Il gioco del litigare pt. 2
di
Cosechehoscritto
genere
etero
Quando usciamo dalla pausa capiamo che è come se ci avesse cambiato, come se ci avesse resi più animali. Cominciamo a scopare con gli occhi fissi in quelli dell’altro ed è come se ci facessimo godere con il solo scopo di farci male. Vogliamo divorarci e annientarci, lottare con l’essere dell’altro come se potesse restare solo uno di noi. Se è vero che eros e thanatos sono così vicini, ci sembra di non averlo mai visto meglio che in momenti come questo. Farci male ci piace. I tuoi seni sono stretti tra le mie mani, graffiati e con i segni di morsi. La mia schiena è già graffiata, c’è un punto in cui le tue unghie sono entrate più a fondo e lì il rosso del taglio è più vivo. Ti scopo con forza - voglio che ti senta sbattuta - e senza smettere ti faccio aprire la bocca e ci sputo dentro. Ti prendo per il collo, ti dico di ingoiare e lo fai. Sei bellissima mentre guardo il movimento della tua gola che spinge dentro di te la mia saliva. Mi stringi a te, mi baci il collo e mi godo la tua lingua che mi lecca mentre continuo a scoparti. Sento i tuoi denti che giocano con me, poi all’improvviso si stringono più forte e mi entrano nella pelle. Ti prendo per i capelli, cerco di strapparti da me. Quando ci riesco ridi e i tuoi occhi sono belli, selvaggi, sembra che brillino di qualcosa di indefinito che anche tu trovi nei miei. Un canino era entrato nella pelle, una goccia scura di sangue mi scivola dal collo lasciando una piccola scia scura.
Ti volto per prenderti da dietro, con una mano ti tengo per i capelli e sento che avevi già voglia di farti scopare in questo modo. Mi piace vederti così, a quattro zampe come un animale che vuole farsi montare mentre i tuoi capelli disordinati si mescolano sulla tua schiena. La tua colonna vertebrale si inarca perché tu possa offrirti meglio mentre ti scopo ed è come se potesse ipnotizzarmi con le sue geometrie e i suoi movimenti armoniosi. Mi piace averti a mia disposizione, insultarti e prenderti a schiaffi sul culo senza che tu opponga resistenza; anche se mi mandi a fare in culo si sente che a te piace altrettanto. Gemi, a poco a poco ti lasci scivolare sotto i miei colpi e collassi sul materasso. Senti il mio peso schiacciarti senza che io smetta di entrarti dentro. Ora siamo distesi, la posizione è meno comoda e i movimenti più lenti. Senti la mano con cui prima ti tenevo per i capelli spostarsi e insinuarsi tra il tuo ventre sudato e il materasso. Ti sto cercando, e quando ti trovo senti anche la mia bocca sul collo, le labbra che ti stringono, la saliva che ti si attacca sulla pelle mentre il tuo sapore salato mi riempie la bocca. Voglio scoparti così, lentamente, masturbarti e giocare con te. Questo cambio di ritmo ti piace, è facile sentirlo sulla pelle che vibra, sui tuoi gemiti che si fanno più radi ma più intensi. Le mie dita disegnano dei piccoli movimenti concentrici sotto cui sento il tuo clitoride indurirsi e gli umori colare ad accompagnare il mio cazzo che ti entra dentro. Ti viene da pensare che il gioco che sto giocando sia diverso. Sono dolce, seguo con calma e dedizione il crescendo in cui ti accompagno con dei movimenti regolari. C’è un orgasmo che a poco a poco sta crescendo dentro di te e mi viene voglia di giocarci. Mi piace sentirti tremare vicino all’apice, accompagnare ancora quel tremore tra i gemiti che crescono e che ormai non sono più gemiti, ma qualcosa di più forte. Ti accorgi troppo tardi che c’è qualcosa che non va. Ora sei sul bordo, stai per venire, bastano pochissimi secondi; la mia mano fino a quel momento costante e regolare nei suoi movimenti si alza e si stacca, il mio cazzo esce da dentro di te.
