Mai dire mai

Scritto da , il 2010-09-07, genere etero

Un saluto a tutte le persone che leggeranno questo racconto, è un racconto di fantasia scritto a quattro mani ed è il nostro primo racconto, ci piacerebbe ricevere vostre opinioni, critiche e suggerimenti.

La nostra mail è: rvale87@hotmail.it

Ares & socia.

Buona lettura.





CAPITOLO PRIMO

Era in viaggio da circa un’ora, per fortuna non aveva incontrato traffico e tra un’altra ora e mezza sarebbe arrivato a destinazione, oltre al bagaglio personale Giovanni aveva un’altra piccola borsa nella quale c’erano due foulard color arancio e delle corde bianche cose che servivano allo scopo del viaggio.

Trovare delle bende color arancio era stato abbastanza difficile, si era rivolto a negozi specializzati ma bende di quel colore non ne avevano, solo le classiche nere, quando ormai era rassegnato a prenderle nere, passando davanti un negozio vide dei foulard colore arancio che avrebbero potuto benissimo fare al caso suo, non erano delle vere e proprie bende ma si sarebbero potuti adattare molto bene.

Durante il viaggio pensava a ripensava a cosa stava facendo, nonostante fosse sposato e con una figlia stava andando a rapire una ragazza 22enne conosciuta mesi prima in una chat; tra loro era iniziato subito un feeling ed una sintonia molto forte, avevano immaginato come sarebbe stato il rapimento di Sole, questo il nome della ragazza, ed ora, senza dirle nulla lui stava mettendo in atto il loro immaginare.

“Perché sto facendo tutto questo?” si era chiesto Giovanni, la risposta che si diede fu: “Ho voglia di cose inaspettate, di vivere e provare cose nuove, di lasciarmi alle spalle le cose che non mi stanno bene, pensare solo a me e lei immergermi in esperienze memorabili, per portarle nel cuore sempre, come tutto il resto. Ho voglia di sentirmi realizzato e completamente appagato,di scaricare tutta l'adrenalina che ho in corpo.”

Durante i mesi in cui avevano chattato Giovanni e Sole si erano visti in cam, scambiati sms e mms, più volte l’adrenalina e la l’eccitazione era salita alle stelle, ora finalmente stavano per scaricarla.

Immerso in tutti questi pensieri si accorse di essere quasi arrivato, aveva prenotato una stanza in un hotel, quello sarebbe stato la sua base di partenza.

Nei giorni seguenti la seguì per studiarne i percorsi e le abitudini, continuando nello stesso tempo a, chattare, mandarle messaggi e mms per non destare sospetti, fino a quando decise che era arrivato il momento di agire, il rapimento era fissato per il giorno dopo.

La seguì dal mattino rimanendo in attesa dell’occasione propizia per poterla rapire, questa si presentò nel pomeriggio, il tempo era uggioso e iniziava a piovere quando lei camminava in una stradina isolata, immersa nei suoi pensieri con l’mp3 nelle orecchie, era il momento di agire.

Con l’auto la superò facendo inversione in modo tale che si trovasse alle sue spalle, piano piano la superò fermando l’auto ed aspettando che fosse lei a sua volta a passarlo, ovviamente lei non si accorse di lui, non lo riconobbe.

Quando l’ebbe oltrepassato, Giovanni uscì dall’auto le andò dietro le spalle e con un gesto veloce le mise una mano sulla bocca per non farla urlare e la trascinò dentro l’auto facendola poggiare con la pancia sui sedili posteriori, la tenne ferma con il suo peso nonostante cercasse di dimenarsi, per prima cosa la imbavagliò, poi le legò le mani dietro la schiena ed in ultimo le mise una benda sugli occhi e chiuse lo sportello andò al posto di guida e partì.

Mentre era distesa sui sedili Sole cercava di capire cosa stesse succedendo, era stato tutto cosi improvviso che ancora non riusciva a capacitarsi di essere legata, bendata ed imbavagliata, dentro un’auto guidata da uno sconosciuto, sono stata rapita!

“Ed ora? Che cosa mi sarebbe successo? Dove mi stava portando? Chi era costui? Mi avrebbe tenuta prigioniera per avere un riscatto?” mille domande le affollavano la mente mentre l’autovettura proseguiva la sua corsa verso l’ignoto.

