Follia erotica "da una storia vera"
di
Tonj6
genere
corna
Ecco il testo completo e aggiornato con tutte le revisioni precedenti e il nome del protagonista maschile cambiato da Luìs a Aron:
L'auto di Aron sfrecciò verso il centro della città. Le luci dei lampioni, filtrando attraverso i vetri dell'abitacolo, dipingevano sfumature intermittenti sulla pelle nuda di Ella, china su di lui e intenta a succhiare avidamente il membro duro come il marmo del suo amante.
Un istante dopo, trattenendo la cappella tra le labbra, strinse la mano alla base dell'asta e accelerò il movimento con una masturbazione rapida e frenetica. Era in preda a un vero e proprio raptus: desiderava che lui venisse nella sua bocca, bramava il suo sperma per placare una sete viscerale, un bisogno profondo che le scuoteva l'anima. L'eccitazione accumulata per tutto ciò che aveva vissuto fino a quel momento era talmente travolgente da innescare un orgasmo spontaneo, facendole tremare le gambe senza che nessuno la stesse toccando.
Aron la fermò all'apice del piacere, afferrandola e tirandola per i capelli fino a farla staccare dal suo uccello in procinto di esplodere, ordinandole di ricomporsi con un tono perentorio:
Aron: «Vestiti, siamo arrivati!»
Ella si rialzò stranita, non rendendosi nemmeno conto di dove fosse realmente, tanto era presa da quel vortice di eccitazione.
Si ricomposero. Aron, pianificando la serata, si era procurato un vestito che fece indossare ad Ella: un abito da sera nero molto sexy, con un vertiginoso spacco centrale che arrivava a un paio di centimetri dal pube, facendo risaltare ancora di più le sue splendide gambe velate dalle autoreggenti. Attirandola a sé, la baciò profondamente e, fissandola negli occhi, le sussurrò:
Aron: «Sei mia. Sei la mia puttanella e lo sarai per sempre.»
(A quelle parole mia moglie si sciolse completamente).
Poi, con tono perentorio, sentenziò:
Aron: «Da questo momento, il cornuto non potrà più fare sesso con te. E per sesso intendo qualsiasi atto sessuale, a meno che non sia io a concederglielo.»
Fu questa la prima delle rigide regole dettate dall'amante di mia moglie, la capostipite di una lunga serie.
Dal canto mio, non opposi alcuna resistenza. Con la consapevolezza dei miei limiti a letto, la mia priorità assoluta era unicamente la felicità di Ella. Riuscivo a trarre piacere persino dalla mia stessa sofferenza, alimentata dal desiderio inappagato e da una gelosia che si trasformava nel bisogno irrefrenabile di immaginarla tra le braccia forti di un altro, libera di esplorare ogni piacere. Guardare i suoi occhi brillare di gioia dopo ore trascorse tra le braccia di un vero uomo, e poterla accogliere a fine serata sfinita, sudata, coperta di sperma ma finalmente liberata da ogni tensione quotidiana, era per me motivo di immenso orgoglio.
Tutto questo non faceva che cementare la nostra unione, fondata su un profondo rispetto reciproco. Io avevo accettato lei e lei aveva accettato me per quello che eravamo realmente: è per questo che oggi posso definire con orgoglio la nostra una vera coppia cuckold.
Aron: «Ora, puttanella, scendi e vai dentro. Mentre ti siedi, tieni le gambe bene in mostra: voglio che tutti i presenti si girino a guardarti. Il nostro tavolo è quello vicino alla vetrina, così potrò godermi lo spettacolo da qui.»
Ella accennò una timida resistenza, ma Aron la bloccò subito afferrandola per un bacio profondo e possessivo:
Aron: «Adesso vai e falli eccitare tutti.»
Quando varcò la soglia, l'abito aderente fece il resto: a ogni passo, lo spacco vertiginoso svelava non solo le gambe ma anche una generosa porzione di coscia sopra il pizzo dell'autoreggente. Il cameriere la accolse subito con un sorrisetto malizioso, accompagnandola al tavolo prenotato.
