Il primo incontro

di
genere
prime esperienze

Il primo incontro
Ero in un momento particolare della mia vita, avevo bisogno di sentirmi vivo, di fare nuove esperienze.
L’occasione si presentò quando commentai un racconto pubblicato su un sito di racconti erotici, lasciando il mio indirizzo come firma.
Ricevetti una mail, scritta con cura ed eleganza, evidentemente da una persona di classe e di buona cultura.
Michela, così si chiamava, mi raccontò di lei, di essere sposata da 10 anni con Paolo, con il quale condivideva, oltre a mille altre cose, l’indole dominante e la passione per le relazioni D/s con estranei alla coppia, sia uomini che donne.
Mi disse che sia lei che suo marito avevano ciascuno i propri sottomessi, anche se a volte decidevano di condividerli, per singole sessioni.
Mi chiese di me, della mia vita, dei miei sentimenti, dei miei bisogni.
Lo scambio di mail fu lungo, andò avanti per diverse settimane, parlando soprattutto di noi, anche riguardo alla nostra vita sessuale.
Mi piaceva parlare con lei, sapeva farmi aprire anche su argomenti per me molto riservati, riusciva a farmi sentire a mio agio e a penetrare, poco a poco, nei più nascosti meandri della mia mente e della mia personalità.
In breve diventammo amici, provavo nei suoi confronti una fiducia profonda, finii per confessarle bisogni e fantasie che non avevo mai avuto il coraggio di confidare nemmeno a me stesso.
Nonostante avessi fatto diversi tentativi per soddisfare la mia curiosità riguardo alle pratiche che lei sviluppava durante le sessioni con i suoi sottomessi e le sue sottomesse, non volle mai raccontarmi nulla di ciò che avveniva, adducendo la scusa di voler preservare la privacy dei suoi schiavi, così li definì.
La frustrazione che questo generava in me, dato che per tutto il resto mi chiedeva e mi raccontava tutto, persino i particolari del sesso con suo marito, allentò definitivamente i pur minimi freni inibitori che mi erano rimasti, al punto da chiederle se per soddisfare la mia fantasia, avrei potuto propormi per sottopormi ad una sua sessione.
La risposta non fu esattamente quella che mi sarei aspettato, mi disse che per prendere in considerazione una tale possibilità avrei dovuto sottopormi ad una ispezione visiva e ad un controllo, una prova.
Utile a valutare da parte sua se rispondevo ai suoi canoni estetici, sensoriali e caratteriali e da parte mia per verificare la disponibilità a sottomettermi a lei in maniera totale ed incondizionata.
Questa prova si sarebbe dovuta svolgere a distanza, con una videochiamata su Telegram, scegliendo un giorno ed un orario nel quale avessi potuto farmi trovare solo in casa.
Provai a chiederle cosa sarebbe successo in quell’occasione ma lei mi rispose soltanto che avrei dovuto seguire le sue istruzioni, i suoi ordini, per una intera ora, durante la quale avrebbe messo alla prova il mio senso del pudore e lo avrebbe demolito, distrutto, cancellato, fino ad annullare, se necessario, ogni mia forma di dignità. Oppure sarebbe sparita dalla mia vita e non l’avrei mai più vista nè sentita.
La possibilità di perdere una amica, una confidente così preziosa, mi fece vacillare, ero titubante ed anche molto imbarazzato e timoroso all’idea di non sapere a cosa sarei andato incontro se non alla certezza di venire probabilmente osservato come un animale alla fiera e magari sottoposto a pratiche degradanti di fronte ai suoi occhi.
Tuttavia l’eccitazione e il pensiero di poterla vedere, sentire e magari essere ammesso alla sua corte e scoprire quali sublimi pratiche praticasse con i suoi sottoposti, mi spinse ad accettare.
Il primo ed unico momento nel quale avessi potuto trovare un paio di ore nelle quali fossi stato solo in casa, sarebbe capitato soltanto due settimane dopo: ci accordammo per quel giorno e per un’ora stabilita.
Da quel momento non mi scrisse più, nè rispose alle mie mail, lasciandomi nel lacerante dubbio di aver detto qualcosa di male, di averla offesa oppure che avesse cambiato idea, comunque di averla persa.
Il giorno prima di quello stabilito mi arrivò un a sua mail nella quale, oltre a confermarmi giorno ed orario, mi dava il suo contatto Telegram affinché potessi aggiungerla e chiamarla il giorno dopo.
Ed un nuovo particolare, un dettaglio per nulla insignificante: insieme a lei sarebbe stato presente anche suo marito.
Mi disse che lei avrebbe condotto la sessione o forse lui o forse entrambi: a me non sarebbe dovuto importare, avrei dovuto abbandonare ogni inibizione in qualunque caso.
