Ai piedi di Giovanni
di
lightgrey14
genere
gay
Mi trovavo alla fine del primo anno di università. Già da molti mesi avevo instaurato un rapporto molto bello con Lucia, una collega di corso, che in breve tempo divenne una delle mie amicizie più preziose, e con cui trascorrevo insieme diverso tempo anche oltre le lezioni universitarie. In tutto quel tempo non c’era però stata ancora occasione di conoscere personalmente il suo ragazzo. Lucia mi parlava spesso di lui, descrivendolo come un ragazzo a tratti rozzo e rude, spesso burbero. Mi aveva anche raccontato di quanto spesso di mostrasse mentalmente poco aperto.
La prima occasione in cui ebbi modo di incontrarlo e fare la sua conoscenza fu la sera del compleanno di Lucia. Lo ricordo ancora distintamente. Era una calda sera di giugno, ed ero stato invitato a casa da Lucia per una piccola festa. Sapevo che in quell’occasione avrei finalmente avuto modo di conoscere Giovanni in carne e ossa. Ed effettivamente ebbi immediatamente la prova che la descrizione che Lucia aveva fatto di lui fosse decisamente accurata. Mostrò poco interesse verso di me. Si presentò molto frettolosamente, come se già sapesse che non avevamo molto da dirci. Lucia gli aveva parlato di me in più occasioni, dato che nell’ultimo periodo uscivamo spesso soli. Per rassicurarlo sul fatto che fossi “innocuo” e non fossi un “rivale in amore”, le dissi che poteva tranquillamente raccontargli del fatto che fossi gay. Vivevo alla luce del sole la mia omosessualità, e non avevo motivo di dirle di tenerlo nascosto.
Quella sera non capitò più di interagire con Giovanni. Lucia aveva proprio ragione: era un tipo spesso poco cortese, per non dire cafone. È inutile dire che questa virilità molto spiccata e questi modi a tratti sgarbati, più che indispormi, lo rendevano ai miei occhi sessualmente desiderabile.
Da ciò che mi aveva raccontato Lucia, la sua storia familiare era decisamente peculiare, e lui aveva sofferto e continuava a soffrire molto per questo. Dunque, dietro quel ragazzo all’apparenza grezzo, dovevano certamente esserci delle fragilità di fondo, che lui mascherava perfettamente. E mi fu subito evidente che il legame tra lui e Lucia fosse forte. Era come se si migliorassero a vicenda. Per lui, lei e la sua famiglia hanno da sempre rappresentato quella famiglia che lui invece non aveva alle spalle. E lei lo amava così com’era. Tutto era meno che cattivo.
Le volte successive in cui c’è stato modo di incontrarlo il suo atteggiamento non è migliorato. Sembrava non interessargli minimamente di interagire con me, sebbene non gli avessi fatto nulla di male. A un certo punto però le cose sembrarono migliorare. Sebbene si mostrasse a volte schivo, iniziammo a parlarci di più, e lui scoprì che fondo la mia compagnia non era così pessima, ma anzi c’era modo di divertirci quando capitava di uscire in gruppo. Apprezzai molto questo cambio di rotta da parte sua.
Che dire, a me i suoi modi scatenavano una certa eccitazione. Era il classico maschio spesso arrogante e prepotente. Davo per assodato che le mie sarebbero rimaste solo innocenti fantasie, e che in questo comunque non ci fosse nulla di male. A volte capitava che scherzosamente cercassi di provocarlo, in modo velato e innocuo. Notai che lui iniziò a fare lo stesso usando frequentemente battute e doppi sensi. Non avrei mai creduto che da qui sarebbe iniziata un’escalation erotica.
In estate capitò finalmente di andare tutti insieme al mare un pomeriggio. Fu la prima volta che ebbi modo di vederlo “nudo”. Rimasi assai colpito dal fisico che nascondeva. In più occasioni mi soffermai a osservare i suoi piedi, che per tutto quel tempo avevo solo potuto immaginare nelle mie fantasie. Erano qualcosa di magnetico, non avrei staccato gli occhi da lì per nulla al mondo, tuttavia dovevo sicuramente evitare che gli altri se ne accorgessero, destando strani sospetti. Evidentemente lui però ci fece caso.
