Erotici Racconti

Ho sottomesso e umiliato il fidanzato di mia figlia

Scritto da , il 2018-01-10, genere dominazione

Salve a tutti, dopo i primi due capitoli riguardanti la sottomissione di mia figlia ho deciso di raccontarvi un episodio accaduto ques’estate. Come accennavo alla fine del secondo capitolo, questa primavera mia figlia si è messa con un bel ragazzo di 20 anni che ha conosciuto all’università, alto, muscoloso, fa moltissimo nuoto per tenersi in forma, occhi verdi, capelli castani corti. Un gran figo insomma. Sin dall’inizio mi ha fatto una bella impressione, è un ragazzo educato, intelligente e, da quanto dice mia figlia, molto sensibile. Giulia mi ha detto di essersi confidata con lui raccontandogli di avere una padrona e che lui non deve essere geloso perché per lei è solo un gioco. Lui ha accettato questo aspetto di mia figlia lasciandola libera di giocare con la sua mistress. Ai primi di luglio 2017, dopo la sessione d’esami conclusasi con ottimi voti per entrambi, decidemmo di passare una bella serata a casa mia cenando assieme. Il clima è molto conviviale e dopo il dessert ci accomodiamo in salotto per bere il caffè e chiaccherare un po’. Giulia ad un certo punto dice:

‘Comunque anche la mia mistress è contenta dei miei bei voti’
‘Giulia!’
‘Che cosa c’è mamma? Matteo sa benissimo che ho una padrona che frequento una volta a settimana’

Il mio sguardo si rivolge verso Matteo, il quale non fa una piega rispetto a ciò che Giulia ha appena detto

‘A proposito: ti vorrei chiedere una cosa, mamma’
‘Non vorrai dirglielo sul serio, spero!’
‘Dai amore! Non essere timido! È una cosa normale di cui non ci si deve minimamente vergognare!’

Io mi incuriosisco e chiedo:

‘Cosa mi vuoi chiedere Giulia?’

Giulia stringe la mano di Matteo, lo bacia sulla guancia e mi dice:

‘Qualche settimana fa, dopo avere raccontato a Matteo della mia padrona, lui mi ha confessato che vorrebbe anche lui provare a farsi sottomettere. Io non me la sento di condividere la mia padrona con lui perché tra me e lei c’è un bel rapporto che non voglio rovinare. E io non lo sottometto perché non è nella mia indole'

Io bevo l’ultimo sorso di caffè, appoggio la tazzina sul tavolino, accavallo le gambe e sorrido beffarda guardando entrambi

‘Quindi?’
‘Eeeehh..... Hai capito, no?’
‘Voglio che tu me lo dica apertamente’

Matteo ha lo sguardo fisso sul pavimento e la faccia rossa come un pomodoro

‘Mamma..... potresti sottomettere il mio ragazzo, per favore?’

Lascio passare qualche secondo per godere fino all'ultimo di questo momento

'Ma certo! Perché no? In effetti è da un po' che voglia di giocare. Ora però voglio sentirlo dire da te Matteo: vuoi essere il mio schiavo?'

Matteo alza il viso imbarazzato incrociando gli occhi amorevoli di Giulia prendendo coraggio

'Sssi....'

Io mi alzo soddisfatta e sorridendo dico:

‘Bene, sappi che non sarà facile. Sono una mistress molto severa’
‘Capisco’
‘Bene, ora se permettete, sono molto stanca e ho bisogno di dormire. Se volete rimanere alzati fate pure. Ci sentiamo nei prossimi giorni per organizzare la sessione, ok?’
‘Posso essere presente anche io, mamma? Ti prego ci tengo tantissimo a fare da spettatrice!’
‘Va bene’

Andai a letto eccitata all’idea di avere a mia completa disposizione un bel fusto muscoloso come Matteo a mia completa disposizione. Ricordo che mi tolsi in fretta la biancheria rimanendo nuda sotto le lenzuola accarezzando tutto il mio corpo fino a raggiungere il mio sesso. Mi masturbai selvaggiamente pensando a cosa gli avrei fatto e mi addormentai poco dopo.
2 giorni dopo inviai il seguente messaggio al ragazzo:

‘Ciao schiavo, sono la tua Dea. Ho deciso che ti dovrai presentare a casa mia questo sabato alle ore 16 in punto, non un secondo di ritardo. Se hai degli impegni annullali. La sessione durerà fino a domenica mattina.
‘Si, mia Dea’

I giorni seguenti passarono in fretta ed io ero in trepidante attesa ad attendere il mio nuovo schiavetto. Finalmente arriva sabato, mi alzo, faccio colazione e preparo la cella di detenzione e il garage come quando decisi di punire mia figlia. Parcheggiai l’auto fuori in cortile, spazzai il garage e la cella in questione dando una sistemata anche al materassino appena sbattuto poggiandolo sulla branda di ferro che decisi di acquistare poche settimane primada utilizzare con il mio nuovo compagno. Avevo voglia di aggiungere qualcos'altro di nuovo e di diverso così decisi di camminare avanti e indietro per tutta casa scalza per qualche ora. Volevo che, all’arrivo del mio schiavo, i miei piedi fossero belli sporchi. Nel frattempo mi vesto per l’occasione optando per una minigonna nera plissettata e una camicetta bianca. Giulia è vestita più comoda essendo solo una spettatrice. Indossa un paio di pantaloncini e una maglietta. Dopodiché io e Giulia ci sediamo in salotto a chiaccherare e a fianco del divano pongo i sandali neri tacco 12 che voglio indossare per l’occasione. Anche lei non vede l’ora che arrivino le 16:

‘Mamma cosa gli farai?’

Mi chiede Giulia con un sorriso grande come il suo viso

‘Eeeh cara mia.... Ti posso solo dire che sarà un week-end divertente’

Finalmente arrivano le 16, anzi le 15:55, suona il campanello. Io e Giulia ci guardiamo negli occhi sorridendo

‘Giulia, vai ad aprire per favore’
‘Si mamma!’

Giulia corre ad aprire e abbraccia il suo ragazzo baciandolo appassionatamente. Io mi godo questa scena molto dolce perché sarà l’ultima per lui.

‘Allora? Sei pronto amore?’
‘Si, sono pronto’

Nel frattempo io mi metto le scarpe e mi slaccio un bottone della camicetta

‘Allora? Cosa aspetti a farti avanti, schiavo?’
‘Eccomi, padrona’

Io mi siedo sul divano, lui si avvicina e si ferma in piedi davanti a me. Indossa un paio di jeans, una camicia a righe e delle scarpe da ginnastica.

‘Bene schiavo. È la tua prima esperienza sadomaso per cui ho intenzione di procedere per gradi: man mano che si prosegue sarà sempre più dura per te sopportare il dolore e le umiliazioni a cui ti sottoporrò. Sei davvero pronto ad affrontare tutto ciò?’

‘Si, padrona’
‘D’ora in avanti dovrai rivolgerti a me dicendo: mia Dea’
‘Si, mia Dea’
‘Bene. Ora spogliati. Togli tutto tranne le mutande. Giulia: prendi tutte le sue cose e portale in camera tua’
‘Si mamma’

Matteo si spoglia ed esibisce il suo fisico scultoreo rimanendo con le gambe leggermente divaricate. Io mi alzo e gli giro attorno squadrandolo dalla testa ai piedi. In casa regna un silenzio di tomba. L'unico rumore che si sente è quello delle mie scarpe ad ogni passo che faccio.

‘Noto che sei completamente depilato, schiavo. Ora inginocchiati’

Matteo esegue senza fiatare e io torno a sedermi sul divano di fronte a lui. Mi chino in avanti sorridendogli e gli accarezzo il viso. Giulia nel frattempo si è seduta sulla poltrona e ci fissa attentamente.

'Toglimi le scarpe delicatamente e fammi un massaggio ai piedi'

Matteo mi toglie le scarpe e io poggio i piedi sulle sue spalle lasciandogli intravedere le mie mutandine da sotto la gonna e noto che i suoi slip grigi si stanno gonfiando un bel po'

'Non rimanere li imbambolato a guardarmi le mutandine. Datti da fare con i miei piedi'
'Si, mia Dea'

Lo schiavo prende il mio piede dalla sua spalla, lo poggia sulla sua coscia e lo massaggia dal tallone alle dita con grande impegno

'Devo ammettere che te la cavi bene. Fammi indovinare: massaggi i piedi anche a Giulia?'
'Si mia Dea. Spesso, prima di fare sesso, mi piace massaggiarla e coccolarla'
'Ma che bravo il mio schiavo che coccola la mia piccola'