Poco dopo, l'uomo tornò per raccogliere l'ordinazione e sincerarsi che fosse da sola. Fu allora che Ella stupì persino Aron: con un movimento studiato, fece scivolare a terra il tovagliolo. Il cameriere si chinò immediatamente per raccoglierlo e, trovandosi esattamente all'altezza dello spacco, la vide aprire appena le gambe, lasciandogli intravedere la sua intimità bagnata. Il ragazzo deglutì a fatica, rimanendo immobile un attimo di troppo e attirando così la curiosità di qualche altro commensale.
Richiudendo le gambe con un guizzo, Ella lo liquidò con un tono fintamente mortificato:
Ella: «Mi scusi, sono stata davvero maldestra...»
Lui, riprendendosi a stento, le rispose sottovoce con un ghigno:
Cameriere: «Non si preoccupi, signora... è un vero piacere servirla. Magari non solo a tavola. Torno subito.»
Compiaciuto dallo spettacolo a cui aveva appena assistito, Aron decise di entrare nel locale e raggiunse Ella al tavolo. Cenarono serenamente, comportandosi in tutto e per tutto come una normale coppia: tra una portata e l'altra ripercorsero i momenti vissuti fino a quel momento, parlarono delle intense emozioni provate e dei desideri ancora da esplorare. A un certo punto la conversazione si spostò su di me, e concordarono che fosse giunto il momento di coinvolgermi attivamente (ma questa è un'altra storia).
La serata al ristorante si concluse in un'atmosfera allegra, scandita da risate e calici di Franciacorta.
Nel frattempo, io vagavo senza una meta precisa per la città, finché non decisi di fermarmi nel parcheggio di un centro commerciale non lontano dal punto in cui tutto era iniziato. Pur non avendo la minima idea di dove fossero o di cosa stessero combinando, la tentazione di chiamare Ella si fece fortissima; sapevo però di non poter trasgredire gli ordini di Aron, né tantomeno rischiare di disturbare mia moglie. L'immaginazione, intanto, mi teneva in ostaggio di un'eccitazione febbrile, costringendomi ad attendere con trepidazione una loro mossa.
Dopo più di due ore di snervante attesa, ricevi un messaggio vocale. Riporto le parole esatte di Ella, pronunciate con un filo di voce:
Ella: «Sono una porca... mi piace il cazzo! Sì, il cazzo bello duro e grande!»
Poi, cambiando improvvisamente registro con un tono gelido e spietato, continuò:
Ella: «Non il tuo, che è moscio e piccolo! Sei solo un cornuto, fatti una sega... solo una sega, adesso o stasera a casa! Ora me la godo io, hai capito frocione? Sei solo un vecchio porco impotente... puoi solo farti delle seghe guardandomi, cornuto!»
Subito dopo, sul mio telefono comparve un secondo messaggio, questa volta inviato da Aron:
Aron: «Adesso fai sentire a tuo marito i versi che fai mentre prendi il cazzone in bocca... Senti, cornuto, come lo sta succhiando tutto? Tua moglie è una vera pompinara! Dovresti vedere la sua faccia da troia con tutto il cazzo in bocca fino in fondo! Dai tu, continua a succhiare... Ohhh sì, così, puttana! Ti piace venire da me e fare la mamma puttana? Pensa se ti vedessero i tuoi figli!»
A quel punto, l'audio si riempì di sospiri concitati e gemiti gutturali, chiaro segnale che la serata stava imboccando la sua piega più estrema.
Rimasi in attesa di un nuovo messaggio, ma non arrivò nulla per una decina di minuti, prima di ricevere un video registrato da Aron. Si apriva con il viso di mia moglie in primo piano.
Aron: «Guarda, guarda, finocchio, come sta ancora succhiando la mia troia... anzi, tua moglie!»
Ella: «Mi ha scopata e mi ha fatto godere, CORNUTO!»
Aron: «Dai, succhia, troia... sei proprio una vacca! Guarda, cornuto, come si impegna!»
Poi, rivolgendosi direttamente a lei:
Aron: «Si vede che ti piace il cazzo grosso...»
Ella (guardando fissa l'obiettivo): «Sì, mi piace il cazzo grosso e duro!»
Aron: «Dove vuoi che sborri?»
Ella: «In mezzo alle tette, così lo porto a casa e lo faccio prima annusare e poi leccare al frocio... Ma stai ancora registrando?»
