Il profumo (seconda parte)

scritto il 2026-10-12 tempo di lettura 23 min

di
genere
dominazione
cura
A−

I giorni successivi volarono in un limbo di fantasie opprimenti e segrete. Sara passava le ore a lezione e sui libri, ma la sua mente tornava continuamente a quel bancone di legno scuro.
L’armadio di casa non le offriva alcun aiuto. Passando in rassegna le sue cose, Sara si rese conto che ogni maglione, ogni jeans e ogni camicia che possedeva parlavano della ragazza quasi invisibile, rassicurante, adatta a Massimo. Ma quell’uomo in profumeria le aveva chiesto qualcosa di diverso. Aveva chiesto un abito che lasciasse scoperta la pelle nei punti giusti, un vestito che non soffocasse l’anima del profumo. Sara passò ore a visualizzare se stessa con un abito che potesse comunicare i suoi desideri: voleva qualcosa che esprimesse la sua totale disponibilità a farsi guidare, un indumento che non fosse aggressivo, ma che invitasse l'altro a prendere l'iniziativa. Qualcosa di morbido al tatto, che si aprisse facilmente al suo sguardo e alle sue dita.

Con questa fantasia, Sara varcò la soglia di Zara, lasciandosi inghiottire dalle luci forti e dalla musica del negozio.
Iniziò a muoversi tra gli espositori, le dita sfiorarono per prime i tessuti delle camicie. Trovò una blusa in satin nero, fluida e leggerissima. La sollevò, immaginando subito l'effetto: il tessuto lucido sarebbe scivolato sulla pelle e lei avrebbe potuto lasciare i primi tre bottoni aperti. Davanti allo specchio si immaginò nel negozio, quella profonda scollatura a "V" avrebbe offerto al profumiere un accesso immediato e totale alla linea del suo collo, proprio come lui desiderava.
Poco più avanti, lo sguardo di Sara cadde su una gonna midi satinata a vita alta, di un color champagne che catturava la luce. Pensò al modo in cui quel tessuto avrebbe accarezzato i suoi fianchi, mettendo in evidenza il suo sedere a ogni passo, assecondando i suoi movimenti senza opporre resistenza. Immaginò di abbinarla a un top stile lingerie con un bordo di pizzo sullo scollo, con spalline sottili, da nascondere sotto un blazer nero dal taglio maschile, un po' oversize. L'idea della giacca la rassicurava: l'avrebbe protetta durante il tragitto in strada, ma una volta in profumeria sarebbe bastato farla scivolare giù dalle spalle per rivelare la sua totale vulnerabilità.
Strinse quei capi tra le braccia, avvertendo il contrasto tra la morbidezza del satin e la rigidità della giacca. Mentre si dirigeva verso i camerini, si accorse che non stava solo comprando dei vestiti: stava scegliendo i capi da indossare per il suo appuntamento segreto.
Sara spinse la tenda pesante del camerino, isolandosi dal rumore del negozio. Nel silenzio di quel piccolo spazio, l'aria sembrava più calda. Si spogliò dei suoi abiti di sempre, lasciando cadere sulla panca il maglione oversize che la faceva sentire protetta.
Infilò prima la gonna. Il tessuto color champagne scivolò lungo le gambe come una carezza fredda, per poi scaldarsi subito a contatto con la sua pelle, aderendo ai fianchi e modellando la sua figura in un modo che non era abituata a vedere. Poi tolse il reggiseno e indossò il top. Il pizzo nero incorniciò la scollatura, sottolineando la curva dolce del seno e lasciando completamente scoperti il collo, le spalle e le clavicole.
Quando si voltò verso lo specchio, Sara trattenne il respiro.
La ragazza riflessa non sembrava lei, eppure era esattamente la donna che aveva desiderato essere negli ultimi giorni. La scollatura profonda e le spalline sottili esponevano completamente il collo dove il profumiere aveva posato il polpastrello. A quel ricordo, una scarica elettrica le attraversò la schiena, facendole irrigidire i capezzoli sotto il pizzo leggero del top. Sara si fissò negli occhi riflessi: erano lucidi, sgranati, pieni di desiderio.
