Caffé e panna

scritto il 2026-10-19 tempo di lettura 5 min

di
genere
corna
cura
C

In fondo non mi mancava nulla.
45 anni, un marito premuroso, attento, due figlie fantastiche e un lavoro che mi permetteva di non dover chiedere nulla a nessuno.
Una vita bella insomma, ma si sa, anche il bello alle volte può annoiare.
È naturale farsi scivolare addosso questo sentimento, ma ci sono cause che ti portano a revisionare il tuo pensiero.

Da un po' di tempo un collega mi faceva il filo, Luciano, questo è il suo nome, si era incaponito con la sottoscritta pur avendo a sua volta, una moglie veramente bella.

Aveva cominciato il corteggiamento alla larga, passando nel mio ufficio con scuse banali, poi azzardato qualche avance,sotto forma di scherzo.

"Certo che hai delle mani fantastiche, poi le unghie bordeaux sono sexy da morire... come tutto quello che le circonda."

Non che mi dispiacesse, le lusinghe sono sempre bene accette, per quanto le sue fossero simili a quelle di un quattordicenne.

Tutta questa manfrina andò avanti per settimane, fino a quando non si sbilanció.

"Sandra, ha aperto un nuovo ristorante giapponese in via Cairoli..."
"Sì, me lo ha detto anche Almiraghi, ma avete la fissa col sushi voi due?"
"No, cioè sì... volevo chiederti se ti va di andarci a pranzo."

"A pranzo?"
Avevo capito l' antifona. Secondo lui avrei concesso qualcosa solo per avermi portato a pranzo.
"Sì a pranzo, dai... andiamo mangiamo e torniamo in ufficio per le quattro... domani il direttore è a Torino."
"Grazie, ma ho un sacco da fare..."
"Dai, per una volta... le pratiche mica vanno a male, potrai sbrigarle un altro giorno."
A dirla tutta, Luciano era proprio un bell' uomo, impeccabile nel vestire e attento al fisico, tornito da ore in palestra.
" Ma sì va, ma che mi frega, si campa solo una volta, mi faccio dare due botte e poi ciao, così si toglie dalle scatole."
Accettai e il giorno seguente andammo a pranzo.
Luciano era uno che la sapeva lunga, il ristorante lo conosceva perché di fronte c'era un alberghiero dove ci portava le sue prede. Era una cosa nota a tutti, ma lui faceva la parte dell' uomo pio.


A me quel giorno era girata così e avevo accettato.
Il giorno prima,uscita dall' ufficio ero andata dall' estetista per essere certa di essere perfetta e avevo acquistato lingerie particolare.

"Eccoci qui,accomodati."
Molto galante mi sposto la sedia e mi porse un menù.
Il sushi non mi era mai andato a genio, ma ero lì per altri motivi.
Lo ammetto, per tutta la notte avevo fantasticato sulla scopata che avrei fatto con lui. Quell' imbecille aveva smosso qualcosa a livello ormonale.

Ordinammo e lui partì con una filippica sui ristoranti che aveva frequentato,le differenti annate dei vini e di come si accostare divinamente il Patanegra col Barbera d' Asti superiore del 2018. Convinto di sconvolgermi con la cultura, continuò a mitraglia per dieci minuti buoni. Poi lo fermai.
"Senti Luciano, non occorre che mi narri tutta l' Odissea, so benissimo ciò che siamo venuti a fare, il perché mi hai invitata con tanta veemenza..."
" Scusa, ma io..."
" Sì, te la do... possiamo scopare, tranquillo, non è quello che volevi?"

"No, cioè sì, ma non volevo..."
"Guarda, per me va benissimo, non nascondo che mi eccita questa cosa, quindi mangiamo e andiamo."

Le mie parole accesero il fuoco nelle sue palle, perché si zittì e ingollò il sushi veloce come un cormorano.

Poi però il fato bastardo mescolò le carte un' altra volta.

"Quindi questa è la tua nuova conquista? Pezzo di merda!"
Giulia, sua moglie, aveva cominciato ad avere dei sospetti e lo aveva pedinato, finendo per trovarci seduti al tavolo.

A nulla servirono le scuse di lui, il perché fossimo lì,per lei era già tutto scritto. Luciano era un traditore seriale.

La bagarre durò anche fuori dal locale, io stufa di essere insultata me ne andai.
Mi rifugiati in un bar stranamente vuoto per quell' ora.
"Buongiorno, mi fa un caffè?"
" Subito!"
Il barista poteva avere una trentina d'anni, alto con due spalle larghe e un torace ampio come una piazza. Ero fuori di me, essere trattata da troia, quando ero l' unica che non aveva scopato con quel coglione. Sbuffai e cercai il porta monete.
"Qualcosa non va signora? Non le è piaciuto il caffè?"
Gli occhi nocciola del ragazzo mi mossero gli ormoni e mai mi sarei aspettato una cosa del genere.
"Ascolta, so che è follia... ma ti andrebbe di scopare?"
Sul retro del bar tra casse d' acqua mi inginocchiai e glielo presi in bocca. Lo succhiai finché non divenne di marmo, poi mi appoggiai al muro e mi feci sbattere. Mugolai di piacere, il ragazzo ci sapeva fare. Mi strizzò i capezzoli facendomi sussultare. Venni all' istante.
Mi schizzò in faccia e in bocca il carico di sperma, che ingoiai con piacere.
Uscii stravolta, con la fica in fiamme e una voglia pazzesca.
Torno spesso al bar, il caffè con la panna è ottimo.
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