Al centro commerciale
di
Xxx41
genere
trans
Racconto di fantasia
È la settimana di ferragosto, sono appena rientrato dalle ferie al mare e la voglia di tornare a casa direttamente dopo aver ricominciato il lavoro non è tanta. Il caldo è soffocante, il climatizzatore fuori uso, decido quindi di andare al centro commerciale. Opto per uno piccolo e quasi in disuso dato che ne hanno aperto uno molto più grande a pochi chilometri di distanza. Non ho voglia di stare in mezzo alla gente, desidero solo fare due passi al fresco e magari comprarmi qualche vestito approfittando dei saldi. Metto la macchina nei parcheggi sotterranei e salgo. Come avevo previsto, il luogo è quasi deserto; molti negozi hanno chiuso e ne sono rimasti aperti pochi.
Entro in un negozio di abbigliamento, tra le corsie vedo un bel culetto muoversi e lo seguo con lo sguardo. Ha degli stivali alti con i tacchi e un vestitino corto. A un certo punto si gira, vedo dei seni sodi spuntare dalla scollatura; alzo ancora lo sguardo e vedo delle spalle larghe, braccia robuste e un viso che, per quanto bel truccato, si rivela essere un po’ mascolino. Si trattava di un trans. Quasi senza accorgermene esclamo “ahhh, che schifo!”, convinto che nessuno mi sentisse. Da dietro di me invece spunta un’altra persona; spero non abbia ascoltato, sarebbe una figura pessima. Si tratta di un’altra trans che mi squadra in viso e si avvicina alla sua amica. Questa è ben diversa dalla prima: è sempre rinchiusa in un vestito aderente ma è più bassa e corpulenta, indossa scarpe da ginnastica ed è tutt’altra che bella, ha un viso molto mascolino e i denti sporgenti e storti. Mi ritrovo a fare una faccia schifata. Mi accorgo troppo tardi che le due hanno indirizzato lo sguardo verso di me. Cambio allora negozio, nella speranza di non essere stato notato troppo.
Parliamone, nulla contro i trans, ognuno può essere quello che vuole, ma i miei gusti sono quelli tipici da maschio medio etero. Mi fa rabbrividire il pensiero di un uomo truccato e con le tette che è convinto di essere una femmina. I miei appetiti sono decisamente diversi.
Entro allora in un negozio di scarpe. Guardo un po’ di articoli in saldo, fino a quando sento dietro di me una presenza: sono le due trans entrate nel negozio. Faccio finta di nulla ma non posso fare a meno di seguirle con lo sguardo. Si avvicinano a delle scarpe col tacco di un colore acceso, le prendono in mano. Cerco di ascoltare i loro discorsi, mi avvicino senza farmi notare. La commessa le chiede gentilmente se le occorre un aiuto. La trans alta le chiede se di quelle scarpe hanno un numero 43. Sentendo la richiesta scoppio a ridere, è una situazione troppo ridicola. Ovviamente tutte e tre si accorgono e le due trans mi guardano malissimo. Penso che per oggi ho già combinato abbastanza cavolate. Decido allora di andare a prendere qualcosa da bere per poi dirigermi verso la macchina.
Da quando ho fatto quelle figuracce mi sento osservato. Quella sensazione mi accompagna mentre sorseggio una bibita al bar. La natura chiama e quindi mi dirigo verso i servizi. Faccio per entrare in quelli per maschi, quando una porta si apre e vengo tirato dentro un altro bagno. È uno di quelli famigliari, con il water piccolo per bambini e quello per adulti, oltre un grade specchio e due lavandini.
Guardo chi mi ha preso per il braccio e noto che è la trans più alta. Non so cosa pensare della situazione e non so come reagire. Nel mentre la trans più bassa entra anche lei e chiude la porta a chiave e mi fa un sorrisetto con quella sua bocca orribile. Sento che la trans alta ha qualcosa in mano, mi strattona davanti al grande specchio e vedo che si tratta di un coltello di quelli a serramanico. Mi dice di non provare a muovermi e a urlare, altrimenti sarebbe stato peggio per me. Faccio di si con la testa. Mi gira verso l’amica che mi da un ceffone veramente forte. Mi sento tutto rintronato, mentre lei ride.
