Le avventure della giovane Valeria (Prima Parte)

Scritto da , il 2015-02-13, genere trio

Origini – Pompino

Per molte persone l’argomento sesso è un tabù, per altre un’ossessione e per altre ancora uno stile di vita. La storia che stiamo per raccontare non ha precedenti, racchiude in se il fulcro di un’intera esistenza che ha cambiato la vita di moltissime persone. Abbiamo deciso di narrarla perché rappresenta l’ultima speranza nel genere umano ormai corrotto dal Dio denaro e dalla necessità sempre più sfrenata dell’apparire a tutti i costi. Per questo abbiamo deciso di raccogliere i pezzi di una storia narrata da tempo nei racconti popolari al fine di darle l'unità e il significato che merita. Anche se pezzi della storia possono risultare familiari, il suo significato si può cogliere solo nella sua interezza. Per questo è stato svolto un gigantesco lavoro che ci ha permesso di ricostruire da cima a fondo questa avventura straordinaria e magica.

Era un inverno freddo in una villetta stile liberty riscaldata soltanto dal fuoco vivo del camino a legna, tuttavia l’appena diciottenne Sharon era sempre stata affascinata dalle storie che sua madre le raccontava davanti a quel camino per ingannare il freddo e la noia. Quella sera Valeria non aveva alcuna intenzione di raccontare alla figlia le noiose storie dei viaggi che aveva fatto con il padre in qualche anonima località italiana. Mentre Valeria sognava di girare il mondo per visitare Londra, Berlino o New York, il suo compagno la portava sempre in qualche posto dove poteva andare e tornare con un solo pieno della macchina. Quella volta, ciò che stava per raccontarle, le avrebbe cambiato la vita.

Valeria era una discreta milf quarantenne ormai assuefatta e annoiata dalla monotona vita coniugale con l’insipido Giovanni, che a dire di lei, la scopava soltanto nella posizione del missionario. Da quel momento decise di raccontare alla figlia le sue prime esperienze sessuali cercando di indirizzarla sulla retta via e, conseguentemente, di darle giusti consigli per evitare di farle commettere i suoi stessi errori. Circa venticinque anni prima Valeria iniziava il suo percorso nella spirale del sesso estremo e in particolare nella nobile arte della Fellatio.

Le vacanze della giovane Valeria si svolgevano spesso a Tropea dove soggiornava con i genitori a casa di alcuni zii. Appena Valeria diventò una splendida diciottenne, quei viaggi si fecero molto noiosi perché nella sua famiglia non c'erano altri ragazzi della sua età. Si trovava spesso in compagnia dei genitori e degli zii con cui stava a suo agio ma non si divertiva. Avrebbe avuto voglia di frequentare amiche o amici della sua età, ma era troppo timida per conoscere qualcuno. Così passava le giornate al mare con i genitori. Durante quelle lunghe giornate passeggiava sul bagnasciuga, svolgeva cruciverba e se ne stava sulla sdraio a prendere il sole. Al tramontar del sole, prima di tornare a casa, si metteva il cappello di paglia per difendere i suoi occhi dalla luce che si faceva più bassa e un pareo leggero che le avvolgeva teneramente la schiena e le cadeva sulle cosce.

Un giorno, i genitori dovettero andarsene prima per fare la spesa e chiesero a Valeria di rimanere ancora un po' per godersi il tramonto. Più tardi, avrebbe potuto prendere l'autobus. Valeria approfittò dell'assenza dei genitori per gustarsi ancora più a fondo quel bel tramonto. Così andò al bar dove ordinò un Mojito. Tornata alla sua sdraio per assaporare il cocktail dal gusto di menta, il sole le riscaldava il volto coperto solo parzialmente dal suo cappello. La gentile brezza marina sollevava il pareo dalle sue cosce facendo intravedere il costume. Si rese conto di rilassarsi vivendo la parte più ludica della vita.

Si accorse di qualcosa che finora non aveva notato... I ragazzi presenti in spiaggia la stavano osservando... All'inizio pensò di avere qualcosa di strano sul cappello o sul corpo... Ma si rese presto conto che quello dei ragazzi non era uno sguardo stupito ma voglioso... Si sentì per la prima volta desiderata. Sulle prime trovò la situazione imbarazzante, non aveva mai notato di poter piacere agli uomini... Non ci aveva proprio mai pensato. Ma fu anche orgogliosa della scoperta perché sentì il piacere di essere al centro dell'attenzione per la propria bellezza. Così sorrise come chi è consapevole delle proprie possibilità e reagì agli ammiccamenti dei ragazzi con sguardi pieni di voluttà. Sollevava leggermente il pareo per essere ancora più provocante e succhiava insistentemente la cannuccia del suo Mojito. Ad un certo punto, un ragazzo più spavaldo si fece avanti chiedendo se potesse avere un sorso di Mojito per saziare la sua bocca asciutta.

