I capitolo – Lo scarto del regalo

Scritto da , il 2020-10-14, genere dominazione

"Questo racconto è puramente inventato, fatti, storie e personaggi non sono reali."

La storia è formata da 10 capitoli, buona lettura.


Improvvisamente si accese la lampadina a incandescenza, i vecchi cardini della porta, sollecitati, rumoreggiavano nella stanza; il corpo di quella ragazza risplendeva sotto quella luce calda, sdraiato e legato a quel letto improvvisato al centro della stanza. Il rumore dei passi diventò sempre più definito alle orecchie della ragazza, il suo olfatto percepì il profumo di quell’uomo, sconosciuto, che l’aveva rapita; mentre i suoi occhi, bendati, si sforzavano a immaginare cosa stesse succedendo.

L’uomo entrando nella stanza sentì quell’inconfondibile profumo di adolescente che desiderava da tempo. Poi, con ghigno soddisfatto osservò il suo lavoro perfetto: la giovane ragazza era supina sul materasso legata ai polsi e alle caviglie formando una croce, era bendata con in bocca una ball gag nastrata con lo scotch e vestita con dei leggings lunghi grigi, una t-shirt bianca mentre ai piedi, il piede destro indossava ancora una scarpa da ginnastica, il sinistro aveva solo un calzino bianco a coprirlo.
Girò attorno a quel materasso osservandola attentamente. Aveva dei segni rossi sui suoi polsi e sulle sue caviglie, in alcuni punti con qualche goccia di sangue, dimostrazione del fatto che quella ragazza, seppur giovane, aveva provato con forza a divincolarsi per cercare una via d’uscita. Sforzi e movimenti così intensi che la sua magliettina si era alzata lasciando completamente scoperta la sua pancia piatta mentre i leggings si erano abbassati lasciando intravedere così le sue mutandine color carne.
La ragazza sentiva il respiro dell’uomo farsi sempre più irregolare e ascoltando la direzione dei suoi passi, aveva capito che si stava eccitando nel guardarla.
“Sei giovane, il tuo corpo è in sviluppo ma la forza che hai è notevole e una cosa è certa, non ti arrendi facilmente quindi ci divertiremo parecchio io e te.” Era la prima volta che sentiva la voce di quell’uomo e sentendo quelle parole, il suo respiro e il suo cuore si fermarono per un istante. Aveva capito che, trovandosi lì in quella posizione, in quella stanza e con quell’uomo era diventata il suo giocattolo sessuale e immediatamente le passarono per la mente tutte le foto e i video che aveva pubblicato sui social dove in abiti succinti o in costume da bagno mostrava con provocazione il suo corpo. Pensò che quell’uomo l’avesse presa di mira, l’avesse desiderata guardandola sullo schermo del tuo cellulare e adesso che ce l’ha lì, tutta per sé, era pronto a sfogare tutte le sue voglie represse.
Il rumore di un oggetto metallico irrigidì il corpo della giovane, l’uomo, ora, aveva in mano un paio di forbici da sarta, si avvicinò a quel corpo indifeso e appoggiò le punte sul braccio della ragazza. La ragazza a quel tocco freddo e metallico iniziò a mugugnare e a divincolarsi. L’uomo finalmente poté assistere al momento di panico della sua preda e come ogni predatore che si rispetti, iniziò ad eccitarsi vedendola contorcersi sotto i suoi occhi. I muscoli e le ossa riaffioravano sotto la sua pelle che luccicava per il sudore. L’uomo non provando compassione per quella ragazza indifesa e terrorizzata, affondò le lame sul cotone della maglietta e con poca fatica gliela strappò lasciandola con un reggiseno sportivo che comprimeva la sua terza di seno. I mugolii della ragazza diventarono un pianto, la sua pancia magra si comprimeva e si riempiva d’aria mentre l’uomo guardando quella danza capì che in assoluto era la sua giornata più bella della sua vita.

Poi, la ragazza sentì ancora quella forbice scivolare lungo la sua pancia, attraversare il linguine e dirigersi verso le sue caviglie dove una volta arrivata, iniziò a tagliare di nuovo, i suoi leggings. Sapeva che sarebbe arrivato quel momento ma in cuor suo sperava che non arrivasse mai, essere privata della sua intimità la terrorizzavano soprattutto agli occhi di uno sconosciuto che si stava eccitando solamente a guardarla.
Non poteva gridare aiuto perché la ball gag che aveva in bocca e lo scotch serrato sulle sue labbra strozzavano ogni suo lamento e ogni suo grido; non poteva sottrarsi a quella sodomizzazione perché legata a mani e polsi a cui era impossibile divincolarsi; infine non poteva vedere ciò che le veniva fatto per via della benda su gli occhi. Poteva solo ascoltare e annusare quello che la circondava e tutto questo la facevano sentire completamente esposta e indifesa.

