Lezioni di piano
di
Antonellina femboy
genere
trans
Andavo da Carlo a lezioni di piano due volte la settimana. Mi piaceva la musica e Carlo era un maestro speciale. Mi impegnavo molto a studiare il piano perché sentivo che Carlo aveva una certa predilezione per me. Lo avevano capito anche gli altri allievi che mi invidiavano : a nessuno era risevata l'attenzione che lui mi dedicava. Come era Carlo? Era un trentenne bellissimo: capelli biondi, occhi azurri, un fisico d'atleta, una sensibilità da vero musicista.
A scuola andavo così così perché per me il pianoforte e Carlo erano tutto. Adesso lo posso dire: ero innamorato del pianoforte e soprattutto di Carlo. E anche lui aveva una speciale attrazione per me. Lo capii quando incominciai a studiare un brano molto difficile: il Notturno op. 9 n. 2, una musica celestiale, così romantica da fare tremare i polsi.
Le prime volte che lo provai, lui mi accarezzo le mani ed ero emozionatissimo. Mi disse: "Sei davvero bravo e lo sai perché?", "No", risposi. E lui: "Perché sei femmina Antonella e solo una femmina può suonare come suoni tu il Notturno di Chopin.
Lo perfezionai e ogni volta che lo provavo lui mi accarezzava tutta e mi baciava. Oh che sensazioni!
Un pomeriggio Carlo mi fece una sorpresa. Mi presentò un completino rosa e mi disse di indossarlo. Lo aveva comprato per me! "Indossalo, Antonella, vedrai che suonerai ancora meglio". Lo indossai e mi disse che ero bellissima. Poi mi disse: "Manca qualcosa". Andò in un'altra stanza e mi portò un paio di calze nere velate e delle scarpe coi tacchi, misura 38: li aveva comprati per me, per il mio piedino. Indossai anche le calze e le scarpe coi tacchi. Mi sentivo una regina. "Sei una meraviglia, Antonella", mi disse. E dopo avere suonato il notturno, cominciò a palparmi. Le sue mani nodose scorrevano delicatamente per il mio corpo esile e aggraziato. Carlo mi toccò i capezzoli, poi il pisellino. ERo al settimo cielo. Quindi uscì il suo cazzo e mi invitò a toccarlo. Non lo avevo mai fatto, più lo accarezzavo più si induriva. "Dai Antonella, inginocchiati", mi disse- "Prendilo in bocca, vedrai che ti piacerà". Eccome mi piaceva, era la prima volta, ero inesperta e però era come se l'avessi già fatto. Che bello sentirlo crescere tra le mie labbra e gustarne il sapore. E che bello vederlo godere per merito mio! "Ora vai a casa, Antonella, la prossima volta faremo un'altra cosetta", disse Carlo mentre la sua sborra riempiva le mie labbra.
La prossima volta arrivò presto. Dopo aver suonato il notturno, lui mi disse: "Ora tocca a me suonare...". No, non suonò il pianoforte, mi portò nella stanza da letto e, dopo averglielo succhiato per bene, mi disse di distendermi a pancia in giù sul letto. Mi sollevò la gonna e il perizoma nero che mi aveva regalato, e mi leccò il buchino dicendomi di divaricare un po' le gambe. Poi vi infilò un dito, quindi due e cominciò a esplorare il mio ano. Oh che delizia! "Sei pronta, Antonella?" mi chiese. Non risposi ma quel silenzio era un sì inequivocbile. Infilò piano il suo cazzo due tre volte per farmelo assaggiare delicatamente. Dicono che la prima volta fa male, ma io provai solo piacere, e che piacere! Quando capì che ero pronta, affondò il suo arnese e mi sentii vibrare tutta. Poi ancora pià dentro. I miei gridolini di piacere si sentirono dappertutto. Troppo, troppo bello ! Che goduria! "Sei mia, Antonella". "Sì, Carlo, sono tua"-
Da allora la mia vita cambiò, non vedevo l'ora di andare da lui per farmi scopare.
Da quel momento diventai una femboy, mi vestivo da femmina anche a casa. Mamma assecondò la mia natura. Il mio patrigno invece diceva di non sopportarmi e mi rimproverava sempre. Ma una notte, mentre ero a letto con una vestaglietta rosa, una maglietta nera ricamata, perizome e calze nere 20 denari, sentii i passi di un uomo che si avvicinava al mio letto. Era lui, il mio patrigno. Mi disse: "Troia, stanotte sarai mia". Non fu dolce come Carlo e si può dire che, arrapato com'era, mi volentò, o quasi. Giò, quasi, perché la sua irruenza mi conquistò. Dapprima, tentai una resistenza, gridai, chiamai aiuto, Ma poi, lui afferratotami per i polsi e immobilizzandomi, non riuscii a opporre resistenza. Mi cavalcò con violenza in tutte le posizioni: prima a pecora, poi davanti alzandomi le gambe, poi alla missionaria.
I miei strilli svegliarono mia madre, che accorse turbata. "Che hai fatto alla mia bambina, gran porco?" gridò rimproverandolo mentre il suo cazzo, stretto tra le sue labbra, colava quel nettare bianco che stavo assaporando da troietta qual ero diventata. Che fece mamma? Si inginocchiò e divise con me il suo cazzo e la sua sborra. Il patrigno accontentò anche lei.
Da quella notte, quella puttana di mia madre capì che aveva in casa una rivale e si pentì di avere assecondato la mia trasformazione. Ma ormai non c'era più niente da fare: il mio patrigno e tutti i suoi uomini dovette dividerli con me.
