Il tocco proibito
di
Stilgar
genere
masturbazione
Ciao a tutti i lettori e soprattutto lettrici. Questo è un racconto dedicato soprattutto a queste ultime, è il mio primo racconto come autore. Spero vi piaccia, fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate e se volete un continuo. Spero mi perdonerete qualche errore che, sicuramente, avrò fatto. È un racconto di fantasia.grazie.
IL TOCCO PROIBITO
Sono le dieci di sera e questa casa sembra avvolta in un silenzio innaturale. Me ne sto seduta sul letto della stanza degli ospiti, con il cellulare in mano, a scorrere senza realmente vedere quello che passa sullo schermo. È il mio primo weekend qui, a casa di mia nonna, e ancora non mi abituo all'idea che lei abbia un altro uomo nella sua vita.
Il nonno se n'è andato solo due anni fa, eppure lei ha già rifatto le sue scelte. Non la biasimo, certo. Ha settant'anni e tutto il diritto di essere felice. Ma Gianni... lui è diverso. Ha settantasei anni, una decina più di lei, ma si mantiene sorprendentemente in forma per la sua età. Capelli bianchi radi, occhi vispi, un modo di fare che oscilla tra il galante e il leggermente invadente.
Mi alzo dal letto e mi stiracchio. Indosso solo una canottiera leggera di cotone e un paio di mutandine bianche semplici — non mi aspettava di certo di incontrare nessuno stasera. I miei capelli corti, quei capelli castano scuro che mia madre odia perché "non sono femminili", mi sfiorano le spalle mentre cammino. Alla luce della luna che filtra dalla finestra del corridoio, intravedo le mie ciocche biondo miele che brillano, come sempre quando c'è poca luce.
Faccio per dirigermi in bagno, ma qualcosa attira la mia attenzione. La porta dello studio di Gianni è socchiusa. Una lama di luce giallastra taglia il pavimento del corridoio, e un suono ritmico, ovattato ma inconfondibile, mi arriva alle orecchie.
Mi blocco. Il cuore mi salta in gola.
Non dovrei. È sbagliato. È disgustoso. È...
Faccio un passo avanti. Poi un altro. I miei piedi nudi non fanno rumore sul pavimento di legno. Mi avvicino alla porta e mi chino leggermente, gli occhi che cercano lo spiraglio tra il battente e lo stipite.
Quello che vedo mi fa mancare il respiro.
Gianni è seduto alla sua scrivania, di spalle rispetto alla porta. Lo schermo del PC illumina la stanza di una luce bluastra, e su di esso si muovono figure — corpi nudi, femminili, giovani. Molto giovani. Il volume è basso, ma riesco a sentire i gemiti artefatti delle attrici porno che si contengono sullo schermo.
Ma non è quello a catturare la mia attenzione.
La mano destra di Gianni si muove ritmicamente sul suo grembo. La sua cerniera è abbassata, i pantaloni della tuta calati quel tanto che basta a liberare l'oggetto del suo piacere.
Oddio.
Il suo cazzo è... è impressionante. Non mi aspettavo nulla del genere da un uomo di settantasei anni. È duro, eretto, la punta lucida di liquido preseminali che colma la fessura. La sua mano rugosa scorre su e giù lungo l'asta con un movimento lento, deliberato, quasi ipnotico. Le sue dita, nodose per l'età, stringono la carne con una presa esperta, il pollice che stuzzica la corona del glande a ogni passaggio.
Sento le guance andarmi a fuoco. Dovrei andarmene. Dovrei tornare in camera mia, mettermi a letto, dimenticare quello che ho visto.
Invece resto lì. Inchiodata sul posto. Gli occhi incollati alla scena.
Gianni emette un gemito basso, gutturale. Un suono che mi attraversa come una scossa elettrica. La sua mano accelera il ritmo, e io osservo i suoi testicoli che oscillano dolcemente a ogni movimento. Ha le cosce pallide, segnate dalle vene varicose, leggermente divaricate sulla sedia. La sua camicia è sbottonata, e intravedo il petto magro, coperto da una sottile peluria bianca.
"Dio santo..." lo sento mormorare con voce roca. "Cazzo, sì..."