Dopo un periodo di tempo per lei indefinito l’auto accosta e si ferma, sente lo sportello del guidatore aprirsi e poco dopo quello dietro, la persona che l’ha rapita la fa alzare e sedere sui sedili dicendole: “Ora ti tolgo il bavaglio, sono sicuro che non urlerai.”

“Questa voce la riconosco! Non mi è nuova!” pensò lei.

Il tempo di fare questo pensiero l’uomo le disse: “Te l’avevo detto, nella vita mai dire mai” detto ciò le tolse il bavaglio dalla bocca, la sistemò bene seduta e richiuse lo sportello andando a sedersi alla guida.

Una volta ripartita la macchina lei iniziava a tranquillizzarsi, forse aveva capito chi era il misterioso rapitore ma voleva esserne certa: “Che volevi dire con quella frase?”

“Lo sai benissimo cosa volevo dire.”

“Perché mi hai rapita?”

“Sai molto bene anche questo.”

“Sono del colore giusto le bende?”

“Si sono come le volevi tu, arancioni.”

Non credeva alle sue orecchie, colui che la stava rapendo era il Giovanni che aveva conosciuto su internet, che l’aveva contattata chiedendogli se poteva rapirla e da lì era iniziata un’amicizia, un’avventura caratterizzata da sensualità, adrenalina, eccitazione, situazioni intriganti fino a quel momento immaginate ma ora messe in atto.

Ora che si è rilassata si rende conto di essere eccitata!

Mai nessuno aveva assecondato una sua pazzia, si trovava in macchina con un rapitore...il suo rapitore! Era cosciente della situazione familiare di Giovanni ma, la sua parte irrazionale, quella che ormai ascoltava da quando si erano conosciuti, le diceva che questa avventura andava vissuta, goduta ogni minuto, però al tempo stesso una domanda si ripeteva nella sua testa: “Se dopo tutto quello che era successo e quello che stava succedendo lui scomparisse per sempre?

Dopo un attimo di riflessione lasciò stare quei pensieri, ora era felice di stare col suo rapitore, erano soli nella stessa auto, lei era completamente nelle sue mani, legata, bendata, eccitata e con una gran voglia di lui, di essere sua per tutto il tempo che lui avrebbe voluto e potuto.





CAPITOLO SECONDO



“Dove stiamo andando?”

“In un bel posto” rispose lui.

“Che fai mi rispondi come in chat?”

“Beh si, visto che sono lo stesso” disse ridendo.

“Con una leggera differenza, visto che in chat immaginavamo il tutto, mentre qui sono realmente legata e bendata.”

“Tutto come avevamo detto. Rimasta delusa dalla situazione?”

“Assolutamente no!”

“Ne ero sicuro.”

Mentre continuavano il viaggio verso la loro meta, il tempo era peggiorato ed ora la pioggia era aumentata, lei aveva tutti i vestiti bagnati e questi mettevano in risalto il bellissimo seno in particolare i capezzoli che erano diventati duri, particolare che a Giovanni non era sfuggito.

Il resto del viaggio avvenne in completo silenzio solo il rumore della pioggia lo rompeva, dal rumore dei pneumatici Sole capì che l’auto stava percorrendo una strada sterrata e se, Giovanni avesse mantenuto fede a quanto si erano detti in chat il nascondiglio sarebbe dovuto essere in campagna, era impaziente di arrivare e vedere.

Dopo poco l’auto si fermò: “Siamo arrivati?” chiese Sole.

“Si” rispose lui.



Le aprì lo sportello aiutandola a scendere, intanto continuava a piovere ed entrambi si bagnarono ancora di più, la guidò aiutandola a salire dei gradini poi si fermarono quando la pioggia non li bagnava più.

Le tolse la benda, dopo qualche secondo per abituarsi alla luce Sole poté vedere il luogo che Giovanni aveva scelto, era in aperta campagna, isolato, circondato da un lato da alberi, dall’altro da spighe alte, c’era solo una strada sterrata che conduceva ad un vecchio casolare, in alle spalle si vedevano delle montagne.

“Dai entriamo che sei tutta bagnata” cosi dicendo le aprì la porta facendole strada all’interno del casolare, appena entrata l’attenzione di Sole venne attratta dallo scoppiettare della legna che ardeva in un camino posto di fronte alla porta d’ingresso, la stanza era abbastanza ampia e arredata in maniera molto spartana: al centro c’era un grande tavolo di legno con quattro sedie, da un lato c’era una finestra ed una piccola cucina con pochi pensili, sulla parete opposta vi era una credenza in legno, il pavimento era in mattoni grezzi molto usurati.

