Seduzione 1
di
Corvobianco5
genere
etero
Tecniche di seduzione – Capitolo 1
Questo nuovo capitolo è un restyling di un mio vecchio racconto ,che ha assortito molto effetto sui lettori e lettrici lo ripubblico dopo anni,dopo averlo corretto e averlo migliorato..
Il vostro amato scrittore,
corvo bianco
La maggior parte delle persone ascolta le parole.
Io ho sempre preferito ascoltare ciò che succede tra una parola e l’altra.
Una pausa troppo lunga.
Uno sguardo che sfugge.
Una mano che stringe con più forza una penna.
Piccoli dettagli che, da soli, sembrano insignificanti, ma che insieme raccontano molto più di qualsiasi frase.
Forse è anche per questo che, nel mio lavoro, raramente mi è capitato di tornare a casa con un cliente insoddisfatto.
Lavoro nella vendita di elettrodomestici per una nota catena italiana.
Ogni giorno incontro decine di persone diverse.
Alcune entrano sapendo già cosa comprare, altre cercano soltanto qualcuno che le ascolti davvero prima di prendere una decisione.
Io non ho mai avuto fretta di parlare.
Di solito lascio che sia l’altra persona a riempire il silenzio.
È sorprendente quante cose si possano scoprire,quando non si sente il bisogno di intervenire subito.
Qualche anno fa mi proposero di diventare responsabile del reparto.
Ringraziai e rifiutai.
Quaranta ore alla settimana erano già abbastanza.
Non avevo alcuna intenzione di regalare altro tempo a un’azienda in cambio di qualche centinaio di euro in più.
Il denaro torna.
Il tempo no.
Del mio aspetto fisico dirò soltanto lo stretto necessario.
Sono alto quasi due metri, peso un centinaio di chili e, da quando decisi di tingermi i capelli di biondo, alcuni amici iniziarono a chiamarmi Point Break.
Il soprannome mi è rimasto addosso più del colore dei capelli.
Mia moglie, invece, ha sempre usato un’altra definizione.
«Sei un farfallone.»
Ogni volta sorrideva mentre lo diceva.
Io sorridevo a mia volta, senza darle né ragione né torto.
Ci sono domande alle quali è meglio non rispondere.
Quella mattina avevo un appuntamento in banca.
Dovevo investire una parte dei miei risparmi in un piano azionario.
Niente di eccezionale, soltanto un piccolo passo verso il futuro.
Alle otto e trenta in punto una donna aprì la porta dell’ufficio.
«Buongiorno, può accomodarsi.»
La targhetta sulla scrivania riportava il suo nome.
Francesca.
Avrà avuto poco più di cinquant’anni. Elegante senza ostentarlo.
Si poteva notare sotto la camicia , un grosso seno chiuso e soffocato nella maglietta sottostante,
Il sorriso era quello che si usa con i clienti, ma gli occhi sembravano più stanchi di quanto quel sorriso volesse far credere.
Entrai senza fretta.
Mentre mi indicava la sedia, spostò automaticamente una cartellina che occupava metà della scrivania.
Un gesto rapido, quasi involontario.
Le persone che amano avere tutto sotto controllo fanno spesso così: liberano spazio prima ancora di accogliere qualcuno.
Mi sedetti.
Non parlai subito.
Lei accese il monitor del computer, sistemò ,il mouse perfettamente parallelo alla tastiera e solo allora alzò lo sguardo verso di me.
Guardandomi si mosse i capelli dietro le orecchie.
«Allora, mi racconti pure come posso esserle utile.»
Le sorrisi.
«Credo che oggi sarà lei ad aiutare me.»
Per un istante le sue spalle si abbassarono di qualche centimetro.
Quella formalità con cui mi aveva accolto lasciò spazio a un’espressione più autentica.
Il ghiaccio aveva iniziato a sciogliersi.
E la conversazione non era ancora cominciata.
Il mio demonietto non si prende mai un giorno di ferie.
Compare mentre bevo il caffè, mentre guido e perfino quando sto vendendo un frigorifero.