Guardo Giulia che sorride soddisfatta mentre impongo allo schiavo di cambiare piede da massaggiare rimettendo l’altro piede sulla sua spalla

Guardo i suoi slip ancora gonfi che rischiano di strapparsi e, mentre il massaggio continua con passione, tolgo il piede dalla sua spalla, appoggio il tallone a terra di fronte al suo pacco e con le dita dei piedi applico una leggera pressione sui suoi genitali. Lo schiavo comincia a gemere di piacere e il massaggio per una attimo si ferma

‘Ehi! Non sei qui per godere, continua a massaggiarmi il piede altrimenti ti prendo a calci nelle palle’
‘Si mia Dea’

Il massaggio riprende con grande impegno da parte sua, gli do un colpetto leggero sul pacco che lo fa sobbalzare di riflesso

‘Avrai certamente notato che i miei piedi sono sporchi. Ti pare che una Dea possa avere i piedi sporchi?’
‘No mia Dea’
‘E non ti è passato per quella tua testa di cazzo che dovresti pulirli? Ti pare che una Dea debba pulirsi i piedi da sola?’
‘No mia Dea’
‘Non mi interessa che tu mi dia ragione. Io ho sempre ragione e non ho certamente bisogno dell’approvazione di un verme insignificante come te’
‘Si mia Dea’
‘Stai zitto! La tua lingua inutile non serve per parlare. Usala come tutte le nullità del tuo genere dovrebbero usarla: leccami i piedi e puliscili bene’

Lo schiavo appoggia delicatamente la lingua al tallone. Io sento la sua lingua ruvida e piena di saliva che inumidisce il mio piede

‘Aspetta un momento: non ti pare di dimenticare qualcosa?’
‘No mia Dea’
‘Io ti sto concedendo l’onore di leccarmi i piedi e tu nemmeno mi ringrazi?’
‘Ti ringrazio infinitamente per concedermi l’onore di leccarti i piedi mia Dea’
‘Meglio così. Ora datti da fare con la lingua. E non dimenticare di leccare anche tra le dita’

Matteo mi lecca i piedi per decine di minuti mettendoci molto impegno. Giulia ci guarda vogliosa incollata alla poltrona dove sta seduta. Nel frattempo prendo un piede per volta controllandoli bene e devo ammettere che ha fatto un bel lavoro.

‘Giulia, vammi a prendere le manette, sia quelle per i polsi che per le caviglie’
Si mamma’

Giulia scatta in piedi e corre in camera a prendere ciò che le ho chiesto tornando pochi secondi dopo con le due paia di manette che poggia sul divano al mio fianco tornando poi a sedersi sulla poltrona per assistere allo spettacolo

‘Bene schiavo, ora rimettimi con delicatezza le scarpe e poi alzati in piedi’

Matteo esegue l’ordine con cura e si alza in piedi mostrandomi ancora una volta il suo fisico scolpito nella sua interezza mentre le sue mutande stanno per scoppiare. Una leggera smorfia di dolore compare sul suo viso a causa di questa costrizione. Io sorrido beffarda e gli chiedo:

‘Qualcosa non va schiavo? Ti facevano schifo i miei piedi divini?’
‘Assolutamente no mia Dea. È solo che stamattina mi sono messo questi slip dimenticando che mi stanno un po’ stretti’
‘Lo vedo che ti stanno un po’ ‘aderenti’ diciamo’

Giulia ha lo sguardo fisso sul suo pacco. È dall’inizio della sessione che ci fissa come ipnotizzata

‘Giulia per favore alzati e mettiti dietro lo schiavo’

Giulia esegue la mia richiesta senza esitare e in un attimo si trova in piedi alle sue spalle

‘Schiavo metti le mani sopra la testa’
‘Giulia, levagli le mutande’
‘Con piacere mamma’

Giulia poggia le mani sui suoi fianchi e lentamente gli abbassa gli slip e glieli toglie consentendo al pene dello schiavo di liberarsi dall’indumento facendo svettare il suo membro in piena erezione. Un pene che, oltre ad essere lungo è anche grosso di diametro

‘Ora prendi le due paia di manette e mettigliele’