Le slegò le mani e la fece sedere su una sedia davanti al caminetto.

Gli porse una busta di carta dicendole: “Qui ci sono dei vestiti asciutti, li ho comprati a gusto mio spero siano di tuo gradimento, quando hai finito chiamami io aspetto fuori.”

Dicendo cosi Giovanni si voltò dirigendosi verso la porta.

“ No, rimani, aiutami a cambiarmi” gli disse Sole.

Giovanni si fermò e girandosi la guardò.

“Mi farebbe piacere se mi aiutassi.”

Giovanni ritornò sui suoi passi, Sole si sfilò la maglietta e poi da’ le spalle a lui chiedendogli: “Mi slacci il reggiseno per favore?”

Giovanni le slacciò con delicatezza il reggiseno che lei lasciò cadere in terra lasciandosi abbracciare da dietro.

Iniziò a baciarla sul collo lei si girò e si baciarono sulle labbra in maniera dolce e passionale.

Il fuoco scaldava e illuminava i loro volti ed i loro corpi, le loro lingue si intrecciarono, finalmente potevano dare libero sfogo ai loro desideri, finalmente questo momento era arrivato.

Quando Giovanni tentò di spogliare completamente Sole, lei lo fermò smettendo anche di baciarlo.

“Scusa ma non me la sento.”

“Che vuoi dire?”

“Non devi fare nulla se non lo senti, non devi scusarti.”











CAPITOLO TERZO



Dopo essersi cambiata ed aver indossato quello che Giovanni le aveva comprato, un top bianco ed una gonna verde, e dopo aver cenato Sole venne nella sua stanza, era di media grandezza, vi era un letto in ferro battuto, due comodini, un armadio ed una sedia tutto in legno.

“Tu dove dormirai?” chiese Sole.

“C’e’ un’altra stanza poco più avanti sul corridoio. Non la porta in fondo che e’ il bagno, dove troverai l’occorrente.”

“Se hai bisogno chiamami” disse Giovanni augurandole la buona notte.

La stanza di Giovanni era più piccola e spartana, c’era un letto, un appendiabiti e due sedie che fungevano da comodini.

Sole non riusciva a prendere sonno, guardò l’orologio era mezzanotte, continuava a girarsi e rigirarsi nel suo letto ma il pensiero di quello che era successo prima non l’abbandonava, cosa le era successo? Perché aveva reagito in quel modo?

Nella stanza accanto anche lui non riusciva a prendere sonno, ripensava a tutto, si chiedeva se avesse sbagliato qualcosa o se all’ultimo era stato solo un ripensamento di lei.

Stava quasi per addormentarsi quando vide uno spiraglio di luce entrare dalla porta che piano piano si apriva, vide una figura entrare nella stanza, la riconobbe era Sole.

Si avvicinò al letto, lui fece finta di dormire, lei lo scoprì lentamente e poi avvicinò il suo viso al suo e delicatamente iniziò a baciarlo, lui le strinse le braccia intorno al corpo avvicinandola e stringendola in un abbraccio mentre la baciava.

Lei iniziò ad accarezzarlo lungo tutto il corpo scendendo fino all’inguine, massaggiò il cazzo da sopra i pantaloni prima di abbassarli insieme alle mutande liberando il membro eretto e duro.

Con movimenti lenti iniziò a leccarlo, partendo dal glande scendendo fino alle palle e poi risalendo, poi ancora giù e su, fino a che non lo mise in bocca cominciando a muoversi avanti ed indietro.

Le piaceva sentire il cazzo in bocca, sentirlo arrivare fino in fondo alla gola, ogni tanto si fermava per fare in modo che arrivasse bene in fondo, le piaceva sentirne il sapore, l’odore, sentirlo pulsare dentro la sua bocca, gonfiarsi per lei, per merito suo.

Dopo qualche minuto che continuava cosi lui la fermò la fece salire sopra di lui e iniziarono un 69, lei con il cazzo in bocca e lui con la lingua entrava dentro di lei.

Giovanni fermò di nuovo Sole ma questa volta per penetrarla: lui rimase sdraiato pancia in su e lei salì sopra di lui abbassandosi facendo entrare il pene di lui nella sua vagina ed iniziando a salire e scendere.

