L’Istituto

di
genere
dominazione

Capitolo I — L’istituto

Quando il cancello si richiuse alle sue spalle, Scarlet capì di aver commesso un errore. Non quello per cui era stata arrestata. Quello era stato calcolato, almeno all’inizio. Aveva ventitré anni, una fedina penale che cominciava appena a sporcarsi e una certa fiducia nelle proprie capacità. Viveva di piccoli furti, prostituzione e di quella faccia innocente che, più di una volta, le aveva permesso di uscire dai guai. Andava con uomini facoltosi che spess poi ricattava per avere ancora più denaro.

Poi aveva scelto la persona sbagliata da ricattare.

Adesso aveva davanti tre metri di muro grigio, una porta blindata e un’insegna discreta:

“ISTITUTO DI RIEDUCAZIONE CIVICA DI VAREN”

Dopo le pratiche di rito venne accompagnata in un’aula scolastica con quattro banchi disposti in fila e una grande lavagna nera. C’erano già due studenti: un ragazzo dai capelli rasati, Mirko 25 anni, faccia da bulletto, e una giovane donna, Natasha 27 anni, dall’aria sbarazzina.

Sulla soglia entrò una donna di circa quarant’anni. Tailleur scuro, capelli raccolti, postura perfetta.

«Direttrice Rhea.»

Rhea indossava un completo nero dal taglio impeccabile: giacca aderente, abbottonata fino alla vita, e una gonna stretta appena sopra il ginocchio. La camicia bianca, perfettamente stirata, aveva il colletto alto e lasciava scoperto soltanto il primo bottone. Calze scure e stivali di pelle completavano l’insieme.

Nella mano destra teneva un sottile frustino di cuoio. Non lo agitava e non ne aveva bisogno: lo lasciava semplicemente pendere lungo la gamba, come se fosse un normale accessorio del suo ruolo.

I capelli erano raccolti severamente sulla nuca e il suo volto non tradiva quasi mai un’emozione.

Scarlet si accorse di averla fissata per qualche secondo di troppo.

Rhea abbassò gli occhi sul frustino, poi tornò a guardarla.

«Ti incuriosisce?»

«Sto cercando di capire se fa parte dell’uniforme.»

Un accenno di sorriso comparve sulle labbra della donna.

«No. Fa parte delle Regole.»

E iniziò la spiegazione delle “Regole”:

“Siete qui perché avete commesso degli errori e dovete essere rieducati. Dovrete eseguire tutti compiti che vi saranno assegnati dalle vostre Professoresse senza esitare. Sappiamo che con quelli come voi le buone maniere non funzionano, quindi passeremo direttamente alle cattive: per ogni mancanza sarete schiaffeggiati, frustati e puniti senza pietà. Non esiteremo a passare anche a punizioni di tipo sessuale. Ed ecco le vostre Professoresse”.

Dietro Rhea entrarono due donne sui 35 anni bellissime e dallo sguardo spietato.

“Professoressa Elaine, esperta in materie umanistiche e molto abile con la frusta e oggetti vari”. La professoressa Elaine aveva i capelli lunghi fino a metà schiena di un bel biondo platino. Pelle bianchissima, trucco ben definito, indossava una gonna in pelle nera sopra il ginocchio, calze nere, décolleté con il tacco 12 e camicetta color avorio.

“Professoressa Sylvia, esperta in materie scientifiche, preferisce le punizioni corporali a mani nude”. La professoressa Sylvia aveva i capelli nero corvini, fino alle spalle. Pelle olivastra, un filo di trucco, indossava una gonna rossa lunga fino ai piedi, ma con uno spacco sul davanti che lasciava intravedere stivali neri fino al ginocchio e collant neri.

Mirko e Natasha rimasero immobili a testa bassa, mentre Scarlet le studiò e le scappò un sorriso di sfida.

La direttrice Rhea fece un cenno alla professoressa Sylvia, la quale avanzò con passo deciso verso Scarlet, le sollevo il mento e le diede un sonoro ceffone.

Scarlet rimase ferma, sorpresa più dal gesto che dal dolore. Il ragazzo e l’altra studentessa evitarono accuratamente di guardarla.

