Erotici Racconti: un bilancio

di
genere
confessioni

Lui le disse: “…comunque la mia sessualità sta deragliando!”
“Perché?”
“Tornato a casa, ieri, mi son buttato sul letto per rilassarmi. Mi è tornata la testa a certi video, che avevo cercato dopo che tu mi avevi raccontato quelle cose...”

Lei rimase in attesa che lui proseguisse, e finalmente lui le raccontò dei video che aveva cercato: video estremi che fino a pochi mesi prima avrebbe bollato come disgustose violenze misogine, e che invece ora lo avevano eccitato. Non solo lui.

“Ora mi sono eccitata. Vorrei qualcosa di grosso dentro”

Quella era la chiave: ad eccitarlo era essere esposto al suo desiderio di essere protagonista di quelle scene, più che le scene in sè.
Lui si chiese: “Come sono arrivato a questo? Come sono arrivato a tanto? Io non le avevo mai cercate certe cose. Quando è che è cominciato tutto?”

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C’è qui, spesso, chi reclama storie vere a fronte del florilegio di rocambolesche e pantagrueliche scorpacciate di sesso a casaccio che dominano il sito.
Con la mia solita onestà al limite del masochismo, farò la mia parte (non richiesta), soprattutto perché sento la necessità di rendere a ER ciò che è di ER.

Il mio primo racconto risale a Luglio del 2022. All’epoca avevo 49 anni, avevo fatto sesso solo con mia moglie, con cui ero sposato da 20 anni. Il che significa che neanche la mia adolescenza mi regalava umidi ricordi di pomiciate o roba che tutti gli altri si concedevano: a me, quando ero adolescente, piaceva la paleoantropologia, la letteratura russa, la musica di nicchia e la fisica delle particelle… ah… mi piaceva anche la mia prof di latino che ci faceva sbirciare le sue mutandine bianche sotto la gonna. Che erano il massimo che avessi mai visto.

Quando iniziai a scrivere su ER, mia moglie non l’avevo mai tradita, con l’esclusione di una cotta per una collega di lavoro che mi sembrava ricambiare ma che mi impegnai a tenere a distanza, accettando di concedermi solo un platonico rapporto culturale e mentale che non volevo sfociasse nell’irreparabile, ma al massimo in un paio di aperitivi da soli, parlando di arte, viaggi e prospettive lavorative.

Ciò non significa che non avessi le mie pulsioni, rappresentate da fughe immaginarie verso certi kink che mi limitavo a ricercare su YP e simili: pochi video, che venivano riproposti dal motore di ricerca, sempre quelli, i soliti, ma pienamente soddisfacenti per la mia testa, sebbene a lungo andare mi divenissero fin troppo familiari, viste le risorse limitate che la rete riservava alle fisse di uno come me.

Lesbiche. Amatoriali. Lesbiche pelose. Lesbiche amatoriali. Pissing. Mutandine. Lesbiche pelose amatoriali che fanno pipì. Lesbiche pelose amatoriali con mutandine di cotone che fanno pipì. Masturbazioni femminili. Redheads. Curvy. Lesbiche redhead pelose e curvy che si masturbano e poi fanno pipì indossando mutandine di cotone.

Non son certo di essere stato sufficientemente esauriente.

Succedeva che ogni tanto comparissero scene di accoppiamenti nei risultati delle mie ricerche, qualche rara compagine maschile, qualche cazzo, ma limitatamente al Porn-for-Women. O a quella serie di indie-porn tipo Yanks, Erika Lust o Abby Winters

Alla ricerca di nuovi stimoli, mi imbattei in ER: perché cercai e trovai per la prima volta qualcosa di diverso che parlasse ai miei fetish.
Racconti saffici, mutandine e pissing: uno srotolarsi di parole che narravano quello che le immagini spesso non riuscivano a rendere.

Presto mi chiesi perché non potessi contribuire io stesso con le mie fantasie. Da ragazzo avevo riversato su carta fantasie sulla mia prof, o sulla colf che ci aiutava a casa, con i suoi pantaloni in pelle nera, o sulla amica dal bikini poco contenitivo ma che ero troppo timido per approcciare nonostante il suo evidente interessamento per me.
Pubblicai un primo testo che coinvolgeva una amica, che diventò così protagonista (amatoriale, curvy e pelosa) di un racconto pissing. Pubblicato a Luglio 2022.