Accortasi del suo "sì", scoppiò a ridere divertita:
Ella: «Dai, continua a spompinarmi che tra un po' ti sborro tra le tette!»
Dieci minuti più tardi arrivò un'ultima videochiamata. La scena che mi apparve sullo schermo era esplicita: lei era inginocchiata, mentre Aron, in piedi davanti a lei, la incitava con foga:
Aron: «Brava puttana, succhia, dai! Più veloce! Ora dì a tuo marito cosa sei!»
Ella: «Sono la sua troia porcellona! Mi piace il suo cazzo, mi fa godere, voglio la sua sborra!»
Subito dopo, Aron riprese la parola guardando dritto nella telecamera:
Aron: «Ora guarda, cornuto!»
Mentre mia moglie accelerava i movimenti con la mano per farlo venire, l'uomo esplose:
Aron: «Oh... oh sì! Dai che sborro, sììì, puttanaaa!»
Venne copiosamente, riversando una quantità esagerata di sperma caldo direttamente in mezzo alle sue tette.
Ella, estasiata da tutta quell'abbondanza, dapprima lo spalmò con le mani sul seno, poi iniziò a leccarsi avidamente le dita ricoperte dal piacere del suo uomo e, infine, ripulì completamente il membro di Aron leccando le ultimissime gocce rimaste.
La videochiamata si interruppe di colpo, lasciandomi senza fiato.
Passato poco tempo, mi misi in moto per raggiungere l'abitazione di Aron e recuperare mia moglie. Non appena salì in macchina, si sporse subito verso di me e, catturandomi in un bacio, mi sussurrò:
Ella: «Non mi sono lavata... senti che profumo ha l'odore del mio uomo?»
Subito dopo, sbottonandosi con rapidità la camicetta, mi ordinò di leccarle il seno con cura. Mentre, preda di un'eccitazione irrefrenabile, affondavo la lingua per succhiare e leccare avidamente le sue tette e quei capezzoli ancora turgidi di piacere, mi chinò il viso all'orecchio per l'ultima, tagliente confessione:
Ella: «Questo è il nostro pensiero speciale per te... cornuto.»
L'auto di Aron sfrecciò verso il centro della città. Le luci dei lampioni, filtrando attraverso i vetri dell'abitacolo, dipingevano sfumature intermittenti sulla pelle nuda di Ella, china su di lui e intenta a succhiare avidamente il membro duro come il marmo del suo amante.
Un istante dopo, trattenendo la cappella tra le labbra, strinse la mano alla base dell'asta e accelerò il movimento con una masturbazione rapida e frenetica. Era in preda a un vero e proprio raptus: desiderava che lui venisse nella sua bocca, bramava il suo sperma per placare una sete viscerale, un bisogno profondo che le scuoteva l'anima. L'eccitazione accumulata per tutto ciò che aveva vissuto fino a quel momento era talmente travolgente da innescare un orgasmo spontaneo, facendole tremare le gambe senza che nessuno la stesse toccando.
Aron la fermò all'apice del piacere, afferrandola e tirandola per i capelli fino a farla staccare dal suo uccello in procinto di esplodere, ordinandole di ricomporsi con un tono perentorio:
Aron: «Vestiti, siamo arrivati!»
Ella si rialzò stranita, non rendendosi nemmeno conto di dove fosse realmente, tanto era presa da quel vortice di eccitazione.
Si ricomposero. Aron, pianificando la serata, si era procurato un vestito che fece indossare ad Ella: un abito da sera nero molto sexy, con un vertiginoso spacco centrale che arrivava a un paio di centimetri dal pube, facendo risaltare ancora di più le sue splendide gambe velate dalle autoreggenti. Attirandola a sé, la baciò profondamente e, fissandola negli occhi, le sussurrò:
Aron: «Sei mia. Sei la mia puttanella e lo sarai per sempre.»
(A quelle parole mia moglie si sciolse completamente).
Poi, con tono perentorio, sentenziò:
Aron: «Da questo momento, il cornuto non potrà più fare sesso con te. E per sesso intendo qualsiasi atto sessuale, a meno che non sia io a concederglielo.»
