Coppia Inattesa Cap 3

di
genere
etero

Ciao a tutti! Ho ripreso anche Coppia Inattesa, sperando di fare cosa gradita.
Buona lettura!


“Tuo Padre mi ha dato l'indirizzo. Wow ti fai davvero tutto questo tragitto, ogni giorno, con l'autobus?”
“Usare la macchina tutti i giorni costa.” Fece Davide dopo essersi stropicciato gli occhi.
“Guarda che sono proprio io.” Disse con tono ironico. “Posso disturbarti un secondo?”
Davide guardò dietro di lui lo zio che stava lavorando a sua volta con la macchina da cucire, sorrise.
“Vai pure tranquillo. Una pausa ti ci vuole.”
I due uscirono. Erano quasi tre mesi che non si vedevano più. Il suo sguardo nero da cerbiatta oltre a fargli passare la fatica gli procurò una sensazione di goduria.
“Come stai?”
“Molto meglio. Io invece ti vedo bene.” Affermò la ragazza sorridendo candida.
“Grazie. Tua madre lo sa che qui?”
“Certo che lo sa.”
Ti pareva. Si disse Davide.
“Ma non devi più preoccuparti troppo. Alla fine aveva ragione lei. Quella volta non ero in grado di ragionare lucidamente. Se avessimo continuato, ti avrei usato come una sorta di bambolotto e finito col ferirti.”
Davide ripensò a quella giornata d'Agosto, in effetti poco c'era mancato. Che dolce a preoccuparsi del fatto che, dopo uno sfogo sacrosanto, lui potesse prenderla nel modo sbagliato. Cosa che non sarebbe mai successa perché lui le voleva bene.
Però… Era stata molto gentile ed empatica nel considerarlo così tanto.
“Ora ti sei ripresa?”
Lei scosse leggermente la testa. “Sì e no. Forse non mi riprenderò mai del tutto ma…” Fece un paio di sospiri. “Devo reagire. E devo farlo da sola.”
Davide annuì tutto contento. L'idea che fosse divenuta più combattiva gli faceva piacere.
“E' bello sentirtelo dire.” Disse con un tono pregno di energia. “Spero che tu ci riesca.”
“Grazie.” Sorrise tutta contenta. “Passando ad altro: c'è una mia amica che compirà gli anni questo fine settimana. Mi ha invitato. Vorrei che mi accompagnassi, se vuoi naturalmente.”
Davide non credeva alle sue orecchie. Stava succedendo davvero? Inoltre, vide il suo visino sorridente arrossire abbastanza.
“Ci mancherebbe altro.” Rispose lui senza quasi pensarci.
Lei annuì sorridente mostrando i denti bianchissimi.
“Mi fa molto piacere.”
Si fissarono negli occhi neri per qualche secondo. Ancora sentiva un grande tocco di energia.
“Dai ti lascio lavorare. Ci sentiamo presto.”
Per Davide fu abbastanza difficile rimanere concentrato quel pomeriggio. Era davvero molto contento. Forse la madre voleva dargli la possibilità di dimostrarle che lui non era come Simone. E così avrebbe fatto.
Sabato sera, la festa, la fecero all'interno del locale che era sia ristorante che discoteca: la serata era divisa in quelle due parti.
La cena andò più che bene, con fiumi di alcol e tante risate. La maggioranza di quei ragazzi lui non li conosceva, ma andò bene comunque.
Quella, invece, che andò un po' meno bene fu la disco notturna: tipo di serata che proprio non riusciva a sopportare.
In mezzo a quel casino gli si appiccicò anche una tipa, non proprio bella ma abbastanza simpatica. Il problema era che con quella maledetta musica assordante non riusciva a parlare.
I due dovettero uscire per riprendersi dal tremendo rintronamento.
Neanche fosse bella come musica. Le intenzioni della ragazza non erano neanche tanto malvagie, voleva il suo numero di cellulare per potersi rivedere in un posto più tranquillo. Davide a causa dell'ubriachezza stava anche per farlo. Poi una delle amiche di Claudia, tutta spaventata, uscì a cercarlo.
“Ma che diavolo è successo?” Chiese a gran voce.
“E' Claudia! Ha collassato sui divanetti!”
Davide non riuscì a crederci. Maledizione! Un po' gli dispiaceva di lasciare la tipa in quel modo, ma Claudia era una sua responsabilità.