All’inizio è come se non realizzassi. Resti ferma, incredula, immersa nel fastidio. Ti prendo il volto tra le mani, ti dico che non ti meriti neanche questo e ti bacio la fronte. Quando esci dall’incredulità, lo fai con un’esplosione di rabbia. Mi prendi a schiaffi con una foga che riesco appena a contenere coprendomi dai colpi, e anche se quelli che arrivano fanno male non riesco a non ridere. Ti lascio sfogare mentre mi urli addosso, ci metti un po’ a stancarti e buttarti sul letto a riprendere fiato. È come se in questo gioco ci fosse una gioia disarmante, mi piace sentire il tuo odio che ribolle sul mio letto e riempie la stanza. Ti carezzo mentre fai l’offesa, poi mi sdraio di schiena e ti dico che se vuoi puoi scoparmi la faccia. L’idea ti piace, hai voglia di sfogarti. Sei fradicia, sento i tuoi umori coprirmi il volto mentre usi la mia testa come se non fosse niente se non un sex toy. Ti piace avermi così vulnerabile, a tua disposizione e in tuo potere. Sei buona, te lo direi ancora se solo potessi, e allo stesso tempo mi fai male, sei violenta nello strusciarti. Mentre ti vendichi brilli di una luce particolare, mi sembri ancora più bella. Quando i tuoi movimenti rallentano lasci che la mia lingua ti entri dentro e ti esplori. Non ti curi di me, mi schiacci sedendoti completamente sulla mia bocca perché possa entrarti più a fondo, ti piace renderti conto che stia facendo fatica a respirare per farti godere. Avere il tuo peso addosso, per quanto gettato in un gioco di rabbia, mi fa sentire al sicuro. Le mie mani ti prendono per i fianchi e ti spingono ancor più sulla mia bocca, è come se non potessi averne abbastanza.
Lasci che ti lecchi così per un po’ prima che mi svincoli dalla tua presa. Ti prendo per mano, ti faccio venire in piedi sul tappeto. Siamo uno davanti all’altra, immobili nel guardarci mentre ansimiamo come animali che hanno appena corso. I tuoi umori si mescolati al sudore sulla mia faccia riflettono la luce soffusa. Mi stringi a te, nel bacio che segue resto passivo, ancora stanco dallo scavarti dentro. È come se mi mangiassi. Senti il tuo stesso sapore, ne bevi come io poco prima ho bevuto da te. Le tue mani mi stringono mentre godo della tua lingua che scende sul mio collo, sul petto, sul ventre. Prendi il mio cazzo in bocca, ti spingi per averlo più a fondo possibile e mi strappi un gemito. Senti il mio sapore, ma anche quello dei tuoi umori che sono rimasti su di me. Ti piace come ci sposiamo sulla tua lingua. Giochi con me che resto fermo mentre mi fai godere, lasci che il mio respirare tradisca il piacere che mi stai dando. Ti guardo, mi piaci ancora di più col mio cazzo in bocca e per un secondo mi chiedo se tu abbia pensato la stessa cosa mentre vedevi la mia faccia stretta tra le tue cosce. C’è una ciocca di capelli che ti cade sul volto come se lo incorniciasse mentre altre coprono i seni e ti si attaccano alla pelle. È come se brillasse un poco. Quando senti il mio piacere crescere rallenti e ti stacchi da me, ma non lo fai perché vuoi restituirmi quello che io ho fatto a te. Il gioco ora è cambiato, ora non stiamo più litigando. In mezzo alla luce calda sentiamo di aver esaurito la rabbia; resta solo una voglia feroce di unire i corpi. Ti alzi, ci baciamo ancora.
Quando ci spostiamo verso lo specchio lo facciamo in perfetta sincronia, sembra una scena provata e riprovata più volte. Non smettiamo di guardarci; senza saperlo stiamo lavorando per imprimerci nella memoria il volto che abbiamo di fianco. Mi precedi, ti fai abbracciare da dietro e ti volti perché possiamo baciarci mentre entrambi, di sfuggita, guardiamo nella nostra immagine riflessa quanto siamo belli e quanto quella luce ci doni. Ti stacchi di poco, inarchi ancora la schiena per guidarmi e io ti seguo. È bello tornare dentro di te, i tuoi umori sono ancora lì ad aspettarmi. Mentre mi senti entrare e strusciarmi contro le tue pareti è come se mi accogliessi di nuovo.
