Quando mi tocco. August 3rd
di
Séraphine
genere
masturbazione
Ho avuto tre orgasmi, questa mattina.
Mi sono masturbata silenziosamente, sdraiata sulle lenzuola stropicciate che a poco a poco si sono intrise dei miei umori, celando al resto del mondo il mio piccolo, peccaminoso universo privato, oltre la soglia chiusa della camera da letto.
Sul terrazzo, nel frattempo, gli operai erano indaffarati con gli ultimi ritocchi della ristrutturazione.
Fra le altre cose, ho pensato ad uno di loro, quando stavo strofinandomi freneticamente il clitoride, tutto bagnato e scivoloso.
Che io gli piaccia è ben più che evidente e magari, chissà, anche lui ha fantasticato su di me, al termine delle lunghe giornate di lavoro trascorse qui, immaginando di potermi avere tutta per sé, anche solo per pochi minuti, sollevando appena il mio leggero abitino estivo ed infilandomi due dita dentro per farmi godere, mentre il suo fiato caldo mi solletica il lobo dell’orecchio bisbigliando quel genere di parole sporche che mi si appiccicano fra le cosce, proprio come fa lo sperma che scivola denso sulle grandi labbra.
Non sono certa di quale sia la sua età, ma immagino si aggiri attorno alla quarantina, forse qualcosa in più. Penso sia separato, anche perché non sembra proprio il genere d’uomo capace di accontentarsi della stessa donna per tutta la vita. Scommetterei che la sua partner precedente l’ha beccato ad infilarsi fra le mutandine di un’altra. Insomma, un porco. Glielo si legge in faccia, ragion per cui ora che sono in vena di fare un po’ la sgualdrinella penso a lui, al suo cazzo, a come scopa.
In un universo parallelo, in questo momento lo raggiungerei sul terrazzo, avvicinandomi in punta di piedi alle sue spalle, per poi appoggiarmi leggera alla sua schiena sudata e, avvicinate le labbra al suo orecchio, giusto con un fil di voce gli confesserei tutta la mia voglia…
“Dimmi che sono una puttanella in calore, ma fallo con dolcezza. Schiaffeggiami le natiche sino a farle diventare color porpora e lavorami bene il culetto, prima di metterci dentro l’indice per forzarne l’ingresso. Stringimi i polsi, serrandoli fra le tue dita ruvide, costringendomi ad inarcare la schiena e porgerti i seni che già fremono di piacere al pensiero delle tue labbra che mi suggono i capezzoli gonfi, mordendoli poi sino a farmi un po’ male. Voglio farti sballonzolare le tette sulla faccia, sentire la tua ispida barba scura che strofina fra i miei delicati globi che paiono di porcellana.
È questo che, di te, mi eccita: il contrasto.
Sei sudato, ruvido, persino un po’ rozzo ed inequivocabilmente uno spaccone.
Io, invece, sottile e leggiadra, elegante, apparentemente irraggiungibile, impeccabile. Perfetta in apparenza, peccato che se mi abbandonassi alla tentazione ti condurrei in soffitta e mi metterei a cavalcioni sulla tua faccia, facendoti leccare ogni anfratto della mia fica sino a raggiungere almeno un paio di orgasmi. Poi, ti libererei dell’impiccio dei pantaloni ed affonderei le narici sul tuo pube, inalando il tuo odore di maschio. Giocherei con le tue palle, mentre percorro il cazzo con la punta della lingua, solleticandolo per torturarti pazientemente, mentre tu perdi la testa tanto da non riuscire più a trattenerti, ti contorci ed i tuoi gemiti gutturali si trasformano in un grugnito liberatorio e così densi fiotti di sperma mi riempiono le guance. Godi così tanto che neppure riesco a tenerti tutto in bocca e devo lasciar scivolare via un po’ del tuo seme, che s’appiccica al mento e finisce poi per impiastricciare i tuoi peli pubici. Adesso il tuo odore è pungente, sai di muschio e di sale. È una nota primordiale che risveglia l’esigenza ancestrale di accogliere in me il tuo legato. Insomma, in questo momento quasi ci farei il bagno nella tua sborra, tale è il bisogno che ho d’esserne riempita. Almeno tre o quattro volte di seguito, una tale quantità di sborra fresca da non riuscire a tenerla tutta dentro. Oh sì, guardami mentre il tuo seme scivola fuori, giù fino ad insinuarsi fra le natiche e lambire il culetto. Approfittane per intingere un dito nel bollente anfratto, fammi fare la troia che lo prende nel culo. Dimmelo, che stai per scoparmi il culo e che le mie rimostranze non verranno considerate, perché adesso sei tu che comandi ed io non ho altra scelta che arrendermi al mio ruolo di femmina e godermi così le tue spinte vigorose. Sbattimi forte. Voglio leggerti negli occhi la febbrile, irrefrenabile necessità di avermi, così inebriato da consumarti l’anima. Ti attendono l’oblio e la salvezza, fra le mie cosce. Scopami.”