Giulia esegue l’ordine e mi chiede:

‘Le mani gliele incateno davanti o dietro la schiena?’
‘Dietro’

Una volta fatto tutto ciò mia figlia prende le mutande del ragazzo, le stringe tra le mani tornando al suo posto

‘Noto che sei circonciso, schiavo. Come mai?’
‘Perché avevo un problema al prepuzio del pene e mi sono fatto circoncidere 3 anni fa’
‘Capisco. Devo ammettere che sei ben dotato. Quanto lungo ce l’hai?’
‘20 cm mia Dea’
‘Bene, ora seguimi, ti porto nella tua cella ora’

Mi alzo e porto lo schiavo nella sua cella di detenzione, gli libero le mani, lo faccio stendere sulla branda e lo ammanetto alle sbarre in testa alla branda’

Nel frattempo io e Giulia torniamo in salotto. Mia figlia è entusiasta, sorride felice e mi chiede:

‘Perché l’hai bloccato alla branda? Tanto non può mica scappare visto che sta in cella’
‘L’ho ammanettato alla branda perché non voglio che si masturbi’
‘Capisco. Eh, ricordo che quando fui imprigionata io in quella cella c’era solo il materasso senza la rete. All’epoca era dura la prigione!’

La battuta mi fa ridere di gusto e le rispondo:

‘Lo so che ora la cella è un po’ più comoda grazie a quella rete. Ma non ti preoccupare: la punizione che gli infliggerò non sarà meno dura di quella che hai subito l’anno scorso’

Io mi alzo e vado a prendere una bottiglia di vino bianco da bere assieme alla mia figliola. Per per tutto il resto del pomeriggio restiamo in salotto a chiacchierare e, tra un bicchiere e l’altro, la bottiglia finisce. Guardo l’ora, ormai sono le 19:30 circa

‘Ho fame, prepariamo da mangiare dai’
‘Ti aiuto volentieri mamma’

Ricordo che mi alzai dal divano senza risentire minimamente del vino appena bevuto mentre mia figlia era un pochino su di giri. Per cena preparammo un semplice piatto di pasta per tutti, non avevo voglia di fare qualcosa di particolare. Portai il piatto e un bicchier d’acqua in cella per il mio schiavo e lo liberai dalla branda tenendolo comunque ammanettato con le mani in avanti per consentirgli di mangiare

‘Ora mangia tutto e ricorda che per te è proibita la masturbazione’
‘Si mia Dea’

Tornai in cucina a cenare assieme a mia figlia la quale poi lavò i piatti mentre io in divano guardavo un po’ di tv. Finite le faccende domestiche mia figlia mi raggiunse in salotto con il cuore in gola dicendomi:

‘E adesso?’
‘Hai così tanta voglia di vedere il tuo fidanzato soffrire?’
‘Mamma, tu e io non abbiamo mai avuto segreti e mi sembra stupido nascondere una cosa così evidente; per cui: si, voglio vederti torturare il mio fidanzato. Ok?’

Io riesco a malapena a serrare le labbra mentre le sorrido perché, ciò che mi ha appena confessato, mi ha certamente divertito ed eccitato allo stesso momento

‘Ok, andiamo’

Ci recammo nella cella del detenuto che ci aspettava seduto sulla branda. A terra vi era il piatto e il bicchiere vuoto

‘Ti è piaciuta la cena?’
‘Si, molto. Grazie mia Dea’
‘Hai poco da ringraziare. Era necessario nutrirti per farti affrontare la meritata prigionia. Ora cominciamo a fare sul serio. Giulia, porta via il piatto e il bicchiere’
‘Si mamma’

Io prendo lo schiavo e lo porto in garage, aggancio le manette alla catena che pende dal soffitto e mi avvicino al muro per tirare la catena che comincia a scorrere all’interno dell’anello d’acciaio attaccato al soffitto mentre le braccia muscolose del mio manichino da frusta si alzano fino a tendersi come una corda di violino. Ammiro il suo bellissimo corpo tenendo stretta la catena tra le mani e poi do un ultimo strattone osservando la posizione dei suoi piedi. I suoi talloni si alzano. L’unica parte del suo corpo che tocca per terra sono le punte dei piedi, proprio come voglio io. Aggancio con il lucchetto la catena al muro a fianco dello schiavo. Il ragazzo soffre un po’ per la posizione scomoda alla quale piano, piano si adatta. Nel frattempo mia figlia stava ammirando lo spettacolo appoggiata al muro.