Ti porto due dita alla bocca e tu lasci che entrino a giocare con la tua lingua. Quando escono così bagnate sei felice di capire che stanno per cercarti di nuovo e toccarti, e sei ancora più felice quando vedi la mia mano passarti dal fianco, scorrere sul tuo ventre nell’immagine riflessa e trovarti. Ci piace davvero guardarci mentre scopiamo. Lo sapevamo entrambi, è vero, che saremmo stati belli insieme, ma vederci così ci fa sorridere, col tuo corpo nudo in primo piano e il mio che entra da dietro stringendoti.
Sentiamo ancora una volta il piacere crescere dentro di noi e ce lo godiamo lentamente. Ora sei tu a toccarti mentre io mi concentro sul modo in cui ti entro dentro. La mia mano destra ti circonda il petto e ti stringe il seno, la sinistra preme sul tuo ventre come per tirarti a me e cercare il movimento con cui sto spingendo da dentro. Il tempo ora è vischioso e magmatico come i tuoi umori. Non sappiamo quanto tempo passiamo a scopare così, con te che finisci a poggiarti sullo specchio. Fai appena caso al freddo del vetro su cui si schiacciano i seni e su cui colano delle gocce di sudore, ma il tuo corpo ribolle. Ti bacio tra la spalla e l’orecchio, il mio respiro ti sfiora il collo e il nostro ansimare si è in qualche modo sincronizzato. La mia intensità che cresce è anche la tua intensità che cresce; il tuo piacere è il mio. Ogni movimento in noi è armonico, automatico, organico. Non c’è niente da pensare, niente da fare. È come se fossimo una sola cosa divisa in due parti che si sono fatte a pezzi solo per godere nel riunirsi. Ci sembra di poter solo essere spettatori di quello che sta succedendo, che qualsiasi cosa sia è più grande di noi, ci prende e ci trascina nel magma più profondo che possiamo sopportare.
È bello e inevitabile quando veniamo insieme. Le mie mani stringono il tuo corpo, prima inarcato, che ora aderisce completamente al mio come se fossero forme geometriche complementari. Il tuo addome è teso sotto le mie mani, le tue pareti si stringono attorno a me che pulso dentro di te e ti riempio. Il tempo si dilata.
Collassiamo sul letto, esausti, svuotati. Sei sul mio petto, lo baci e ti fai carezzare i capelli mentre il torpore del sonno comincia ad avvolgerci.
Forse i nostri terapeuti presenti e passati ci capirebbero.
Ti volto per prenderti da dietro, con una mano ti tengo per i capelli e sento che avevi già voglia di farti scopare in questo modo. Mi piace vederti così, a quattro zampe come un animale che vuole farsi montare mentre i tuoi capelli disordinati si mescolano sulla tua schiena. La tua colonna vertebrale si inarca perché tu possa offrirti meglio mentre ti scopo ed è come se potesse ipnotizzarmi con le sue geometrie e i suoi movimenti armoniosi. Mi piace averti a mia disposizione, insultarti e prenderti a schiaffi sul culo senza che tu opponga resistenza; anche se mi mandi a fare in culo si sente che a te piace altrettanto. Gemi, a poco a poco ti lasci scivolare sotto i miei colpi e collassi sul materasso. Senti il mio peso schiacciarti senza che io smetta di entrarti dentro. Ora siamo distesi, la posizione è meno comoda e i movimenti più lenti. Senti la mano con cui prima ti tenevo per i capelli spostarsi e insinuarsi tra il tuo ventre sudato e il materasso. Ti sto cercando, e quando ti trovo senti anche la mia bocca sul collo, le labbra che ti stringono, la saliva che ti si attacca sulla pelle mentre il tuo sapore salato mi riempie la bocca. Voglio scoparti così, lentamente, masturbarti e giocare con te. Questo cambio di ritmo ti piace, è facile sentirlo sulla pelle che vibra, sui tuoi gemiti che si fanno più radi ma più intensi. Le mie dita disegnano dei piccoli movimenti concentrici sotto cui sento il tuo clitoride indurirsi e gli umori colare ad accompagnare il mio cazzo che ti entra dentro. Ti viene da pensare che il gioco che sto giocando sia diverso. Sono dolce, seguo con calma e dedizione il crescendo in cui ti accompagno con dei movimenti regolari. C’è un orgasmo che a poco a poco sta crescendo dentro di te e mi viene voglia di giocarci. Mi piace sentirti tremare vicino all’apice, accompagnare ancora quel tremore tra i gemiti che crescono e che ormai non sono più gemiti, ma qualcosa di più forte. Ti accorgi troppo tardi che c’è qualcosa che non va. Ora sei sul bordo, stai per venire, bastano pochissimi secondi; la mia mano fino a quel momento costante e regolare nei suoi movimenti si alza e si stacca, il mio cazzo esce da dentro di te.