Da quel momento, dentro ER cominciai a rovesciare qualsiasi cosa. Persino un racconto sulla mia gatta che mi pianta il deretano in faccia e le unghie nella coscia facendo la pasta. O una fantasia blasfema e bisex attorno ad una vacanza in Portogallo con inclusa visita al santuario di Fatima. O un racconto erotico che descriveva la mia dipartita a miglior vita, quando mi ero stancato di scrivere e pensavo di non aver più nulla da dire.
E anche due o tre racconti che parlavano dei guai con la legge in cui mio figlio adolescente era incappato in nel frattempo.

Dissi a mia moglie che scrivevo racconti erotici. Lei non si scandalizzò. Lo accettò come mio spazio privato di sfogo. Che avevamo un forte bisogno di spazi privati di sfogo in mezzo alla devastazione che stava investendo la nostra famiglia.

Quello che non dissi a mia moglie fu altro.

A lei non confessai che, scrivendo su ER, avevo cominciato ad interagire con diversi altri autori e autrici.
Che innocenti commenti in coda ai miei racconti si erano trasformati in frequentazioni abituali via mail, e collaborazioni di scrittura.
Che certi racconti scritti da altre autrici cominciavano a vedermi coinvolto in prima persona.

Quello che non dissi a mia moglie fu che a gennaio 2024 mandai un messaggio privato ad una tipa anonima per commentare in maniera innocente un suo racconto che parlava anche di gatti. E lei mi aveva risposto ringraziandomi e chiedendomi qualche dettaglio privato, età, di dov’ero, se fossi sposato, se avessi figli…
Quegli scambi iniziati in maniera innocente si erano trasformati rapidamente in “un gioco”, guidato da lei, un gioco in cui io mi muovevo ancora piuttosto impacciato: lei che si lamentava di quanto fossi pudico, io che se scrivevo “troia” poi le chiedevo scusa.

Che io avevo fatto sesso solo con mia moglie. E da adolescente non avevo mai pomiciato con una ragazza.

Scoprii più tardi che quello si chiama “sexting”. E che le foto del proprio cazzo mandate via chat si chiamano “dickpic”.

Alla tipa seguì un’altra autrice. Le due erano accomunate da una cosa: notavano quanto amore mostrassi nel parlare di mia moglie. E ne erano colpite.
Ma tanto amore manifesto persino in un contesto del genere non mi impedì di ritrovarmi a godere delle foto che la seconda cominciò a mandarmi. Foto delle proprie mutandine. E video di minzioni. Mentre parlavamo di politica, della posizione della donna e del rifiuto del desiderio femminile nella società attuale, di articoli di giornale e di esperienze lavorative.
E io non ci capii più nulla. Che ricevere un “Quando piscio penso a te!” mi mandava fuori di melone. E io mandavo foto del mio cazzo e delle mie eiaculazioni come se non ci fosse un domani. Ed ero pronto a prendere un treno per raggiungerla nonostante fossi un uomo tanto fedele a sua moglie.
Perché lei mi scriveva “Quando piscio penso a te!”

Presa di coscienza che fu un punto di svolta interiore difficile da descrivere.

Ma non c’era solo quello. Non c’era solo sesso e racconti sconci e pisciate.
C’era molto altro nella mia vita su ER.

C’era quella autrice con cui parlavamo di musica brit e altro, che mi portò ad ascoltare gruppi indie italiani per gente con trent’anni meno di me. E scoprii una scena musicale multiforme che mi piaceva un sacco. Ed andai a concerti dove ero fuori target. E pubblicai su Spotify due pezzi dedicati a lei, uno che includeva un campione di ukulele che lei suonò nella propria cameretta.

E c’era quell’altra autrice per cui mi presi una cotta. Come mi prendevo quando ero
adolescente. Come e più mi ero preso per la mia collega che avevo tenuto a distanza.
Con un piccolo particolare…
No… questo non lo spiegherò. Perché è troppo folle. E troppo personale.
Ma posso solo dire che uscivo dall’ufficio a pranzo, e giravo il centro di Roma seguendo i luoghi descritti nei suoi racconti, con un raro struggimento nel cuore.

E poi c’era l’altra autrice dalla penna sopraffina e dall’umorismo tagliente, che mi stupivo avesse la fantasia di spendere del tempo a scriversi con me nonostante il mio nonsense da cinquantenne affetto da sindrome dell’impostore che la faceva disperare perché incapace di cogliere i riferimenti che ogni tanto mi mandava, al punto che le nostre mail finivano spesso per essere battibecchi fintamente piccati e reciproche prese per il culo.