Valeria trovava il ragazzo molto attraente perché si muoveva come se fosse sicuro di sé e nascondeva un bel sorriso dietro ai suoi occhiali scuri. Valeria rispose subito di sì e gli chiese cos'altro potesse fare per lui. Il ragazzo rimase stupito, non si aspettava una reazione così attiva. Un po' imbarazzato dall'aggressività della nostra eroina, bevve un sorso di Mojito. Quando si fu dissetato rispose:
“beh... potresti fare una passeggiata con me, sarebbe bello stare insieme sotto la luce del tramonto”.
Allora Valeria si alzò e disse sì. Notò che era osservata da tutti i ragazzi che avevano atteso troppo per tentare di conquistarla. Percepì il loro disappunto e ne provò un piacere perverso.

I due continuarono a frequentarsi per qualche giorno. I genitori di Valeria non erano felici di quella storia, ma sapevano che altrimenti si sarebbe annoiata con loro. Così la lasciarono andare con il fidanzatino pensando “Sono solo due ragazzi... Che può succedere?” Il seguito provò che avevano torto.
Una sera infatti decise di fare un giro con il fidanzato e dopo un po’ finirono a sedersi su una panchina di un parco pubblico sul lungomare. Era una bella serata che inevitabilmente ispirava tutti gli amanti.
“Sai Vale, ci starebbe bene un bel pompino adesso!” disse il ragazzo privo di inibizioni.
“Sei matto? E se ci vedono?”
“Macché non c’è nessuno, e poi… è una serata magica!”
“Vabbuò!” disse Valeria senza indugiare più di tanto “però non mi venire in bocca che mi fa schifo”
“Vai tranquilla!” rispose lui sicuro di se!

Al ché la ragazza, convinta dalla sicurezza mostrata dal partner, decise di chinarsi sopra il pene del fidanzato. Nel frattempo lui aveva già tirato fuori il cazzo senza nemmeno attendere la risposta di lei. Quello fu in pratica il suo primo approccio al sesso e purtroppo per lei non le lasciò un buon ricordo. Infatti dopo nemmeno un minuto il giovane non riuscì, o non volle, trattenersi e senza ulteriori indugi venne copiosamente dentro la bocca di lei. Valeria non riuscì a ingurgitare e le sue guance si gonfiarono nel tentativo di trattenersi. Non ci riuscì e sputò il cremoso liquido a terra e sulla gonna.
Inizialmente provò sensazioni contrastanti. Un misto di rabbia per essere stata ingannata e di inspiegabile tristezza. Fu proprio quest’ultima sensazione che la turbò particolarmente. Una volta dissolta la rabbia capì perché avesse provato quel sentimento di inappagamento e vuotezza. Realizzò che rigurgitare lo sperma di lui era stato un sintomo di debolezza, la stessa debolezza che aveva permesso al partner di prendersi gioco di lei e di usarla in quel modo. Alzò lo sguardo prima al cielo e poi al mare che si stagliava imponete di fronte a lei. Poi, si alzò dalla panchina e davanti al mar Tirreno giurò a se stessa e al mondo intero gridando ai quattro venti: “Io ingoierò!”

Iniziazione – Threesome

La scena del primo pompino di Valeria serve da esempio alla figlia in quanto comprende dalle parole della madre che non deve sputare in caso di venuta anticipata.
Dopodiché la nostra eroina continua a raccontare le proprie avventure. Il prossimo flashback riporta la storia indietro di venti anni, quando Valeria si iscrisse all’università e portò il suo livello di conoscenza sessuale un gradino più in là.

Infatti la nostra Lady Fellatio si trasferì a Bologna presso un appartamento insieme ad altri ragazzi e ragazze più maturi di lei e molto socievoli. Spesso organizzavano cene e festicciole. Insomma era un posto pieno di giovani dove poter fare nuove esperienze.

