Fantasie

Scritto da , il 2020-10-17, genere gay

FANTASIESESSO DI GRUPPO MOLTO SPECIALE

Accadde quando ebbi raggiunto la soglia dei 60 anni.
Ormai da qualche tempo con mia moglie, specie dopo che aveva subito l’asportazione delle ovaie, non si scopava più: fare sesso le procurava dolore.
Ma la mia sessualità era ancora prorompente, avevo ancora un fisico integro, avendo sempre fatto sport.
Sporadiche scopate con mercenarie mi lasciavano sempre insoddisfatto.
Mi tornavano in mente fantasie giovanili, quando, immaginando un consesso di uomini nudi, con inculate reciproche, chiuso in bagno, mi infilavo un dito in culo con la mano sinistra, segandomi con la destra e inondando la vasca di sborra, con immenso piacere.
Forse, mi dissi, è venuto il momento di realizzare tali fantasie.
Un giorno che mi sentivo particolarmente eccitato, presi il coraggio e risposi all’annuncio di un trans di Roma. Si chiamava Erika e l’avevo scelta dopo aver visionato varie foto di annunci trans: aveva un bel viso, un corpo snello, slanciato e. soprattutto, un cazzo aggraziato, non spropositato e un culo sodo e ben proporzionato.
A dire il vero, il risultato del primo incontro fu deludente. Non che Erika fosse inferiore alle aspettative, anzi; ero io che, pur deciso a far quel passo, mi scoprii estremamente imbarazzato, tanto che quando lei mi propose cosa volevo fare, mi limitai a dire “tutto”, senza specificare.
Mi propose un 69.
Era la prima volta che qualcuno mi metteva un cazzo in bocca. La sensazione era piacevole: era morbido, liscio, sapeva di lavanda. Lo scappellai, lo baciai, lo succhiai, lo ingoiai, lo sentii pulsare nella mia cavità orale. Mentre Erika si stava dando da fare con il mio cazzo. Ma l’emozione e la voglia erano tante, che, quando lei cominciò a farsi largo con un dito nel mio buco del culo, non riuscii a trattenermi e gli venni in bocca, Mi piacque il fatto che non si sentì contrariata, ma che anzi cercasse di consolarmi, dicendomi “andrà meglio la prossima volta”.
Ci furono anche altri incontri, segreti e mercenari, nei quali, vinta ormai la timidezza, diedi il meglio di me, infilandole il mio uccello nel suo grazioso buchetto, inondandolo di effluvi di sborra e godendo da matti. Una volta fu Erika a sverginarmi il culo: non lo avevo mai preso e non mi dispiacque affatto; Erika fu molto delicata, dopo avermelo leccato a lungo e spalmato con vaselina, mi appoggiò il suo cazzo al mio buco e con una pressione, dapprima leggera, poi sempre più decisa e insistente, mi entrò dentro completamente. Non mi fece molto male e, comunque, il piacere era superiore al dolore; era come un dito infilato in un guanto, perfettamente aderente; sentivo quel salsicciotto indurito pulsare nel mio sfintere, mi riempiva, mi estasiava, le anche protese verso il suo pube per riceverlo tutto. Raggiunta la meta (introduzione completa del suo pene nel mio ano non più vergine), Erika cominciò a stantuffarmi, dapprima con movimenti lenti e secchi, poi sempre più veloci, in un crescendo rossiniano, che mi costringeva ad appoggiarmi con forza alla ringhiera del letto, col mio cazzo turgido che mi rimbalzava nella pancia-
Avvertii che stava venendo dalle pulsazioni del suo cazzo, ormai duro allo spasimo, senza, peraltro, senza che la mia scopatrice arrestasse il suo, ormai furioso assalto.
Fu piacevole sentire, subito dopo, il fiotto di sperma caldo che invadeva il mio retto, tanto che, per gratitudine, mi offrii di ripulirgli la cappella con la lingua e la bocca, assorbendo e inghiottendo quel che rimaneva del liquido seminale, frammisto ai depositi interni del mio sverginato culetto.
Ne uscii col culo in fiamme e dolorante e con l’angosciosa sensazione di aver oltrepassato la linea di non ritorno. Angoscia che, per la verità, durò poco, poiché, quando ripensavo all’accaduto, mi eccitavo spudoratamente.
Continuammo a frequentarci in più occasioni; ormai facevamo coppia fissa, tanto che Erika, ormai, si rifiutava di farmi pagare e spesso, dopo le scopate, restavamo a parlare a lungo.
Fu nel corso di uno di questi incont ri che la mia partner, sentendomi fantasticare di orge e di sesso di gruppo omo, mi parlò di una curiosa associazione, che aveva sede in una spa, a pochi chilometri da Roma, gestita da tale Dante, nome d’arte Patrizia, un-una cinquantenne che in gioventù era stata molto bella e che aveva fatto i soldi vendendo il suo culo a persone facoltose, associazione che aveva il curioso nome di Amo Sodio (capii più tardi che era l’anagramma di “Io Sodoma”).