E mi scrisse anche un’altra condizione.
Se avessi anche solo provato a contattarla, via mail o Telegram prima dell’ora fissata del giorno successivo lei avrebbe chiuso definitivamente ogni contatto con me, in via definitiva.
Lo stesso se, al momento della videochiamata, avessi esitato o provato a trattare: avrebbe chiuso il collegamento, per sempre e definitivamente.
Insomma, dovevo dimostrarle la mia totale ed incondizionata fiducia nei suoi confronti e una assoluta disponibilità a soddisfare qualunque sua fantasia, senza alcuna possibilità di negoziazione.
Quella notte, non dormii molto, il mio sonno fu molto agitato.
Rimasi in quello stato di paura e confusione fino all’orario dell’appuntamento: cosa dovevo fare, chiamare ed andare incontro all’ignoto oppure rinunciare per sempre?
Avevo la testa confusa e le gambe che tremavano mentre prendevo in mano lo smartphone.
Anche le mie dita tremavano e non avevo il coraggio di toccare l’icona della chiamata, mentre i minuti e i secondi passavano, riducendosi sempre più.
Arrivò l’orario, le 10.00, dovevo chiamare o abbandonare.
Il momento era arrivato, il dado doveva essere tratto o dovevo abbandonare tutto.
Con il cuore che batteva a mille e le dita che tremavano sempre più sfiorai l’icona per dare il via alla videochiamata.
Appena lo schermo si illuminò un viso sorridente mi accolse e mi salutò.
Era Michela, vestita con un abito nero molto elegante e provocante che, tuttavia, non lasciava scoperta molta della sua pelle.
Accanto a lei suo marito Paolo, con un pantalone e una camicia abbastanza classici.
Non ci furono molti convenevoli, Michela mi chiese se fossi pronto e, alla mia risposta affermativa (in realtà non mi sentivo pronto affatto, le gambe mi tremavano per l’emozione e mi sentivo in fortissimo imbarazzo), mi comunicò che da quel momento, per una intera ora, avrei dovuto ubbidire ai suoi, ai loro ordini, senza discutere e senza tergiversare.
Al termine dell’ora suo marito avrebbe interrotto la videochiamata e nei giorni successivi, se fossero rimasti soddisfatti, mi avrebbero richiamato ed avrei avuto la possibilità di confermare o meno la mia disponibilità verso quel rapporto di dominazione-sottomissione (il termine esatto che usò fu “diventare il nostro schiavo”).
A quel punto entrambi si sedettero sul divano, lei accavallando le gambe in maniera estremamente sensuale.
Mi ordinò di spogliarmi, lentamente e facendomi osservare per bene.
Sentivo vampate di vergogna salire ad arrossarmi le guance morire mentre i miei pochi indumenti cadevano ad uno ad uno e i loro sguardi indecifrabili mi scrutavano con attenta meticolosità.
Quando fui totalmente nudo lui mi ordinò di girarmi di schiena, piegarmi a 90 gradi e scostare i glutei con le mani per mostrare per bene il buchino.
Provai un profondo senso di umiliazione, mi lasciò in quella posizione per un tempo che sembrò interminabile, poi mi ordinò di girarmi e di mettermi in piedi davanti alla camera.
Prese la parola lei e mi disse che da quel momento in avanti avrei dovuto usare le mie mani immaginando fossero le sue e di muoverle ed usarle esattamente come diceva lei.
Mi fece accarezzare il collo, le orecchie, le spalle, ma senza contatto, le mie mani e le mie dita dovevano stare così vicine alla mia pelle da sentirne il calore ma senza assolutamente toccarla, pena una pesante punizione.
Fu poi la volta del mio braccio sinistro, percorso dalla mia mano destra a partire dal dorso della mano sinistra su su risalendo verso il polso, l’avambraccio, il braccio la spalla.
Infine, fu la volta dell’ascella e lì i brividi si fecero più forti, probabilmente evidenti ai loro occhi esperti.
La stessa cosa avvenne per il braccio destro e poi fu la volta della pancia, dei fianchi, fino a risalire al torace.
Scoprivo ogni volta zone di sensibilità che non sapevo nemmeno di avere, quando mi fece arrivare ai capezzoli dovetti chiudere gli occhi e serrare le labbra per trattenere i gemiti di piacere.
Pian piano quella che mi era sembrata una pratica umiliante (nudo, di fronte non solo ad una donna ma anche al suo , obbedendo ai loro ordini) si stava trasformando in una pratica estremamente intima, al limite del masturbatorio ma con una modalità mai provata e sperimentata prima.