Approfittavo spesso di alcune battute per provocarlo. Ad esempio, scherzavo spesso con Lucia sul fatto che secondo me lei avrebbe fatto buoni affari vendendo le foto dei propri piedi, facendo ironia su quanto spesso si senta parlare di ragazze che lo fanno per davvero. Una volta capitò che fosse presente anche Giovanni quando feci una battuta simile a Lucia. Lo avevo fatto di proposito. Dissi a Giovanni che anche lui avrebbe potuto pensare di venderle, ironizzando anche sulla sua situazione lavorativa all’epoca precaria. Dissi che anche le foto dei piedi maschili vanno a ruba, e approfittai per fargli un complimento non molto velato dicendo che con le sue avrebbe guadagnato un sacco, avendo dei piedi molto attraenti. La mia battuta fu piuttosto diretta, nel senso che implicitamente gli avevo in qualche modo fatto sapere che apprezzavo molto i suoi piedoni.
Passò del tempo prima che potessimo tornare sull’argomento. Ero a tratti pentito di aver fatto un’allusione così diretta, ma anche eccitato della situazione che si era creata. Sono sempre stato molto leale in amicizia, tuttavia stava capitando qualcosa di nuovo. Se inizialmente mai mi sarei sognato di tradire la fiducia della mia amica, la tensione sessuale che si era creata con Giovanni mise a rischio tutto.
Finalmente dopo tempo arrivò un’occasione in cui capitò di trovarmi solo con lui. Non era frequente che accadesse. Successe dopo una serata passata a casa di Lucia, al termine della quale avevamo accordato che lui mi avrebbe offerto un passaggio per rincasare. Dopotutto casa mia si trovava non molto lontano dalla sua, e ci sarebbe passato in ogni caso. Fu in quell’occasione che tutto quel periodo di allusioni sempre meno velate e battute provocatorie culminò in una delle esperienze per me più soddisfacenti, in cui per davvero ho goduto del corpo di un maschio.
“Guarda che ti ho capito” disse lui, mentre ci trovavamo in macchina diretti a casa.
Senza neanche darmi il tempo di rispondere, continuò: “Ti vedo che mi sbavi dietro e che avresti voglia di assaggiare il mio cazzo”.
“E questo da cosa lo hai dedotto?” risposi io, mostrando finta incredulità.
“Da come mi guardi. Da quello che dici. È chiaro che mi desideri”.
“E anche se fosse?” continuai io.
Notai, nel frattempo, che deviò cambiando strada. Era chiaro avesse tutte le intenzioni di combinare qualcosa.
“E anche se fosse… stasera proverai il mio cazzone in bocca” disse lui.
“Umh... e cosa ti fa pensare che io lo voglia?” risposi io, come a fare finta ironicamente di non capire quello che stava succedendo.
“Certo che lo vuoi. Non aspetti altro. Voglio che mi fai godere come si deve”.
Non avendo possibilità di stare a casa di uno dei due quella sera, dovemmo purtroppo accontentarci di consumare le nostre porcate nella sua auto in un parcheggio appartato in una zona deserta nei pressi di un centro commerciale.
Arrivati sul posto, parcheggiò l’auto e la spense. Ci assicurammo che non ci fosse nessuno nei dintorni. La situazione era molto tranquilla. Eravamo quasi al buio, ma la situazione si era fatta veramente eccitante. Mandò il suo sedile verso dietro, reclinandolo leggermente. Mi afferrò prepotentemente la testa, e la portò dritta sul suo pacco, schiacciandomi la faccia. Teneva con forza la mia testa da dietro. Sentivo chiaramente il suo cazzone pulsare dentro i pantaloni. Dopo avermi tenuto lì per qualche secondo, afferrò la cintura per sbottonarsi, tirando un po’ giù i pantaloni. Mi riafferrò dalla testa, portandomi la faccia sulle sue mutande. Questo suo modo di fare grezzo e cafone mi faceva impazzire. Mi costrinse a respirare quell’odore di cazzo che si era sprigionato dalle sue mutande. Presi anch’io l’iniziativa, e non una mano iniziai a massaggiare il suo bel paccone. A quel punto, mentre con una mano mi teneva la testa, con l’altra abbassò anche le mutande, facendo uscire fuori un pisellone di dimensioni gigantesche e già duro. Era praticamente perfetto. Con la mano sempre dietro la mia testa, portò la mia faccia in quella direzione. Nel mentre non risparmiava per me insulti che non facevano che eccitarmi ulteriormente. Mi intimò di annusarlo da cima a fondo. Successivamente mi costrinse a mettere il naso tra le sue due enormi palle, annusando a fondo. Non rimasi a guardare, e mi diedi da fare per farlo godere al meglio delle mie possibilità. Dopo averlo leccato in lungo e in largo, iniziai a succhiare quell’enorme bastone turgido, sentendolo godere come un pazzo. Presi con una mano le sue palle, stimolandole per dargli ancora più piacere. Andammo avanti così per almeno 10 minuti. Sentire lui godere e nel mentre riempirmi di insulti era quanto di meglio potessi desiderare. Obbedii silenziosamente e sommessamente ad ogni sua richiesta, non facendomela ripetere due volte.
