stava lavorando andavo avanti e indietro finché non la vedevo. Mi riconosceva e sorrideva stanca, ero giovane e carino ma il mio cazzone in culo era una faticaccia.
E ora sono qui al centro commerciale che ridiamo e spariamo cazzate mente penso ad Alessia col mio cazzone su per il culo. È una figa fatta, ma io ho trentasette anni, quasi il doppio di lei, devo trovare una scusa per avvicinarla. Potrei chiederle se si ricorda di me, era ancora nel pancino di mamma quando mi ha conosciuto.
Barbara era rimasta incita in quel periodo e sono quasi certo di non essere stato io, la mia sborra finiva tutta in culo o in gola. Barbara incinta era ancora più affamata, mi si sedeva sul cazzo, in culo o fica.
Alessia potrebbe ricordarsi di me.
Facciamo un giro per negozi. Andrea mi porta in uno di abbigliamento sportivo, mi fa il filo. Gli sfioro il culo, sorride, ha gradito e di nascosto mi dà il suo numero. Sì, io inculo donne, trans e bei ragazzi e Andrea è un bel ragazzo, mi guarda con una voglia matta di ciucciarmelo.
Okay, devo andarmene, qui si sta incasinando tutto, Alessia ha visto suo fratello darmi il numero. Non mi va di passare per frocio e alla prima occasione le passo un biglietto. È il mio numero di lavoro ma va bene lo stesso. Mi guarda sorpresa. 'Perché?' Mi chiede.
'Per qualsiasi cosa, chiamami quando vuoi.'
Saluto tutti ma Marco mi accompagna per venti metri. 'Senti, Barbara mi ha raccontato tutto di voi due... dice che sei uno a posto, vedi, noi ci divertiamo ancora parecchio, a me piace che lei... insomma ci piace a tre e cerchiamo sempre tipi che ci sanno fare e non creano problemi.' Mi lascia il suo biglietto.
Okay, ho bisogno urgente di una puttanella. Scorro gli annunci e chiamo Stefy, una colombiana di vent'anni.
È libera, decido di rischiare, è troppo figa per non essere fake. Invece dopo dieci minuti mi inculo uno schianto di latina che si prende i miei nove pollici larghi come un bicchiere d'acqua. Geme soltanto a denti stretti, ma sono io che ci vado pesante.
Mi fermo un poco, è una ragazza simpatica e pensa che sono il tipo giusto da svenare. Mi spompina innamorata il cazzo che ha già dato. Io intanto guardo il cellulare. Mi hanno mandato un ciao, prima Andrea, poi Alessia.
Mi faccio una tabella di marcia, prima voglio farmi la sorellina. E venerdì prossimo sono invitato da Barbara e Marco.
Ce l'ho di marmo.
La bella latina ride. 'Vuoi ancora? Sono *** euro'
Poche palle, sono drogato. Ma sono soldi ben spesi, glielo tengo in culo mezzora.
Ci metto un secondo a capire chi sia. È Barbara, mi ci vuole un attimo a riconoscerla perché s'è fatta bionda e son passati quasi vent'anni. Un tuffo nel passato e mi viene duro. Barbara è stata la mia nave scuola e rivederla mi rimesta tutto dentro.
Anche lei ha il volto mezzo sconvolto dal ricordo ma recupera in fretta, mi abbraccia come una cara zia. Cazzo, è ancora una bella donna, avrà ormai cinquanta, non sono bravo coi numeri, allora comunque non ne aveva ancora trenta ed era una mammina affamata.
Ci osserviamo un istante, vuole farmi vedere che ha ancora tutte le cose al posto giusto, anzi le tette sono sfacciatamente siliconate. Veste da ragazzina in leggings neri che fanno parecchio puttana. Non è cambiata in nulla.
Siamo al centro commerciale, è con la sua famigliola.
Mi presenta Marco, un bell'uomo massiccio e sportivo. 'Non puoi ricordati di lui, ho divorziato da Sandro, io e Marco stiamo insieme da sette anni.'
Io mi ricordo di un maritino che si ammazzava di lavoro in Italia e all'estero mentre la mogliettina si consolava come poteva. Marco mi stringe la mano con una stretta da amico dopo che Barbara le ha detto che io sono Mirko: 'Ti ricordi?, ti ho raccontato di lui, gli davo lezioni di inglese.'
Marco scambia uno sguardo di intesa con Barbara e mi fa: 'Vuoi sederti con noi? Mangiamo una piadina.'
Ci sediamo tutti, siamo in cinque. Mi presenta Alessia e Andrea. 'Alessia non la puoi ricordare, non era ancora nata, ma Andrea l'hai già visto, te lo ricordi?'
Ridiamo, Andrea allora era in fasce, adesso è un bel ragazzo, bello come sua madre, un filo effeminato come va adesso.
Ricordo tutto, cazzo, ci ho fatto quasi due anni prima che Barbara si trasferisse. Abitava nel palazzo di fronte a quello dei miei, l'ho conosciuta veramente per prendere lezioni d'inglese ma già alla prima lezione mi toccava il cazzo e alla seconda sono stato assalito da una furia affamata.
Seduto in piadineria sono un poco a disagio, troppe emozioni mi confondono. Prima di sedrci ho guardato bene la Giovane Alessia, ho un debole per le belle fighette e lei ha un culetto da oscar meglio ancora di quello si sua madre quando era mammina. Cazzo, fosse puttana solo un decimo di sua madre in quel culetto ci ficcherei il fio cazzone.