Fu questa la prima delle rigide regole dettate dall'amante di mia moglie, la capostipite di una lunga serie.
Dal canto mio, non opposi alcuna resistenza. Con la consapevolezza dei miei limiti a letto, la mia priorità assoluta era unicamente la felicità di Ella. Riuscivo a trarre piacere persino dalla mia stessa sofferenza, alimentata dal desiderio inappagato e da una gelosia che si trasformava nel bisogno irrefrenabile di immaginarla tra le braccia forti di un altro, libera di esplorare ogni piacere. Guardare i suoi occhi brillare di gioia dopo ore trascorse tra le braccia di un vero uomo, e poterla accogliere a fine serata sfinita, sudata, coperta di sperma ma finalmente liberata da ogni tensione quotidiana, era per me motivo di immenso orgoglio.
Tutto questo non faceva che cementare la nostra unione, fondata su un profondo rispetto reciproco. Io avevo accettato lei e lei aveva accettato me per quello che eravamo realmente: è per questo che oggi posso definire con orgoglio la nostra una vera coppia cuckold.
Aron: «Ora, puttanella, scendi e vai dentro. Mentre ti siedi, tieni le gambe bene in mostra: voglio che tutti i presenti si girino a guardarti. Il nostro tavolo è quello vicino alla vetrina, così potrò godermi lo spettacolo da qui.»
Ella accennò una timida resistenza, ma Aron la bloccò subito afferrandola per un bacio profondo e possessivo:
Aron: «Adesso vai e falli eccitare tutti.»
Quando varcò la soglia, l'abito aderente fece il resto: a ogni passo, lo spacco vertiginoso svelava non solo le gambe ma anche una generosa porzione di coscia sopra il pizzo dell'autoreggente. Il cameriere la accolse subito con un sorrisetto malizioso, accompagnandola al tavolo prenotato.
Poco dopo, l'uomo tornò per raccogliere l'ordinazione e sincerarsi che fosse da sola. Fu allora che Ella stupì persino Aron: con un movimento studiato, fece scivolare a terra il tovagliolo. Il cameriere si chinò immediatamente per raccoglierlo e, trovandosi esattamente all'altezza dello spacco, la vide aprire appena le gambe, lasciandogli intravedere la sua intimità bagnata. Il ragazzo deglutì a fatica, rimanendo immobile un attimo di troppo e attirando così la curiosità di qualche altro commensale.
Richiudendo le gambe con un guizzo, Ella lo liquidò con un tono fintamente mortificato:
Ella: «Mi scusi, sono stata davvero maldestra...»
Lui, riprendendosi a stento, le rispose sottovoce con un ghigno:
Cameriere: «Non si preoccupi, signora... è un vero piacere servirla. Magari non solo a tavola. Torno subito.»
Compiaciuto dallo spettacolo a cui aveva appena assistito, Aron decise di entrare nel locale e raggiunse Ella al tavolo. Cenarono serenamente, comportandosi in tutto e per tutto come una normale coppia: tra una portata e l'altra ripercorsero i momenti vissuti fino a quel momento, parlarono delle intense emozioni provate e dei desideri ancora da esplorare. A un certo punto la conversazione si spostò su di me, e concordarono che fosse giunto il momento di coinvolgermi attivamente (ma questa è un'altra storia).
La serata al ristorante si concluse in un'atmosfera allegra, scandita da risate e calici di Franciacorta.
Nel frattempo, io vagavo senza una meta precisa per la città, finché non decisi di fermarmi nel parcheggio di un centro commerciale non lontano dal punto in cui tutto era iniziato. Pur non avendo la minima idea di dove fossero o di cosa stessero combinando, la tentazione di chiamare Ella si fece fortissima; sapevo però di non poter trasgredire gli ordini di Aron, né tantomeno rischiare di disturbare mia moglie. L'immaginazione, intanto, mi teneva in ostaggio di un'eccitazione febbrile, costringendomi ad attendere con trepidazione una loro mossa.
Dopo più di due ore di snervante attesa, ricevi un messaggio vocale. Riporto le parole esatte di Ella, pronunciate con un filo di voce:
Ella: «Sono una porca... mi piace il cazzo! Sì, il cazzo bello duro e grande!»