‘Vai a prendere due sedie dalla cucina e poggiale lungo il muro di fianco allo schiavo e poi vai a prendermi la frusta. Sai già dove si trova’
‘Si mamma’

Io mi avvicino al detenuto sfoggiando uno sguardo fiero e un sorriso diabolico. Il suono dei miei tacchi rimbomba nel garage mentre gli giro attorno ammirandolo dalla testa ai piedi. Decido di accarezzarlo partendo dal viso, poi scendo sul petto, gli addominali scolpiti e poi sul suo membro in erezione. Nel frattempo mia figlia è tornata e si è già messa seduta a godersi lo spettacolo. Io continuo ad accarezzarlo partendo dal viso e scendo ancora fino al pene. Ripeto questa operazione per più volte nel più totale silenzio. Ora lo schiavo si è perfettamente adattato alla posizione, seppur scomoda, gli prendo i testicoli grossi e depilati e li maneggio con cura esercitando man mano sempre più pressione facendogli provare dapprima fastidio e poi un dolore sempre più forte

‘AAAAHHHH!!!!! AAAAAHHHHH!!!!! Fa male!’

Io mi arrabbio e gli do un ceffone in pieno volto che gli fa voltare la faccia dall’altra parte

‘Chi ti ha dato il permesso di parlare e lamentarti?’
‘Chiedo perdono, mia Dea’
‘Zitto! Giulia, dammi la frusta’

Mia figlia si alza di scatto e mi porge la frusta di cuoio nera e, mentre me la mette in mano, la guardo negli occhi, le stringo il polso, e avverto il battito del suo cuore che le sta letteralmente uscendo dal petto per l’emozione. Io le sorrido amorevolmente, le accarezzo il viso e le dico con dolcezza:

‘Tranquilla piccola mia. Ora vai a sederti e goditi lo spettacolo’
‘Ss ssii mamma’
‘Bene schiavo, è ora di cominciare. Sappi che da ora in avanti, finché sarai lì appeso avrai un solo diritto: potrai urlare quanto vuoi tanto nessuno ti sentirà. Capito?’
‘Sss sssiiiii mia Dea’

Io faccio schioccare con vigore la frusta per terra che fa tremare mia figlia. Ora mi trovo di fronte al mio detenuto che, inerme, non può fare altro che subire. Comincio a colpirlo girandogli attorno approfittando della grandezza del garage. Lo colpisco sulle natiche, gli addominali, il petto, le braccia, le gambe ma soprattutto mi concentro sulla sua schiena. Ad ogni colpo le sue urla si fanno sempre più forti ma, dopo una trentina di colpi circa, comincia a stringere i denti e a urlare di meno.

‘Come mai non urli più? Guarda che mi diverto maggiormente se soffri. Guarda la tua fidanzata: non lo vedi che, ad ogni colpo che ti infliggo, affonda sempre di più la mano nei pantaloncini?’

Io lo avevo notato sin dai primi colpi che Giulia si stava masturbando massaggiandosi con la mano prima sopra e poi dentro i pantaloncini che indossava. Lo schiavo fino a quel momento non se ne era accorto perché era occupato a prendere le frustate.

Io mi prendo una pausa dalle frustate poggiando la frusta sulla sedia accanto a mia figlia. Mi avvicino allo schiavo accarezzando la sua pelle rovente e tremante a causa dei colpi inferti. Gli schiaccio le dita dei piedi con la mia scarpa mentre ammiro da vicino la sua espressione di dolore sul viso. Gli afferro le palle e le stringo con sempre maggiore forza e nel frattempo esercito maggiore pressione con il piede sulle sue dita

‘Mi sono sempre chiesta: cos’è che fa più male? Un pestone sui piedi o farsi strizzare le palle?’
‘AAAAAAAIII!!’ ‘AAAAIIIIIAAAA!!’

Lo schiavo cerca di divincolarsi ma io lo tengo stretto. È totalmente immobile

‘Allora? Toglimi questa curiosità, dai!’
‘AAAAAIIIIIIAAAAAA! LE PALLE! LE PALLE!’

