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Scritto da , il 2020-10-17, genere etero

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Ero stata da sempre un’appassionata di giochi di ruolo. Passione nata quando, con alcuni amici, ma anche con quello che poi sarebbe diventato mio marito, anche lui un assiduo appassionato, conobbi D&D, forse il gioco di ruolo più famoso della storia. La cosa più interessante dei giochi di ruolo era la possibilità di far volare la fantasia, creare ambientazioni e personaggi fantastici, e sviluppare, insieme ad altri appassionati, storie e avventure che nella vita reale mai avresti vissuto.
Trascorrevamo ore interminabili a creare personaggi, storie fantastiche. Mi divertivo molto. Ma non avevo mai provato un gioco di ruolo erotico, dove tutto fosse possibile e si potesse dare libero sfogo alle fantasie.
In quel periodo la vita sessuale con mio marito non andava a gonfie vele, anzi, diciamo che non andava del tutto. Eravamo sposati da sei anni, non avevamo figli (per il momento), ma li desideravamo tanto, sia io che lui. Certo, era difficile riuscire a concepire senza quella vera passione che ti trasporta in un’altra dimensione. Era da tempo che cercavamo un modo per risvegliare i nostri sensi, che erano come assopiti. Avevamo “paura” di raccontarci le nostre fantasie più nascoste, una vergogna inspiegabile che non riusciva a liberarci dal pudore che, tutto in una volta, aveva assalito la nostra relazione. Avevamo anche preso in considerazione l’idea di chiedere aiuto a uno specialista, uno psicologo sessuale o qualcosa del genere. Mio marito, lavorando nel campo medico, era alquanto restio, pensando che forse un sessuologo non avrebbe risolto il problema. Secondo lui, le cose si sarebbero sistemate da sole con il passare del tempo.
Una notte in cui non riuscivo a dormire, e mio marito era fuori per lavoro (aveva dei lunghi turni notturni alla guardia medica, mansione noiosa e stancante), avviai il pc e cominciai a navigare in internet. Ascoltavo musica leggera alla radio (la mia preferita) e leggevo le notizie del giorno.
L’orologio segnava le 00:25.
Stavo navigando in alcuni blog che parlavano di giochi di ruolo, la passione che io e mio marito avevamo in comune. Era una comunità molto nutrita quella dei giocatori di ruolo, e tanti erano i siti internet dove si parlava dell’argomento, con persone che erano dei veri e propri esperti e inventavano ogni giorno giochi fantasy sempre diversi. Era un ambito dove la creatività la faceva da padrona.
Mi trovai quasi per caso nel sito di un gioco di ruolo dove era possibile creare un avatar erotico e vivere creando storie bizzarre avventurandosi negli abissi dell’erotismo.
Creai il mio avatar con poche mosse. Lo chiamai Layla, una donna forte e indipendente. Le dita viaggiavano veloci sul portatile. Il rumore dei tasti riecheggiava nella stanza buia e silenziosa.
Dopo poco avevo dato forma al mio avatar, il mio alter ego virtuale: bionda, occhi azzurri, abiti succinti e fisico mozzafiato, non proprio uguale a me, che ero una taglia 44; ma che cavolo, potevo creare una donna perfetta, almeno nel fisico, viaggiare con la fantasia quanto volevo.
Iniziai a giocare per trascorrere il tempo, visto che non avevo sonno. Esperta com’ero dei giochi di ruolo riuscii a capire facilmente il meccanismo. A differenza di tutti gli altri giochi, in quello, il personaggio che avevo creato poteva interagire con gli altri ed esprimersi sul piano sessuale ed erotico; i personaggi potevano innamorarsi e fare sesso, creando la storia che più desideravano i giocatori. Dopo mezz’ora in cui capii come far muovere il mio avatar al’interno di quel mondo virtuale, strinsi amicizia con Steven, un altro avatar, creato probabilmente da un uomo. Era bello, alto e muscoloso, come testimoniavano le foto. Steven era dolce, docile, aveva fantasie sessuali nella norma, sembrava una persona integerrima e si comportava da galantuomo. A pensarci bene era anche un po’ timido. Probabilmente anche colui che aveva creato quel personaggio lo fosse. Nei giochi di ruolo, molto spesso, le persone attribuivano ai propri avatar caratteristiche sentimentali, caratteriali e, in quel caso erotiche, molto simili a loro.