Un’ondata di eccitazione le invase il basso ventre, così intensa da farle mancare quasi il fiato. Si era vestita esattamente come quell'uomo avrebbe voluto vederla, si era trasformata nell'oggetto del suo esperimento sensoriale. Immaginò la scena nel negozio: le luci soffuse della profumeria alla chiusura, il bancone di legno, e lo sconosciuto che le faceva scivolare il blazer nero giù dalle spalle, trovandola così, esposta e tremante, i capezzoli duri sotto il satin scivoloso.
Sara fece scivolare una mano dietro di sé, contro lo specchio del camerino per sorreggersi, mentre l'altra scese istintivamente lungo la gonna, accarezzando il tessuto lucido fino a infilarsi sotto l'orlo. Chiuse gli occhi, appoggiando la fronte alla parete. Nel segreto di quel camerino affollato, circondata dal brusio delle altre clienti fuori dalla tenda, si lasciò andare a quel brivido proibito, toccandosi rapidamente fino a raggiungere un culmine breve e intenso, accelerato dalla paura di essere scoperta e dal desiderio ossessivo di quell'appuntamento.
Quando riaprì gli occhi, con il fiato corto e le guance infuocate, ebbe la certezza che non poteva più tornare indietro. Avrebbe comprato quell'abito.

Venne infine la sera dell'appuntamento. Per Sara, i giorni precedenti erano stati un misto di ansia e febbrile anticipazione. Per giustificare quell'uscita insolita e, soprattutto, l'abbigliamento che stava per indossare, aveva dovuto architettare una bugia credibile. Aveva detto ai suoi genitori e a Massimo – passato a trovarla a casa – che sarebbe uscita nel tardo pomeriggio con alcune amiche dell'università per partecipare a una serata speciale: una presentazione esclusiva di abiti firmati con un gala a seguire.
Massimo era rimasto sinceramente sorpreso. Conoscendo la sua indole schiva e la sua pigrizia a partecipare a eventi mondani e feste particolari, quell'improvviso interesse per l'alta moda gli sembrava quasi un'anomalia.
Sara approfittò di quella sorpresa per fare l'ultimo passo. «Visto che non mi credi, guarda cosa ho comprato per l'occasione», disse, uscendo dalla sua camera.
Indossava l'intero completo di Zara: la gonna midi satinata color champagne che le accarezzava i fianchi a ogni passo, il top lingerie nero con lo scollo in pizzo che le lasciava interamente scoperti il collo e le clavicole, e il blazer oversize portato aperto. Massimo sollevò lo sguardo e rimase a bocca aperta. La fissò per qualche secondo in silenzio, quasi faticasse a riconoscerla. C'era qualcosa nei suoi occhi, una luce di segreta e vibrante sicurezza, che non gli apparteneva.
«Ti sta davvero molto bene...» ammise Massimo, passandosi una mano tra i capelli, visibilmente spiazzato da tanta sensualità nonostante Sara non fosse ancora pettinata e truccata. Poi, con un sorriso a metà tra il complimento e un vago senso di disagio, aggiunse: «Ma sembri un'altra persona».
Quelle parole risonarono dentro Sara come una conferma. Era esattamente quello che voleva. Non era più la ragazza distratta e passiva che lui dava per scontata; era la donna che stava per consegnarsi al gioco sensoriale di uno sconosciuto.
Dopo aver ringraziato Massimo del complimento, lo salutò con un bacio rapido sulla guancia e lo accompagnò alla porta, chiudendosela alle spalle. Rimasta finalmente sola, corse in bagno per aprire l'acqua della doccia, eccitata al solo pensiero di ciò che avrebbe fatto di lì a poco.

L'aria della sera era piacevole, ma sotto il blazer la pelle di Sara bruciava. Camminò quasi senza sentire i piedi toccare l'asfalto, guidata solo dal battito accelerato del proprio cuore.
Arrivò davanti al negozio qualche minuto prima della chiusura. Attraverso la vetrina de "L’Alchimia del Senso", le luci apparivano già soffuse, creando un’atmosfera intima e sospesa. Sara esitò un istante con la mano sulla maniglia d'ottone, poi spinse la porta. Il solito rintocco del campanello annunciò il suo ingresso.