La mia mente era entrata in un diverso stato di percezione, non avvertivo più l’imbarazzo della situazione, stavo dimenticando la videocamera e la mia esposizione, sempre più concentrato sul mio corpo e sul piacere che stavo provando.
La voce secca di Paolo che mi diceva di girarmi dall’altra parte mi ridestò.
Il nuovo ordine fu di piegarmi a 90 gradi con le gambe ben aperte e allargate.
Ero dispiaciuto, mi ero dimenticato di lui ed iniziavo a provare un piacere profondo, diverso da quanto mai provato in vita mia.
Fu lei ad ordinarmi di riprendere il massaggio, questa volta dai piedi, per risalire su fino alle caviglie, ai polpacci, al ginocchio, al cavo popliteo, dove nuovamente fui colto da brividi di piacere che per un attimo turbarono il mio equilibrio data la posizione precaria.
Lei si accorse della mia sensibilità e mi fece indugiare a lungo su quella zona, portandomi ad un passo dal non riuscire più a trattenere i gemiti, avevo ormai gli occhi chiusi per il piacere che stavo provando, di nuovo tutto sembrava sparire intorno a me ed io mi sentivo solo col mio corpo e con le meravigliose sensazioni che mi donava.
Un attimo prima che non riuscissi più a contenermi verbalmente mi fece continuare, facendo risalire le mie mani sulla parte anteriore delle cosce e fermandole pochi centimetri prima di arrivare al pube.
Poi di nuovo dietro, a partire dalla zona poplitea e a risalire fino alla piega del gluteo.
E poi di nuovo giù dal ginocchio interno risalendo sull’interno coscia, in maniera lenta e ripetuta, su e giù ma senza consentirmi di arrivare all’inguine.
Non resistetti a quel trattamento, non riuscii ad evitare che un osceno mugolio di piacere mi tradisse.
Mi lasciò abbastanza a lungo in quella situazione perché la mia mente si dividesse tra l’estasi di quel trattamento e l’impulso di implorarla di farmi toccare nelle parti intime, di dirle che poteva fare di me quello che voleva purché portasse il mio piacere alle estreme conseguenze.
Mi sentivo in una situazione simile a quella nella quale, facendo sesso, un uomo avverte l’avvicinarsi del momento nel quale l’ascesa verso il climax non è più controllabile, sta diventando inevitabile.
Non ebbi la forza di implorare, finii per lasciarmi andare, perdendomi nell’estatico oblio che stavo vivendo, affogando nelle piacevoli sensazioni che stavo provando, ogni mia forma di pensiero senziente annullata e sostituita dal piacere dei sensi.
Dopo un tempo che non saprei definire, venni ridestato da quello stato di piacere estremo dalla voce di lui che mi ordinò di rimettermi in posizione verticale, di girarmi verso di loro e di guardare in basso tra le mie gambe.
Fu lì che lo vidi: lunghi e spessi filamenti di liquido prespermatico colavano copiosi dal mio membro ancora flaccido.
Mi chiesero come stessi, come mi sentissi, raccomandandomi di ascoltarmi dentro e di rifletterci prima di rispondere.
Facendolo mi resi conto del magnifico stato di benessere e di rilassamento nel quale mi sentivo, uno stato perfettamente identico a quando, dopo una lunga sessione di sesso condita da uno o più profondi orgasmi, ti senti esausto ed appagato, la libido a zero ma rilassato e sereno.
Forse ero venuto e non me ne ero accorto ma non c’erano tracce di sperma sul pavimento.
Possibile che avessi avuto un orgasmo senza eiaculazione? Ma comunque sarebbe stato un orgasmo diverso, mai sperimentato: un orgasmo lunghissimo e a bassa intensità o forse una serie di piccoli orgasmi, non riuscivo a capire, a rendermi conto, mi sentivo solo completamente appagato e soddisfatto.
Nella mia risposta non riuscii a dare una spiegazione chiara delle emozioni e delle sensazioni provate.
L’emozione fu tale da farmi perdere ogni forma di autocontrollo e dignità, senza nemmeno rendermene conto sentii le mie ginocchia piegarsi e mi ritrovai in ginocchio di fronte a loro, i miei occhi che non riuscivano a staccarsi dal corpo di Michela ma senza il coraggio di sostenerne lo sguardo.
Giunsi le mani e la implorai di prendermi, di farmi suo, di diventare il suo schiavo, il suo oggetto di piacere.
Fu a quel punto che Marco interruppe la videochiamata….

Per contatti, commenti, suggerimenti, idee o critiche: patriziolam@protonmail.com
scritto il
2026-09-18
165
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Segnala abuso in questo racconto erotico

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.