Le parole volgari nella sua bocca anziana mi provocano un brivido inaspettato. C'è qualcosa di perversamente eccitante in tutto questo — questo uomo vecchio abbastanza da essere mio nonno, che si tocca guardando ragazze che potrebbero essere mie coetanee.
Le ragazze sullo schermo stanno gemendo più forte ora, e Gianni accompagna i loro suoni con i suoi. La sua mano destra continua a pompare, mentre la sinistra si sposta tra le sue gambe, le dita che cercano e trovano i testicoli, stringendoli, massaggiandoli con gesti esperti.
"Sì, prendilo tutto..." ansima rivolto allo schermo, e io mi mordo il labbro inferiore così forte da sentire il sapore del sangue.
È in quel momento che me ne accorgo.
Il mio corpo sta reagendo.
Sento un calore diffondersi tra le mie cosce, un formicolio familiare che parte dal basso ventre e si irradia ovunque. I miei capezzoli premono contro il tessuto leggero della canottiera, tesi e sensibili. Senza pensarci, la mia mano destra scivola lungo il mio fianco, verso l'elastico delle mie mutandine.
No. Cazzo, no. Questo è troppo.
Ma il mio corpo non mi ascolta. Le mie dita scivolano sotto il cotone bianco, trovando la carne calda e umida delle mie grandi labbra. Sono bagnata. Davvero bagnata. Il mio clitoride è già turgido, che pulsa al ritmo del mio cuore accelerato.
Sullo schermo, una ragazza sta urlando di piacere mentre viene scopata con forza. Gianni ringhia qualcosa di incomprensibile, la sua mano che ora si muove freneticamente sul suo cazzo. Vedo le vene dell'asta che pulsano, il glande che diventa più scuro, più gonfio.
"Sto per venire..." gracchia lui, e le sue anche si sollevano leggermente dalla sedia, spingendo il bacino verso l'alto, incontro alla sua mano.
Io tengo il passo. Le mie dita scorroni tra le mie pieghe scivolose, trovando l'apertura della mia fica e affondando dentro. Un dito. Poi due. Mi mordo la mano libera per soffocare ogni suono mentre guardo quest'uomo anziano che si porta all'orgasmo.
Il suo corpo si irrigidisce. I muscoli delle sue cosce tremano. E poi, con un grido strozzato che mi fa quasi venire sul posto, Gianni viene.
Il primo schizzo di sperma erutta dal suo cazzo con una forza che non mi aspettavo. Un getto bianco e denso che atterra sul piano della scrivania, macchiando i documenti sparsi. Poi un altro. E un altro ancora. Il suo seme continua a fluire, bagnandogli la mano, la pancia, i peli pubici bianchi.
Io tremo. Le mie dita sono ancora seppellite dentro di me, e un orgasmo silenzioso mi attraversa come un'onda — improvviso, inaspettato, potentissimo. Devo appoggiarmi allo stipite della porta per non cadere. I miei muscoli interni si contraggono intorno alle mie dita, e sento i miei umori che colano sul palmo della mia mano.
Gianni resta immobile per alcuni secondi, il petto che si alza e abbassa rapidamente. Poi, con un sospiro profondo, la sua testa cade all'indietro, gli occhi chiusi, un sorriso soddisfatto sulle labbra sottili.
Io mi ritraggo dalla porta come se mi avessero schiaffeggiata. Il cuore mi batte all'impazzata, le gambe mi tremano. Corro verso il bagno in punta di piedi, chiudendomi dentro e appoggiandomi alla porta.
Guardo la mia mano — le mie dita lucide dei miei stessi liquidi. Me le porto al naso senza pensarci, inalando il mio odore muschiato, poi le lavo freneticamente sotto l'acqua fredda.
Cosa mi è preso? Cosa cazzo mi è preso?
Mi guardo allo specchio. Il mio viso è paonazzo, gli occhi sgranati, i capelli spettinati. Sembro una che ha appena scopato, non una che ha spiato un vecchio mentre si masturbava.
Eppure, mentre torno in camera mia e mi infilo sotto le lenzuola, so che quell'immagine non mi abbandonerà tanto facilmente. Il corpo nudo di Gianni. Il suo cazzo duro tra le sue mani. Il suo seme che schizza ovunque.
E so anche un'altra cosa, una cosa che mi spaventa e mi eccita in egual misura.