Io sorrido soddisfatta e osservo mia figlia in estasi

‘Capisco’

Gli mollo i testicoli e tolgo il piede dal suo, lo afferro per il collo e gli do 4 ceffoni, 2 di diritto e 2 di rovescio per poi sputargli in faccia. Riprendo la frusta e gli do un’altra ventina di frustate su tutto il corpo. Mi siedo a fianco di mia figlia gettando a terra la frusta sbuffando perché mi sentivo un po’ affaticata. Giulia ha le mani affondate nei pantaloncini e le gambe divaricate che si masturba ammirando il corpo del suo ragazzo. Un corpo nudo, bellissimo, virile. Ma allo stesso tempo un corpo dolorante, ricoperto di piaghe rosse. Un corpo umiliato. Io rimango lì per qualche minuto a contemplare la mia opera con grande soddisfazione isolandomi da tutto e tutti ma i gemiti di mia figlia mi fanno ritornare alla realtà.

‘Cazzo, sto godendo tantissimo ma non riesco ad arrivare all’orgasmo’
‘Tranquilla, ci penso io’

Mi alzo e mi dirigo verso lo schiavo che, in questi pochi minuti, ha recuperato un po’ e il dolore sembra essergli passato per la maggior parte. Accarezzo il suo viso e gli sussurro all’orecchio:

‘Tranquillo, schiavo. Ora chiudi gli occhi che tra poco ti libero’

Lo schiavo esegue immediatamente mentre io faccio un passo indietro e gli do un calcio dritto nelle palle tenendo il dorso del piede schiacciato sui suoi coglioni per qualche secondo. Le sue urla sono strazianti mentre io sorrido di gioia. Mi volto verso mia figlia che sta affondando sempre di più la mano nei pantaloncini tenendo le gambe divaricate

‘AAAHHHH, AAAAAHHH, AAAAAHHHHH, AAAAAAAAAAAAHHHH!!!!!!!!!!’

Io accarezzo il volto di mia figlia tutto sudato e le sorrido amorevolmente dandole un bacio sulla fronte mentre lei ancora ansima e trema

‘Mamma........ È stato....... Bellissimo!’
‘Sono contenta che tu ti sia divertita tesoro mio’

Io e Giulia rimanemmo sedute per qualche istante ad aspettare che il detenuto la finisse di frignare per quell’innocuo calcio nelle palle. Una volta finito di dimenarsi mi sono alzata e l’ho tirato giù dalla catena e ricondotto in cella con le mani incatenate per davanti.

‘Ora dormi schiavo. Ti ricordo che ti è proibito masturbarti. Se lo fai, domani mattina ti castro a suon di calci nei coglioni. Ci siamo capiti?’
‘Ssss ssiii mia Dea’
‘Devo ammettere che ti sei comportato bene per cui ho deciso di darti un premio, schiavo. Giulia, togliti le mutandine e dagliele’

Giulia esegue senza fiatare. Si toglie i pantaloncini e gli porge le sue mutandine di cotone bianche con i fiorellini fradice di umori, lui si siede sul letto con questo ben di Dio in mano mentre io chiudo a chiave la porta della cella

Io e mia figlia nel frattempo andiamo in salotto e lei mi dice:

‘Mamma gli hai proibito di masturbarsi ma hai voluto che gli dessi le mie mutandine fradice. Voglio dire: non ti pare un contro senso? È chiaro che se si trova con le mie mutandine bagnate in mano, gli basta sentirne l’odore per masturbarsi’
‘Lo so! La mia intenzione era proprio quella di farlo soffrire obbligandolo all’astinenza pur possedendo un oggetto così prelibato’
‘Mamma! Ma quanto sei perfida?’

Rido soddisfatta e le rispondo:

‘Te l’avevo detto che ci saremmo divertite! Comunque non ti preoccupare, non si masturberà. Certamente passerà la notte con questa tentazione ma il calcio che gli ho dato gli farà passare la voglia sapendo che, se si dovesse masturbare, ne prenderebbe molti altri’
‘È vero! Non ci avevo pensato!’
‘Ora io vado a dormire che sono stanca. Buona notte Giulia’
‘Notte mamma’