E Carlo? Fu costretto a dimenticarmi. La magia dei primi incontri svanì. Ero sempre alla ricerca di altri uomini e altri cazzi per concedermi solo a lui, come lui avrebbe preteso. Quando si diventa troie un cazzo solo non basta.
A scuola andavo così così perché per me il pianoforte e Carlo erano tutto. Adesso lo posso dire: ero innamorato del pianoforte e soprattutto di Carlo. E anche lui aveva una speciale attrazione per me. Lo capii quando incominciai a studiare un brano molto difficile: il Notturno op. 9 n. 2, una musica celestiale, così romantica da fare tremare i polsi.
Le prime volte che lo provai, lui mi accarezzo le mani ed ero emozionatissimo. Mi disse: "Sei davvero bravo e lo sai perché?", "No", risposi. E lui: "Perché sei femmina Antonella e solo una femmina può suonare come suoni tu il Notturno di Chopin.
Lo perfezionai e ogni volta che lo provavo lui mi accarezzava tutta e mi baciava. Oh che sensazioni!
Un pomeriggio Carlo mi fece una sorpresa. Mi presentò un completino rosa e mi disse di indossarlo. Lo aveva comprato per me! "Indossalo, Antonella, vedrai che suonerai ancora meglio". Lo indossai e mi disse che ero bellissima. Poi mi disse: "Manca qualcosa". Andò in un'altra stanza e mi portò un paio di calze nere velate e delle scarpe coi tacchi, misura 38: li aveva comprati per me, per il mio piedino. Indossai anche le calze e le scarpe coi tacchi. Mi sentivo una regina. "Sei una meraviglia, Antonella", mi disse. E dopo avere suonato il notturno, cominciò a palparmi. Le sue mani nodose scorrevano delicatamente per il mio corpo esile e aggraziato. Carlo mi toccò i capezzoli, poi il pisellino. ERo al settimo cielo. Quindi uscì il suo cazzo e mi invitò a toccarlo. Non lo avevo mai fatto, più lo accarezzavo più si induriva. "Dai Antonella, inginocchiati", mi disse- "Prendilo in bocca, vedrai che ti piacerà". Eccome mi piaceva, era la prima volta, ero inesperta e però era come se l'avessi già fatto. Che bello sentirlo crescere tra le mie labbra e gustarne il sapore. E che bello vederlo godere per merito mio! "Ora vai a casa, Antonella, la prossima volta faremo un'altra cosetta", disse Carlo mentre la sua sborra riempiva le mie labbra.
La prossima volta arrivò presto. Dopo aver suonato il notturno, lui mi disse: "Ora tocca a me suonare...". No, non suonò il pianoforte, mi portò nella stanza da letto e, dopo averglielo succhiato per bene, mi disse di distendermi a pancia in giù sul letto. Mi sollevò la gonna e il perizoma nero che mi aveva regalato, e mi leccò il buchino dicendomi di divaricare un po' le gambe. Poi vi infilò un dito, quindi due e cominciò a esplorare il mio ano. Oh che delizia! "Sei pronta, Antonella?" mi chiese. Non risposi ma quel silenzio era un sì inequivocbile. Infilò piano il suo cazzo due tre volte per farmelo assaggiare delicatamente. Dicono che la prima volta fa male, ma io provai solo piacere, e che piacere! Quando capì che ero pronta, affondò il suo arnese e mi sentii vibrare tutta. Poi ancora pià dentro. I miei gridolini di piacere si sentirono dappertutto. Troppo, troppo bello ! Che goduria! "Sei mia, Antonella". "Sì, Carlo, sono tua"-
Da allora la mia vita cambiò, non vedevo l'ora di andare da lui per farmi scopare.
Da quel momento diventai una femboy, mi vestivo da femmina anche a casa. Mamma assecondò la mia natura. Il mio patrigno invece diceva di non sopportarmi e mi rimproverava sempre. Ma una notte, mentre ero a letto con una vestaglietta rosa, una maglietta nera ricamata, perizome e calze nere 20 denari, sentii i passi di un uomo che si avvicinava al mio letto. Era lui, il mio patrigno. Mi disse: "Troia, stanotte sarai mia". Non fu dolce come Carlo e si può dire che, arrapato com'era, mi volentò, o quasi. Giò, quasi, perché la sua irruenza mi conquistò. Dapprima, tentai una resistenza, gridai, chiamai aiuto, Ma poi, lui afferratotami per i polsi e immobilizzandomi, non riuscii a opporre resistenza. Mi cavalcò con violenza in tutte le posizioni: prima a pecora, poi davanti alzandomi le gambe, poi alla missionaria.
I miei strilli svegliarono mia madre, che accorse turbata. "Che hai fatto alla mia bambina, gran porco?" gridò rimproverandolo mentre il suo cazzo, stretto tra le sue labbra, colava quel nettare bianco che stavo assaporando da troietta qual ero diventata. Che fece mamma? Si inginocchiò e divise con me il suo cazzo e la sua sborra. Il patrigno accontentò anche lei.
Da quella notte, quella puttana di mia madre capì che aveva in casa una rivale e si pentì di avere assecondato la mia trasformazione. Ma ormai non c'era più niente da fare: il mio patrigno e tutti i suoi uomini dovette dividerli con me.
E Carlo? Fu costretto a dimenticarmi. La magia dei primi incontri svanì. Ero sempre alla ricerca di altri uomini e altri cazzi per concedermi solo a lui, come lui avrebbe preteso. Quando si diventa troie un cazzo solo non basta.
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