Dentro c'era un'altra cliente: una signora di una certa età, molto affascinante, che indossava un elegante abito di lino scuro. Il profumiere era chinato verso di lei, intento a mostrarle una boccetta di cristallo.
Sentendo il campanello, l'uomo sollevò lo sguardo. Per un brevissimo istante, complice lo chignon alto, il trucco curato e l'eleganza fluida dell’abito, i suoi occhi grigi scivolarono su di lei senza registrarne l'identità.
«Buonasera», disse l'uomo con la sua solita flemma professionale, accennando un mezzo inchino. «Le chiedo scusa, dovrei chiudere tra pochi minuti. Temo che dovrà tornare domani...»
Poi, le sue parole si interruppero. Il suo sguardo scese lentamente lungo la profonda scollatura a "V" del top, accarezzò la linea nuda del collo, e tornò a fissarsi nei suoi occhi. La riconobbe. Un lampo di autentica sorpresa, seguito subito da una intensa, calcolata ammirazione, gli illuminò il viso.
«Oh... mi scusi», riprese lui, e la sua voce cambiò tono, diventando più calda, quasi confidenziale. «La prego di perdonarmi, non l'avevo riconosciuta subito. È... straordinaria questa sera».
Quel complimento diretto, pronunciato davanti alla signora, colpì Sara come una scossa elettrica. Sentì il sangue salirle prepotentemente alle guance e arrossì vistosamente, abbassando per un attimo lo sguardo, sopraffatta dalla propria stessa timidezza che ora, sotto quegli abiti sensuali, la rendeva ancora più vulnerabile.
La cliente si voltò a guardare Sara, studiandola con un sorriso sapiente e per nulla giudicante, come se approvasse la scelta del profumiere.
L'uomo uscì da dietro il bancone con un passo lento, gli occhi grigi inchiodati su Sara. Indicò una poltroncina di velluto scuro nell'angolo più riservato del negozio, vicino a uno specchio barocco. «La prego, si accomodi pure lì e si metta comoda. Finisco subito con la signora e sono tutto per lei».
Sara obbedì in silenzio, assecondando la sua indole passiva. Si sedette sulla poltrona di velluto, stringendosi nel blazer, consapevole che l'esperimento per cui si era vestita stava per iniziare.

Appena chiuso il negozio camminarono per pochi minuti lungo le strade del centro. Sara si sentiva stranamente esposta in quel completo così sensuale, ma la sicurezza dell'uomo al suo fianco le faceva da scudo. Arrivarono in un locale molto frequentato, un lounge bar dall'atmosfera ricercata, con luci calde, musica in sottofondo e un lungo bancone di marmo attorno a cui si accalcava una clientela selezionata.
Non appena varcarono la soglia, apparve chiaro che il profumiere era ben conosciuto in quel posto. Il caposala lo salutò calorosamente con un cenno del capo e un sorriso di sincero rispetto. Un cameriere li accompagnò immediatamente verso la zona del mezzanino, una balconata rialzata che dominava l'intera sala principale. Il loro tavolo era posizionato proprio lungo la ringhiera: una posizione tutt'altro che nascosta, dove chiunque dal piano inferiore o dai tavoli vicini poteva vederli chiaramente.
Per Sara, trovarsi lassù, sotto gli occhi di tutti, con la gonna che rifletteva le luci del locale e la profonda scollatura del top in vista, fu una scarica di adrenalina pura. La sua indole passiva veniva spinta al limite: era in mostra, e l'uomo seduto di fronte a lei sembrava godersi ogni istante di quella visibilità.
Dopo aver ordinato due cocktail, l'uomo si appoggiò allo schienale della sedia, incrociò le dita e puntò lo sguardo dritto in quello di Sara. Il brusio delle conversazioni sottostanti sembrava improvvisamente trasformarsi in un rumore di fondo, isolandoli lassù, sul loro palcoscenico privato.
«Allora», esordì lui, con quel tono basso e confidenziale che le faceva vibrare lo stomaco. «Mi dica: cosa prova a indossare quest'abito, sapendo che tutti gli sguardi sono su di lei?»