A un certo punto portò su la mia testa, e mi intimò: “Adesso è arrivato il momento di sbatterti i piedi in faccia. Tanto ti piacciono, no?”. Alzò la gamba destra e la allungò sulle mie gambe, mentre ero seduto sul lato passeggero. “Sai cosa devi fare” mi disse. Senza farmelo ripetere due volte, e avendo perfettamente compreso il trattamento che si aspettava, mi accinsi ad afferrare il piede annusando la scarpa, e poi sfilandola. Finalmente potevo avere in faccia i suoi piedoni odorosi. Iniziai dapprima a fare un leggero massaggio applicando una leggera pressione sul piede, ancora avvolto dal calzino di spugna bianco, abbastanza sudato. Non persi tempo e iniziai ad annusare il piede da cima a fondo, inebriato dall’odore che si era scatenato. Affondai poi il naso nella pianta, facendo su e giù, e inspirando tutto quell’odore paradisiaco. Successivamente aprii la bocca per sentirne anche il sapore. Mi ordinò di togliere il calzino. Non esitai un attimo. Tolto in calzino, avevo tra le mani un ben di Dio. Un piedone grosso di dimensioni 44/45, molto odoroso e sudato. Del resto era fuori casa dalle 6 del mattino per lavoro. Non persi tempo. Annusai e baciai il dorso, per poi dedicarmi a quell’enorme pianta. Feci su e giù con il naso svariate volte, dalla punta al tallone, inspirando tutto quell’odore di maschio che il piede sprigionava. “Adesso lecca” mi ordinò. Tirai fuori la lingua e mi diedi da fare, leccando da cima a fondo e assaporando quel piede come se fosse la cosa più buona mai assaggiata. Dopo avermi lasciato fare per svariati minuti, tirò su l’altra gamba, obbligandomi a dedicarmi anche all’altro piede. Lo feci con perizia, annusando, leccando e baciando anche questo con la massina devozione. Successivamente mi mise in faccia entrambi i piedi, costringendomi a non smettere di leccarli. E mentre godeva del mio servizio teneva il cazzo in mano.
Afferrò nuovamente la mia testa, portandola verso il suo cazzone pulsante. “Voglio sborrarti sulla faccia, poi metterci sopra i piedi e farti leccare tutta la sborra che cola sulle piante”. Detto fatto. Ripresi a ciucciargli il cazzo e le palle. Quando fu sul punto di venire, allontanò leggermente il mio viso, lasciandosi andare in una sborrata molto abbondante nella più piena goduria, imbrattandomi tutto il volto di sborra calda e odorosa. Una volta espulsa tutta, con un dito ne raccolse un po’, facendomelo poi leccare per deliziarmi del suo latte caldo. Poi con lo stesso dito me la sparse su tutto il viso. Era copiosa, ed emanava un odore intenso ma buono, di uomo. Fu allora che sollevò la gamba destra, mettendomi in faccia il primo piede e passandocelo sopra, intingendolo nella sborra che colava. L’odore di sborra e piede messo insieme mi mandò in estasi, era qualcosa di incredibile. Mi costrinse a leccarla tutta, senza farne andare sprecata una goccia. Fu poi il turno anche dell’altro piede. Rimasi diversi minuti con quei due piedoni in faccia, alternando il naso e la lingua tra uno e l’altro. Non potevo desiderare di più. Fu la prima, ma non certo ultima volta che ebbi la possibilità di stare ai suoi piedi e servirlo. Era solo l’inizio.