La frizione delle dita sul clitoride produce un delizioso sciacquettio, ora che sono così bagnata. Sto sgocciolando tutta sulle lenzuola. Vorrei un sex toy, preferibilmente qualcosa per solleticare il culetto. Sarei curiosa di provare delle beads, è da un po’ che ci penso ma non riesco a decidermi ad acquistarle, ovviamente grazie ai retaggi del conservatorismo cattolico in cui sono cresciuta e che ora mi spingono a questi piccoli episodi di esibizionismo letterario.
In parole povere, mi riesce assai meglio d’essere disinibita per iscritto che irl.
Qui sono al sicuro, dunque posso permettermi di perdere il controllo, di non essere assennata e di valicare tutti i limiti che voglio. Tutti quanti, uno ad uno.
Mi contorco tutta, godo. Afferro le lenzuola, aggrappandomi ad esse come se fossi in cerca di un appiglio per non precipitare ed affondo la guancia sul cuscino per soffocare i gemiti a cui non posso dar voce ed ai quali, pertanto, dedico una pagina.
Mi sono masturbata silenziosamente, sdraiata sulle lenzuola stropicciate che a poco a poco si sono intrise dei miei umori, celando al resto del mondo il mio piccolo, peccaminoso universo privato, oltre la soglia chiusa della camera da letto.
Sul terrazzo, nel frattempo, gli operai erano indaffarati con gli ultimi ritocchi della ristrutturazione.
Fra le altre cose, ho pensato ad uno di loro, quando stavo strofinandomi freneticamente il clitoride, tutto bagnato e scivoloso.
Che io gli piaccia è ben più che evidente e magari, chissà, anche lui ha fantasticato su di me, al termine delle lunghe giornate di lavoro trascorse qui, immaginando di potermi avere tutta per sé, anche solo per pochi minuti, sollevando appena il mio leggero abitino estivo ed infilandomi due dita dentro per farmi godere, mentre il suo fiato caldo mi solletica il lobo dell’orecchio bisbigliando quel genere di parole sporche che mi si appiccicano fra le cosce, proprio come fa lo sperma che scivola denso sulle grandi labbra.
Non sono certa di quale sia la sua età, ma immagino si aggiri attorno alla quarantina, forse qualcosa in più. Penso sia separato, anche perché non sembra proprio il genere d’uomo capace di accontentarsi della stessa donna per tutta la vita. Scommetterei che la sua partner precedente l’ha beccato ad infilarsi fra le mutandine di un’altra. Insomma, un porco. Glielo si legge in faccia, ragion per cui ora che sono in vena di fare un po’ la sgualdrinella penso a lui, al suo cazzo, a come scopa.
