La mia scelta da mistress:la mia MERDA come simbolo di umiliazione
di
M.N.
genere
confessioni
Se devo raccontarvi come sono diventata mistress, devo partire da una cosa semplice: non era qualcosa che avevo mai programmato. Avevo però un carattere dominante già da prima, mi veniva naturale prendere il controllo, decidere e stabilire le regole, e per molto tempo avevo considerato tutto questo semplicemente parte della mia personalità. Poi ho scoperto il mondo della dominazione e ho iniziato a capire che quella parte di me poteva trovare uno spazio preciso.
All'inizio pensavo soprattutto al controllo, ma abbastanza presto mi sono resa conto che ciò che mi interessava veramente era l'umiliazione. Non mi attirava tanto l'idea di impartire ordini quanto quella di mettere una persona davanti alla propria vulnerabilità e al proprio orgoglio, fino a farle vivere una posizione di completa inferiorità all'interno di una dinamica scelta consapevolmente. Più ci riflettevo, più sentivo il bisogno di trovare qualcosa che fosse davvero estremo e che potesse diventare il centro del mio stile.
Per questo ho deciso di scegliere una sola pratica, invece di cercare di fare tutto. Ho scelto la MERDA, e non è stata una decisione casuale. Mi interessava proprio perché rappresentava qualcosa che normalmente viene nascosto, qualcosa che le persone associano alla vergogna e che difficilmente accettano di collegare alla propria dignità. Quella contrapposizione mi sembrava particolarmente adatta al tipo di umiliazione che volevo esprimere. Ci sono anche motivazioni più personali che hanno contribuito alla scelta, ma quelle preferisco raccontarle un'altra volta.
Sapevo fin dall'inizio che sarebbe stata una strada difficile. Non sono molte le persone disposte ad accettare una pratica così estrema e ancora meno quelle che cercano una mistress che abbia deciso di specializzarsi proprio in quella. All'inizio, quindi, ho avuto pochi clienti. Avrei potuto cambiare impostazione, proporre qualcosa di più comune e cercare di avere più richieste, ma non volevo farlo. Se dovevo diventare mistress, volevo farlo seguendo una scelta che sentivo davvero mia.
Poi sono arrivati quei pochi clienti che cercavano esattamente quello che offrivo. La differenza si capiva subito: non erano semplicemente curiosi, ma persone che avevano riflettuto sulla propria fantasia, conoscevano i propri limiti e venivano da me perché desideravano proprio quel tipo di esperienza. Questo rendeva gli incontri molto più soddisfacenti, perché non dovevo fingere di essere qualcosa che non ero e loro non dovevano fingere di desiderare qualcosa di diverso.
È stato allora che ho capito una cosa importante su me stessa: non mi piaceva soltanto il ruolo, mi piaceva davvero umiliare. Non nel senso di voler ferire qualcuno senza limiti, ma nel senso di provare una soddisfazione autentica nell'assumere il controllo e nel vedere una persona che, nella vita quotidiana, poteva essere sicura, autorevole e abituata a decidere, scegliere volontariamente di mettersi davanti a me in una posizione completamente diversa. Quella trasformazione psicologica era ciò che mi coinvolgeva maggiormente.
Anche il linguaggio diventò parte del mio modo di dominare. Potevo guardare uno schiavo e dirgli con calma: «Sei il mio cesso. Vali meno della mia MERDA». Non avevo bisogno di urlare: volevo che fosse la sicurezza con cui pronunciavo quelle parole a rendere evidente la gerarchia. La MERDA di M. finì così per diventare il simbolo della mia specializzazione e una parte riconoscibile del personaggio che avevo costruito.
Il fatto di avere pochi clienti, alla fine, non mi è dispiaciuto. Anzi, mi ha permesso di capire che non avevo bisogno di adattarmi a tutti. Preferivo incontrare poche persone che cercassero realmente quello che rappresentavo e con cui ci fosse una compatibilità autentica.
Ed è proprio per questo che non ho mai vissuto questa scelta come un semplice lavoro. Se avessi cercato soltanto di guadagnare, avrei probabilmente scelto una strada molto più semplice e avrei cercato un pubblico più ampio. Invece ho scelto una pratica che restringeva enormemente le possibilità, proprio perché era quella che sentivo più vicina al mio modo di essere. I pochi clienti che ho avuto mi hanno confermato che quella scelta aveva un senso: loro trovavano qualcuno disposto a offrire esattamente ciò che cercavano, mentre io trovavo uno spazio in cui potevo esprimere una parte del mio carattere che sentivo profondamente mia.