La benda si inzuppò delle lacrime, alcune scivolarono sulle guance rosse e calde mentre, i leggings si aprivano come un libro al taglio delle forbici, mostrando quella pelle, quella carne e quelle gambe nude a quell’uomo che sentiva ormai totalmente suo quel corpo. La forbice finì la sua corsa sull’elastico della vita per riprendere immediatamente dopo in direzione della caviglia opposta. Le sottili e leggere mutandine iniziavano a far intravedere quello scrigno prezioso mentre il reggiseno, così aderente sul petto della ragazza, delineava la forma dei suoi capezzoli mostrandoli in rilievo.

Nonostante la ragazza provasse in tutti i modi a opporsi a quella denudazione, la forbice raggiunse l’altra caviglia e tagliato l’ultimo lembo di tessuto, la giovane rimase in mutandine e reggiseno. Il suo corpo caldo, sudato e con tutti i muscoli sollecitati che riaffioravano a fior di pelle erano uno spettacolo alla vista dell’uomo che, gettando ormai gli stracci dei suoi vestiti per terra, liberò il suo cazzo gonfio dai pantaloni e iniziò a toccarsi. Si diresse poi ai suoi piedi, slacciò i lacci della scarpa e la sfilò lasciando in calzini la ragazza, non contento, sfilò anche quelli, lasciandola così a piedi nudi. Alla vista di quei piedi, il ritmo della sua mano sul cazzo aumentò, l’eccitazione lo pervase e non resisté nell’accucciarsi, iniziando così a leccarli e ciucciarli come se fossero le sue caramelle preferite.

La ragazza mugugnò dal disgusto, sentire quella lingua e quella bocca bavosa leccarle i piedi le faceva ribrezzo. Provò a opporsi ma le forti mani dell’uomo le bloccavano ogni movimento. Oltre all’orribile disgusto, quella lingua appiccicosa che scorreva sulla sua pianta del piede e si infilava tra un dito e l’altro, iniziò a provocarle un fastidiosissimo solletico a cui non si poté opporsi, lasciandosi scappare qualche sussulto e quale riso soffocato. “Ti piace troietta? Siete tutte uguali voi cioè delle puttane” disse l’uomo continuando quel supplizio. La ragazza provò a esprimere il suo dissenso a ciò che le veniva detto ma era fiato sprecato invano. L’uomo dopo aver reso i piedi bagnati della sua bava, con piccoli baci risalì passando per le caviglie, i polpacci, il ginocchio fino ad arrivare nell’interno coscia punto maggiormente irrorato di sangue e quindi di gran lunga più sensibile. Il muscolo, non per volontà della ragazza, vibrava ai baci; non per piacere ma per la sensibilità. Ovviamente l’uomo interpretò quegli spasmi muscolari ad eccitazioni della ragazza che gli provocarono anche a lui un’eccitazione superiore. La ragazza sentendo che quella bocca si avvicinava sempre di più al suo sesso, iniziò a divincolarsi con tutte le forze e non percependo alcun segno d’arresa da parte sua, iniziò a piangere a dirotto provando continuamente a muovere il suo corpo in tutte le direzioni. Movimenti che, a causa della loro intensità e strusciando sul materasso, le mutandine si spostarono sempre di più lasciando scoperto un pertugio d’accesso alla sua vulva.

L’uomo che bendato non era, gli balzò all’occhio quella vulva che si stava scoprendo e non resistendo più, afferrò con decisione la forbice, tagliò di netto il reggiseno e senza perdere troppo tempo, fece due tagli ai fianchi delle mutandine lasciandola così completamente nuda.

La ragazza terrificata, si immobilizzò, il pianto si interruppe, le lacrime che avevano bagnato il suo volto smisero di colare sul suo collo, il respiro affannoso iniziò a diventare regolare e tutti i suoi senti si amplificarono nell’attesa che l’uomo facesse una mossa, sperando che non fosse una tra quelle a cui pensò.

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