«Adesso avete capito cosa intendo» disse la Direttrice.



Capitolo II — La prima lezione

La prima lezione fu affidata alla professoressa Elaine, che iniziò a parlare della Divina Commedia, facendo degli schemi alla lavagna. Mentre Scarlet e l’altra studentessa cercavano di seguire annoiate, Mirko, non riusciva a staccare lo sguardo dal corpo e dalle gambe della professoressa: indossava decolletè tacco 12, calze chiare e gonna sopra il ginocchio con uno spacco dietro che ogni tanto lasciava intravedere la fascia autoreggente. Mirko si stava masturbando sotto il banco, e quando la Professoressa Elaine si accovacciò per scrivere qualcosa nella parte bassa della lavagna, mostrando chiaramente le autoreggenti, Mirko non riuscì a trattenere un gemito. Nel silenzio dell’aula si sentì chiaramente. Elaine interruppe la spiegazione e si avviò decisa verso Mirko con la bacchetta in mano. “Cosa stai facendo, brutto maiale?”, “Niente Professoressa”, provò a biascicare il ragazzo. “Alzati in piedi!”. Mirko obbedì, mostrando così il rigonfiamento dei pantaloni. “Tira fuori il tuo uccello e appoggialo sul banco, subito!”, sottolineando il comando colpendo il banco con la bacchetta. Mirko obbedì e appoggiò il suo pene turgido sul banco. “Bene, abbiamo un altro maiale che si eccita guardandomi, adesso ti farò passare la voglia di masturbarti in classe!”. Elaine si mise di lato e iniziò a colpirlo con la bacchetta sul pene, dando colpi non fortissimi ma regolari. Mirko istintivamente si ritrasse, ma un paio di schiaffi ben dati gli fecero capire che doveva stare fermo. Elaine gli dette 10 bacchettate sul pene, al termine delle quali Mirko fu sopraffatto dal dolore e pianse a dirotto. “E se domani non saprai ripetere per filo e per segno la mia spiegazione di oggi, questo è niente” disse Elaine.

Capitolo III — Lezione di matematica

La professoressa Sylvia aveva già tenuto diverse lezioni, intervallate da punizioni corporali quali schiaffi, frustate indifferentemente dati alle 2 ragazze al ragazzo. Quel giorno interrogò Mirko: le interrogazioni si svolgevano con lo studente in ginocchio di lato alla cattedra, a portata di mano della professoressa. Ovviamente Mirko continuava ad eccitarsi con le gambe di Sylvia, che non faceva nulla per coprirle, anzi: durante le interrogazioni stava sempre a gambe accavallate, mostrando generosamente la cucitura dei collant Ma, memore della punizione ricevuta da Elaine, Mirko si tratteneva dal masturbarsi davanti a lei. Quel giorno l’interrogazione andò sorprendentemente bene, e Sylvia decise di premiare Mirko. “Bene Mirko, meriti un premio: Natasha, vieni qui!” La ragazza ubbidì non sapendo cosa aspettarsi, ma temendo la perversione della professoressa. “Fai un pompino a Mirko, fino alla fine”. Natasha rimase interdetta e rispose qualcosa come “No… io non posso…mi spiace”. La professoressa Sylvia prese Natasha per i capelli e iniziò a schiaffeggiarla “se ti dico di fare un pompino, tu devi farlo senza fiatare”, disse sottolineando ogni parola con un sonoro ceffone.

La ragazza si mise in ginocchio di fronte a Mirko, sorpreso ma felice, e iniziò a succhiarglielo senza troppa convinzione. Sylvia le dette un paio di colpi di frustino sul culo “devi farlo bene, troia!”. Natasha cambiò modo di farlo, in fondo i pompini erano la sua specialità nella vita precedente; soddisfatta del risultato ottenuto a suon di schiaffi e frustate, Sylvia iniziò a toccarsi la figa attraverso i collant.