Andai a letto, mi spogliai perché faceva molto caldo e io d’estate dormo nuda. Dopo tutto quello che è successo però, appena mi sono coricata sotto le lenzuola, mi è bastato accarezzarmi il seno per scendere più giù. Mi masturbai con veemenza e venni violentemente mordendo il cuscino. L’indomani mi svegliai verso le 8, mi recai in cucina ancora nuda attratta dal profumo del caffè appena fatto. Mia figlia indossava un perizoma rosa con reggiseno coordinato dello stesso colore. Si era alzata poco prima per fare la colazione

‘Buon giorno amore mio, non preparare la colazione anche per il detenuto, ho in mente un ultima cosa da fare con lui prima di scarcerarlo’
‘Ok mamma’

Facemmo colazione insieme e, mentre Giulia ripuliva la cucina io andai in camera mia dove indossai soltanto un reggiseno di pizzo nero, il mio strap-op duo con un bel cazzo di 21cm (per chi non lo sapesse è un tipo di strap-on che penetra anche la vagina di chi lo indossa quindi mentre lo uso godo anche io perché vengo penetrata) e i sandali neri tacco 12 della sera prima. Tornai in cucina e mia figlia sbarrò gli occhi vedendomi così conciata

‘Mamma..... SEI UNA BOMBA! Ma lo vuoi sodomizzare?’
‘Voglio infliggergli un’ultima umiliazione: voglio colpire la sua virilità una volta per tutte’

A queste mie parole perentorie Giulia ha inghiottito la saliva essendo visibilmente emozionata

‘Ok, andiamo’

Entrai nella cella, lo schiavo si alza dalla branda con le mutandine di mia figlia in mano

‘Allontanati dalla branda, devo controllare che non ci sia sperma in giro’

Lo schiavo si alza e si mette vicino a Giulia che gli sorride amorevolmente

‘Giulia ammanettalo con le mani dietro la schiena e riprenditi le mutandine mentre io controllo’
‘Si mamma’

Controllai centimetro per centimetro il materasso. Controllai il corpo dello schiavo e il pavimento della cella. Era tutto pulito

‘Bene schiavo, hai resistito alla masturbazione. Ora mettiti in ginocchio e succhiami il cazzo’

Lo schiavo si inginocchia e comincia a succhiarmelo bene mentre lo tengo per la testa. L’unico rumore che si sente nella stanzetta è il tintinnio delle due paia di manette che indossa. Lo guardai negli occhi e gli dissi:

‘Succhiamelo bene, schiavo. Ti conviene succhiare bene perché la tua saliva è l’unico lubrificante per il tuo bel culetto’

Si sfilò dalla bocca il mio fallo e disse:

‘Non l’ho mai preso nel culo, mia Dea’
‘Lo so schiavetto! Tu pensi di essere un grande stallone perché ti scopi le ragazze e le fai godere, vero? Tu le castighi con il tuo bell’uccello mentre urlano come matte compresa mia figlia, che è la tua ultima preda, vero? Beh, è giunta l’ora che tu sappia che cosa significa farsi penetrare. È giunta l’ora che tu, visto che qui rappresenti l’inferiore sesso maschile, paghi per avere umiliato la superiore razza femminile con il tuo cazzo. E ora sarà il mio cazzo a punirti’

Gli guardai il cazzo e vidi che aveva un’erezione. Questa ultima punizione, quindi, gli avrebbe fatto piacere a quanto pare

‘Giulia vai a prendere un preservativo. Tu, schiavo continua a succhiarmi il cazzo e mettici tanta saliva’

Nel frattempo Giulia è ritornata tenendo il preservativo in mano e lo schiavo ha continuato a succhiarmi il cazzo per diversi minuti ancora

‘Bene schiavo. Ora alzati in piedi e fatti mettere il preservativo da mia figlia poi dovrai metterti in ginocchio sulla branda, chinarti in avanti e poggiare la testa sul materasso. Capito?’
‘Si mia Dea’

In pochi secondi l’intera operazione è stata eseguita e mia figlia è andata a poggiarsi sullo stipite della porta

Mi posiziono dietro allo schiavo inginocchiandomi dietro di lui, gli accarezzai la schiena e il culo passando con un dito sul suo buco. Mi sputai sulla mano e gli inumidii l’ano andando poi a poggiare la cappella del mio fallo

‘Ti conviene rilassarti se vuoi soffrire di meno’
‘Si mia Dea’