All’inizio è come se non realizzassi. Resti ferma, incredula, immersa nel fastidio. Ti prendo il volto tra le mani, ti dico che non ti meriti neanche questo e ti bacio la fronte. Quando esci dall’incredulità, lo fai con un’esplosione di rabbia. Mi prendi a schiaffi con una foga che riesco appena a contenere coprendomi dai colpi, e anche se quelli che arrivano fanno male non riesco a non ridere. Ti lascio sfogare mentre mi urli addosso, ci metti un po’ a stancarti e buttarti sul letto a riprendere fiato. È come se in questo gioco ci fosse una gioia disarmante, mi piace sentire il tuo odio che ribolle sul mio letto e riempie la stanza. Ti carezzo mentre fai l’offesa, poi mi sdraio di schiena e ti dico che se vuoi puoi scoparmi la faccia. L’idea ti piace, hai voglia di sfogarti. Sei fradicia, sento i tuoi umori coprirmi il volto mentre usi la mia testa come se non fosse niente se non un sex toy. Ti piace avermi così vulnerabile, a tua disposizione e in tuo potere. Sei buona, te lo direi ancora se solo potessi, e allo stesso tempo mi fai male, sei violenta nello strusciarti. Mentre ti vendichi brilli di una luce particolare, mi sembri ancora più bella. Quando i tuoi movimenti rallentano lasci che la mia lingua ti entri dentro e ti esplori. Non ti curi di me, mi schiacci sedendoti completamente sulla mia bocca perché possa entrarti più a fondo, ti piace renderti conto che stia facendo fatica a respirare per farti godere. Avere il tuo peso addosso, per quanto gettato in un gioco di rabbia, mi fa sentire al sicuro. Le mie mani ti prendono per i fianchi e ti spingono ancor più sulla mia bocca, è come se non potessi averne abbastanza.
Lasci che ti lecchi così per un po’ prima che mi svincoli dalla tua presa. Ti prendo per mano, ti faccio venire in piedi sul tappeto. Siamo uno davanti all’altra, immobili nel guardarci mentre ansimiamo come animali che hanno appena corso. I tuoi umori si mescolati al sudore sulla mia faccia riflettono la luce soffusa. Mi stringi a te, nel bacio che segue resto passivo, ancora stanco dallo scavarti dentro. È come se mi mangiassi. Senti il tuo stesso sapore, ne bevi come io poco prima ho bevuto da te. Le tue mani mi stringono mentre godo della tua lingua che scende sul mio collo, sul petto, sul ventre. Prendi il mio cazzo in bocca, ti spingi per averlo più a fondo possibile e mi strappi un gemito. Senti il mio sapore, ma anche quello dei tuoi umori che sono rimasti su di me. Ti piace come ci sposiamo sulla tua lingua. Giochi con me che resto fermo mentre mi fai godere, lasci che il mio respirare tradisca il piacere che mi stai dando. Ti guardo, mi piaci ancora di più col mio cazzo in bocca e per un secondo mi chiedo se tu abbia pensato la stessa cosa mentre vedevi la mia faccia stretta tra le tue cosce. C’è una ciocca di capelli che ti cade sul volto come se lo incorniciasse mentre altre coprono i seni e ti si attaccano alla pelle. È come se brillasse un poco. Quando senti il mio piacere crescere rallenti e ti stacchi da me, ma non lo fai perché vuoi restituirmi quello che io ho fatto a te. Il gioco ora è cambiato, ora non stiamo più litigando. In mezzo alla luce calda sentiamo di aver esaurito la rabbia; resta solo una voglia feroce di unire i corpi. Ti alzi, ci baciamo ancora.