Mirko venne dopo poco nella bocca di Natasha, che si girò d’istinto e sputò parte dello sperma per terra; sfortunatamente alcuni schizzi finirono sugli stivali di Sylvia. “Piccola troia, non sei neanche capace finire un pompino come si deve!” e le dette due sonori ceffoni. “Puliscimi gli stivali con la lingua, subito!”. Natasha iniziò a leccare lo sperma dagli stivali, mentre Sylvia la colpiva di tanto in tanto con il frustino se la pulizia non la soddisfaceva.

Scarlet aveva assistito alla scena dal proprio banco, e si ritrovò eccitata e bagnata. Sylvia si accorse dello stato di eccitazione di Scarlet e la chiamò vicino a sé: “In ginocchio! Ho visto che ti sei eccitata, piccola puttanella. Potrai venire solo leccandomi la fica!” La prese per i capelli e inziò a strusciarle la faccia sui collant, tanto per iniziare. Poi, con un paio di forbici, tagliò la parte centrale dei collant per liberare la fica, in modo che Scarlet potesse leccargliela sul serio. Scarlet lo fece avidamente, non le dispiaceva affatto. Di tanto in tanto Sylvia la colpiva con il frustino sul culo, lasciandole dei segni rossi. Questa cosa eccitava anche Scarlet, che con una mano si masturbava impetuosamente. In poco tempo vennero copiosamente entrambe

“Adesso tornate tutti a posto, fine della lezione”



Capitolo IV — Dura lezione per Scarlet

Le lezioni della Professoressa Elaine erano sempre intervallate da punizioni con bacchetta e frustino, raramente ricorreva alle mani nude e alle umiliazioni sessuali. Finché un giorno Scarlet si addormentò durante una sua lezione. Quando Elaine se ne accorse si avvicinò al banco di Scarlet e dette un forte colpo di bacchetta sul banco, che fece sobbalzare la ragazza. “Piccola puttanella, osi dormi alle mie lezioni?”. Con fare sfacciato Scarlet rispose “E’ che sono così noiose…” suscitando l’ilarità di Natasha e Mirko. Di fronte a tale affronto, Elaine non si scompose: prima diede 5 bacchettate a testa sulle mani di Natasha e Mirko per avere riso, poi si rivolse verso Scarlet e le disse “Adesso ti mostro io una cosa per niente noiosa”. Andò alla cattedra, aprì un cassetto, e tirò fuori uno strap on di notevoli dimensioni. Si sfilò la gonna e lo indossò. “Natasha, Mirko, immobilizzate la troia sul banco, a novanta gradi”. Scarlet era basita, ma prima che potesse accennare una minima reazione fu immobilizzata come richiesto, con mani e piedi legati da cinte di cuoio. Elaine si avvicinò alla testa di Scarlet, le si accovacciò davanti e le sussurrò “Piccola troietta, adesso vedrai cosa succede alle ragazze che credono di essere ribelli…”. Scarlet provò a scusarsi “Mi dispiace, mi è scappato…” ma un violento ceffone interruppe le sue parole. Un istante dopo Elaine le infilò lo strap on a forza in bocca, iniziando a scoparla fino in gola, quasi fino a soffocarla. Natasha e Mirko erano allibiti ma anche eccitati dalla scena. Dopo un po' Elaine andò dietro e Scarlet e senza dire una parola le infilò lo strap on nella figa, senza troppi complimenti. La scopò con foga per alcuni minuti e poi ritornò davanti, infilandoglielo di nuovo in bocca. Continuò così per mezz’ora, alternando bocca e figa senza pietà. Quando Scarlet sembrò esausta, Elaine le si accovacciò davanti, le sollevò la testa per i capelli e le disse “E adesso il tocco finale, mia piccola troietta”. Andò dietro la ragazza, si cosparse lo strap on di lubrificante e lo infilò nel culo di Scarlet violentemente. La ragazza urlò per il dolore, ma poi tacque aspettando la fine della punizione. Quando Elaine fu soddisfatta, si ritrasse e disse ai ragazzi di liberare Scarlet e di portarla nella sua cella. aggiungendo “E se ricapiterà, ti porterò dalla Direttrice Reha che non sarà così magnanima”.
scritto il
2026-08-28
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