Una notte d'inverno

Scritto da , il 2017-08-17, genere incesti

Quella sera Taniusha era tornata a casa in anticipo, pronta ad affrontare una nuova fredda nottata di quel lontano 11 dicembre 2001, per poi ricominciare la routine l'indomani mattina.
Si aspettava di esser sola a casa, nel mezzo della campagna toscana, tra i secchi alberi privi di foglie e la canuta neve natalizia.
Scese dalla sua macchina, abbandonandosi ai disparati pensieri sulla lunga giornata di lavoro alle sue spalle e dirigendosi lentamente verso il vialetto di entrata alla piccola villetta di famiglia.
Da quando il marito la aveva lasciata sola, portando con sé i propri figli, lei era sempre rimasta sola, mai tradendo i vecchi trascorsi d'amore con Giovanni, suo ex marito, appunto.
Il figlio, Daniel, non lo vedeva ormai da tredici lunghi anni, dal giorno del compimento dei suoi sei anni, il 17 Agosto di diciannove anni prima.
Raggiunto il vialetto, adornato da siepi di lauro e piccoli alberi di susine, scorse vicino dall'entrata del garage una macchina rosso fuoco, parcheggiata da molto, visto che era quasi del tutto coperta dalla neve.
Molti pensieri le riempirono la testa ed ebbe per qualche momento il desiderio di tornare in auto e dirigersi in città per pernottare in un qualche hotel del centro del suo paesino.
Non fece in tempo a concludere tali pensieri che un ragazzo sulla ventina, alto, muscoloso, con capelli corti ed una barba folta le si avvicinò, cercando il più possibile di farsi notare e sentire.
Taniusha, donna sui 45 anni, alta, bionda e ben formosa, nata in Romania e cresciuta in Italia, spaventata dai rumori e dalla sconosciuta presenza che avanzava alle sue spalle, affrettó il passo, cercando di entrare nell'abitazione prima di essere raggiunta.
Il ragazzo, con una voce grave e molto sensuale richiamò l'attenzione della donna, cercando di farle capire che si trattasse del figlio di lei e non di un qualche matto e di come si trovasse in loco per farle una sorpresa per il suo compleanno.
La donna si fermò e scoppiò in lacrime, commossa dall'immenso gesto d'amore e sorpresa del fatto che qualcuno si fosse ricordato dell'importanza di quel giorno.
I due si avvicinarono, avvinghiandosi in un abbraccio che scaturiva eccitazione e grandi sentimenti da entrambi.
Si affrettarono ad entrare nell'abitazione, gustando piatti semplici e concludendo con una torta al cioccolato e panna, la preferita di lei, che il ragazzo aveva acquistato prima di visitare la madre.
In serata si sedettero sul divano per guardare un film, scambiandosi poche informazioni sulle nuove vite stabilitesi in seguito alla separazione di Taniusha ed il marito.

La verità era che la donna, osservando il figlio, iniziava ad eccitarsi tanto che le sue gambe furono ben presto ricoperte dal suo miele.
Il figlio, notando le macchie di umori sui vestiti della madre non poté fare altro che eccitare, lasciando intravedere un bozzo nei propri pantaloni.
Fu un attimo e i due erano avvinghiati nuovamente, questa volta cercando le proprie lingue in un bacio infinito, carico di eccitazione, amore e tristezza al contempo.
Lei scoprì le sue labbra, intingendo nei propri umori le proprie dita, lievemente incallite per il lavoro e la vecchiaia ma ancora ben allenate nell'antica arte della masturbazione.
In poco lui le fu sopra, sostituendo le dita di lei con il suo lungo pene, pulsante e inturgidito dall'eccitazione del momento.
I due passarono la notte toccandosi e animando per il grande amore scoppiato tra loro, perdendosi in un incatenamento di pensieri al limite della libidine e della concezione umana.
Non gli importava di ciò che stavano compiendo, volevano solo potersi colmare a vicenda, ritrovandosi finalmente in un'unione di odori e sapori del tutto nuova per entrambi.

Era mattina, la sveglia suonò alle 06.30 dell'undici dicembre 2001. Era ora di svegliarsi, affrontare la propria giornata, la aspettava una lunga giornata di lavoro ed al suo ritorno avrebbe avuto la sola possibilità di riposare, nonostante fosse il suo compleanno, nella sua totale solitudine.
Finito il lavoro, tredici ore dopo, tornò a casa, sperando che il suo sogno di sempre si avverasse, sperando che da dietro quel cespuglio di lauro potesse udire oltre al cinguettar di qualche uccello, la voce del suo caro figlio, ormai da anni persa tra le voci nella sua testa.

Scusatemi per la correttezza ortografica e morfosintattica dei contenuti ma é una cosa scritta di getto in uno dei miei tanti momenti di pseudo depressione.
Spero vi piaccia, commentate e ditemi che ne pensate.

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