Ho la faccia rossa. La trans più alta che mi trattiene mi guarda fisso attraverso lo specchio e poi mi dice: “Bene bene, ti facciamo schifo allora e ti facciamo pure ridere….beh ora vediamo a chi tocca ridere”. Faccio per replicare: “Io non volevo…”. Non faccio tempo a finire che la trans grassa mi da un altro ceffone. L’alta prosegue: “Non hai capito amico mio, tu ora non parli più, non ridi più e non ti muovi più. Farai tutto quello che ti diciamo, altrimenti per te finisce male” e dicendo così preme ancora di più il taglierino contro al mio collo. Annuisco terrorizzato all’idea di quanto poteva accadermi.
Il trans prosegue: “Come avrai notato, in questo posto non c’è praticamente nessuno. Sei in nostre mani e vedi…a noi non piace essere trattate male dagli stronzetti come te. È ora che qualcuno ti insegni come ci si comporta”. “A proposito io sono Paula e lei Jessica…bene bene…fammi indovinare cosa pensa il nostro amico…noi facciamo schifo…siamo dei maschi mancati vero? Bene, ora vediamo un po’ cosa si prova a essere trattati così”. Jessica sta cercando qualcosa nella borsetta ed estrae un astuccio con i trucchi e mi si avvicina. “Cosa volete farmi?” chiedo spaventato. La risposta è un altro ceffone che mi fa girare la testa; ormai sono tutto frastornato. Per fortuna la trans dietro mi sta sorreggendo e con un sorrisetto mi dice “Ma che uomo sei? Un paio di schiaffi e crolli a terra? Non sei poi così virile come credi…allora dato che non sei poi così uomo, ora la mia amica apporterà qualche miglioramento…e a te conviene stare fermo, altrimenti saranno guai”. Jessica viene verso di me e io assisto allo specchio alla scena. Inizia mettendomi un rossetto rosso fuoco, me lo mette in maniera esagerata, poi passa agli occhi, mi mette del fard e trucco gli occhi di un azzurro scuro, tutto molto caricato. “Vediamo come sei venuto” esclama Paula. Lo spettacolo è raccapricciante, sembro un incrocio tra una drag-queen e un pagliaccio. “Sai una cosa?” prosegue Paula, “Fai proprio schifo”. Mentre mi guardo allo specchio delle lacrime cominciano a solcarmi il volto. “No, non fare così ometto, altrimenti ti si rovina il trucco” e scoppiano a ridere. Io mi sento umiliato e senza forze. “Sembri proprio una troietta” dice Jessica. È la prima volta che parla, fino a quel momento aveva solo riso; anche la voce è grossa e mascolina. “Tranquilla” prosegue cominciando ad apostrofarmi al femminile, “a me le troiette come te piacciono un sacco. Dammi un bel bacio”. Vedo lei che si avvicina con quella bocca dai denti storti. Io rabbrividisco, ma Paula, che mi punta il coltello addosso con un ghigno divertito mi dice che devo fare tutto quello che mi dicono. Jessica allunga le labbra e mi bacia. Un brivido mi corre lungo la schiena. Il coltello preme contro la gola. “Non così” dice Paula, “I baci si danno bene, non essere timida, anzi, facciamo così, ora Jessica tira fuori la lingua e tu la succhierai”. Non posso obiettare. Vedo Jessica che tira fuori la lingua e attende con un sorrisone. Non posso fare altrimenti: apro la bocca e le succhio la lingua. Lei ne approfitta; mi prende la nuca da dietro e mi limona con tutta la lingua in una maniera esagerata. Si stacca dopo un paio di minuti e scoppiano a ridere. Mi guardo allo specchio e capisco, ho tutto il rossetto sbavato. “Sembro proprio una sgualdrina” esclamo. “Cominci a capire allora” risponde Paula.
“Mi lasciate ora? Ho capito la lezione” imploro tra le lacrime. Un pugno allo stomaco mi fa piegare in due. “Tu non hai capito” dice Jessica con sguardo cattivo, “con te abbiamo appena iniziato”.