Per essere ammessi occorreva diventare soci, pagando una quota piuttosto sostanziosa (ma Erika mi convinse che ne valeva la pena, in quanto si aveva modo di conoscere una quantità di gente di classe e, nelle serate dedicate, di solito il mercoledì, “vi si scopava come ricci, in ammucchiate pazzesche”); altra condizione era quella di sottoporsi ad una solenne cerimonia di iniziazione per il nuovo adepto, prima che si scatenasse la festa vera e propria, in onore dell’iniziato.
E così, un piovoso mercoledì di novembre, io ed Erika ci recammo in questa spa: una casa colonica perfettamente ristrutturata, mantenendone l’antico aspetto, circondata da piante diverse e da una miriade fiori multicolori. L’interno era, invece, moderno-futurista, con un tripudio di specchi, anche sul pavimento e strani lampadari a forma di missili spaziali.
Alla concierge, un uomo pesantemente truccato da donna, ma di bell’aspetto, mi fece firmare il modulo di iscrizione, quindi ci consegnò due accappatoi profumati e relative pantofole, nonché un tutù ad EriKa, che doveva interpretare la parte di una donna ed un decorato nastro azzurro a me, da avvolgere attorno ai genitali, indicandoci, poi, il bagno turco.
Sembrerà strano alla mia età, ma mi sentivo emozionato come uno scolaretto al primo giorno di scuola: Erika se ne accorse e, una volta entrati nel locale surriscaldato, mi strinse a sé, baciandomi con trasporto e frugandomi il palato con la sua lingua esperta e vorticosa. Io ricambiai, mentre le nostre mani frugavano ossessivamente in ogni angolo dei nostri corpi nudi e surriscaldati, con l’effetto che i nostri cazzi, risvegliatisi dal torpore, erano diventati duri e palpitanti. Ad un certo punto, onde evitare una inopportuna eiaculazione precoce, dovetti fermare EriKa, che tutta compresa nel suo ruolo di passiva, aveva cominciato ad ingoiare il mio cazzo ben eretto, succhiandolo avidamente.
Proprio allora venne a chiamarci l’addetto alla conciergerie, invitandoci a fare una rapida doccia, poiché la cerimonia stava per avere inizio. Ci lavammo velocemente, ci fu fornito profumo e unguenti, che ci spalmammo su tutto il corpo r, indossati, rispettivamente, il nastro e il tutù., fummo introdotti nella sala delle piscine. Una sala immensa, circondata da sei piscine, con un largo spazio al centro, ove erano sistemati, in circolo, una cinquantina di corpi nudi, scrupolosamente alternati tra nastri azzurri e tutù, un tripudio di cazzi e culi mai visti (notai con soddisfazione che alcuni degli associati avevano la mia età e oltre): le “donne” sfoggiavano parrucche multicolori. Un nero alto e scultoreo, con muscoli e nerchia ben torniti, che doveva essere il maestro di cerimonia, mi invitò a spostarmi verso il centro del circolo, dove, assisi su troni sfarzosi, c’erano la “regina”, che, cinta da un tutù tricolore, recava in mano uno scettro a forma di culo e il “re”, un omone tarchiato e tatuato, che recava in mano, a mo’ di scettro, un enorme fallo ( non potei fare a meno di notare quel che aveva tra le gambe: un cazzo che, sia pure a riposo, aveva dimensioni esagerate. La Regina (naturalmente Patrizia), nonostante l’età, conservava tracce ben visibili della passata bellezza (fisico asciutto, snello, liscio, ben depilato, cazzo di dimensioni medio piccole, viso molto femminile)-
Il nero mi invitò a inginocchiarmi, porgendomi un foglio che mi disse di leggere ad alta voce-
Era un impegno alla fedeltà alla Amo Sodio, a non rivelare a nessuno i nomi degli associati e di portare il massimo rispetto ai “sovrani”- Quindi la Regina si alzò, mi pose sul capo lo scettro a forma di culo, dicendo che mi nominava “libero associato”; quindi si voltò e sporse il suo culo all’altezza della mia faccia. Che il nero mi invitò a baciare in segno di deferenza, ciò che feci con eccessiva foga, tanto che il nero mi mise una mano sulla spalla, a significare che poteva bastare. La Regina mi fece l’occhiolino, complimentandosi con il mio cazzo, che, incurante della cerimonia, stava crescendo- Poi fu la volta del Re, che mi mise davanti alla faccia il suo poderoso cazzo, invitandomi a baciarlo, cosa che feci volentieri (ma avrei voluto ingoiarlo fin dove mi era possibile). Poi fu la volta degli associati, gli attivi a baciarmi il culo e i passivi a baciarmi il pene, ormai in decisa fase di erezione.