Ci fu anche una notte in cui mi ritrovai a tenere compagnia a distanza ad una donna che aveva dovuto accompagnare d’urgenza sua madre in ospedale, una donna che per qualche motivo aveva scelto me per condividere momenti di angoscia, io che ero solo uno dei tanti che commentavano i suoi racconti, ma a cui riconosceva sempre discrezione e correttezza.

Ma, ok, c’era anche l’altra scrittrice allegra e solare a cui giunsi tramite la prima anonima, con cui ci imbarcammo in un racconto a sei mani, non pubblicabile, che rifletteva la folle dinamica in cui ci eravamo lanciati.
E con cui mi trovai a fare sexting seduto sul sedile posteriore di un’auto.

Mentre al posto davanti sedevano mia moglie e l’amica su cui avevo fantasticato nel mio primo racconto pubblicato su ER nel luglio del 2022.

Ma fu un uomo l’unico autore che incontrai di persona in un bar, mio omonimo, quasi uno specchio di me stesso se curassi molto di più il mio aspetto. Come quell’altro che sembrava un mio misterioso doppio, sebbene non ci incontrammo mai, con cui si sviluppò un legame al limite della bromance e del rapporto omo.
Che è l’unico uomo a cui, ad oggi, abbia inviato un dickpic.

Ma io ero ancora quello che era entrato su ER fedele a sua moglie. Che era l’unica donna con cui aveva fatto sesso in tutta la sua vita.

La mia vita, in quella fase, era diventata una strana distopia, in cui reale e immaginario si mischiavano e si compenetravano continuamente, in cui lontane figure femminili, misteriose, anonime e senza volto interagivano con il mio quotidiano, all’insaputa di chi la quotidianità la condivideva con me.
Eppure la mia psicologa, che sapeva della mia fervente attività letteraria, mi vedeva in gran forma. Quella era la fregatura: mi aveva preso qualche anno prima, preda della sindrome dell’impostore, e mi ritrovava ora instancabile e pieno di energie, nonostante la vita multipla, divisa su due piani, divisa tra due lavori, divisa tra più ruoli e più vie di sopravvivenza a preoccupazioni che mi avrebbero altrimenti gettato nella depressione.

Poi.

Un giorno.

Se tutto ciò non fosse bastato.

Conobbi una collega nella scuola che mi era stata assegnata quell’anno.

I dieci minuti scarsi di conversazione - in realtà soprattutto lei aveva parlato, chè io l’avevo ascoltata, rapito dalla sua vitalità, cercando di non far notare che i miei occhi tendevano ad abbassarsi alle sue tette, valida alternativa al suo visino da bimba dalle guance paffute e gli occhioni espressivi dietro gli occhiali femminili – dieci minuti di inaspettate confidenze mi convinsero ad usarla come modello per un personaggio femminile da inserire in un mio racconto. Anche lei. Un'altra figura di ER.
Non glielo dissi subito: aspettai qualche mese, in cui ci fu un lento avvicinamento tra noi, colleghi che si scambiavano blande cortesie, una sigaretta quando l’altra era a corto, la richiesta di un consiglio in materia di procedure scolastiche, 50 centesimi per un caffè lungo alla macchinetta davanti l’ingresso di scuola.

Poi, quando il caffè ce lo prendemmo al bar lontano dallo sguardo della vicepreseide, finalmente si lesse protagonista di un racconto su un sito di racconti erotici. Perché le dissi cosa era accaduto dopo quel primo rapido incontro. E lei ne era stata lusingata, ridendo nel vedersi descritta ritirarsi al bagno di un elegante teatro romano durante la pausa di uno spettacolo.
Ma soprattutto si era vista scoperta in qualcosa che aveva dovuto reprimere per tanti anni: si lesse seduta a quel tavolino, sotto lo sguardo di un collega. E così si era trovata in un secondo racconto su Erotici Racconti.

