Il Sicario cap 2 - Collana Il Dravor Vol. IV

Scritto da , il 2019-03-13, genere dominazione


Isabella, Aro e la megera – qualche mese prima

Aro non ci mise molto a farla diventare la sua marionetta. Isabella dopo qualche incontro con il suo Padrone faceva tutto quello che Aro desiderava. Era stato semplice, se lei non era pronta ad ubbidire veniva punita, se ubbidiva Aro la gratificava chiamandola troia, cagna e puttana. Isabella preferiva essere insultata piuttosto che essere frustata. Lui stava attento a non colpirla sul volto, ma se necessario la segnava dove gli pareva e la colpiva sulle parti molli. Usava le mani, la frusta, le verghe, la cera e gli aghi. Isabella si rassegnò ad ubbidire prontamente, ci mise poco a capire che se si ribellava veniva punita e poi comunque faceva quello che lui voleva. Tanto valeva farlo immediatamente.

Una parte importante nell’educazione di Isabella la ebbe la serva e schiava di Aro. Era una megera sui cinquanta anni, grassa e cattiva, si chiamava Onna.
Onna riceveva Isabella nel soggiorno della casa di Aro. Se non aveva ricevuto disposizioni diverse la faceva spogliare, Isabella poteva tenere solo le scarpe, riponeva i suoi abiti in un armadio, poi Onna l’ammanettava con i polsi dietro la schiena, le metteva un collare e quindi tirandola per il guinzaglio l’accompagnava sul retro, nella sala che Aro aveva attrezzato per i suoi incontri con Isabella. Qui Onna agganciava il guinzaglio al muro e di solito la lasciava lì, ad attendere il Padrone.
Aro arrivava dopo qualche minuto o anche dopo molto tempo, non era raro che la facesse aspettare anche più di un’ora in piedi e ferma nella sala. Era la peggiore delle umiliazioni, lui a volte la faceva andare a casa sua e poi neanche la usava.
La sala aveva un letto, un paio di poltrone, un mobile in cui Aro teneva tutte le attrezzature del caso, un cavalletto e tanti ganci sulle pareti.

Onna la faceva sentire meno di un verme, una schiava di rango infimo che le ordinava di spogliarsi e spesso l’esaminava come una vacca. A volte davanti ad Aro, a volte da sola. Isabella non sapeva, quando Aro non c’era, se lei agiva per ordine suo o si prendeva autonomamente licenza di agire. Ma Aro le aveva fatto capire che doveva ubbidire ad Onna ed Isabella si era adeguata.
La serva a volte la portava nella sala, la rendeva innocua legandole i polsi ad un gancio che scendeva dal tetto e le caviglie a due ganci fissati al pavimento, con le gambe larghe. Poi l’esaminava.
La pratica era iniziata dopo che Onna, alla presenza di Aro, l’aveva inanellata. Era stata legata ai ganci del muro, braccia e gambe larghe, la terza volta che si era recata dal suo Padrone. Quella volta Onna le aveva anche messo una ballgag in bocca, non volevano sentirla strillare, e poi, mentre Aro si sedeva in poltrona per gustarsi lo spettacolo, aveva iniziato il suo lavoro.
Isabella quando capì cosa stava per succedere cercò di gridare e iniziò a dimenarsi, ma non era possibile fare niente.
- Stai ferma stupida – l’irrise Aro, - se ti agiti rischi di farti male. Se invece stai calma finiremo in fretta. – Isabella lo sapeva e lo capiva, ma non riusciva a stare ferma, quello non potevano farglielo. Ed invece glielo fecero. Onna le prese un capezzolo tra il pollice e l’indice della mano sinistra e tirò. Il capezzolo si allungò, Onna tirò ancora fino a tenderlo al massimo e poi con l’altra mano, in cui teneva un ago bello grosso, l’infilzò. Isabella gridò come un’indemoniata, ma il suo grido rimase soffocato nella ballgag mentre piangeva.
Aro rizzò immediatamente. Onna proseguì sull’altro capezzolo, stavolta Isabella non fece resistenza, rimase ferma a piangere.
Poi Onna si chinò e la manipolò tra le gambe. Isabella riprese ad agitarsi, ma Onna non si scompose, il gioco di Isabella era minimo ed una volta che Onna ebbe catturato il clitoride, e dopo averlo tirato in fuori, la schiava non poteva più fare niente. Onna infilzò anche il clitoride. Gli aghi rimasero dove Onna li aveva piazzati. Con le grandi labbra fu più facile, Isabella non tentò di fare più niente e Onna poté lavorare tranquilla e velocemente.
Ora sette aghi robusti e lucenti adornavano il corpo della schiava.
Onna prese degli anelli e con metodo li fece passare dove gli aghi avevano bucato. Fu un lavoro lento e meticoloso e per Isabella anche molto doloroso. Erano tutti anelli d’oro, praticamente i primi mille tel, che Isa aveva consegnato ad Aro, ora si trovavano sul suo corpo.
Ma per Aro erano stati ben spesi, lui ne era soddisfatto, la sua vacca era adornata alla perfezione.
Onna esaminava spesso il suo lavoro e le parti intime di Isabella. – Guarda se la troia si tiene pulita o se ha qualche malattia – aveva ordinato Aro alla serva e Onna era molto scrupolosa nell’eseguire quel lavoro. Onna indossava dei guanti sottili e infilava le sue dita negli orifizi di Isabella, dilatava e guardava, stropicciava i capezzoli e le faceva aprire la bocca, guardava i denti e passava le sue luride dita sulle labbra e sulla chiostra dei denti di Isabella. Isabella non capiva se la nera provava piacere in quel lavoro, pensava di sì, ma non ne era sicura.
Lei era una maschera che non lasciava trasparire niente, i suoi occhi erano sempre gli stessi, parlava poco e niente e senza manifestare emozioni. La tastava come una vacca, l’esaminava come se fosse un veterinario. Isabella imbarazzata arrossiva, ma non si sottraeva. A volte la sollecitava facendo andare le sue dita adunche nei suoi orifizi e Isabella per forza di cose si bagnava, soprattutto quando giocava con il suo clitoride, ma anche in quei casi, guardandola in viso, Isabella, non capiva cosa provasse. Dal canto suo lei arrossiva e si vergognava mortalmente, abbassava gli occhi ed evitava lo sguardo della megera. Solo una volta la vide sorridere ed ebbe la sensazione che la schernisse. Era stato quando, dopo averla penetrata ed essere andata avanti ed indietro per un po’, Onna le aveva sfiorato il clitoride e Isabella si era fatta sfuggire un gemito vibrando di piacere in modo incontrollabile. Non era la prima volta che Isabella gemeva di piacere tra le mani di Onna, ma quella volta era arrivata vicinissima all’orgasmo e sentiva di aver perso completamente il controllo. Isabella quando si eccitava si sentiva mortalmente in colpa, ma il suo corpo era spesso sollecitato e di conseguenza lei era spesso bagnata, non poteva farci niente.