Purtroppo era ubriaca fradicia. Del resto era da tanto che non beveva più a certi livelli. Lo spettacolo era quello che gli avevano descritto: la trovò inginocchiata sulla tavoletta del bagno, diceva frasi sconnesse, non si riprendeva, e fuori dal bagno c'era la fila. Prima la fece poggiare su di lui e la portò fuori con calma. Non emanava un buon odore.
“Ci penso io a riportarla a casa.” Disse Davide all'amica festeggiata.
Lei replicò di farle sapere non appena fossero rientrati.
Ci mancherebbe. Si disse Davide. Prima la caricò in macchina e poi decise di portala a casa di lei, lasciandola nella sua camera. Per fortuna la madre dormiva. Sarebbe stato un gran problema spiegarle della figlia.
Già che c'era, Davide, cercò di lavarla e toglierle un po' di odore di vomito, ma non era semplice.
Anche perché era cosciente ma non riusciva a stare in piedi. Quindi doveva tenerla per tutto il tragitto fino al suo bagno.
“Scusa se ti ho rovinato la serata…”
Era diventato la sua frase principale per quella sera.
“Figurati!”
Gli rispondeva ogni volta, mentre cercava di ripulirla. Purtroppo i suoi movimenti sconnessi non gli rendevano la cosa facile. Per cercare di tenerla dritta, Davide dovette abbracciarla da dietro: i rispettivi bacini entrarono in contatto, sentiva il didietro di Claudia aderire al suo cavallo. Cercò di non farci caso, ma era molto difficile. Anzi…
Il contatto con quel culetto così morbido, era davvero intenso.
Il suo membro si era svegliato, sembrava aderire perfettamente allo spazio.
Davide fomentato strusciò l'uccello almeno una decina di volte, tra le morbide chiappe, palpandole senza pudore. Ansimava come un animale famelico, lo voleva.
Il cuore gli batteva forte a causa di quel continuo strusciarsi.
Poi, per fortuna, si riprese. Cercando di scuotere la testa.
Anche perché Claudia sembrava incosciente. Maledizione! Che gli stava prendendo?
La portò di peso in camera che comunicava col bagno. Poi l'adagiò sul suo letto.
Le tolse le scarpe prima, poi i calzini, erano tutti bagnati e puzzolenti. Non poteva lasciarla così.
Si fece coraggio, e le sbottonò i pantaloni Jeans. Erano piuttosto attillati e nel cercare di sfilarglieli, vennero giù anche le mutandine bianche e bagnate, segno che doveva essersi anche pisciata addosso.
Il vero problema per Davide che si trovava in ginocchio sul letto, fu quello che vide tra le gambe di lei. Erano oscenamente larghe, il monte di venere esposto senza un singolo pelo. Le labbra esposte erano una visione, che per un momento sembrò quasi brillare di luce angelica.
Certo che era davvero ubriaco.
Claudia gli piaceva troppo, ma non voleva dare l'impressione di approfittarsi di lei.
Eppure il desiderio recondito.
Lei ronfava alla grande, e lui non riusciva a distaccare gli occhi da quella meraviglia della natura.
Veloce finì di sfilarle i pantaloni. Non ragionava più, sentiva il cuore battergli a mille, il pensiero che Claudia fosse così vulnerabile, gli fece indurire il cazzo come una pietra. Non ricordava l'ultima volta che si era eccitato così.
Davide si chinò tra le sue gambe, e, quasi in automatico, iniziò a baciarla, sentiva un leggero odore di piscio. Non si fermò. Iniziò a leccarla, del sapore acre non gli importò, passò la lingua sulle labbra infuocate aprendola a forza di leccate ed infilandola sempre più a fondo.
Claudia ebbe delle effusioni, possibile che si fosse svegliata?
Davide alzò un attimo gli occhi: dormiva profondamente.
Non gli era mai successo di fare una cosa del genere, di leccare una ragazza mentre dormiva. L'eccitazione e l'alcol, gli impedirono di fermarsi. Andò avanti, esplorando sempre più a fondo, con la lingua, il buco più sacro di Claudia. Il pensiero che non fosse cosciente ma godesse inconsciamente lo faceva eccitare davvero tanto. Più aumentava la frequenza delle leccate, soprattutto sul clitoride, più i sospiri di godimento si moltiplicarono: divenendo sempre più forti.