Un giorno Valeria uscì dall'appartamento con la sua bicicletta. La bici era un po' sciupata dal tempo, ma sempre efficiente. Era una bella giornata e la nostra eroina decise di girovagare un po' per Bologna prima di andare a fare la spesa. Oltre al classico cappello di paglia, Valeria indossava una maglia rossa e una gonna variopinta che non riusciva a coprirle le ginocchia. Mentre girovagava per Bologna si accorse per la prima volta delle bellezze artistiche e architettoniche della città. Passando per via Zamboni arrivò alla torre degli Asinelli, fino a raggiungere Piazza Maggiore Qui osservava stupita la fontana del Nettuno. Ma si accorse anche di un'altra bellezza: i giovani universitari. Valeria realizzò di non aver mai visto così tanti bei ragazzi in una sola volta e si mise ad osservarli teneramente. La visione di quei bei corpi le rimandò quello che era successo a Tropea e gli passò per la testa un pensiero strano “Cosa succederebbe se facesse una fellatio a tutti quanti e poi ingoiasse quel caldo liquido nutriente?” Subito dopo pensò quanto fosse sconveniente per una brava ragazza fare quei pensieri. Ma era troppo tardi.

La nostra eroina era in preda ad un vortice di pensieri sessuali. Si vedeva in mezzo ai dieci ragazzi più carini della piazza mentre appoggiavano i loro turgidi cazzi sulle sue guancia, sulle sue labbra, sui suoi capelli. Si eccitò a tal punto da bagnarsi. Si accorse che qualcosa non andava ma cercò di non pensarci e rimontò in sella. Ma la sua piccola fica era ormai troppo bagnata e il contatto con la sella rese le sue mutandine inservibili. Valeria arrossì, si guardò intorno per capire se qualcuno avesse intuito la sua disavventura. Si vergognò tantissimo e uscì rapidamente dalla piazza, si rifugiò dietro un vicoletto dove si sfilò le mutande e le gettò via. La vergogna fece passare l'eccitazione e con la gonna ben tirata giù rimontò in sella e raggiunse il supermercato.

Al supermercato non pensò più alla sua disavventura e si sentiva rilassata dal fatto di non indossare la biancheria intima. Così nel viaggio di ritorno decise di lasciar intravedere qualcosa. Si divertì pensando che qualcuno potesse intuire la sua nudità. Tirava volontariamente su la gonna per lasciare intravedere qualcosa. Se la maggior parte delle persone non si accorse di niente, un ragazzo intuì qualcosa. Il giovane passeggiava proprio vicino all'appartamento di Valeria mentre si lamentava con un amico che non c'era verso di trovare un po' di fica nella sua facoltà. Appena vide il culo di Valeria sventolargli davanti, gli si accese una lampadina. Fece un cenno all'amico che non capiva cosa fosse successo. Fortunatamente per loro, Valeria parcheggiò la bici poco più in là. Quando Valeria entrò nel portone del condominio con la sua busta della spesa, lui disse all'amico di entrare. L'amico era perplesso, “che ci si va a fare lì dentro? Pensi che ci sia della fica?” e l'altro “zitto e fidati”.

Valeria era intenta a disfare la busta della spesa all’interno della sua nuova stanza. Mentre metteva a posto il cibo appena comprato decise di farsi una bella Panzanella. Gli ingredienti c'erano tutti: pane posato, pomodori cipolle e… cetrioli. Arrivato il momento di affettare il grosso cetriolo, la nostra eroina ebbe un’idea: in preda all'eccitazione precedente non riuscì a tagliare a rondelle il povero ortaggio e decise di giocarci un po’. Nel frattempo, i due studenti si misero a sbirciare dalla porta, che era stata colpevolmente lasciata socchiusa. A quel punto anche l'amico capì la gemma preziosa che era stata trovata. Ma fu il primo ragazzo ad essere più intraprendente e decise di farsi avanti chiedendo alla ragazza se per caso avesse bisogno di un cazzo vero. Al ché la cara Lady Fellatio colse al volo l’occasione e decise di darsi da fare con lo sconosciuto. L’amico, rimasto sorpreso dal buon esito dell’approccio, decise di farsi avanti a sua volta e, con una mega erezione, entrò nella stanza in cui Valeria, di spalle e in ginocchio, stava fagocitando il pene dell'amico. A quel punto la seconda comparsa cominciò a picchiettare il cazzo sulla spalla di Valeria per attirare la sua attenzione. Lei si voltò e ritrovandosi il grosso pene a mezzo centimetro dalla faccia decise di cogliere due “piccioni con una fava”, o meglio due fave con una bocca.