È la settimana di ferragosto, sono appena rientrato dalle ferie al mare e la voglia di tornare a casa direttamente dopo aver ricominciato il lavoro non è tanta. Il caldo è soffocante, il climatizzatore fuori uso, decido quindi di andare al centro commerciale. Opto per uno piccolo e quasi in disuso dato che ne hanno aperto uno molto più grande a pochi chilometri di distanza. Non ho voglia di stare in mezzo alla gente, desidero solo fare due passi al fresco e magari comprarmi qualche vestito approfittando dei saldi. Metto la macchina nei parcheggi sotterranei e salgo. Come avevo previsto, il luogo è quasi deserto; molti negozi hanno chiuso e ne sono rimasti aperti pochi.
Entro in un negozio di abbigliamento, tra le corsie vedo un bel culetto muoversi e lo seguo con lo sguardo. Ha degli stivali alti con i tacchi e un vestitino corto. A un certo punto si gira, vedo dei seni sodi spuntare dalla scollatura; alzo ancora lo sguardo e vedo delle spalle larghe, braccia robuste e un viso che, per quanto bel truccato, si rivela essere un po’ mascolino. Si trattava di un trans. Quasi senza accorgermene esclamo “ahhh, che schifo!”, convinto che nessuno mi sentisse. Da dietro di me invece spunta un’altra persona; spero non abbia ascoltato, sarebbe una figura pessima. Si tratta di un’altra trans che mi squadra in viso e si avvicina alla sua amica. Questa è ben diversa dalla prima: è sempre rinchiusa in un vestito aderente ma è più bassa e corpulenta, indossa scarpe da ginnastica ed è tutt’altra che bella, ha un viso molto mascolino e i denti sporgenti e storti. Mi ritrovo a fare una faccia schifata. Mi accorgo troppo tardi che le due hanno indirizzato lo sguardo verso di me. Cambio allora negozio, nella speranza di non essere stato notato troppo.
Parliamone, nulla contro i trans, ognuno può essere quello che vuole, ma i miei gusti sono quelli tipici da maschio medio etero. Mi fa rabbrividire il pensiero di un uomo truccato e con le tette che è convinto di essere una femmina. I miei appetiti sono decisamente diversi.
Entro allora in un negozio di scarpe. Guardo un po’ di articoli in saldo, fino a quando sento dietro di me una presenza: sono le due trans entrate nel negozio. Faccio finta di nulla ma non posso fare a meno di seguirle con lo sguardo. Si avvicinano a delle scarpe col tacco di un colore acceso, le prendono in mano. Cerco di ascoltare i loro discorsi, mi avvicino senza farmi notare. La commessa le chiede gentilmente se le occorre un aiuto. La trans alta le chiede se di quelle scarpe hanno un numero 43. Sentendo la richiesta scoppio a ridere, è una situazione troppo ridicola. Ovviamente tutte e tre si accorgono e le due trans mi guardano malissimo. Penso che per oggi ho già combinato abbastanza cavolate. Decido allora di andare a prendere qualcosa da bere per poi dirigermi verso la macchina.
Da quando ho fatto quelle figuracce mi sento osservato. Quella sensazione mi accompagna mentre sorseggio una bibita al bar. La natura chiama e quindi mi dirigo verso i servizi. Faccio per entrare in quelli per maschi, quando una porta si apre e vengo tirato dentro un altro bagno. È uno di quelli famigliari, con il water piccolo per bambini e quello per adulti, oltre un grade specchio e due lavandini.
Guardo chi mi ha preso per il braccio e noto che è la trans più alta. Non so cosa pensare della situazione e non so come reagire. Nel mentre la trans più bassa entra anche lei e chiude la porta a chiave e mi fa un sorrisetto con quella sua bocca orribile. Sento che la trans alta ha qualcosa in mano, mi strattona davanti al grande specchio e vedo che si tratta di un coltello di quelli a serramanico. Mi dice di non provare a muovermi e a urlare, altrimenti sarebbe stato peggio per me. Faccio di si con la testa. Mi gira verso l’amica che mi da un ceffone veramente forte. Mi sento tutto rintronato, mentre lei ride.