Poi, cambiando improvvisamente registro con un tono gelido e spietato, continuò:
Ella: «Non il tuo, che è moscio e piccolo! Sei solo un cornuto, fatti una sega... solo una sega, adesso o stasera a casa! Ora me la godo io, hai capito frocione? Sei solo un vecchio porco impotente... puoi solo farti delle seghe guardandomi, cornuto!»
Subito dopo, sul mio telefono comparve un secondo messaggio, questa volta inviato da Aron:
Aron: «Adesso fai sentire a tuo marito i versi che fai mentre prendi il cazzone in bocca... Senti, cornuto, come lo sta succhiando tutto? Tua moglie è una vera pompinara! Dovresti vedere la sua faccia da troia con tutto il cazzo in bocca fino in fondo! Dai tu, continua a succhiare... Ohhh sì, così, puttana! Ti piace venire da me e fare la mamma puttana? Pensa se ti vedessero i tuoi figli!»
A quel punto, l'audio si riempì di sospiri concitati e gemiti gutturali, chiaro segnale che la serata stava imboccando la sua piega più estrema.
Rimasi in attesa di un nuovo messaggio, ma non arrivò nulla per una decina di minuti, prima di ricevere un video registrato da Aron. Si apriva con il viso di mia moglie in primo piano.
Aron: «Guarda, guarda, finocchio, come sta ancora succhiando la mia troia... anzi, tua moglie!»
Ella: «Mi ha scopata e mi ha fatto godere, CORNUTO!»
Aron: «Dai, succhia, troia... sei proprio una vacca! Guarda, cornuto, come si impegna!»
Poi, rivolgendosi direttamente a lei:
Aron: «Si vede che ti piace il cazzo grosso...»
Ella (guardando fissa l'obiettivo): «Sì, mi piace il cazzo grosso e duro!»
Aron: «Dove vuoi che sborri?»
Ella: «In mezzo alle tette, così lo porto a casa e lo faccio prima annusare e poi leccare al frocio... Ma stai ancora registrando?»
Accortasi del suo "sì", scoppiò a ridere divertita:
Ella: «Dai, continua a spompinarmi che tra un po' ti sborro tra le tette!»
Dieci minuti più tardi arrivò un'ultima videochiamata. La scena che mi apparve sullo schermo era esplicita: lei era inginocchiata, mentre Aron, in piedi davanti a lei, la incitava con foga:
Aron: «Brava puttana, succhia, dai! Più veloce! Ora dì a tuo marito cosa sei!»
Ella: «Sono la sua troia porcellona! Mi piace il suo cazzo, mi fa godere, voglio la sua sborra!»
Subito dopo, Aron riprese la parola guardando dritto nella telecamera:
Aron: «Ora guarda, cornuto!»
Mentre mia moglie accelerava i movimenti con la mano per farlo venire, l'uomo esplose:
Aron: «Oh... oh sì! Dai che sborro, sììì, puttanaaa!»
Venne copiosamente, riversando una quantità esagerata di sperma caldo direttamente in mezzo alle sue tette.
Ella, estasiata da tutta quell'abbondanza, dapprima lo spalmò con le mani sul seno, poi iniziò a leccarsi avidamente le dita ricoperte dal piacere del suo uomo e, infine, ripulì completamente il membro di Aron leccando le ultimissime gocce rimaste.
La videochiamata si interruppe di colpo, lasciandomi senza fiato.
Passato poco tempo, mi misi in moto per raggiungere l'abitazione di Aron e recuperare mia moglie. Non appena salì in macchina, si sporse subito verso di me e, catturandomi in un bacio, mi sussurrò:
Ella: «Non mi sono lavata... senti che profumo ha l'odore del mio uomo?»
Subito dopo, sbottonandosi con rapidità la camicetta, mi ordinò di leccarle il seno con cura. Mentre, preda di un'eccitazione irrefrenabile, affondavo la lingua per succhiare e leccare avidamente le sue tette e quei capezzoli ancora turgidi di piacere, mi chinò il viso all'orecchio per l'ultima, tagliente confessione:
Ella: «Questo è il nostro pensiero speciale per te... cornuto.»
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