Valeria stava in ginocchio di fronte ai due grossi cazzi. I ragazzi si davano il cinque felici dell'impresa ed esortavano Valeria a dare il meglio di sé. La nostra eroina non ci pensò due volte e afferrò entrambi i membri e iniziò a dare baci all'uno e all'altro alternandosi armoniosamente. Quell'alternanza continuava in modo sempre più spinto, prima leccò il corpo del pene, poi le palle, infine ciucciava il glande dei due ragazzi che si lasciarono andare un “oooooooohhhhhhh” di sorpresa e godimento. Valeria invece si sentiva una regina perché osservava che con piccoli gesti, fatti quasi senza sforzo, poteva elargire un piacere enorme. Poteva essere una vera benefattrice, un'artista del piacere.

Valeria si sdraiò sul divano e continuò il pompino da urlo. Stava ingoiando l'intero cazzo mentre il fortunato ansimava e gemeva dal piacere. L'altro ragazzo prese il posto del cetriolo così aprì le gambe di Valeria e usò la bocca per umidificare la sua fica. Ma appena le slinguazzò il clitoride, si accorse che non ce n'era bisogno: era completamente bagnata. C'era come un laghetto intorno alla sua vulva. Così lo studente non perse tempo e la penetrò delicatamente. Ma Valeria voleva di più e gridò “Più forte! Più forte!”. Appariva insaziabile. Decise di cambiare posizione e mettersi a pecorina. Ora poteva gestire la situazione: mentre il ragazzo era quasi fermo, Valeria andava avanti e indietro sul suo cazzo come una forsennata. Il ragazzo era all'apice del piacere e agguantò il culo di Valeria come se fosse la cosa più preziosa del mondo. L'altro invece si teneva le mani sugli occhi travolto dal piacere della fellatio. Valeria si sentiva sempre di più una dominatrice.

Dopo qualche minuto i due cambiarono posizione. Ma ormai erano troppo eccitati. Valeria sputava sul cazzo del secondo ragazzo e lo ingoiò lentamente fino a raggiungere la base del pene. Ma il ragazzo non poteva più controllare quel cazzo umido e sovraeccitato. Lanciò il suo grido di godimento che non pareva provenire dalla bocca ma dalle sue viscere, dalla sua parte più occulta e perversa. Valeria fece in tempo a lasciar fuoriuscire il membro dalla gola mentre le sue labbra contenevano il glande del ragazzo. Così lo studente venne nella bocca di Valeria ben attenta a non perdere neanche una goccia di quel prezioso seme. Lei aprì la bocca per mostrargli che parte di lui era ormai sulla sua lingua. Poi chiuse la bocca per aprirla di nuovo in modo da far notare la sua bravura nell'ingoio.
Valeria riuscì a mantenere la promessa fatta qualche anno prima, lo sperma non era più un nemico per lei, ma era diventato il suo più grande alleato. Il ragazzo era sopraffatto da tanta goduria e si accasciò sul divano. L'altro, dopo aver preso a morsi il culo di Valeria, tornò davanti alla sua bocca e chiese il medesimo servizio. Così Lady Fellatio, dopo il rituale grido dello studente, fu attenta a non disperdere nessuna goccia del suo seme.

Dopo quella grande fatica, i tre ebbero fame e Valeria invitò loro a cenare con lei. Mentre mangiavano la panzanella, i due studenti ammisero di non aver mai visto niente di simile. Affermarono che Valeria era un portento della natura e che avrebbe dovuto continuare su questa strada in modo da diventare una vera leggenda. Valeria si sentì onorata dalle parole dei due ma, arrossendo, affermò che questa sarebbe stata la sua ultima volta. Lei non era fatta per queste cose, aveva altri progetti. I due risero e affermarono che poteva fare tutti i progetti possibili, ma era chiaro quale fosse il suo talento. Valeria, sorridendo, continuò a scuotere la testa. Dopo la panzanella i tre andarono fuori a prendere un buon caffè e i due studenti le offrirono una sigaretta. Lei finora non aveva mai fumato ma accettò perché aveva voglia di rilassarsi un po'. Stava bene con quei due, si sentiva serena e aveva voglia di non pensare. Quando andarono via, si sentiva a disagio e guardando verso la strada si chiese “e se avessero ragione?”

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