Andreas si è persa e non sa tornare

di
genere
masturbazione

Andreas era di origine cubana, ma era venuta in Italia da bambina.
Andreas era laureata in mediazione linguistica.
Andreas aveva 32 anni.
Andreas stava tutto il giorno in reception, sempre perfetta, sempre impeccabile.
Andreas si muoveva quotidianamente in un segmento di 30 metri: reception, cortile per fumare, bar per un caffè.
Andreas, ogni volta che arrivava qualcuno in sede, lo accoglieva col suo miglior sorriso rotondo.
Andreas sapeva che tra le sue mansioni e competenze, la più importante era il suo culo, formoso, latino, altrettanto rotondo come il suo sorriso.
Andreas era perfettamente cosciente dello squallore di ogni sguardo, palpata “sfiorata”, invito a cena dei vari dirigenti e colleghi.
Andreas sapeva che la casa, la macchina, una vita migliore, un futuro migliore passavano dal piegarsi, a tutto questo si intende, che credete…
Poi arrivó quel mercoledì mattina di metà gennaio.
Erano le 11, Andreas si appoggiò al bancone, chiese ad Antonio, il barista, il solito caffè schiumato e aspettó, senza rivolgere parola a nessuno.
All’estremità destra del bancone era affisso il menù del pranzo giornaliero, Andreas si sporse per leggerlo e fu allora che notò, con la coda dell’occhio, lo sguardo addosso di una figura alle sue spalle.
Luca, degli informatici, la stava divorando con gli occhi, era imbambolato, completamente sconnesso dal resto del mondo circostante.
Quando Andreas si girò, lui distolse lo sguardo, vistosamente imbarazzato, e tornò a bere il suo cappuccino.
Andreas era abituata a quel tipo di sguardi, ma in quei miseri istanti aveva percepito una delicatezza negli occhi di lui, una novità , un’elegante attrazione, un rispettoso apprezzamento e, qualunque cosa fosse stato, le era piaciuto.
Andreas fece finta di niente, tornò a concentrarsi sul bancone e poi sul suo caffé, sicura che quel collega avesse ricominciato a guardarle il culo.
“Ma sai che c’è? - si disse - guardamelo pure. Mangiatelo con gli occhi. Divoratelo. Scopatelo, nella tua fantasia. Te lo sei meritato. Magari mi guardassero tutti come mi hai guardato tu.”
Andreas finì il suo caffè, si giró in direzione della cassa, ma prima si voltó di nuovo a guardare Luca; lui alzó di scatto il volto e i loro sguardi si incrociarono, lei gli accennó un sorriso, che lui fu troppo impacciato per ricambiarlo, poi andò a pagare e tornó alla reception.
Si, quel sorriso lo aveva trafitto, pensó Luca, quasi quanto lo aveva trafitto il suo culo. Finì di corsa il caffé, tornó in ufficio, resistette mezz’ora, poi dovette chiudersi in bagno.
Si masturbó avidamente su Andreas, su quel sedere, su quello sguardo, scopandola in quel bar, svuotato di tutti tranne che loro due, mettendola a pecora addosso a quel bancone, strappandole quel maglioncino bianco, sbattendola a cosce larghe su uno di quei tavolini e sborrandole sulle tette; esplodendo in realtà addosso al muro.
In tutto questo, ad Andreas, a ridosso delle 18 arrivó il solito invito del mercoledì a cena e che non poteva rifiutare.
Andreas mangió poco quella sera, avrebbe solo voluto sdraiarsi sul suo letto e chiudere gli occhi.
Andreas, dopo la cena, si trovò nella solita enorme suite, del solito hotel a 5 stelle.
Andreas conosceva ormai a memoria quella crepa nella tappezzeria del muro dietro al letto, l’aveva guardata fissa e riguardata e riguardata troppe volte in quegli ultimi 8 mesi.
Andreas quella sera decise di chiudere gli occhi e nella sua testa comparve d’impatto lo sguardo di Luca, nella sua immaginazione si palesò il suo cazzo, se lo immaginó e così fu come sentirlo davvero dentro.
I pantaloni stavano gettati per terra, ai piedi del letto, perché glieli aveva levati lui.
Il tanga era scostato, perché glielo aveva scostato lui.
Grazie a Luca si bagnò senza aiuti.
Grazie a Luca poté urlare per la prima volta in 8 mesi.
Grazie a Luca riuscì a godere.
Per Andreas, nonostante il solito schifo, addormentarsi quella notte fu più facile.
scritto il
2026-01-14
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