L'ultimo fu tale che scosse le fondamenta del suo corpo, inondando la bocca di Davide di caldi umori. Quello sì che avevano un gran sapore.
Claudia si mosse all'improvviso, Davide credette si fosse svegliata.
Invece si girò sul fianco destro, continuando a dormire.
Cavolo! Gli era davvero preso un colpo.
Davide decise di lasciarla dormire. Rientrò a casa vide il suo cazzo ancora pieno e fremente. Non poteva crederci: la sua voglia di scopare Claudia non lo faceva più ragionare. Si fece una sega, neanche un minuto che venne, imbrattando il muro del suo bagno.
Si fece una bella doccia, per calmarsi.
Prima di addormentarsi si rese conto che aveva abusato di Claudia, e quella era stata una grande stronzata.

'Tutto era cominciato da quell'attimo. Quel giorno avvertivo qualcosa di diverso nell'aria. Una strana fragranza. Odore di cucinato forse? A quell'ora nessuno si trovava a casa. Riuscii ad alzarmi, uscito dalla mia stanza, la porta dava nella salone con angolo cottura, odore di cornetto appena scaldato col microonde m'inebriava. La dolce melodia degli uccelli giungeva dalla porta finestra socchiusa, assieme alla luce del mattino, mi accompagnarono fino al tavolo apparecchiato.
Seduta sulla parte libera della tovaglia c'era… Non potevo crederci.
“Ben svegliato amore.”
La sua voce era così dolce e servizievole. La testa era coperta da una maschera di lattex nero con delle puntine, all'altezza del volto era attaccata l'immagine di Claudia? Una foto col suo volto, espressione tranquilla e sorridente. Indossava solo delle calze scure, con eleganti giarrettiere, scarpe nere con tacchi alti, simili a quello delle cubiste.
All'altezza del pube teneva un fine tanga nero anch'esso. Lasciava ben poco all'immaginazione. Per il resto, null'altro copriva quella figura snella. Dopo essermi seduto lei iniziò ad imboccarmi, poi non ricordo nemmeno come avvenne, dopo l'abbondante colazione, lei era in piedi davanti il lavello a lavare la tazzina assieme al piattino, la vidi mentre mi dava le spalle, di colpo l'abbracciai: le feci sentire tutta la consistenza del mio pacco. Il mio cazzo dritto, quasi di pietra s'insinuò tra i suoi glutei pieni, tondi, sodi, separati solo dal perizoma. Poi le mani sulle sue tette nude, carezzandole in tutta la loro rotondità, i capezzoli sono turgidi, dolci chiodini in quelle morbide protuberanze. Dopo averle impastate per bene mi tirai giù le mutande, strofinandole l'uccello in tutta la sua lunghezza nel solco delle chiappe, e poi nelle calde labbra vaginali. La sua voce ansimante, mi arriva alle orecchie. A quel punto non mi tenni più: con furia le strappai via le mutande, saggiando la sua fessura, senza peli, bagnata, entrai senza fatica, il suo calore mi avvolge l'intero pene. Le stringo le bellissime tette, continuando a pomparla alla grande, senza più fermarmi.
Sento… Sento…
Qualcosa cambiò all'improvviso. Il suo volto, si sgonfia come un palloncino, mentre il suo corpo si sgretola. Nemmeno fosse una bambola di porcellana, tutto attorno a me si ruppe. Nulla rimase coeso.
Poi vedo la foto di Serena sorridente. La mia ex-fidanzata…
“Non azzardarti a tradirmi!”
'
Davide si svegliò, tutto sudato, con la faccia tra le mani e il respiro corto.
Che razza di sogno aveva fatto.
“Ehi!” Fece la madre che bussò alla porta. “Mi è sembrato che urlassi. Tutto a posto?”
Cercò di rassicurare la madre che si preoccupando.
“Niente mamma! Ora vengo a fare colazione.”
Così fece il ragazzo. Dopo essere andato in bagno, dandosi una sciaquata, scese in basso, tutto stranito da quella situazione.
Al tavolo rotondo con una simpatica tovaglia a quadretti verdi: dov'era il salone con angolo cottura, lì, c'era, eccezionalmente, suo Padre. Stava facendo colazione, mentre sua Madre finiva di preparare il caffè con latte, come piaceva a lui.
“Incubi Giovincello?” Fece subito ironico il padre.
“Ho bevuto un po' troppo ieri notte.”