Questa, se devo raccontarvela in modo sincero, è la ragione per cui sono diventata mistress: non perché avessi deciso di costruirmi un lavoro particolare, ma perché, cercando il modo più intenso di esprimere il mio carattere dominante, ho scoperto che l'umiliazione era ciò che mi interessava davvero.
All'inizio pensavo soprattutto al controllo, ma abbastanza presto mi sono resa conto che ciò che mi interessava veramente era l'umiliazione. Non mi attirava tanto l'idea di impartire ordini quanto quella di mettere una persona davanti alla propria vulnerabilità e al proprio orgoglio, fino a farle vivere una posizione di completa inferiorità all'interno di una dinamica scelta consapevolmente. Più ci riflettevo, più sentivo il bisogno di trovare qualcosa che fosse davvero estremo e che potesse diventare il centro del mio stile.
Per questo ho deciso di scegliere una sola pratica, invece di cercare di fare tutto. Ho scelto la MERDA, e non è stata una decisione casuale. Mi interessava proprio perché rappresentava qualcosa che normalmente viene nascosto, qualcosa che le persone associano alla vergogna e che difficilmente accettano di collegare alla propria dignità. Quella contrapposizione mi sembrava particolarmente adatta al tipo di umiliazione che volevo esprimere. Ci sono anche motivazioni più personali che hanno contribuito alla scelta, ma quelle preferisco raccontarle un'altra volta.
Sapevo fin dall'inizio che sarebbe stata una strada difficile. Non sono molte le persone disposte ad accettare una pratica così estrema e ancora meno quelle che cercano una mistress che abbia deciso di specializzarsi proprio in quella. All'inizio, quindi, ho avuto pochi clienti. Avrei potuto cambiare impostazione, proporre qualcosa di più comune e cercare di avere più richieste, ma non volevo farlo. Se dovevo diventare mistress, volevo farlo seguendo una scelta che sentivo davvero mia.
Poi sono arrivati quei pochi clienti che cercavano esattamente quello che offrivo. La differenza si capiva subito: non erano semplicemente curiosi, ma persone che avevano riflettuto sulla propria fantasia, conoscevano i propri limiti e venivano da me perché desideravano proprio quel tipo di esperienza. Questo rendeva gli incontri molto più soddisfacenti, perché non dovevo fingere di essere qualcosa che non ero e loro non dovevano fingere di desiderare qualcosa di diverso.
È stato allora che ho capito una cosa importante su me stessa: non mi piaceva soltanto il ruolo, mi piaceva davvero umiliare. Non nel senso di voler ferire qualcuno senza limiti, ma nel senso di provare una soddisfazione autentica nell'assumere il controllo e nel vedere una persona che, nella vita quotidiana, poteva essere sicura, autorevole e abituata a decidere, scegliere volontariamente di mettersi davanti a me in una posizione completamente diversa. Quella trasformazione psicologica era ciò che mi coinvolgeva maggiormente.
Anche il linguaggio diventò parte del mio modo di dominare. Potevo guardare uno schiavo e dirgli con calma: «Sei il mio cesso. Vali meno della mia MERDA». Non avevo bisogno di urlare: volevo che fosse la sicurezza con cui pronunciavo quelle parole a rendere evidente la gerarchia. La MERDA di M. finì così per diventare il simbolo della mia specializzazione e una parte riconoscibile del personaggio che avevo costruito.
Il fatto di avere pochi clienti, alla fine, non mi è dispiaciuto. Anzi, mi ha permesso di capire che non avevo bisogno di adattarmi a tutti. Preferivo incontrare poche persone che cercassero realmente quello che rappresentavo e con cui ci fosse una compatibilità autentica.
Ed è proprio per questo che non ho mai vissuto questa scelta come un semplice lavoro. Se avessi cercato soltanto di guadagnare, avrei probabilmente scelto una strada molto più semplice e avrei cercato un pubblico più ampio. Invece ho scelto una pratica che restringeva enormemente le possibilità, proprio perché era quella che sentivo più vicina al mio modo di essere. I pochi clienti che ho avuto mi hanno confermato che quella scelta aveva un senso: loro trovavano qualcuno disposto a offrire esattamente ciò che cercavano, mentre io trovavo uno spazio in cui potevo esprimere una parte del mio carattere che sentivo profondamente mia.
Questa, se devo raccontarvela in modo sincero, è la ragione per cui sono diventata mistress: non perché avessi deciso di costruirmi un lavoro particolare, ma perché, cercando il modo più intenso di esprimere il mio carattere dominante, ho scoperto che l'umiliazione era ciò che mi interessava davvero.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Commenti dei lettori al racconto erotico