La saliva però non era sufficiente. Quindi chiesi a mia figlia di andare a prendere il gel apposito. Inumidii bene sia il suo ano che il mio cazzo e dopo pochi minuti, con pazienza la cappella entrò bene e con delle leggere spinte cominciai a penetrarlo sempre più in profondità con il mio schiavo che gemeva di dolore. Spinsi, spinsi ancora e lui urlava. Ad un tratto sentii il mio bacio che toccava le sue natiche: ero entrata completamente nel suo culo. Tutti i miei 21 cm erano dentro di lui. Io sorrisi soddisfatta guardando Giulia che era allibita e sicuramente eccitata

‘Bene detenuto. Ora hai tutto il mio cazzo nel culo’

Cominciai a stantuffare di brutto. Gli feci male volutamente. So benissimo che il suo culo non era completamente dilatato, ma non mi importava nulla. Era un maschio, volevo che sapesse come ci sentissimo noi donne nel farci fottere. E poi, avevo bisogno di spingere con forza e vigore proprio per godere anche io’

Continuai a scoparmelo e gli presi i testicoli. Più godevo e più glieli strizzavo facendolo gemere. Guardo alla mia sinistra e vedo mia figlia con le mani nelle mutandine. Le sorrido e do un’altra strizzatina alle palle del detenuto

‘Che bel culo che hai, detenuto! AAAAHHHH SSSSIIIII!!! Dai che mi fai venire, schiavo! Anzi, schiava!’

Diedi altre spinte forti e profonde a seguito delle quali venni. Le mie cosce erano bagnate, avevo goduto tantissimo. Tolsi il fallo dal suo ano e con le mani gli aprii le natiche per ammirare il suo bel culo da puttanella bello aperto. Gli presi il pene i gli tolsi il preservativo e, come immaginavo, era pieno di sperma. Giulia osservò il preservativo e corse in camera sua a prenderne un’altro

‘Bene, schiavo. Il tuo culo mi ha fatto godere e, come vedo dal preservativo che ho in mano, hai goduto anche tu. Da ora sei libero’
‘Mamma? Possiamo restare soli in cella, per favore?’
‘Certo amore mio’

Le accarezzai il viso e le diedi un bacio sulla guancia

‘Vi lascio soli ora’

Andai a farmi una doccia e poi mi misi sulla sdraio in giardino a leggere un libro. Alle ore 13 circa mi recai presso la cella di detenzione, aprii la porta e vidi una scena molto dolce: i ragazzi erano completamente nudi e abbracciati mentre a terra vi erano le manette, la biancheria di mia figlia e i due preservativi, entrambi pieni di sperma. Svegliai mia figlia e le dissi:

‘Tesoro è l’una ormai. Io ora preparo il pranzo, voi intanto fatevi una doccia’
‘Ok mamma’

Dopo mezz’ora ci ritrovammo tutti e tre a tavola per mangiare. Parlammo poco dell’esperienza appena fatta. Ma ad un certo punto mia figlia disse:

‘Mamma, comunque è stata un’esperienza bellissima!’
‘Grazie, mi sono divertita anche io. Matteo? Dimmi la verità: ti è piaciuto?’
‘Sss siii anche se, quando mi ha dato quel calcio nelle palle ho sofferto molto’
‘Capisco, mi dispiace di avere esagerato’
‘Non c’è problema. Anzi volevo chiederle: le andrebbe di rifarlo più avanti?’
‘No ragazzi. Volevo proprio dirvi questo: mi sono molto divertita ma io ho un compagno e voi avete la vostra vita sessuale e non voglio interferire. Siete giovani e farete molte esperienze ancora’
‘Ma....’
‘Niente: ‘ma’ Giulia. Ho preso la mia decisione e non voglio più parlarne, ok?’
‘Ok’

I ragazzi si aspettavano un mio assenso a fare altre sessioni visto che, dopo questo mio diniego, i loro volti erano un po’ tristi. Passammo il pomeriggio assieme e alla sera dopo cena, i ragazzi andarono a letto e si amarono per tutta la notte. Sono passati mesi da allora e Matteo e Giulia stanno ancora insieme. Il loro rapporto è solido e sono felice per loro. Io nel frattempo mi diverto con il mio compagno e quando non c’è godo ancora a donarmi piacere ricordando questa esperienza passata.

Un saluto a tutti,

La vostra MadreSevera

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