Disse Davide stropicciandosi gli occhi. La testa suonava come un tamburo, era ancora scombussolato.
Prese posto al tavolo, dove già era pronto un pacchetto di biscotti, come piaceva a lui.
“Poverino!” Disse ancora il Padre ridacchiando.
“Smettila di prenderlo in giro.” Intervenne la madre.
“Non gli sto dicendo nulla.” Disse l'uomo grattandosi appena i capelli corti e brizzolati.
“A proposito.”
Tirò fuori una bustina di carta di quelle delle lettere e gliela porse. Davide controllò l'interno dentro c'erano un bel po' di soldi in contanti.
“Tuo zio ti manda le ultime due mensilità. Sei contento?”
“Cavolo sì!” Rispose con un ritrovato vigore. “Apprezzo sempre i giorni di paga.”
“Lo credo.” Riprese il padre. “In ogni caso, per ora hai appreso solo le prime piccole cose. Lui vorrebbe pure farti crescere, però, devi essere tu a scegliere. Tieni presente che fino a fine ottobre, continuerai a stare da lui. Poi inizierà un periodo, da novembre a dicembre, dove non avrà il tempo di starti dietro. L'anno prossimo se vorrai lavorare con lui, dovrai cominciare ad imparare sul serio. Tranquillo.” Aggiunse ancora il Padre. “Non si tratta mica di una bocciatura.”
“Magari.” Intervenne di nuova la madre. “Visto che hai capito come funziona il lavoro: potresti andare in qualche azienda che ti tratta come tutti gli altri, anche se in un campo diverso.”
Per Davide quell'idea non era male. Cercare qualcosa in cui riuscisse bene. Anche vedere come funziona quando nessuno ti conosce.
Tanto da suo Zio ci poteva tornare quando voleva.
Sua madre gli porse il caffè latte già zuccherato.
“Forse potrei provare a cercare un lavoretto per natale.”
Suo padre assentì tutto contento.
“Cosi mi piaci Giovincello.”
Anche la madre sorrise, molto soddisfatta.
“Nella vostra collaborazione, mio fratello si è comunque divertito a modo suo. Ha persino parlato di un bel flirt che hai avuto con una studentessa qualche settimana fa.”
Quell'affermazione fece quasi andare di traverso un biscotto a Davide, per non parlare della conseguente vergogna.
“Io e mio fratello non abbiamo mai avuto segreti.” Ironizzava ancora il Padre. “Hai combinato qualcosa con la biondina?”
“Papà”
“Cos'è questa storia?” Chiese piuttosto incuriosita la madre. “Perché accidenti non mi hai detto nulla?”
Stavolta era abbastanza contrariata. Davide venne colto da un'improvviso senso di vergogna.
Si chiese se lo Zio avesse detto quella cosa di sua iniziativa.
Neanche gli avesse letto nel pensiero. Il padre serioso per la prima volta.
“Io non voglio intromettermi nella tua vita, ma, se tu mi nascondi qualcosa, io penso automaticamente che si tratti di qualcosa di brutto, e se non so di cosa si tratta poi non posso proteggerti.”
“Papà. Non è successo nulla.” Disse Davide cercando di sdrammatizzare.
“Se non è successo nulla di grave.” Intervenne la madre. “Allora perché mi hai taciuto una cosa del genere?”
“Il fatto che io parli con una ragazza è diventato un problema? Così all'improvviso?”
Entrambi i genitori, seriosi, lo fissarono.
Temevano che succedesse un altro caso come Serena.
Ci aveva messo mesi a riprendersi e non volevano rivederlo in quello stato.
“Io non pensavo fosse tanto importante.”
“Guarda che nessuno vuole impedirti di frequentare ragazze nuove!” Sua madre si stava arrabbiando, la cosa non le piaceva neanche un po'.
“Però, vogliamo essere informati. O dobbiamo fare anche noi come Renata?”
Addirittura lo minacciava di ricorrere alle maniere della madre di Claudia.
“D'accordo.” Fece Davide con calma. “Vi ribadisco che non c'è stato nulla con quella ragazza. E vi giuro che non volevo farvi preoccupare.”
“Lo spero per te Giovincello.”
“Finisci la colazione.” Concluse la madre.
Davide passò il resto della giornata in camera sua. Non si aspettava davvero una cosa del genere. Su una questione, tra l'altro, del tutto innocua.
Poco importava, sarebbe passata a tutti e due.