Sara mosse leggermente le dita sul bordo del tavolo, sentendo il calore salirle al viso. Lei che si era illusa di rimanere al sicuro tra le mura del negozio, si ritrovava invece esposta in un locale pubblico, preda di una vertigine impossibile da controllare. Gli occhi di lui addosso e il pensiero che anche gli altri la stessero guardando trasformavano la scollatura e la carezza del satin in un'audacia intollerabile, quasi sfacciata. «Mi sento... vulnerabile…» ammise Sara a bassa voce, stringendosi leggermente nel blazer, anche se il locale era caldo. «Non sono abituata a questo genere di attenzioni. Mi sembra quasi di interpretare un ruolo.»
L'uomo sorrise, un angolo della bocca che si sollevava appena, chiaramente compiaciuto dalla sua risposta e dall'effetto che il locale stava avendo sulla ragazza.
Il cameriere arrivò al tavolo posando i cocktail, del tutto ignaro della sottile tensione erotica che saturava l'aria del mezzanino. I bicchieri brillarono sotto le luci calde, ma lo sguardo di Sara rimase incatenato a quello del profumiere.
L'uomo non toccò il suo drink. Con un movimento lento e deliberato, infilò la mano nella tasca interna della giacca ed estrasse una piccola fiala di vetro scuro, priva di etichetta. La svitò senza fretta, tenendo gli occhi fissi su di lei. Poi, versò alcune gocce di quell'essenza direttamente sul proprio palmo, sfregando leggermente le mani per scaldare il profumo con il calore della sua pelle.
Prima che Sara potesse anche solo intuire le sue intenzioni, l'uomo si sporse in avanti sul tavolo. Sotto gli sguardi di tutta la sala, compì il gesto audace di allungare le mani verso di lei.
Le sue dita, calde, le sfiorarono prima la linea della mascella, costringendola dolcemente a inclinare la testa di lato. Sara rimase immobile, il respiro bloccato in gola, completamente sottomessa a quel contatto pubblico. L'uomo fece scivolare i polpastrelli bagnati di profumo dietro le sue orecchie, tracciando poi una linea lenta e profonda lungo la pelle nuda del collo, fino a sfiorare l'inizio della scollatura.
Il tocco della mano di lui sulla pelle sensibile le provocò una scossa violenta. Il profumo di muschio nero ed essenze legnose si espanse istantaneamente nell'aria del mezzanino, avvolgendoli.
«Il muschio ha bisogno di audacia per rivelarsi», sussurrò l'uomo, mentre le sue dita indugiavano ancora sulla pelle del collo di Sara, godendosi i brividi che la stavano scuotendo. «E qui, davanti a tutti, la sua pelle risponde ancora meglio. Sente come brucia?»
Sara strinse le mani sotto il tavolo, sopraffatta dall'eccitazione. Essere toccata e profumata in quel modo, su quella balconata rialzata dove chiunque avrebbe potuto sollevare lo sguardo e vederli, la lasciò senza fiato. Il contrasto con la sua timidezza non era mai stato così violento.
L'uomo si ritirò lentamente, lasciando che il profumo appena steso sul collo evaporasse nell'aria. Prese il suo bicchiere, lo fece ruotare leggermente tra le dita e, tenendo lo sguardo fisso su di lei, iniziò a parlare lentamente.
«La maggior parte delle persone considera il trucco, l’abito o l'acconciatura come un semplice ornamento», esordì, la voce bassa che tagliava il rumore di fondo del locale. «Niente di più falso. Sono strumenti di potere e di rivelazione. Scegliere un abito morbido, raccogliere i capelli per esporre la linea del collo, calibrare l'intensità di uno sguardo... significa decidere come si vuole essere desiderate. Significa dare una direzione precisa all'energia erotica che ci portiamo dentro. Una donna che impara a padroneggiare la propria sensualità non sta solo fermando gli sguardi di una sala, Sara. Sta offrendo una mappa precisa a chi sa come leggerla. Sta dicendo: ‘ecco dove sono vulnerabile’, ‘ecco dove voglio essere toccata’. E questo non ha nulla a che fare con la volgarità. Ha a che fare con l'onestà verso i propri desideri.»