Barbara mi fa mi fa il terzo grado davanti a compagno e figli, è contentissima, lei mi racconta della sua vita mentre io penso a quei due anni do scopate e al culetto di Alessia. Mi aveva dato le chiavi e mi aveva insegnato come passare dai garage e prendere l'ascensore per non essere visto. Ci andavo al pomeriggio, lei tornava spingendo dentro il passeggino. Andrea, non aveva un anno. Barbara mi spompinava senza vergogna prima di metterlo.
Barbara è stata la mia prima volta di tutto, ero il suo giocattolo, mi rimandava a casa stremato di sborrate. L'ho anche inculata a novanta mentre guardava se Andrea dormiva. Barbara mi ha rovinato, mi ha trasformato in un inculatore compulsivo.
Ho due grandi passioni: l'anale e le belle puttanelle che si prendono il mio cazzone tutto in culo.
Vivo solo, buon lavoro, non ho altri vizi e posso dedicarmi alle mie passioni. Per scaricare la tensione sfoglio regolarmente gli annunci delle ragazze in città e se ne vedo una che me lo indurisce difficilmente me la perdo. Con loro sono a mio agio, dico chiaramente cosa voglio, non si scandalizzano e non si meravigliano, ma non insisto mai se sono titubanti. Fanno un lavoro del cazzo, le rispetto e le amo a modo mio e alla fine mi dispiace rinunciare quando mi propongono una cosa normale, magari con qualcosa di piccantino, ma in culo proprio no perché ce l'ho troppo grosso. Mi spiace, non voglio offenderle, ma io devo ficcarlo in culo.
I falsi moralisti dicono che è squallido pagare e che il vero sesso soddisfacente è solo quello libero tra persone consenzienti. Sarà così per loro, non discuto certo, ma non è così per me. Ovviamente hanno ragione riguardo al consenso e mi vergogno di essermi fatto da giovane puttanelle di strada che non erano certo libere come quelle che trovi sui siti. Me ne pento e me ne vergogno, sono stato parecchio stronzo vent'anni fa, ero rimasto senza Barbara e uscivo la notte a caccia di puttanelle. Sapevo di sbagliare, non cerco scuse, ma mi eccitava troppo abbassare il finestrino e chiedere se lo prendevano in culo. Era la mia droga.
In giro per lavoro allargavo sempre il tragitto per passare vicino al fiume. Qui ricordo una bellissima ragazza di colore, snella con le gambe lunghe e un culetto da favola. Ci sono passato cinque pomeriggi di seguito e se stava lavorando andavo avanti e indietro finché non la vedevo. Mi riconosceva e sorrideva stanca, ero giovane e carino ma il mio cazzone in culo era una faticaccia.
E ora sono qui al centro commerciale che ridiamo e spariamo cazzate mente penso ad Alessia col mio cazzone su per il culo. È una figa fatta, ma io ho trentasette anni, quasi il doppio di lei, devo trovare una scusa per avvicinarla. Potrei chiederle se si ricorda di me, era ancora nel pancino di mamma quando mi ha conosciuto.
Barbara era rimasta incita in quel periodo e sono quasi certo di non essere stato io, la mia sborra finiva tutta in culo o in gola. Barbara incinta era ancora più affamata, mi si sedeva sul cazzo, in culo o fica.
Alessia potrebbe ricordarsi di me.
Facciamo un giro per negozi. Andrea mi porta in uno di abbigliamento sportivo, mi fa il filo. Gli sfioro il culo, sorride, ha gradito e di nascosto mi dà il suo numero. Sì, io inculo donne, trans e bei ragazzi e Andrea è un bel ragazzo, mi guarda con una voglia matta di ciucciarmelo.
Okay, devo andarmene, qui si sta incasinando tutto, Alessia ha visto suo fratello darmi il numero. Non mi va di passare per frocio e alla prima occasione le passo un biglietto. È il mio numero di lavoro ma va bene lo stesso. Mi guarda sorpresa. 'Perché?' Mi chiede.
'Per qualsiasi cosa, chiamami quando vuoi.'
Saluto tutti ma Marco mi accompagna per venti metri. 'Senti, Barbara mi ha raccontato tutto di voi due... dice che sei uno a posto, vedi, noi ci divertiamo ancora parecchio, a me piace che lei... insomma ci piace a tre e cerchiamo sempre tipi che ci sanno fare e non creano problemi.' Mi lascia il suo biglietto.
Okay, ho bisogno urgente di una puttanella. Scorro gli annunci e chiamo Stefy, una colombiana di vent'anni.
È libera, decido di rischiare, è troppo figa per non essere fake. Invece dopo dieci minuti mi inculo uno schianto di latina che si prende i miei nove pollici larghi come un bicchiere d'acqua. Geme soltanto a denti stretti, ma sono io che ci vado pesante.
Mi fermo un poco, è una ragazza simpatica e pensa che sono il tipo giusto da svenare. Mi spompina innamorata il cazzo che ha già dato. Io intanto guardo il cellulare. Mi hanno mandato un ciao, prima Andrea, poi Alessia.
Mi faccio una tabella di marcia, prima voglio farmi la sorellina. E venerdì prossimo sono invitato da Barbara e Marco.
Ce l'ho di marmo.
La bella latina ride. 'Vuoi ancora? Sono *** euro'
Poche palle, sono drogato. Ma sono soldi ben spesi, glielo tengo in culo mezzora.
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