Quella notte Layla e Steven fecero l’amore, poco dopo essersi conosciuti in un bar virtuale, una delle ambientazioni che il gioco metteva a disposizione. Mi divertii molto a far interpretare a Layla le fantasie erotiche che forse non avrei mai confessato nella vita reale nemmeno a mio marito.
Quando completai la giocata on line erano le quattro del mattino. Ero stata incollata al pc per tre ore di fila senza rendermi conto del tempo che passava. Conclusi la conversazione con Steven, spensi il pc e andai a letto, promettendogli che avremmo giocato nuovamente la notte successiva.
Mio marito tornò a casa verso le cinque e trenta del mattino. Il turno alla guardia medica era stato abbastanza tranquillo, senza troppi casi ambulatoriali; era riuscito anche a lavorare al pc sistemando alcune pratiche e ad assopirsi un poco. Non lo sentii nemmeno quando rincasò; mi accorsi della sua presenza solo al mattino, quando lo vidi russare accanto a me. Quando rientrava tardi cercava di non fare rumore per non svegliarmi, muovendosi in casa come un ladro.
Le notti seguenti giocavo sempre on line con il mio avatar.
Il mio avtar stava riscuotendo molti consensi tra gli altri giocatori. Dopo Steven, Layla conobbe Arthur, Mike, Miller, e fece l’amore con ognuno di loro. Ogni altro giocatore sapeva che interagendo con Layla, qualche cosa sarebbe successa. Magari si scambiavano opinioni tra di loro nella chat esterna dove era possibile chiacchierare al di fuori del gioco di ruolo.
La terza notte Layla fece l’amore con Mike e Steven, nello stesso letto. Si scatenarono facendolo in tutte le posizioni e dando libero sfogo alle fantasie erotiche più sfrenate, tanto che alla fine della giocata, davanti al pc, avevo le mutandine completamente bagnate dei miei umori. Mi ero eccitata come non mi capitava da tempo. Spensi il pc, andai in bagno e mi masturbai ripensando a quel gioco dove avevo dato libero sfogo alle mie pulsioni sessuali più nascoste. Mio marito lavorava e tornava a casa quando il sole era già sorto. Al mattino ero sempre più stanca perché passavo sempre più tempo giocando on line, facendo diventare Layla una vera amante notturna, complice anche tutta l’esperienza che avevo nei giochi di ruolo. Tutti conoscevano il mio avatar; avevo anche stretto amicizia con altri avatar femminili, alcuni dei quali non nascondevano la gelosia per Layla che, nel giro di pochi giorni, era diventata la più famosa. Era divertente conquistare punteggio facendo scalare la classifica di gradimento a Layla. Non ci volle molto perché il rapporto tra Layla e Steven andasse oltre il sesso. Dopo una settimana lui le dichiarò il suo amore, dicendo che non aveva mai conosciuto una donna come lei, seppur virtuale. Layla e Steven facevano l’amore ogni notte e, ogni notte, concluso il gioco di ruolo, mi ritrovavo con la mano tra le gambe per interrompere quell’eccitazione che cresceva sempre di più. C’era qualcosa di profondo tra i nostri personaggi; assecondarlo nei giochi erotici che ogni notte mi proponeva divenne una cosa del tutto naturale.
Mio marito tornava a casa sempre più stanco. Doveva affrontare un lungo periodo di guardia medica, lunghe notti dove cercare di essere vigile era difficile per lui che era un inguaribile dormiglione. Diceva che quando non c’erano casi da affrontare in ambulatorio riusciva ad appisolarsi un po’ , e quando non era impegnato, a lavorare al computer, visto che comunque sarebbe dovuto rimanere sveglio, quindi, tanto valeva approfittarne per togliersi qualche pratica dai piedi.
Era anche quella sua stanchezza che lentamente ci stava allontanando sessualmente.
Le notti in cui lui era al lavoro io le trascorrevo “trasformandomi” in Layla, fantasticando con Steven. Una notte passammo sulla chat vera e propria e parlammo tra di noi. L’uomo che aveva creato Steven era sposato, e la notte, quando poteva, trascorreva qualche ora giocando a quel gioco erotico on line. Mi disse che grazie al suo personaggio riusciva a dare libero sfogo alle sue fantasie sessuali. Per lui era difficile esternare quelle voglie nella vita reale, magari confessarle a sua moglie guardandola negli occhi. Si vergognava.