Sara ascoltava quel lungo preambolo in imbarazzo, sebbene lo specchio le rimandasse l'immagine di una donna bellissima. Partecipava a quel dialogo con estrema difficoltà, le parole le si bloccavano in gola, pesanti come macigni. Nella sua mente, la teoria del profumiere si scontrava violentemente con la realtà della vita che aveva condotto fino ad allora.
«Io…io non ho mai pensato a queste cose», rispose Sara, la voce un sussurro incerto mentre tormentava il gambo del suo cocktail. «La mia vita è scandita solo dai libri, dalle lezioni all'università, dalla routine con... con le persone che ho vicino. Ho sempre scelto vestiti che mi facessero sparire. Pensavo che la sensualità fosse qualcosa di innato, qualcosa che appartiene solo a un certo tipo di donne. Non a me.»
«E si sbaglia», la interruppe lui, senza durezza, ma con l'assoluta certezza di chi sa di avere ragione. «La sua indole non è spenta, Sara. È solo rimasta intrappolata in un contesto che non le permette di emergere. La sua passività non è un limite, è un'attitudine magnifica per chi la sappia valorizzare. Ma per essere passiva nel modo che la faccia stare bene, ha bisogno di qualcuno che riesca a interpretare i suoi bisogni. Altrimenti diventa solo... rassegnazione.»
Sara avvertì il peso di quella verità. Il pensiero di Massimo che mangia davanti alla TV, della sua fretta distratta e di quella quotidianità che la fa sentire invisibile le strinse lo stomaco.
«Ma è difficile», ammise lei, sollevando finalmente gli occhi per incrociare quelli dell'uomo, accettando per la prima volta di scoprirsi anche psicologicamente. «Guardarsi allo specchio e vedere un'altra persona... mi spaventa. Mi fa sentire come se stessi tradendo me stessa e le persone che mi sono accanto.»
L'uomo si sporse leggermente in avanti sul tavolo, riducendo la distanza e intensificando lo scambio. «Il tradimento presuppone un legame con qualcosa di vivo. Ma se quella vita la sta lasciando spenta, allora questo abito, questo profumo, sono solo un tentativo di ripartenza. Lei stasera non è un'altra persona. È se stessa che cerca di esporsi alla luce. E mi dica, guardandomi negli occhi: ha davvero paura, o prova solo il brivido di essere stata finalmente scoperta?»
Sara rimase in silenzio, intrappolata in quella domanda, mentre l'essenza di muschio nero dietro le sue orecchie continuava a bruciare, amplificata dal calore della sua pelle e dall'eccitazione che non poteva più nascondere.

L'alcol del cocktail, entrato in circolo insieme alla vertigine di quelle confessioni, produsse in Sara un improvviso effetto di lucidità. Come se una scossa d'aria fredda l'avesse ridestata da un incantesimo, si irrigidì sulla sedia. Guardò l'uomo seduto di fronte a lei, i suoi occhi grigi così penetranti, i suoi cinquant'anni portati con una sicurezza assoluta. Si stava rendendo conto di parlare troppo, aprendo il proprio mondo interiore a uno sconosciuto molto più grande di lei, incontrato per caso in una profumeria.
Spinta da un istinto di protezione e dal timore di aver superato un limite invisibile, Sara cercò di fare marcia indietro. Ricompose la postura, raddrizzando la schiena e stringendo le mani attorno al bicchiere per darsi un contegno, tentando di rimettere a posto i pezzi della sua vita normale.
«Scusi, forse ho esagerato con le parole... sarà il cocktail», disse, con un sorriso tirato, lo sguardo che cercava di sfuggire a quello dell'uomo. «In realtà io sono soddisfatta della mia vita. Ho una quotidianità tranquilla, solida. Presto prenderò la laurea, che è la mia priorità assoluta in questo momento, e spero di trovare presto un lavoro che mi renderà del tutto indipendente.»
Pronunciò quelle frasi tutto d'un fiato, quasi volesse convincere se stessa prima ancora che il profumiere. Parlare del futuro, dell'università e della sua imminente indipendenza era il suo modo per ancorarsi alla realtà, per dimostrare che non era una ragazzina fragile da poter manipolare con qualche frase d'effetto e un abito di Zara. Voleva riprendere il controllo, rimettere una distanza di sicurezza tra la sua identità di studentessa universitaria e la donna sensuale ed esposta che quell'uomo stava evocando.