Lei gemeva di piacere e questo lo faceva eccitare ancora di più, il cazzo era durissimo e lei continuava a cavalcare la sua verga.

Cosi facendo Sole venne copiosamente una prima volta e si fermò, Giovanni allora la fece sdraiare pancia in alto, le allargò le gambe e iniziò di nuovo a penetrarla prima piano poi sempre più forte.

Ogni colpo arrivava fino in fondo, aveva l’impressione che il cazzo le potesse arrivare fino in gola e le piaceva, urlava, gemeva, cosi come lui che aumentava sempre di più l’intensità della penetrazione fino a quando anche lui non venne copiosamente seguito quasi subito anche da lei.





CAPITOLO QUARTO



La mattina seguente Sole aprì gli occhi, cercò l’orologio sul comodino e guardò l’ora erano le 8:00, aveva dormito circa 6 ore.

“Spero che non sia un sogno” pensò mentre cercava di riprendersi, si guardò in giro e concluse che era la realtà, quindi aveva fatto l’amore con il suo rapitore e non era stato un sogno.

Dopo essersi lavata andò nella stanza del camino dove c’era lui ad attenderla.

“Buongiorno, ben alzata. Dormito bene?”

“Buongiorno, si dormito benissimo…grazie.”

“Bene, ora fai colazione e poi usciamo.”

“Dove andiamo?”

“Sarà una sorpresa.”

“Daii dimmi dove andremo?”

“Più insisti meno cose ti dirò.”

“Uffa!”

Dopo che ebbe fatto colazione uscirono e iniziarono a percorrere un sentiero tra gli alberi, camminarono per una buona mezzora dopodiché lei chiese: “Ma si può sapere dove stiamo andando?”

“Abbi fiducia, non te ne pentirai.”

“Ok.”

Ad un certo momento si fermò e le disse: “Ora devo metterti questa” tirando fuori il foulard che aveva usato per bendarla quando la rapì.

“Perché?”

“Perché cosi renderà la sorpresa ancora più bella.”

“Ma io voglio vedere dove mi stai portando.”

“Stai tranquilla lo vedrai, fidati di me.”

“Ok, ok.”

Sole accettò e si fece bendare, cosi ripresero il cammino con Giovanni che guidava la ragazza.

Dopo circa dieci minuti si fermarono e Giovanni le tolse la benda, il tempo di riabituarsi alla luce che Sole si trovò davanti ad un grande capannone.

“Che cos’è?”

“E’ la sorpresa, entra e vedrai.”

Sole si avviò verso la porta d’ingresso la aprì e rimase a bocca aperta, all’interno vi erano grandi covoni di paglia e tanta altra a terra.

“Un pagliaio!!!” esclamò lei.

“Esatto, proprio come nel racconto” rispose lui.

“Ora dobbiamo fare come nel racconto, giusto?” chiese lei maliziosamente.

“Beh io direi proprio di si.”

Iniziarono a baciarsi prima in piedi e poi si sdraiarono sulla paglia che si trovava in terra, mentre si baciavano iniziarono anche a spogliarsi reciprocamente in preda alla passione, quando sentirono dei rumori provenire da fuori, sembrava il rumore di un trattore che si avvicinava.

“Nasconditi, il padrone!” esclamò lui.

Entrambi si nascosero dietro ai covoni, dopo qualche minuto la porta si aprì ed entrò un uomo che con un forcone prese la paglia caricandola su un trattore, quando ebbe finito richiuse la porta allontanandosi.

Fecero passare qualche minuto poi entrambi uscirono dai loro “nascondigli” entrambi con della paglia tra i capelli: “Ma scusa non lo conosci il proprietario di questo pagliaio?” chiese lei.

“Assolutamente no!!!”

“Ma come…?”

“Ho preso quel casolare proprio perché vicino c’era questo pagliaio, mica potevo chiedere il permesso al padrone di poterci fare l’amore, che dici?”

“E’ già……..Quindi vuol dire che potrebbe tornare?”

“E’ già……….”

“Andiamo via dai.”

“Andare via, perché?”