In un universo parallelo, in questo momento lo raggiungerei sul terrazzo, avvicinandomi in punta di piedi alle sue spalle, per poi appoggiarmi leggera alla sua schiena sudata e, avvicinate le labbra al suo orecchio, giusto con un fil di voce gli confesserei tutta la mia voglia…
“Dimmi che sono una puttanella in calore, ma fallo con dolcezza. Schiaffeggiami le natiche sino a farle diventare color porpora e lavorami bene il culetto, prima di metterci dentro l’indice per forzarne l’ingresso. Stringimi i polsi, serrandoli fra le tue dita ruvide, costringendomi ad inarcare la schiena e porgerti i seni che già fremono di piacere al pensiero delle tue labbra che mi suggono i capezzoli gonfi, mordendoli poi sino a farmi un po’ male. Voglio farti sballonzolare le tette sulla faccia, sentire la tua ispida barba scura che strofina fra i miei delicati globi che paiono di porcellana.
È questo che, di te, mi eccita: il contrasto.
Sei sudato, ruvido, persino un po’ rozzo ed inequivocabilmente uno spaccone.
Io, invece, sottile e leggiadra, elegante, apparentemente irraggiungibile, impeccabile. Perfetta in apparenza, peccato che se mi abbandonassi alla tentazione ti condurrei in soffitta e mi metterei a cavalcioni sulla tua faccia, facendoti leccare ogni anfratto della mia fica sino a raggiungere almeno un paio di orgasmi. Poi, ti libererei dell’impiccio dei pantaloni ed affonderei le narici sul tuo pube, inalando il tuo odore di maschio. Giocherei con le tue palle, mentre percorro il cazzo con la punta della lingua, solleticandolo per torturarti pazientemente, mentre tu perdi la testa tanto da non riuscire più a trattenerti, ti contorci ed i tuoi gemiti gutturali si trasformano in un grugnito liberatorio e così densi fiotti di sperma mi riempiono le guance. Godi così tanto che neppure riesco a tenerti tutto in bocca e devo lasciar scivolare via un po’ del tuo seme, che s’appiccica al mento e finisce poi per impiastricciare i tuoi peli pubici. Adesso il tuo odore è pungente, sai di muschio e di sale. È una nota primordiale che risveglia l’esigenza ancestrale di accogliere in me il tuo legato. Insomma, in questo momento quasi ci farei il bagno nella tua sborra, tale è il bisogno che ho d’esserne riempita. Almeno tre o quattro volte di seguito, una tale quantità di sborra fresca da non riuscire a tenerla tutta dentro. Oh sì, guardami mentre il tuo seme scivola fuori, giù fino ad insinuarsi fra le natiche e lambire il culetto. Approfittane per intingere un dito nel bollente anfratto, fammi fare la troia che lo prende nel culo. Dimmelo, che stai per scoparmi il culo e che le mie rimostranze non verranno considerate, perché adesso sei tu che comandi ed io non ho altra scelta che arrendermi al mio ruolo di femmina e godermi così le tue spinte vigorose. Sbattimi forte. Voglio leggerti negli occhi la febbrile, irrefrenabile necessità di avermi, così inebriato da consumarti l’anima. Ti attendono l’oblio e la salvezza, fra le mie cosce. Scopami.”
La frizione delle dita sul clitoride produce un delizioso sciacquettio, ora che sono così bagnata. Sto sgocciolando tutta sulle lenzuola. Vorrei un sex toy, preferibilmente qualcosa per solleticare il culetto. Sarei curiosa di provare delle beads, è da un po’ che ci penso ma non riesco a decidermi ad acquistarle, ovviamente grazie ai retaggi del conservatorismo cattolico in cui sono cresciuta e che ora mi spingono a questi piccoli episodi di esibizionismo letterario.
In parole povere, mi riesce assai meglio d’essere disinibita per iscritto che irl.
Qui sono al sicuro, dunque posso permettermi di perdere il controllo, di non essere assennata e di valicare tutti i limiti che voglio. Tutti quanti, uno ad uno.
Mi contorco tutta, godo. Afferro le lenzuola, aggrappandomi ad esse come se fossi in cerca di un appiglio per non precipitare ed affondo la guancia sul cuscino per soffocare i gemiti a cui non posso dar voce ed ai quali, pertanto, dedico una pagina.
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Commenti dei lettori al racconto erotico