Zeudi Pt.4

Scritto da , il 2022-05-10, genere bondage

- E a te che effetto ho fatto?
- lo stesso che agli altri, con la differenza che io non mi limito a farti video mentre balli semisvestita, o palparti fugacemente il culo mentre ti sono accanto.
- e chi mi avrebbe palpato il culo scusa?
- che ho visto con certezza quattro ragazzi e una ragazza. Ma potrebbero essere stati di più...pensavo te ne fossi accorta e ti fosse persino piaciuto.
- ma manco per il cazzo!
- duchessa...
- ma duchessa questo paio di palle! E non hai fatto niente?
- non sei la mia ragazza.
- tua sorella si però
- ripeto, siccome di natura non sono geloso e tu non hai dato segnali di fastidio ho pensato che ti andasse bene e non sono intervenuto.
- quindi se io, per fare un esempio, mi fossi baciata con qualcuno a te sarebbe andato bene?
- Zeudi, tesoro, si, e per due motivi. Il primo é quello che ti ho appena detto, ed il secondo é che ti rispetto, e anche tanto, per cui sei libera di fare quello che vuoi.
- ma sono anche la tua schiava, no?
- a casa si, fuori c'è una complicità e ci divertiamo insieme. O sei così coinvolta che vorresti che ti trattassi come una mia schiava sempre?
- si!...no...non lo so! È tutto nuovo, confuso. Però visto che mi hai fatto vestire così, dopo ieri sera e stamattina, credevo che volessi...
- stasera volevo che ci divertissimo. E poi non eri quella femminista?
- fino a questa mattina ne ero convinta. Adesso un po' meno
- e anche qui sbagli. Per me sarai sempre una ragazza decisa, coraggiosa, capace di imporsi e di decidere chi vorrà essere, a prescindere da come ti piace vivere il sesso. Sono due cose nettamente distinte, non é che diventare una schiava, mia o di un altro ti trasformerà in uno zerbino che si fa comandare a bacchetta, se non in situazioni ben definite. Al ristorante ho ordinato per te perché conosco il menù e conosco te abbastanza da sapere cosa avresti preferito, non perché volevo importi di mangiare quello che volevo io. Il vestito mi piaceva vedertelo addosso, tutto qui, e mi é piaciuto guardarti ballare così rapita da farti arrivare in un'altra dimensione. Poi, se mi chiedi se pensavo che mi sarebbe piaciuto vederti ballare nuda? Si. Che ti avrei scopato dentro il locale? Esatto. Mi sarebbe piaciuto vederti ballare nuda solo per me? Anche. Che mi sarebbe piaciuto guardare qualcuno scoparti? Tanto. Sto pensando che stanotte vorrei farti molto male prima di scoparti? Ovvio. Credo che tu sia così eccitata che arriveresti a chiedermi di scoparti? Assolutamente. E tante altre cose.
- ti avviso che sto rovinando il vestito o il sedile della macchina...
- non fa nulla. Io rovinerei te...
Al primo viottolo sterzai bruscamente. Eravamo ancora sul mare, e sperai di aver imbroccato un sentiero che portasse verso la riva.
- non ci arrivo a casa così. Schiava o no, adesso voglio essere scopata!
- così si parla!
Fermai la macchina e gli saltai sopra. Era la prima volta che lo baciavo, senza remore e con una passione sfrenata. Scivolai sul sedile posteriore e quando mi vide in ginocchio su di esso con il petto appoggiato sul baule, con niente sotto al vestito a nascondermi al suo desiderio. Lo sentii seguirmi e mettersi dietro di me senza una parola, con il cazzo duro e puntato contro di me, e sentii un po' di male quando mi penetrò bruscamente, esattamente come avrei voluto che fosse. Ero io a concedermi, ad esigere che mi desse piacere, ma che lo facesse come se la mia figa gli fosse dovuta. Venni per la prima volta mentre sulla strada principale passò un'altra auto. L'avevo sentita da lontano nel silenzio rotto dai miei guaiti, e pensai che potesse essere qualcuno che mi aveva visto al club. Pensai che avrei voluto essere legata e vista da qualcuno di quei ragazzi dalle mani lunghe mentre Cesare mi prendeva senza tanti complimenti, come avrebbero potuto fare loro. Mi sollevai leggermente appoggiando le mani all'auto, e gridai il mio piacere nel momento in cui l'auto oltrepassò lo stradello senza rallentare. Peccato per voi ragazzi dalle mani lunghe, che magari vi masturbetete guardandomi più tardi nel vostro telefonino, e nello stesso momento Cesare si starà già gustando il mio dolore, a casa, ammirata e umiliata. Venni altre due volte, in rapida successione, quando Cesare mi prese le mani e mi torse i polsi tenendoli dietro la schiena con una mano e sculacciandomi con l'altra, e avrei voluto che andasse avanti fino a sfinirmi, ma Cesare mi lasció libere le mani e si ritrasse da me.
Pensai che volesse cambiare posizione, ma quando mi voltai leggermente così che si stava chiudendo i pantaloni.
- perchè? Ho fatto qualcosa di sbagliato?
- tutt'altro, ma adesso dobbiamo andare a casa, devo finirti come voglio io
- devi legarmi e torturarmi prima? Perché non lo fai qui? Non mi ribelleró a nulla che tu voglia farmi...
- no. A casa, e togliti il vestito
- non capisco. Se...
- ho detto togliti quel vestito, ora. E fallo davanti ai fari.
La durezza di quell'ordine riaccese il mio desiderio. Mi piaceva davvero che mi comandasse e scegliesse lui tempi e modi. Scesi dall'auto e una volta nell'arco dei fari dell'auto lasciai cadere il vestito ai miei piedi lo raccolsi nel modo più sensuale che mi venne in mente e lo lanciai sul cofano, poi rimasi ad attendere. Cesare accese la radio e cercó M2O. Capii che voleva vedermi ballare e lo accontentai. Dopo vari minuti di esibizione abbassó il volume.
- sali
- ripresi il vestito e montai in auto, dove lui mi aspettava con la cintura dei pantaloni in mano.
- dammi le mani
Allungai i polsi verso di lui, ma mi fermó subito
- le voglio dietro
Mi voltai di spalle e incrociai i polsi dietro la schiena. Lui me le sistemó in modo che gli interni dei polsi si toccassero prima di arrotolarvi la cintura in più giri prima di stringere la fibbia e bloccarmi. Azionó il comando del tetto che richiuse l'abitacolo.
- voglio arrivare in fretta, andiamo a prendere l'autostrada. Forse qualche camionista potrà darti un'occhiata, e la telecamera del telepass probabilmente ti inquadrerà.
- ok...
Sul breve tratto di autostrada continuò a solleticarmi fra le gambe, lasciandomi in un perenne stato di preorgasmo. Superammo un solo pullman, ad una velocità solo di poco superiore, come se Cesare volesse condividere la sua preda con l'autista e gli occupanti, ed evitano di guardare nella loro direzione per non sapere se mi avessero notata. Passammo il casello e strinsi le gambe, mmaginando la faccia dell'operatore alla telecamera. In breve arrivammo a casa e Cesare rovistó alla ricerca di qualcosa. Dentro un cassetto trovó un vecchio collare e me lo chiuse attorno al collo. Era piuttosto stretto, e mi rendeva un po' difficoltoso respirare.
- ti dona.
- grazie...
- andiamo di sopra
Infiló un dito nell'anello del collare e gli andai dietro
- mi frusterai?
- si, ovviamente
- e mi farai molto male?
- la frusta non sarà il peggio che subirai.
Continua..

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