[Continua…]
La prima occasione in cui ebbi modo di incontrarlo e fare la sua conoscenza fu la sera del compleanno di Lucia. Lo ricordo ancora distintamente. Era una calda sera di giugno, ed ero stato invitato a casa da Lucia per una piccola festa. Sapevo che in quell’occasione avrei finalmente avuto modo di conoscere Giovanni in carne e ossa. Ed effettivamente ebbi immediatamente la prova che la descrizione che Lucia aveva fatto di lui fosse decisamente accurata. Mostrò poco interesse verso di me. Si presentò molto frettolosamente, come se già sapesse che non avevamo molto da dirci. Lucia gli aveva parlato di me in più occasioni, dato che nell’ultimo periodo uscivamo spesso soli. Per rassicurarlo sul fatto che fossi “innocuo” e non fossi un “rivale in amore”, le dissi che poteva tranquillamente raccontargli del fatto che fossi gay. Vivevo alla luce del sole la mia omosessualità, e non avevo motivo di dirle di tenerlo nascosto.
Quella sera non capitò più di interagire con Giovanni. Lucia aveva proprio ragione: era un tipo spesso poco cortese, per non dire cafone. È inutile dire che questa virilità molto spiccata e questi modi a tratti sgarbati, più che indispormi, lo rendevano ai miei occhi sessualmente desiderabile.
Da ciò che mi aveva raccontato Lucia, la sua storia familiare era decisamente peculiare, e lui aveva sofferto e continuava a soffrire molto per questo. Dunque, dietro quel ragazzo all’apparenza grezzo, dovevano certamente esserci delle fragilità di fondo, che lui mascherava perfettamente. E mi fu subito evidente che il legame tra lui e Lucia fosse forte. Era come se si migliorassero a vicenda. Per lui, lei e la sua famiglia hanno da sempre rappresentato quella famiglia che lui invece non aveva alle spalle. E lei lo amava così com’era. Tutto era meno che cattivo.
Le volte successive in cui c’è stato modo di incontrarlo il suo atteggiamento non è migliorato. Sembrava non interessargli minimamente di interagire con me, sebbene non gli avessi fatto nulla di male. A un certo punto però le cose sembrarono migliorare. Sebbene si mostrasse a volte schivo, iniziammo a parlarci di più, e lui scoprì che fondo la mia compagnia non era così pessima, ma anzi c’era modo di divertirci quando capitava di uscire in gruppo. Apprezzai molto questo cambio di rotta da parte sua.
Che dire, a me i suoi modi scatenavano una certa eccitazione. Era il classico maschio spesso arrogante e prepotente. Davo per assodato che le mie sarebbero rimaste solo innocenti fantasie, e che in questo comunque non ci fosse nulla di male. A volte capitava che scherzosamente cercassi di provocarlo, in modo velato e innocuo. Notai che lui iniziò a fare lo stesso usando frequentemente battute e doppi sensi. Non avrei mai creduto che da qui sarebbe iniziata un’escalation erotica.
In estate capitò finalmente di andare tutti insieme al mare un pomeriggio. Fu la prima volta che ebbi modo di vederlo “nudo”. Rimasi assai colpito dal fisico che nascondeva. In più occasioni mi soffermai a osservare i suoi piedi, che per tutto quel tempo avevo solo potuto immaginare nelle mie fantasie. Erano qualcosa di magnetico, non avrei staccato gli occhi da lì per nulla al mondo, tuttavia dovevo sicuramente evitare che gli altri se ne accorgessero, destando strani sospetti. Evidentemente lui però ci fece caso.