Stava giocando ad un videogioco di Call of duty, uno sparatutto in prima persona, per ingannare il tempo. Non era proprio il suo tipo di gioco, ogni livello era sempre troppo simile agli altri, ma era divertente.
Al quel punto suonò il suo smartphone. Spinse pausa. E poi guardò il cellulare. Il numero non lo conosceva.
Chi poteva essere?
Rispose alla chiamata.
“Pronto?”
“Pronto.” Una voce femminile. “Ciao Poeta! Spero di non disturbarti! Ti ricordi ancora di me, vero?”
Quella voce… Ma certo che la riconosceva.
“Michela.”
“Sì. Sono io.” Disse scherzosa. “Piacere di risentirti.”
Era proprio lei. Gli venisse un colpo. Davide sentiva il cuore battergli all'impazzata. Come poteva essere? Aveva appena preso un rimprovero bello grosso dai suoi per una cosa che non c'era stata. Ed ora quello?
Una situazione davvero pazzesca.
“Qualche problema?” Chiese con garbo.
“No. Sono solo un po' stanco. Ieri ho fatto nottata.”
“Davvero? Ma bravo. Immagino che tu abbia rimorchiato.”
Davide sentendo quella battutina, gli venne in mente Claudia e quanto accaduto la notte prima.
“Veramente… No.”
“Anche se fosse non lo diresti, giusto?”
Parlava se fossero vecchi amici. Da dove arrivava tanta confidenza? Non riusciva davvero a capire perché dovesse rendere conto a lei?
“Invece di fare battutine.” Tagliò corto. “Vuoi spiegarmi come hai avuto il mio numero?”
“Tuo zio.” Rispose prontamente lei. “Mi ha gentilmente lasciato il tuo cellulare.”
Adesso capiva perché suo Zio aveva pensato che avessero una relazione.
“Non sembri tanto contento di sentirmi.”
“In effetti.” Disse serioso Davide. “Perché dovrei esserlo? Quella volta non ti sei più fatta sentire.”
“Temo che tu stia facendo un po' di confusione Poeta: avevo solo detto che dopo l'esame, ci avrei pensato sopra. Dal mio punto di vista non dovevo fare altro. Comunque ci stiamo sentendo adesso. Giovedì prossimo, in serata, possiamo andare a mangiare una pizza, così riusciremo a parlare un po'. Se la cosa t'interessa beninteso.”
Davide quasi non riusciva a crederci. Non sapeva bene cosa fare in realtà. Paradossalmente aveva appena bisticciato coi suoi genitori, proprio per quanto accaduto con lei. Anche se poi, Michela non c'entrava nulla: erano seccati per il fatto che lui nascondesse le cose.
Però, alla fine, neanche loro dovevano trattarlo come un bambino. L'idea fare conoscenza con una ragazza tanto avvenente non era semplice da rifiutare.
“E va bene.”
“Ma dai.” Ironizzò lei. “Ci hai dovuto pensare tanto prima di fare questo sacrificio.”
“Hai già in mente il posto?” Chiese Davide.
“Mercoledì ti mando i link su WhatsApp. Puoi scegliere tu se vuoi.”
“Grazie. Quanto sei gentile.”
Lei rise tutta tranquilla.
Poi lo salutò cordialmente.
Bravo idiota, si disse Davide.
Aveva fatto quello che non doveva. Prendere appuntamento con qualcuno di cui non poteva dire nulla ai genitori. Ed ora? Voleva davvero fare un passo del genere? Rischiando di perdere la stima dei suoi?
C'era sempre il rischio che se glielo avesse detto avrebbero pensato che li stesse prendendo in giro. Una gran bella seccatura.
Ormai aveva detto di sì, purtroppo. Forse era meglio chiamarla e disdire.
Un trillo dello Smartphone lo fece quasi balzare.
Era proprio Michela che gli aveva mandato un messaggio.
-Grazie per aver accettato. Questo è un piccolo incentivo ad esserci-
Sotto c'era una foto della sua scollatura, i suoi seni erano quasi scoperti. Cavolo! Gli stava già venendo duro.
Alla faccia dell'incentivo. Quella sapeva davvero come provocarlo.
Gli mise un paio di faccine sorridenti col fuoco. E poi chiuse la conversazione. Sarà meglio metterci una piccola password allo Smartphone.

Continua.
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2025-11-30
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