Il profumiere la lasciò parlare senza interromperla. Ascoltò la sua parziale ritirata appoggiando la schiena allo schienale della sedia, continuando a far oscillare il ghiaccio nel suo bicchiere. Il suo silenzio non era di disappunto, ma somigliava piuttosto alla pazienza di chi osserva una preda che tenta una fuga impossibile, sapendo che la corda che la lega è già troppo corta.
Quando Sara finì di parlare, con il fiato leggermente corto per lo sforzo di apparire distaccata, l'uomo rimase a fissarla per qualche secondo. Si sporse leggermente in avanti sul tavolo e ridusse la distanza, lasciando che l'essenza sul collo di Sara facesse da ponte tra i loro respiri.
«Io le credo, Sara», disse lui sorridendo, la voce ridotta a un sussurro «Le credo quando mi dice che vuole laurearsi, trovare un lavoro e diventare indipendente. Ma il punto è un altro: è lei che deve credere a quello che dice.»
Fece una breve pausa, lasciando che quelle parole scendessero in profondità, poi spostò lo sguardo sul collo, sulla scollatura e sulla gonna che rifletteva le luci del locale.
«Il fatto stesso che questa sera lei si sia presentata qui, vestita come le avevo chiesto, dimostra forse altro. Dimostra che lei vuole evadere, Sara. Ha un disperato bisogno di prendere una via diversa, magari laterale, che la allontani dalla stabilità di cui si dice tanto soddisfatta.»
L'uomo appoggiò le dita sul tavolo, senza toccarla, ma mantenendo una vicinanza magnetica. «E se lo desidera... il mio negozio potrebbe diventare il posto in cui evadere. Di giorno come di notte. È solo lei che deve volerlo. Nessun altro.»
Sara lo fissò con sguardo interrogativo, intrappolata in quella ragnatela di parole. Sentiva il battito del cuore accelerare di nuovo, smentendo la facciata da studentessa posata che aveva cercato faticosamente di costruire pochi istanti prima.
«Pensi a questo», continuò il profumiere, con un tono quasi ipnotico. «Lei potrebbe entrare nel mio negozio con il maglione informe di tutti i giorni, la borsa dei libri e la maschera della ragazza qualunque. E poi potrebbe uscirne vestita come è questa sera. Lo spogliarsi e il rivestirsi, lì dentro, potrebbero diventare un bel gioco... un rito per poter capire, alla fine, quale delle due persone è veramente Sara. Quella che studia per il futuro, o quella che brucia nel presente. O tutte e due…»
Le dita dell'uomo si mossero appena, alludendo a un contatto che stava solo rimandando. «Io potrei aiutarla in questa ricerca. Ci sono così tanti profumi che dobbiamo ancora provare sulla sua pelle...»
Sara avvertì una vertigine potente. L'idea di trasformare la profumeria nel teatro segreto della sua doppia vita, un luogo protetto in cui potersi spogliare non solo degli abiti ma anche di tutte le sue inibizioni, andava incontro alla sua vera indole. Non doveva decidere nulla, doveva solo lasciarsi guidare da lui in quel gioco di metamorfosi.
L'uomo fece scivolare lo sguardo sul Sara, osservando la curva del suo collo dove il muschio nero continuava a esalare la sua scia densa. Poi, tornò a fissarla negli occhi, con un'espressione di assoluta certezza che non ammetteva repliche.
«E sa perché sono così sicuro che tornerà, Sara?», disse, abbassando ulteriormente la voce. «Perché sono convinto che uno dei motivi principali che l'ha spinta a venire qui questa sera, a vestirsi così, a sedersi a questo tavolo sotto gli occhi di tutti... è perché questa situazione la eccita profondamente.»
Sara sentì una fiammata improvvisa accenderle le guance. Quella parola, detta con tanta calma e precisione in mezzo a un locale affollato, metteva a nudo la sua intimità più segreta, quella che persino a se stessa faceva fatica ad ammettere.