Da quel giorno aveva cominciato a parlarmi senza filtri di sé, della sua sessualità e dei suoi kink e delle sue qualità.
“Io squirto, lo sai?” mi disse (io, per un periodo, avrei pensato che millantasse. Avrei scoperto con il tempo che non millantava affatto)
“Devo fare pipì” mi disse molte altre volte.
“Quando la faccio penso a te!” mi scrisse di tanto in tanto.
Mi aveva in pugno

A lungo smisi di scrivere racconti. Cancellando anche quelli in cui era comparsa lei. Stranamente troppo puntuali, troppo precisi per essere pura finzione, mentre noi diventavamo frequentatori abituali delle toilette dei bar di zona, prima.
E degli alberghi ad ore di zona, poi.

In quelle stanze di hotel, in quella nuova realtà parallela, non più immaginaria ma carnale, scoprii cose di me che non immaginavo, fino a trovarmi a maneggiare una cinta nera per colpirla su sua richiesta, alternando parole d’amore a schiocchi di dolore.
Ascoltando lei, la mia testa cominciò a popolarsi di immagini che prima tenevo a debita distanza perché inconcepibili ed inaccettabili: dove prima c’erano lesbiche redhead pelose e curvy che si masturbavano facendo pipì indossando mutandine di cotone, ora cominciavano a comparire donne legate, e dildo enormi che violavano orifizi fino al prolasso, e fruste, e bukkake, e donne che si facevano usare come oggetti per il proprio piacere, per perdere la testa, per non essere più quelle in controllo, per essere quelle che potevano svuotare la mente facendosi riempire da qualcosa di grosso. E un pugno chiuso faceva adeguatamente il proprio dovere.

Perché lei un giorno mi aveva preso la mano. L’aveva osservata ben bene, misurandola con lo sguardo e concludendo con un “Uh: non male!”

I miei racconti su di noi si moltiplicavano. Come le pulsioni incontrollate che avevano cominciato ad abitarmi e mi facevano sentire uno sventurato.

Perché lei mi aveva prospettato threesome con un altro uomo. O incontri in cui l’avremmo fatto davanti alla sua amica desiderosa di vederci scopare. E mi aveva chiesto come mi ponessi di fronte all’idea di lei con uno strap-on.

Fantasie prima estranee alla mia vita. Come estranea mi era sempre stata - fino a quel momento - l’idea che una donna mi violasse con il suo vibratore, io disteso di fianco su un grande letto circolare, arrivando a commentare: “Pensavo avrei sentito di più!” (un indolenzimento mi avrebbe accompagnato nel resto della giornata, mentre svolgevo le mie rispettabili mansioni).
Quindi non era strano che certe immagini da quel giorno avessero cominciato a perseguitarmi, tanto che, tornato a casa da una giornata faticosa a scuola, volendo rilassarmi, non avevo trovato di meglio che buttarmi sul letto, prendere il cellulare e cercare certi video che mai avevo cercato prima.
“La mia sessualità sta deragliando!” Le scrissi su Whatsapp.
“Perché?” Mi chiese
“Avrò passato un'ora a vedere video di donne che usano dildo enormi fino al prolasso; persino una donna mascherata e supina su un tavolo a cui facevano cose tremende ai capezzoli, mentre un uomo ed una donna la penetravano in ogni orifizio con oggetti enormi, e lei urlava incontrollata!

ma non di dolore…

urlava: non solo di dolore… e neanche mi sono masturbato... Nel senso, mi son fermato prima di venire...”

La mia psicologa continuava a dirmi che mi vedeva in gran forma. E, quando le dissi cosa era successo da quei primi racconti, quando le dissi della donna che avevo conosciuto, finalmente si spiegò molte cose. Ché, assieme alla psicologa di mia moglie, continuava a sostenere che da mesi apparivo centrato, e lucido, e solido. Nonostante quello che avevamo passato negli ultimi anni.

Ormai i racconti parlavano solo di lei.

E, parlando di lei, i racconti parlavano di me.

Di me: quell’autore che aveva pubblicato il primo racconto su Erotici Racconti a Luglio del 2022. Quell’autore che all’epoca aveva 49 anni, aveva fatto sesso solo con sua moglie, con cui era sposato da 20 anni. Il che significava che neanche la sua adolescenza gli aveva regalato umidi ricordi di pomiciate o roba che tutti gli altri si concedevano. Che a lui piaceva la paleoantropologia, la letteratura russa, la musica di nicchia e la fisica delle particelle… ah… gli piaceva anche la sua prof di latino.

Che gli faceva sbirciare le sue mutandine bianche sotto la gonna.

Che erano il massimo che avesse mai visto.
scritto il
2026-02-15
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