Quindi la Regina proclamò l’inizio della festa. Fummo invitati a disporci in fila indiana, la Regina in testa e il Re in coda ed io praticamente nel mezzo. Il cerimoniere ci invitò a serrare le fila ed io spinsi il mio cazzo all’altezza del culo di Erika, che mi precedeva, mentre sentii premere tra le mie chiappe il fallo, che valutai non molto voluminoso, della “femmina” che mi seguiva e così, al ritmo di samba, con l’odore misto di corpi sudati ed effluvi di profumi, ci recammo nella sala attigua, arredata di lettini e materassi, dove avremmo dovuto dare inizio ad orge sfrenate.
Ero raggiante: finalmente il mio sogno ricorrente si avverava! E di ciò dovevo ringraziare EriKa.
Come ad un segnale convenuto, si scatenò una guerra di corpi, un turbinio di cazzi e culi oscenamente esibiti, che si cercavano e faticosamente si ritrovavano e si compenetravano. Nella bolgia, riuscii finalmente a ritrovare Erika, che stava limonando con una sua amica trans. Mentre lei si era chinata per spompinare la sua amica, mi indicò il buco di quest’ultima, invitandomi ad infilarci la mia mazza. Il mio cazzo, ben oliato, non ebbe difficoltà ad entrarle tutto dentro; e mentre mi ero fermato per assaporare quel momento, sentii qualcosa di duro farsi largo tra le mie chiappe. Mi voltai, era il maestro cerimoniere; non opposi resistenza ed anzi mi incurvai per facilitargli la manovra, finché anche il suo cazzo ben oleato non entrò trionfalmente nel mio ano, con unpo’ di dolore, ma con molta soddisfazione. Il nero cominciò a menare colpi poderosi, tatno che io ormai inculavo la trans per forza d’inerzia, con sua grande soddisfazione, a giudicare dai mugolii strozzati e via via non più contenuti che emetteva, anch’io ero al settimo cielo, il mio culo trapanato con foga e il mio cazzo ben alloggiato. Mi mancava la bocca di Erika, la quale, come intuendo il mio pensiero e sentendomi gemere, si staccò dal cazzo della sua amica e venne a baciarmi, soffocando i miei gemiti e trasmettendomi con la saliva il sapore del cazzo che aveva succhiato. Non riuscii a trattenermi e riversai tutta la sborra che possedevo nell’interno del culo della anonima trans che mi stava davanti; ma, non volendo privarmi della meravigliosa sensazione di quel corpo pulsante che mi stava penetrando, continuai a muovermi ritmicamente nel culo della mia partner. Mentre i baci di EriKa, intensificati dal fatto che gli stavo segando il cazzo, mi lasciavano quasi senza fiato. Per fortuna, dai ritmi sempre più intensi, capii che anche il cerimoniere stava per venire e mi preparai a raccogliere il seme di tanta virulenza; ed infatti, poco dopo, sentii scorrermi dentro un profluvio di sperma, che usciva a fiotti da quella mazza benedetta, che sentivo ingrossata allo spasimo nel mio sfintere, sborra che sembrava non finire mai e che lui svuotò tutta dentro il mio culo assetato, Quando uscì, mi lasciò come un vuoto fisico e un rammarico della gioia perduta. E mentre la trans, che Erika era tornata a spompinare, ripuliva il mio cazzo con la sua lingua, io feci altrettanto con il bel cazzo del nero, che, nonostante si stesse smosciando, conservava la sua dignità. Provai piacere a suggere quel misto di sborra residua e feci di cui quel fallo si era impregnato frugando nel mio culo.
La festa continuò con pomiciate, leccate, baci multipli (tanto che non mi sentivo più le labbra e la lingua), qualche tentativo mal riuscito di inculate reciproche, ma il clou era stato ormai raggiunto in quella serata indimenticabile e che mai più avrei dimenticato, ma che era soltanto un inizio. Mi sentivo completamente svuotato. Feci un cenno ad Erika, che capì. Così, dopo aver baciato i sovrani (la Regina mi fece ancora i complimenti, non so quanto sinceri). Ci accomiatammo. Sul taxi che ci riportava nelle rispettive abitazioni, baciai a lungo Erika, in segno di gratitudine.

Quanto raccontato, cari eventuali benevoli lettori, è quasi tutto frutto della mia fantasia, ma quanto mi sarebbe piaciuto che si fosse potuta realizzare. Gradirei, se non costa troppo, qualche giudizio.

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