Quando ci spostiamo verso lo specchio lo facciamo in perfetta sincronia, sembra una scena provata e riprovata più volte. Non smettiamo di guardarci; senza saperlo stiamo lavorando per imprimerci nella memoria il volto che abbiamo di fianco. Mi precedi, ti fai abbracciare da dietro e ti volti perché possiamo baciarci mentre entrambi, di sfuggita, guardiamo nella nostra immagine riflessa quanto siamo belli e quanto quella luce ci doni. Ti stacchi di poco, inarchi ancora la schiena per guidarmi e io ti seguo. È bello tornare dentro di te, i tuoi umori sono ancora lì ad aspettarmi. Mentre mi senti entrare e strusciarmi contro le tue pareti è come se mi accogliessi di nuovo.
Ti porto due dita alla bocca e tu lasci che entrino a giocare con la tua lingua. Quando escono così bagnate sei felice di capire che stanno per cercarti di nuovo e toccarti, e sei ancora più felice quando vedi la mia mano passarti dal fianco, scorrere sul tuo ventre nell’immagine riflessa e trovarti. Ci piace davvero guardarci mentre scopiamo. Lo sapevamo entrambi, è vero, che saremmo stati belli insieme, ma vederci così ci fa sorridere, col tuo corpo nudo in primo piano e il mio che entra da dietro stringendoti.
Sentiamo ancora una volta il piacere crescere dentro di noi e ce lo godiamo lentamente. Ora sei tu a toccarti mentre io mi concentro sul modo in cui ti entro dentro. La mia mano destra ti circonda il petto e ti stringe il seno, la sinistra preme sul tuo ventre come per tirarti a me e cercare il movimento con cui sto spingendo da dentro. Il tempo ora è vischioso e magmatico come i tuoi umori. Non sappiamo quanto tempo passiamo a scopare così, con te che finisci a poggiarti sullo specchio. Fai appena caso al freddo del vetro su cui si schiacciano i seni e su cui colano delle gocce di sudore, ma il tuo corpo ribolle. Ti bacio tra la spalla e l’orecchio, il mio respiro ti sfiora il collo e il nostro ansimare si è in qualche modo sincronizzato. La mia intensità che cresce è anche la tua intensità che cresce; il tuo piacere è il mio. Ogni movimento in noi è armonico, automatico, organico. Non c’è niente da pensare, niente da fare. È come se fossimo una sola cosa divisa in due parti che si sono fatte a pezzi solo per godere nel riunirsi. Ci sembra di poter solo essere spettatori di quello che sta succedendo, che qualsiasi cosa sia è più grande di noi, ci prende e ci trascina nel magma più profondo che possiamo sopportare.
È bello e inevitabile quando veniamo insieme. Le mie mani stringono il tuo corpo, prima inarcato, che ora aderisce completamente al mio come se fossero forme geometriche complementari. Il tuo addome è teso sotto le mie mani, le tue pareti si stringono attorno a me che pulso dentro di te e ti riempio. Il tempo si dilata.
Collassiamo sul letto, esausti, svuotati. Sei sul mio petto, lo baci e ti fai carezzare i capelli mentre il torpore del sonno comincia ad avvolgerci.
Forse i nostri terapeuti presenti e passati ci capirebbero.
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