Approfittavo spesso di alcune battute per provocarlo. Ad esempio, scherzavo spesso con Lucia sul fatto che secondo me lei avrebbe fatto buoni affari vendendo le foto dei propri piedi, facendo ironia su quanto spesso si senta parlare di ragazze che lo fanno per davvero. Una volta capitò che fosse presente anche Giovanni quando feci una battuta simile a Lucia. Lo avevo fatto di proposito. Dissi a Giovanni che anche lui avrebbe potuto pensare di venderle, ironizzando anche sulla sua situazione lavorativa all’epoca precaria. Dissi che anche le foto dei piedi maschili vanno a ruba, e approfittai per fargli un complimento non molto velato dicendo che con le sue avrebbe guadagnato un sacco, avendo dei piedi molto attraenti. La mia battuta fu piuttosto diretta, nel senso che implicitamente gli avevo in qualche modo fatto sapere che apprezzavo molto i suoi piedoni.
Passò del tempo prima che potessimo tornare sull’argomento. Ero a tratti pentito di aver fatto un’allusione così diretta, ma anche eccitato della situazione che si era creata. Sono sempre stato molto leale in amicizia, tuttavia stava capitando qualcosa di nuovo. Se inizialmente mai mi sarei sognato di tradire la fiducia della mia amica, la tensione sessuale che si era creata con Giovanni mise a rischio tutto.
Finalmente dopo tempo arrivò un’occasione in cui capitò di trovarmi solo con lui. Non era frequente che accadesse. Successe dopo una serata passata a casa di Lucia, al termine della quale avevamo accordato che lui mi avrebbe offerto un passaggio per rincasare. Dopotutto casa mia si trovava non molto lontano dalla sua, e ci sarebbe passato in ogni caso. Fu in quell’occasione che tutto quel periodo di allusioni sempre meno velate e battute provocatorie culminò in una delle esperienze per me più soddisfacenti, in cui per davvero ho goduto del corpo di un maschio.
“Guarda che ti ho capito” disse lui, mentre ci trovavamo in macchina diretti a casa.
Senza neanche darmi il tempo di rispondere, continuò: “Ti vedo che mi sbavi dietro e che avresti voglia di assaggiare il mio cazzo”.
“E questo da cosa lo hai dedotto?” risposi io, mostrando finta incredulità.
“Da come mi guardi. Da quello che dici. È chiaro che mi desideri”.
“E anche se fosse?” continuai io.
Notai, nel frattempo, che deviò cambiando strada. Era chiaro avesse tutte le intenzioni di combinare qualcosa.
“E anche se fosse… stasera proverai il mio cazzone in bocca” disse lui.
“Umh... e cosa ti fa pensare che io lo voglia?” risposi io, come a fare finta ironicamente di non capire quello che stava succedendo.
“Certo che lo vuoi. Non aspetti altro. Voglio che mi fai godere come si deve”.
Non avendo possibilità di stare a casa di uno dei due quella sera, dovemmo purtroppo accontentarci di consumare le nostre porcate nella sua auto in un parcheggio appartato in una zona deserta nei pressi di un centro commerciale.
Arrivati sul posto, parcheggiò l’auto e la spense. Ci assicurammo che non ci fosse nessuno nei dintorni. La situazione era molto tranquilla. Eravamo quasi al buio, ma la situazione si era fatta veramente eccitante. Mandò il suo sedile verso dietro, reclinandolo leggermente. Mi afferrò prepotentemente la testa, e la portò dritta sul suo pacco, schiacciandomi la faccia. Teneva con forza la mia testa da dietro. Sentivo chiaramente il suo cazzone pulsare dentro i pantaloni. Dopo avermi tenuto lì per qualche secondo, afferrò la cintura per sbottonarsi, tirando un po’ giù i pantaloni. Mi riafferrò dalla testa, portandomi la faccia sulle sue mutande. Questo suo modo di fare grezzo e cafone mi faceva impazzire. Mi costrinse a respirare quell’odore di cazzo che si era sprigionato dalle sue mutande. Presi anch’io l’iniziativa, e non una mano iniziai a massaggiare il suo bel paccone. A quel punto, mentre con una mano mi teneva la testa, con l’altra abbassò anche le mutande, facendo uscire fuori un pisellone di dimensioni gigantesche e già duro. Era praticamente perfetto. Con la mano sempre dietro la mia testa, portò la mia faccia in quella direzione. Nel mentre non risparmiava per me insulti che non facevano che eccitarmi ulteriormente. Mi intimò di annusarlo da cima a fondo. Successivamente mi costrinse a mettere il naso tra le sue due enormi palle, annusando a fondo. Non rimasi a guardare, e mi diedi da fare per farlo godere al meglio delle mie possibilità. Dopo averlo leccato in lungo e in largo, iniziai a succhiare quell’enorme bastone turgido, sentendolo godere come un pazzo. Presi con una mano le sue palle, stimolandole per dargli ancora più piacere. Andammo avanti così per almeno 10 minuti. Sentire lui godere e nel mentre riempirmi di insulti era quanto di meglio potessi desiderare. Obbedii silenziosamente e sommessamente ad ogni sua richiesta, non facendomela ripetere due volte.