Qualche volta il Padrone la faceva punire dalla serva. Anche in questi casi Onna era molto distaccata, mentre quando Aro la puniva si eccitava, quando era Onna a farlo, tutto avveniva in modo asettico, ma altrettanto doloroso.
Onna usava la frusta, poche frustate sulle parti intime, pochi segni, ma tutti i colpi andavano a segno dove lei voleva e facevano molto male. Oppure usava la cera, una candela piantata nella fica o nel culo o tra le tette della schiava e che gocciolava nelle sue intimità. Mentre lei la guardava soffrire freddamente. Isabella aveva anche rinunciato a chiedere pietà, in quei casi o la guardavano freddamente, come faceva Onna, o la irridevano umiliandola ulteriormente, come faceva Aro.
Quando finiva la sessione Onna la portava sotto la doccia e la lavava, ancora una volta le sue mani e le sue dita penetravano nelle sue parti intime lasciandola tramortita ed umiliata. Onna parlava poco, se voleva che si piegasse e le offrisse le natiche si limitava a spingerla sulle spalle, quando Isabella si chinava lei la penetrava nel culo e poi nella fica, l’insaponava e la sciacquava scrupolosamente. Molte volte Isabella gemeva di piacere, Onna era più brava di Aro nel soddisfarla, più precisa e meno frettolosa, ma la megera rimaneva lontana. Spesso tirava gli anellini per allargarla e Isa fremeva, succedeva anche quando le lavava il seno, prendeva con una mano un anellino e tirava il seno in su mentre con l’altra l’insaponava sotto la piega. Per Isabella era piacevole e non poteva fare a meno di eccitarsi.
Onna parlava poco, ma la manovrava bene e quando Isabella si trovava a rantolare di piacere lei qualche volta le diceva – brava, brava, vedo che ti piace. – Isabella rimaneva allo stesso tempo mortificata ed ancora più eccitata. Vecchia baldracca pensava.
A volte Onna malignamente la puniva piantandola sul più bello e lasciando Isabella avvilita e frustrata. – Abbiamo finito – diceva ed usciva dalla doccia con i vestiti infradiciati. Infatti Onna era sempre vestita, anche sotto la doccia, ed Isabella sempre nuda, anche fuori dalla doccia. Isabella a quel punto la seguiva, la serva prendeva dei lenzuolini e l’asciugava. La strofinava forte fino a far diventare rosso tutto il corpo della schiava, poi le diceva – vestiti, puoi andare. Ritorna la prossima settimana alla stessa ora. -

Quando non era dal suo Padrone lei ricominciava a vivere, ma inevitabilmente quelle visite settimanali si facevano sentire, la stavano piegando e il suo umore ne risentiva, il suo carattere deciso e volitivo stava diventando più remissivo, anche la sua capacità di lavoro si era notevolmente attenuata. Non si poteva far più vedere nuda da nessuno, neanche da sua figlia, se non aveva segni di frustate o i lividi dei colpi subiti, c’erano gli anellini per i quali nessuna spiegazione era possibile.

Sembrava che però nessuno se ne accorgesse, per sua fortuna. La figlia pensava che la mamma stesse invecchiando e si dava da fare nell’aiutarla, ma non sospettava neanche alla lontana quello che succedeva.

Fu Kim che, vedendo le cose da fuori si rese conto che Isabella era cambiata e che qualcosa non quadrava. Decise di indagare, ogni tanto la seguiva e per lungo tempo non gli capitò mai di vedere niente di strano. Poi indovinò il giorno, la seguì, rimase lì fino a quando lei non ritornò a casa e intuì. Infine studiò l’uomo e capì.



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