Domani non riuscirò a guardarlo in faccia senza pensare a quello che ho visto. E senza chiedermi, nel profondo della mia mente perversa, come sarebbe stato trovarmi al posto della sua mano.
IL TOCCO PROIBITO
Sono le dieci di sera e questa casa sembra avvolta in un silenzio innaturale. Me ne sto seduta sul letto della stanza degli ospiti, con il cellulare in mano, a scorrere senza realmente vedere quello che passa sullo schermo. È il mio primo weekend qui, a casa di mia nonna, e ancora non mi abituo all'idea che lei abbia un altro uomo nella sua vita.
Il nonno se n'è andato solo due anni fa, eppure lei ha già rifatto le sue scelte. Non la biasimo, certo. Ha settant'anni e tutto il diritto di essere felice. Ma Gianni... lui è diverso. Ha settantasei anni, una decina più di lei, ma si mantiene sorprendentemente in forma per la sua età. Capelli bianchi radi, occhi vispi, un modo di fare che oscilla tra il galante e il leggermente invadente.
Mi alzo dal letto e mi stiracchio. Indosso solo una canottiera leggera di cotone e un paio di mutandine bianche semplici — non mi aspettava di certo di incontrare nessuno stasera. I miei capelli corti, quei capelli castano scuro che mia madre odia perché "non sono femminili", mi sfiorano le spalle mentre cammino. Alla luce della luna che filtra dalla finestra del corridoio, intravedo le mie ciocche biondo miele che brillano, come sempre quando c'è poca luce.
Faccio per dirigermi in bagno, ma qualcosa attira la mia attenzione. La porta dello studio di Gianni è socchiusa. Una lama di luce giallastra taglia il pavimento del corridoio, e un suono ritmico, ovattato ma inconfondibile, mi arriva alle orecchie.
Mi blocco. Il cuore mi salta in gola.
Non dovrei. È sbagliato. È disgustoso. È...
Faccio un passo avanti. Poi un altro. I miei piedi nudi non fanno rumore sul pavimento di legno. Mi avvicino alla porta e mi chino leggermente, gli occhi che cercano lo spiraglio tra il battente e lo stipite.
Quello che vedo mi fa mancare il respiro.
Gianni è seduto alla sua scrivania, di spalle rispetto alla porta. Lo schermo del PC illumina la stanza di una luce bluastra, e su di esso si muovono figure — corpi nudi, femminili, giovani. Molto giovani. Il volume è basso, ma riesco a sentire i gemiti artefatti delle attrici porno che si contengono sullo schermo.
Ma non è quello a catturare la mia attenzione.
La mano destra di Gianni si muove ritmicamente sul suo grembo. La sua cerniera è abbassata, i pantaloni della tuta calati quel tanto che basta a liberare l'oggetto del suo piacere.
Oddio.
Il suo cazzo è... è impressionante. Non mi aspettavo nulla del genere da un uomo di settantasei anni. È duro, eretto, la punta lucida di liquido preseminali che colma la fessura. La sua mano rugosa scorre su e giù lungo l'asta con un movimento lento, deliberato, quasi ipnotico. Le sue dita, nodose per l'età, stringono la carne con una presa esperta, il pollice che stuzzica la corona del glande a ogni passaggio.
Sento le guance andarmi a fuoco. Dovrei andarmene. Dovrei tornare in camera mia, mettermi a letto, dimenticare quello che ho visto.
Invece resto lì. Inchiodata sul posto. Gli occhi incollati alla scena.
Gianni emette un gemito basso, gutturale. Un suono che mi attraversa come una scossa elettrica. La sua mano accelera il ritmo, e io osservo i suoi testicoli che oscillano dolcemente a ogni movimento. Ha le cosce pallide, segnate dalle vene varicose, leggermente divaricate sulla sedia. La sua camicia è sbottonata, e intravedo il petto magro, coperto da una sottile peluria bianca.
"Dio santo..." lo sento mormorare con voce roca. "Cazzo, sì..."
Le parole volgari nella sua bocca anziana mi provocano un brivido inaspettato. C'è qualcosa di perversamente eccitante in tutto questo — questo uomo vecchio abbastanza da essere mio nonno, che si tocca guardando ragazze che potrebbero essere mie coetanee.