«Al punto che», continuò il profumiere, stringendo leggermente le dita attorno al proprio bicchiere, «se avrà voglia di tornare nel mio negozio, dovrà osare qualcosa in più. Non sarò io a imporle nulla. Sarà lei stessa a decidere in quale direzione andare per osare, quale confine superare, quale parte di sé mettere a nudo. Ma io sono convinto che lo farà. Lo farà perché ho visto come è cambiato il suo sguardo dalla prima volta che è entrata in profumeria. Quel giorno i suoi occhi cercavano una scusa; stasera cercano un complice.»
Sara rimase immobile, quasi senza fiato, completamente soggiogata da quella dinamica. La sua passività trovava una gratificazione immensa in quelle parole: quell'uomo non le stava togliendo la libertà, ma le stava consegnando la responsabilità del proprio desiderio. La sfidava a spingersi oltre il confine che si era inconsciamente imposta, verso territori interiori che non aveva mai avuto il coraggio di sfiorare. Sentire che lui la stava spogliando con le parole, decifrando il cambiamento nel suo sguardo, le diede una vertigine violenta. Mentre quel profumo denso la penetrava dentro, stimolandole i sensi, Sara sentì il proprio corpo cedere, arrendersi a un'eccitazione calda che la stava bagnando nel profondo. Essere messa a nudo in quel modo, e scoprirsi così segretamente vulnerabile, la faceva sentire desiderata in un modo totale, viscerale, che Massimo non avrebbe mai saputo nemmeno sfiorare. L'uomo allungò la mano sul tavolo e posò delicatamente un pacchettino ben confezionato, avvolto nella carta elegante e profumata del negozio, sigillato da un nastro di raso scuro. Sara lo fissò, affascinata dalla delicatezza di quel gesto.
«Forse non lo sa», disse lui, abbassando la voce in un sussurro confidenziale che sembrava destinato solo a lei, nonostante la folla del locale sottostante, «ma esistono olii profumati da utilizzare nelle zone intime. Si usano in particolari situazioni, da soli o in compagnia. È un mio piccolo regalo per la bella serata passata insieme.»
A quelle parole, Sara sentì un calore improvviso avvamparle sulle guance, mentre l'eccitazione si concentrava in una morsa quasi insostenibile nel basso ventre che la costrinse ad accavallare le gambe per darsi sollievo. L'allusione così diretta alla sua intimità, fusa al ricordo del brivido provato nel camerino di Zara, le tolse ogni residua difesa. La sua passività cedette al compiacimento più totale: desiderava disperatamente che lui la prendesse quella sera stessa, che la trascinasse di nuovo nel negozio chiuso per spogliarla e possederla davanti alla vetrina. Anzi, dentro di sé, ne aveva l'assoluta certezza. Tutta quella tensione non poteva che sfociare lì, mentre un'umidità densa cominciava a bagnarle le mutandine.

Invece, l'uomo si congedò. Guardò l'orologio da polso con flemma elegante, si alzò e le sorrise con una cortesia distaccata che la gelò sul posto.
«Adesso però la devo lasciare, ho un altro appuntamento questa sera», disse lui, rimettendo una distanza insuperabile tra di loro. «Magari, se deciderà di tornare a trovarmi, mi avvisi prima. In questo modo eviterò di prendere altri impegni e potrò dedicarmi interamente a lei.» Senza spezzare quell'incanto, l'uomo si protese verso di lei. Le avvolse il retro del collo con la mano destra, guidandola impercettibilmente, e chinandosi le sfiorò la guancia destra con un bacio rapido, freddo, quasi un congedo formale che contrastava violentemente con il calore che le aveva acceso dentro.

Sara rimase immobile fuori dal bar, completamente delusa. Era certa che sarebbero tornati nel negozio e che lui l'avrebbe posseduta, senza problemi. E invece era stata congedata, con in mano solo quel pacchettino che, a questo punto, le sembrava quasi un insulto e un invito a fare da sola. A ogni respiro, il calore nel basso ventre si raffreddava, trasformandosi nel fastidio di un'umidità ormai inutile che le inzuppava le mutandine, mentre una tremenda, gelosa curiosità su chi fosse l'altro appuntamento le invadeva la mente. Sapere che lui non sarebbe stato così disponibile, ma che andava forse meritato, piegandosi alle sue regole, rese quel disagio un'ossessione senza via d'uscita.
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