Da Giulio a Giulietta

Scritto da , il 2015-04-21, genere prime esperienze

La prima volta che indossai un capo d'abbigliamento femminile fu per pura necessità ,ci eravamo da poco trasferiti nella casa nuova, tutta la mia roba era ancora negli scatoloni e il papà non aveva ancora istallato la lavatrice cosi essendo rimasto senza mutande e magliette pulite, dovendo uscire con degli amici in bicicletta, arrangiai indossando un paio di slip e una T-shirt di mia sorella Carlotta. Vestendo quel tessuto cosi diverso dal grezzo cotone delle mutande a cui ero abituato mentre pedalavo con gli amici ,provai delle sensazioni che mai avevo provato prima, cosi per ripetere l'emozionante esperienza ,ogni volta che ero solo in casa, indossavo i vestiti di mia sorella e mi guardovo allo specchio, provando un intmio piacere.
Un giorno Carlotta tornò prima da scuola, mi becco mentre indossavo un suo abitino estivo, ma invece di incazzarsi ,mi disse che il prezzo del suo silenzio con i nostri genitori sarebbe stato salato.
Cosi il sabato seguente, mentre il papà e la mamma erano dalla nonna, mi obbligo a vestirmi di tutto punto, mi fece indossare un paio di sue mutandine a vita bassa a strisce orizzontali azzurre di cotone bianco con i bordi ricamati, una canotta intima con le spalline sottili, i calzini corti con il merletto alle caviglie, un abitino leggero a fiori ,molto corto, con la gonna a pieghe e una lunga serie di bottoncini che lo chiudevano d'avanti ,mi pettinò con cura i lunghi capelli a caschetto che avevo decorandoli con un paio di ferma capelli per tenere la riga sulla tempia sinistra, mi trucco il viso come si fa con una ragazza.
Alla fine mi mise d'avanti allo specchio in camera sua e mi fece ammirare il risultato, l'effetto era incredibile, sembravo una normale ragazza pronta all'appuntamento con il suo fidanzato, ho sempre avuto i lineamenti molto delicati e nonostante i miei diciotto anni un fisico tutt'altro che mascolino con un sedere decisamente rotondo ,gambe lunghe e snelle ,mani sottili con dita affusolate che con su lo smalto, qualche anello e un paio di braccialetti sfiziosi sembravano proprio quelle di una ragazza, l'unica cosa che mi mancavano erano le tette, ma non che mia sorella ne avesse di piu delle mie.
Carlotta non si accontento di vestirmi e truccarmi come una bambola pretese che l'accompagnassi per un giro in paese, andammo al centro commerciale e li incontrammo due suoi amici, mi presento come sua cugina venuta da Torino, nessuno si accorse dell'inganno, ci offrirono prima un gelato, poi uno dei due Lino mi pare che si chiamasse a cui decisamente piacevo, mi chiese se poteva baciarmi e io per non far cadere la mascherata a cui mia sorella mia aveva costretto lasciai che mi infilasse la lingua in gola appena fummo da soli, non volevo che Carlotta mi vedesse suo fratello baciare un altro ragazzo, ma il peggio successe al cinema. Nel Buio della sala Carlotta mi lascio da solo ,mentre lei e il suo ragazzo andavano a prendere da bere, Lino tornò all'attacco mi bacio ,mi prese una mano e battendo la mia timidezza ,se la mise nei pantaloni convicendomi a fargli un seghino ,ci mise un tempo che mi parve un eternità a venire, poi si alzo e ando in bagno a pulirsi ,mentre la sua sborra mi colava tra le dita ,non so perchè, ma mi portai la mano prima a naso e l'annusai ,poi come un gattino che si pulisce una zampetta, passai la lingua sul palmo dove si era accumulato il grosso di quel liquido biancasto e appiccicoso, lo facevo spesso quando mi masturbavo da solo a casa era una curiosità che sentivo di dover appagare, ma quello sperma era diverso dal mio per sapore ed odore, speziato eppure piacevole. Cosi quello che era nata come una penitenza, divenne un piacevole diversivo, un eccitante gioco che ripetevo ogni volta che ne avevo la possibilità, prendevo in prestito un po di cose di mia sorella le ficcavo nello zainetto della scuola, andavo in un bar in centro in un paese vicino dove nessuno mi conosceva, sempre lo stesso vicino alla stazione dei treni, un esercizio commerciale piu tosto frequentato ,in mezzo alla folla potevo confondermi meglio e passare inosservato e con i bagni in comune tra uomini e donne, entravo come Giulio, mi cambiavo, mi truccavo e ne uscivo come la graziosa Giulietta, Con il tempo affinai il mio travestimento, su internet avevo trovato delle coppe di silicone delle normali imbottiture per ragazze poco dotate come me, con le quali riempivo i reggiseni di mia sorella ,non potevo permettermi le tettone, ma riempivo a dovere una coppa AB la misura di Carlotta. Sempre dal WEB trovai molti suggerimenti su cosa indossare, scopri presto di avere un certo gusto per l'abbinamento degli abiti. Giuletta ,cosi diversa dal povero Giulio sempre dimesso e timidi, era cosi carina e curata nell'aspetto che spesso non riuscivo neanche ad arrivare all'ingresso del bar dove avveniva la mia trasformazione che un ragazzo ,ma anche uomini di una certa età, mi fermavano e cercavano di abbordarmi offrendomi da bere ,lo stesso proprietario del locale, Antonio un gioviale omone di mezz'età, che quando entravo come Giulio neanche mi notava ,faceva in modo di offrire alla bella, simpatica e solare Giulietta almeno una consumazione gratis. Fu proprio il signor Antonio che per primo riconobbe in Giulietta la scintilla della maialina, un pomeriggio riusci a convincermi a seguirlo nel cortile sul retro del bar e dietro le casse di acqua minarale, fu il primo a godere dei servizi della mia bocca. Ricordo con emozione la prima volta che la sua ceppella si scosse avvolta nella mia lingua riempiendomi il palato, l'imbarazzo nel non riuscire a mandare tutto giu, come lui mi supplicava, finendo per tossire, mentre il suo sperma mi spruzzava sul viso e mi incollava gli occhiali da vista e la frangetta sulla fronte. Fu sempre lui che un pomeriggio piovoso, mentre il locave era pieno di avventori, nel deposito del suo bar, si prese la verginità del mio culo. Giulietta fingendosi timida e pudica, riusci a restare piuttosto vestita e gli nego di farsi toccare nella parte piu intima del suo corpo, si inventò la scusa che la madre la portava ogni mese dal ginecologo per far controllare che fosse ancora vergine e cosi riusci a nascondergli il piccolo segreto che aveva tra le gambe. Il Signor Antonio, per nulla contrariato dal mio obbligo di servirsi del suo culetto, le violò lo sfintere prima con le dita e la saliva e poi spingendo non senza fatica a forza dentro il suo cazzo dentro il colon, quella prima volta provai molto dolore e imbarazzo immenso mentre il seme dell'uomo mi colmava le interiora, ma il piacere che ne derivò subito dopo mi ripagò a pieno della pena patita.

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