A un certo punto portò su la mia testa, e mi intimò: “Adesso è arrivato il momento di sbatterti i piedi in faccia. Tanto ti piacciono, no?”. Alzò la gamba destra e la allungò sulle mie gambe, mentre ero seduto sul lato passeggero. “Sai cosa devi fare” mi disse. Senza farmelo ripetere due volte, e avendo perfettamente compreso il trattamento che si aspettava, mi accinsi ad afferrare il piede annusando la scarpa, e poi sfilandola. Finalmente potevo avere in faccia i suoi piedoni odorosi. Iniziai dapprima a fare un leggero massaggio applicando una leggera pressione sul piede, ancora avvolto dal calzino di spugna bianco, abbastanza sudato. Non persi tempo e iniziai ad annusare il piede da cima a fondo, inebriato dall’odore che si era scatenato. Affondai poi il naso nella pianta, facendo su e giù, e inspirando tutto quell’odore paradisiaco. Successivamente aprii la bocca per sentirne anche il sapore. Mi ordinò di togliere il calzino. Non esitai un attimo. Tolto in calzino, avevo tra le mani un ben di Dio. Un piedone grosso di dimensioni 44/45, molto odoroso e sudato. Del resto era fuori casa dalle 6 del mattino per lavoro. Non persi tempo. Annusai e baciai il dorso, per poi dedicarmi a quell’enorme pianta. Feci su e giù con il naso svariate volte, dalla punta al tallone, inspirando tutto quell’odore di maschio che il piede sprigionava. “Adesso lecca” mi ordinò. Tirai fuori la lingua e mi diedi da fare, leccando da cima a fondo e assaporando quel piede come se fosse la cosa più buona mai assaggiata. Dopo avermi lasciato fare per svariati minuti, tirò su l’altra gamba, obbligandomi a dedicarmi anche all’altro piede. Lo feci con perizia, annusando, leccando e baciando anche questo con la massina devozione. Successivamente mi mise in faccia entrambi i piedi, costringendomi a non smettere di leccarli. E mentre godeva del mio servizio teneva il cazzo in mano.
Afferrò nuovamente la mia testa, portandola verso il suo cazzone pulsante. “Voglio sborrarti sulla faccia, poi metterci sopra i piedi e farti leccare tutta la sborra che cola sulle piante”. Detto fatto. Ripresi a ciucciargli il cazzo e le palle. Quando fu sul punto di venire, allontanò leggermente il mio viso, lasciandosi andare in una sborrata molto abbondante nella più piena goduria, imbrattandomi tutto il volto di sborra calda e odorosa. Una volta espulsa tutta, con un dito ne raccolse un po’, facendomelo poi leccare per deliziarmi del suo latte caldo. Poi con lo stesso dito me la sparse su tutto il viso. Era copiosa, ed emanava un odore intenso ma buono, di uomo. Fu allora che sollevò la gamba destra, mettendomi in faccia il primo piede e passandocelo sopra, intingendolo nella sborra che colava. L’odore di sborra e piede messo insieme mi mandò in estasi, era qualcosa di incredibile. Mi costrinse a leccarla tutta, senza farne andare sprecata una goccia. Fu poi il turno anche dell’altro piede. Rimasi diversi minuti con quei due piedoni in faccia, alternando il naso e la lingua tra uno e l’altro. Non potevo desiderare di più. Fu la prima, ma non certo ultima volta che ebbi la possibilità di stare ai suoi piedi e servirlo. Era solo l’inizio.
[Continua…]
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