Le ragazze sullo schermo stanno gemendo più forte ora, e Gianni accompagna i loro suoni con i suoi. La sua mano destra continua a pompare, mentre la sinistra si sposta tra le sue gambe, le dita che cercano e trovano i testicoli, stringendoli, massaggiandoli con gesti esperti.
"Sì, prendilo tutto..." ansima rivolto allo schermo, e io mi mordo il labbro inferiore così forte da sentire il sapore del sangue.
È in quel momento che me ne accorgo.
Il mio corpo sta reagendo.
Sento un calore diffondersi tra le mie cosce, un formicolio familiare che parte dal basso ventre e si irradia ovunque. I miei capezzoli premono contro il tessuto leggero della canottiera, tesi e sensibili. Senza pensarci, la mia mano destra scivola lungo il mio fianco, verso l'elastico delle mie mutandine.
No. Cazzo, no. Questo è troppo.
Ma il mio corpo non mi ascolta. Le mie dita scivolano sotto il cotone bianco, trovando la carne calda e umida delle mie grandi labbra. Sono bagnata. Davvero bagnata. Il mio clitoride è già turgido, che pulsa al ritmo del mio cuore accelerato.
Sullo schermo, una ragazza sta urlando di piacere mentre viene scopata con forza. Gianni ringhia qualcosa di incomprensibile, la sua mano che ora si muove freneticamente sul suo cazzo. Vedo le vene dell'asta che pulsano, il glande che diventa più scuro, più gonfio.
"Sto per venire..." gracchia lui, e le sue anche si sollevano leggermente dalla sedia, spingendo il bacino verso l'alto, incontro alla sua mano.
Io tengo il passo. Le mie dita scorroni tra le mie pieghe scivolose, trovando l'apertura della mia fica e affondando dentro. Un dito. Poi due. Mi mordo la mano libera per soffocare ogni suono mentre guardo quest'uomo anziano che si porta all'orgasmo.
Il suo corpo si irrigidisce. I muscoli delle sue cosce tremano. E poi, con un grido strozzato che mi fa quasi venire sul posto, Gianni viene.
Il primo schizzo di sperma erutta dal suo cazzo con una forza che non mi aspettavo. Un getto bianco e denso che atterra sul piano della scrivania, macchiando i documenti sparsi. Poi un altro. E un altro ancora. Il suo seme continua a fluire, bagnandogli la mano, la pancia, i peli pubici bianchi.
Io tremo. Le mie dita sono ancora seppellite dentro di me, e un orgasmo silenzioso mi attraversa come un'onda — improvviso, inaspettato, potentissimo. Devo appoggiarmi allo stipite della porta per non cadere. I miei muscoli interni si contraggono intorno alle mie dita, e sento i miei umori che colano sul palmo della mia mano.
Gianni resta immobile per alcuni secondi, il petto che si alza e abbassa rapidamente. Poi, con un sospiro profondo, la sua testa cade all'indietro, gli occhi chiusi, un sorriso soddisfatto sulle labbra sottili.
Io mi ritraggo dalla porta come se mi avessero schiaffeggiata. Il cuore mi batte all'impazzata, le gambe mi tremano. Corro verso il bagno in punta di piedi, chiudendomi dentro e appoggiandomi alla porta.
Guardo la mia mano — le mie dita lucide dei miei stessi liquidi. Me le porto al naso senza pensarci, inalando il mio odore muschiato, poi le lavo freneticamente sotto l'acqua fredda.
Cosa mi è preso? Cosa cazzo mi è preso?
Mi guardo allo specchio. Il mio viso è paonazzo, gli occhi sgranati, i capelli spettinati. Sembro una che ha appena scopato, non una che ha spiato un vecchio mentre si masturbava.
Eppure, mentre torno in camera mia e mi infilo sotto le lenzuola, so che quell'immagine non mi abbandonerà tanto facilmente. Il corpo nudo di Gianni. Il suo cazzo duro tra le sue mani. Il suo seme che schizza ovunque.
E so anche un'altra cosa, una cosa che mi spaventa e mi eccita in egual misura.
Domani non riuscirò a guardarlo in faccia senza pensare a quello che ho visto. E senza chiedermi, nel profondo della mia mente perversa, come sarebbe stato trovarmi al posto della sua mano.
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