Il circolo II - fatebene

scritto il 2026-10-14 tempo di lettura 5 min

di
genere
tradimenti
cura
F

da porta volta al fatebene ci vogliono cinque minuti anche a piedi, ma farla in autoambulanza è un attimo.
Mi tamponavano il cranio aperto, il sangue mi colava sugli occhi, mi immaginavo l'ambulanza spocchiosa che traversava via volta, largo la foppa, separando il mare di cosce scoperte e canotte muscolose pronte per la serata. Immaginavo tutto l'alcool nei bicchieri di plastica del cinese, a schiaffo degli avvocati civili che bevevano negroni a 20 euro in cristalli di boemia con le loro amanti bionde-tacco-più-lungo del-cazzo. Che poi scopavano il cinese.
godevo del dolce sapore del mio sangue, lo cercavo con la lingua, indifferente all'impressione che potevo dare al povero infermiere. E' meglio di tutti i liquidi e ora si, mi sento uomo: in ambulanza con le sirene spiegate, il sangue in faccia, io con le fighe come mosè con il mare, mi tira il cazzo.

io lo chiamo il cinese, forse tutti lo chiamano il cinese, ma è nato dietro casa mia, a chinatown appunto, dice figa/minchia, ha le vocali aperte come pozzetto e lo stesso umorismo dei bauscia. Ci vogliamo bene senza conoscerci a fondo, come molti nati e cresciuti nelle stesse strade, è per questo che mi muovevo come a casa nel suo locale.
Ha aperto una vetrina di fronte al radetzky, noto locale milanese, per chi non lo sapesse: appuntamento imperdibile per quella specie in via di espansione, che mette insieme soldi con gusti di merda, entusiasmo con idee infantili, avvocate emrgenti del sud, imprenditori brianzoli, startuppen, arriviste e appena arrivati, e anche qualche designer di intimo unisex. Brera è piena e si ritrovano lì. Al jamaica era altra roba.
Quel genio del cinese si è piazzato di fronte a vendere gin tonic, negroni e altre bombe a metà prezzo. Così poi la gente usciva e si mescolava. Era pure carino il posto e il ragazzo figo e gentile. C'aveva il piano sopra con tavolini un pò appartati. Ed è esploso, il bar, il luogo. Largo la foppa l'ha inventata lui, mica belen e corona.
approposito io il sex tape di belen ogni tanto me lo riguardo, per tre ragioni: la prima è che non capisco se alla fine glielo mette in culo veramente, non si vede bene; la seconda è che si, sono ovviamente invidioso del tipo che si scopa la belen, ma c'ha un cazzetto e dei modi da signorino che mi fanno veramente pena, per cui c'è posto anche per me; terzo lei gode e non gode, si lascia andare ma mica tanto, anche lei mi lascia perplesso, non capisco. Sarà per il cazzetto? boh, per cui ogni tanto lo riguardo, mi sego indagando.

"chiedete se c'è un dottore libero per ricucire sta testa"
siamo arrivati. fate bene fratelli, mi raccomando.
mi spingono in barella, mai fatto in vita mia, che figata, una vecchietta mi vede passare e fa il segno della croce, non son pronto per il dito medio.
mi parcheggiano in retromarcia tra altre barelle, scompaiono.
il bianco e il verde degli ospedali mi colpisce allo stomaco, adesso si, mi sento di merda.

la prima volta ci siamo visti lì, al cinese, al piano sopra. Dopo mezzanotte era un purgatorio di legalità, coca e escort, con sufficiente moderazione, ma senza troppi problemi. Lo frequentavo nelle notti buie, a casaccio, perdizione e occhi a mandorla mi aiutavano. Ci eravamo dati appuntamento dopo esserci scambiati messaggi su un forum, robe mezze erotiche. Era giovanissima e dai colori mediterranei, minuta, tette piccole ma occhi come la luna. Gli piaceva un sacco vivere, un sacco il cazzo, non vestiva le parole: diceva esattamente quello che pensava. una cazzo di bomba.
era fidanzata e io pure. abbiamo riso e bevuto, ho offerto da bere a un'amica troia di mestiere e lei se l'è limonata duro.
ci siamo ritrovati in bagno con i bicchieri in mano e lì ho deciso che avrei invertito i fattori.

l'ho girata in modo che si vedesse bene allo specchio, gli ho alzato la gonna, spostato il perizoma fino ad agganciarlo alla chiappa. Un culo che recitava neruda al contrario, un incanto incomprensibile. gli ho versato vodka tonic sul buco e ho tirato fuori il cazzo.
"guardati negli occhi, mentre io guardo te"
non ho usato forza, ho spinto progressivamente, lentamente, ho sentito i muscoli contrarsi, poi rilassarsi, il buco che si apriva quindi il culo che si offriva. ho viaggiato godendo millimetro per millimetro. guardavo il suo viso che cambiava espressione: dall'attesa all'attenzione, dalla sorpresa al sogno.
ho spinto piano fino ad arrivare in fondo. lì ha chiuso gli occhi.
ho pompato, ma sempre piano, non mi sono lasciato andare, volevo trattenere quell'immagine sullo specchio: lei con gli occhi spalancati e la bocca aperta mentre godeva di culo.
non una parola, lei guardava lei, io guardavo lei, mentre scopavamo lento e duro.
E' venuta dopo due minuti, senza dire una parola, ho lottato contro le sue contrazioni per lasciarglielo in fondo e duro, fino a fargli male.
Ho ripreso il vodka tonic, quello che era rimasto e rimesso il cazzo nei pantaloni.
"la prossima volta mi fai un pompino, vediamo se sei capace di venire mentre ingoi"

"Eh sì, vedo che ha davvero una bella ferita in testa, venga che la porto dal sarto"
la ragazzina in divisa verde acqua manovra la barella, ma a me non me ne frega più un cazzo, neppure di te.
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