Ho la faccia rossa. La trans più alta che mi trattiene mi guarda fisso attraverso lo specchio e poi mi dice: “Bene bene, ti facciamo schifo allora e ti facciamo pure ridere….beh ora vediamo a chi tocca ridere”. Faccio per replicare: “Io non volevo…”. Non faccio tempo a finire che la trans grassa mi da un altro ceffone. L’alta prosegue: “Non hai capito amico mio, tu ora non parli più, non ridi più e non ti muovi più. Farai tutto quello che ti diciamo, altrimenti per te finisce male” e dicendo così preme ancora di più il taglierino contro al mio collo. Annuisco terrorizzato all’idea di quanto poteva accadermi.
Il trans prosegue: “Come avrai notato, in questo posto non c’è praticamente nessuno. Sei in nostre mani e vedi…a noi non piace essere trattate male dagli stronzetti come te. È ora che qualcuno ti insegni come ci si comporta”. “A proposito io sono Paula e lei Jessica…bene bene…fammi indovinare cosa pensa il nostro amico…noi facciamo schifo…siamo dei maschi mancati vero? Bene, ora vediamo un po’ cosa si prova a essere trattati così”. Jessica sta cercando qualcosa nella borsetta ed estrae un astuccio con i trucchi e mi si avvicina. “Cosa volete farmi?” chiedo spaventato. La risposta è un altro ceffone che mi fa girare la testa; ormai sono tutto frastornato. Per fortuna la trans dietro mi sta sorreggendo e con un sorrisetto mi dice “Ma che uomo sei? Un paio di schiaffi e crolli a terra? Non sei poi così virile come credi…allora dato che non sei poi così uomo, ora la mia amica apporterà qualche miglioramento…e a te conviene stare fermo, altrimenti saranno guai”. Jessica viene verso di me e io assisto allo specchio alla scena. Inizia mettendomi un rossetto rosso fuoco, me lo mette in maniera esagerata, poi passa agli occhi, mi mette del fard e trucco gli occhi di un azzurro scuro, tutto molto caricato. “Vediamo come sei venuto” esclama Paula. Lo spettacolo è raccapricciante, sembro un incrocio tra una drag-queen e un pagliaccio. “Sai una cosa?” prosegue Paula, “Fai proprio schifo”. Mentre mi guardo allo specchio delle lacrime cominciano a solcarmi il volto. “No, non fare così ometto, altrimenti ti si rovina il trucco” e scoppiano a ridere. Io mi sento umiliato e senza forze. “Sembri proprio una troietta” dice Jessica. È la prima volta che parla, fino a quel momento aveva solo riso; anche la voce è grossa e mascolina. “Tranquilla” prosegue cominciando ad apostrofarmi al femminile, “a me le troiette come te piacciono un sacco. Dammi un bel bacio”. Vedo lei che si avvicina con quella bocca dai denti storti. Io rabbrividisco, ma Paula, che mi punta il coltello addosso con un ghigno divertito mi dice che devo fare tutto quello che mi dicono. Jessica allunga le labbra e mi bacia. Un brivido mi corre lungo la schiena. Il coltello preme contro la gola. “Non così” dice Paula, “I baci si danno bene, non essere timida, anzi, facciamo così, ora Jessica tira fuori la lingua e tu la succhierai”. Non posso obiettare. Vedo Jessica che tira fuori la lingua e attende con un sorrisone. Non posso fare altrimenti: apro la bocca e le succhio la lingua. Lei ne approfitta; mi prende la nuca da dietro e mi limona con tutta la lingua in una maniera esagerata. Si stacca dopo un paio di minuti e scoppiano a ridere. Mi guardo allo specchio e capisco, ho tutto il rossetto sbavato. “Sembro proprio una sgualdrina” esclamo. “Cominci a capire allora” risponde Paula.
“Mi lasciate ora? Ho capito la lezione” imploro tra le lacrime. Un pugno allo stomaco mi fa piegare in due. “Tu non hai capito” dice Jessica con sguardo cattivo, “con te abbiamo appena iniziato”.
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