Mio padre

di
genere
incesti

C'è un sentimento, fra i tanti dell'uomo, che sovrasta gli altri ed è l'amore per la figlia. Spesso altrettanto violentemente corrisposto.
Di sovente è confuso con amore carnale e si consuma in abusi più o meno gravi, sempre condannabili.

Ma è da figlia che posso raccontare.

La storia ha inizio non tanto tempo fa e nacque per caso, in una mattina poco fredda e leggermente ventosa, sotto un Sole chiaro ed un azzurro intenso. Non avevo ancora conosciuto l'uomo di cui porto i cromosomi e lui non sapeva neppure che esistessi. Eravamo soltanto una giovane ragazza ed un uomo che si sono incontrati, ma sarebbe meglio scontrati, fuori di una pasticceria in centro a Prato, la mia città.

Lui mi guardò di sfuggita, rantolando: "scusa".

Io gli sorrisi e le mie dita cercarono, autonome e da subito, le sue. Sentii immediatamente una scarica elettrica attraversarmi dai piedi su fino alla punta dei capelli, tutto il mio sangue si protese verso di lui come fosse polvere di ferro verso una calamita, ma lui mi ignorò e proseguì la sua strada verso la piazza vicina. Io rimasi immobile ad osservarlo nel suo cappotto blu, forse un po' vintage, da cui sbucava un collo alto color panna; come la maglia che stavo indossando io.
Due passi soltanto fece, poi si girò e mi fissò negli occhi. Gli stessi miei occhi: castani come i miei, lo stesso taglio lievemente triste dei miei, la stessa espressione.
Stupore.

So che in lui esplose una reazione simile alla mia.

Tornò indietro e si fermò a meno di mezzo piede da me. Il mio cuore prese a battere fortissimo, con il respiro che stava accelerando e non riuscivo a distogliere lo sguardo dal suo; percepivo che a lui stava succedendo la stessa cosa. Nello stesso istante ci abbracciammo ed all'unisono ci chiedemmo: "chi sei tu?"

Tornammo nel bar, fra gli addobbi rossi-oro natalizi. Ci sedemmo accanto, ad un tavolino più in disparte appena lasciato da una coppietta anziana.
Mi prese la mano e di nuovo il sangue ribollì in me, iniziarono a sudarmi i palmi e persi le parole, lui se ne accorse e sorrise esclamando: "pazzesco!"

- Per me un caffè, a te che porto? -
- Un succo di mirtilli -
- Curioso: piacciono anche a me - disse allontanandosi

"Lo so, è una cazzata -mi dico- che cazzo sto facendo? adesso scappo ...eppure mi fa tanto strano: mi sembra di conoscerlo da sempre, sento che c'è qualcosa"
Mentre stavo pensando questo ed altro, lui tornò allegro, galante e con un atteggiamento più da chi ci sta provando

- Vista l'ora mi sono permesso... -
Disse posando due sfogliatelle sul tavolino.

Ora, non che ci voglia un genio: a chi non piacciono? Però sono le mie preferite.

Iniziammo a parlare con una naturalezza irreale, lui era divertente nel fluire di racconti su di sé e suo figlio, che intervallava chiedendo di me, attento e sinceramente interessato alle mie parole. Non disse niente di una compagna, solo quando nominai mia madre, senza dire che lo fosse, lo vidi arrossare e sfuggire il mio sguardo, cercando, repentino, mille distrazioni.
La conosceva.

L'incalzai, cercai di scalfire la corazza che aveva appena indossato. Ero ad un passo dalla verità, me lo sentivo con tutta l'anima.

- Tu la conosci! -
- È una cosa di tanti anni fa, Matilde -sussurrò- però sì, ho conosciuto una ragazza stupenda con quel nome -
- Come?! raccontami! -
- È tremendamente doloroso -
- So già -
- No, non penso tu sappia -
- Ti ripeto che so -
- Ero innamorato di lei, completamente ubriaco ed impazzito, non mi sono nemmeno reso conto di cosa stesse succedendo... Davvero, Matilde, credimi -
- Come potrei? -
- Forse non puoi, solo il tuo cuore può. Sappi che le ho chiesto centinaia di volte perdono, che avrei fatto qualunque cosa per lei e pensai anche di costituirmi, ma mi convinse a non farlo e così decisi di sparire. Però sapeva dove trovarmi... -

Poi disse con un filo di voce che non lo cercò mai nemmeno negli ultimi giorni. Di colpo sembrava distrutto, roso da un senso di colpa mai sopito e nuovamente lacerante.
Aveva gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, lo accarezzai in volto e strinse la mia mano sulla sua guancia ruvida di una barba grigia di due giorni. Scostai la sedia, sedendomi più sull'orlo, mi avvicinai e mi protesi verso di lui, avvolsi le sue cosce con le mie, come le sue mani il mio viso. Mormorai che non lo odiavo né lo incolpavo di niente e che il fato ci aveva concesso di incontrarci. Abbassai gli occhi sulla sua bocca, mentre sentivo pulsare le mie labbra e seguivo con lo sguardo le mie dita accarezzare il maglione che celava il suo petto.
Lui mi sollevò il mento con la delicatezza di una mano curata ed accennò un sorriso, poi mi baciò. Un brivido mi percorse la schiena ed un desiderio sconcio come un sogno sporco si impossessò della mia mente; una vampa bollente improvvisa mi bruciò l'anima, quando mi sfiorò l'intimità con un ginocchio.

Chiusi gli occhi al tocco fortuito ed avrei voluto quel bacio sulla mia bocca, invece posò la sua sulla mia fronte prima e sulle gote rosse dopo.

- adesso devo andare, Matilde -
- perché?... Ti chiamo dopo? -
- lo farò io stesso più tardi, sono felice -
- mai quanto me! -

Si alzò, regalandomi un carezza sul viso e si dileguò oltre la porta a vetri sotto la loggia in fianco palazzo pretorio.

Da quel giorno, nel crepuscolo dell'anno passato, ci siamo incontrati più volte: venendo a prendermi a scuola, pranzando insieme ed è stato con me anche ad una partita delle mie amiche. Ammetto che sto provando una crescente attrazione per lui, che non credevo possibile, trovandomi a contare i minuti nell'attesa di un nuovo vedersi.

Non ho, però, ancora conosciuto mio fratello.
di
scritto il
2026-01-27
2 2 9
visite
7
voti
valutazione
5.9
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Neve rosso sangue 2

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.