“Perché ho paura che ritorni e non sono tranquilla.” Dicendo cosi si cominciò ad avviare verso la porta, Giovanni la prese per un braccio facendola girare fino a trovarsi faccia e faccia e iniziarono di nuovo a baciarsi, lui la spogliò lasciandola in mutande e la fece sdraiare a terra, si tolse tutti gli indumenti ed iniziò a leccarla, partì dalle dita dei piedi e piano piano risalì fino alla bocca non tralasciando nessuna parte del suo corpo.

Si soffermò in particolare sul seno, passò più volte la lingua intorno ai capezzoli per poi mordicchiarli e leccarli.

Terminato di leccarla iniziarono a masturbarsi a vicenda fino a quando al culmine dell’eccitazione Giovanni iniziò a penetrarla.

Lei con le spalle a terra e lui sopra, mentre la penetrava lei stringeva le gambe attorno a lui in modo da spingerlo più a fondo, entrare più in profondità dentro di lei, dopo alcuni minuti lui si fermò invitandola ad alzarsi e la fece appoggiare ad un covone di fieno, si pose davanti a lei e riprese a possederla con vigore.

Nel pagliaio risuonava il rumore dei colpi del bacino di lui che sbatteva contro il ventre di lei insieme ai suoi gemiti di piacere che cercavano di essere soffocati per paura che qualcuno da fuori potesse udirli.

La prima ad avere l’orgasmo fu Sole seguita poco dopo da Giovanni.







CAPITOLO QUINTO



La sera Sole era fuori del casolare seduta a terra che guardava nel vuoto, Giovanni si avvicinò e le chiese cos’era successo.

“So che questo sogno sta per finire e sono un pochino triste.”

“ Ti capisco, ma l’importante è che ti sia goduta ogni singolo minuto di questo sogno.”

“Hai ragione, emozioni e le sensazioni che ho provato in questo giorno le porterò per sempre dentro di me.”

“Anch’io” rispose lui.

“Facciamo due passi dai” lo invitò lei.

“Ok andiamo.”

S’incamminarono seguendo il sentiero tra gli alberi, il cielo era sereno, la luna era alta nel cielo e le stelle incorniciavano il cielo.

Camminavano affiancati quando improvvisamente Giovanni prese Sole per un braccio l’avvicino’ a se e inizio a baciarla.

“Ho voglia di te! Ora!”

“Anch’io!!”

Entrambi erano in preda ad una foga e una passione travolgente, lei iniziò a palpeggiare il suo cazzo e poi a slacciare e abbassare i pantaloni, abbassò anche le mutande e cominciò a leccare e succhiare il cazzo.

Lui le mise una mano dietro la nuca in modo da aiutarla nel movimento, Giovanni chiuse gli occhi e iniziò a gemere, lei lo prendeva tutto in bocca arrivando fino alla base del pene e mentre faceva alzava gli occhi per guardarlo in viso.

Dopo alcuni minuti Giovanni la fece smettere e alzare, la fece appoggiare con le mani all’albero, alzò la gonna verde che indossava, le tolse le mutande ed iniziò a masturbarla con le dita.

Entrarono facilmente tanto era bagnata ed eccitata, poi iniziò a penetrarla con movimenti lenti e cadenzati ed ogni tanto si fermava roteando il bacino e di conseguenza il cazzo dentro di lei.

Mentre la penetrava l’abbraccio’ da dietro e liberò i seni che si muovevano a ritmo dei suoi colpi dentro di lei.

Il silenzio del posto venne rotto dai loro gemiti ed urla di piacere.

Il mattino dopo lui la riaccompagnò a casa.

“I sogni a volte si avverano, l’importante è averne.”

“Ovviamente tutto questo non ha fatto che rendermi immensamente felice” rispose lei.

“Indipendentemente dal fatto che io abbia realizzato il nostro sogno sono felice di averti conosciuta e di essere tuo amico e confidente” disse lui.

“Anche per me e’ un grande piacere averti come amico.”

“Ricorda sempre: mai dire mai…..”

“Certo.”

Lui riprese la strada di casa.





CAPITOLO SESTO



Qualche settimana dopo suonarono alla porta di casa: “Si chi è?”

“C’e’ un pacco per la sig.na Sole”

Lo prese ma non aveva idea di chi lo mandasse, lo aprì e rimase a bocca aperta: c’era un quadro in vetro con all’interno un foulard arancione accompagnato da un biglietto: “Per non dimenticare mai il nostro sogno ed i momenti che abbiamo passato insieme.”

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