Mi scrisse che una delle fantasie più nascoste che aveva era quella di vedere la moglie in atteggiamenti erotici con altri uomini. La cosa l’avrebbe eccitato, ma siccome nella vita reale era un sogno difficile da rivelare, quando il suo avatar era in gioco cercava di immaginare come sarebbe stato vedere, seppur virtualmente, la propria donna (in quel caso Layla) sedotta da altri uomini. Mi disse anche che si trattava solo di una fantasia, e che probabilmente nella vita reale non avrebbe mai messo in pratica, perché sarebbe stato troppo geloso. Era dolce, proprio come lo era Steven.
Mi disse che mentre giocava al gioco di ruolo con me, attraverso il suo personaggio, lentamente si risvegliavano in lui delle sensazioni sopite da tempo, immaginando la storia che prendeva forma sullo schermo; in qualche occasione si era anche masturbato, non riuscendo a calmare la sua eccitazione. Una cosa normale, pensai, del resto l’avevo fatto anche io. Glielo confessai senza problemi e la cosa lo eccitò ancora di più. Sapere che anche per me quel gioco era stuzzicante al punto tale da dovermi toccare fu per lui motivo di vanto.

Dopo un po’ di tempo abbandonai le giocate.
Quando mio marito non era di turno la notte, era difficile per me passare qualche ora al pc dando sfogo alle fantasie di Layla, quindi lasciai perdere. Durante la giornata Steven non si faceva vedere, a volte mi collegavo al gioco solo per salutare altri avatar che avevo conosciuto, ma niente di più.

Una notte, dopo tanto tempo, Layla si trovò di nuovo tra le braccia di Steven. Mio marito aveva il turno quella sera e potevo passare un po’ di tempo in piena libertà facendo fare al mio alter-ego virtuale quello che volevo. Per soddisfare le fantasie di Steven (diventato l’amante fisso di Layla) - Layla fece sesso con Arthur, mentre lui, Steven, assisteva e si eccitava. Io come al solito mi bagnai, questa volta masturbandomi di fronte al pc senza nemmeno avere il tempo di aspettare la fine di quella giocata. Mi tirai giù le mutandine e con la mano libera mi toccai.
Dopo essere venuta parlai con Steven in chat, il quale mi disse che anche lui era venuto. Si era masturbato eiaculandosi sulla mano per la situazione da romanzo erotico che eravamo riusciti a creare quella sera.
Come mi confessò in passato, quella era una situazione che lo eccitava molto: vedere la sua donna posseduta da un altro uomo.
Ripresi a giocare con regolarità quando mio marito, con il quale non facevo l’amore da circa un mese ormai, aveva ripreso i turni di notte alla guardia medica.
Una sera Layla fu al cospetto di Steven e altri due uomini. Arthur e un altro avatar di nome Sonnie. Questa volta si fece possedere da entrambi, mentre Steven aspettava paziente il suo turno per entrare in scena. Sulla chat esterna dissi a Steven di non masturbarsi. Io avrei fatto lo stesso. Mi disse che non sapeva se sarebbe riuscito a resistere, ma me lo feci promettere. Alla fine di quella giocata mi disse che doveva andare. Lo teneva in erezione nei pantaloni ma come mi promise non si masturbò. Io feci altrettanto, nonostante avessi le mutandine completamente bagnate. Finimmo di giocare verso le tre del mattino. Spensi il pc, andai in bagno, tolsi il pigiama, il reggiseno e le mutandine zuppe. M’infilai nel letto completamente nuda. Mio marito tornò a casa alle cinque del mattino. Quando mi trovò nuda al mio posto, si spogliò anche lui, venne sotto le coperte e cominciò a baciarmi. Fu un bacio passionale, come non me ne dava da tempo. Toccò i miei seni e mise la mano sulla mia vagina. Nel giro di pochi minuti aveva il pene duro e facemmo l’amore per due ore di fila. Godemmo come non facevamo da tanto e fu bellissimo. Mentre era dentro di me mi sussurrava all’orecchio: “Sei stata stupenda stanotte Layla”
“Zitto Steven. Pensa a scoparmi”
Grazie a quei due avatar, io a casa e lui nel suo studio, durante la notte, eravamo riusciti a confessarci le nostre fantasie nascoste, quelle che non saremmo mai riusciti a confessarci se ci fossimo guardati negli occhi, mettendo un po’ di pepe nella nostra relazione sessuale che da quel momento in poi, sicuramente, avrebbe dato vita a qualcosa di bellissimo, ne ero sicura.

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