È una vocina discreta, quasi divertita, che arriva sempre nel momento meno opportuno.
Facendomi notare particolari, gesti, azioni quasi invisibili agli occhi, non attenti delle altre persone.
“Dai… prova.”
La ignoro raramente.
Forse è anche per questo che, ancora oggi, continuo a essere tra i primi venditori del negozio.
Mi piace aiutare le persone a trovare ciò di cui hanno davvero bisogno, ma c’è qualcosa che mi dà ancora più soddisfazione: riuscire a entrare in sintonia con chi, all’inizio, sembra deciso a non fidarsi di me.
Le sfide mi hanno sempre attirato.
Eravamo seduti alla stessa altezza.
Mi accorsi subito che quella posizione cambiava completamente la percezione dell’incontro.
In piedi, i miei quasi due metri avrebbero occupato la stanza.
Seduto, invece, non c’era più alcuna distanza da colmare.
“Interessante…” sussurrò il demonietto.
“Questa volta non avere fretta.”
Francesca mi chiese un documento d’identità e il libretto.
Glieli porsi continuando a guardarla mentre parlava.
Non con insistenza.
Con attenzione.
Lei abbassò gli occhi sui documenti, controllò i dati e tornò a incrociare il mio sguardo.
Poi lo fece di nuovo.
Era un movimento naturale, professionale, ma ogni volta i suoi occhi restavano sui miei un istante più a lungo del precedente.
Nessuno dei due aveva fretta di interrompere quel contatto.
Il silenzio non era imbarazzante.
Era curioso.
Quando arrivò il momento della firma, Francesca mi porse la penna.
La presi con un movimento un po’ troppo ampio.
Per un istante il dorso della mia mano sfiorò il suo.
«Mi scusi.»
Lei accennò un sorriso.
«Non si preoccupi.»
Fu una risposta normale.
Eppure non ritrasse immediatamente la mano.
Solo un dettaglio.
Uno di quelli che quasi nessuno nota.
Io sì.
Il demonietto sorrise prima di me.
“Adesso ascolta. Non cercare di impressionarla.
Lascia che sia lei a chiedersi perché si sente così tranquilla con uno sconosciuto.”
Il mio demonietto aveva già iniziato a parlare.
“Eccola. Adesso vediamo se hai capito davvero chi hai davanti.”
Non gli risposi.
Avevo imparato che, a volte, la parte più difficile non è attirare l’attenzione di qualcuno.
È capire cosa farne.
Francesca continuava a sfogliare i documenti sulla scrivania.
Era concentrata, professionale, ma c’erano piccoli momenti in cui sembrava dimenticare per qualche secondo il ruolo che ricopriva.
Un sorriso appena accennato.
Una pausa prima di rispondere.
Uno sguardo che rimaneva un istante più del necessario.
E continuava con atteggiamenti, quale allargare un po’ la giacchetta, tirarsi indietro i capelli, sbottonarsi i bottoni dei polsi e tirarsi su le maniche, dando qualche colpetto con tutte e due le mani nei fianchi, tenendo la camicia un pochino più dritta..
Per poi vedere qualche luccichio di sudore sulle sue tempie.
«Signorina, tutto bene?»
Lei alzò gli occhi e sorrise.
«Mi scusi… è che oggi fa davvero caldo.»
Rise leggermente, quasi sorpresa dalla propria stessa reazione.
Io rimasi tranquillo.
«Sa cosa penso? Francesca.!
Che dietro una persona sempre impeccabile,spesso ci sia qualcuno che nessuno si prende mai il tempo di conoscere davvero.»
Per qualche secondo rimase in silenzio.
Poi abbassò lo sguardo sui fogli.
«Lei sa sempre cosa dire, vero Domenico?»
«No. A volte sbaglio. Però mi piace ascoltare.»
Quella risposta sembrò colpirla più di qualsiasi complimento.
Senti dal rumore delle sue scarpe, coi tacchi che aveva cambiato posizione con le gambe, quasi a voler nascondere qualcosa.
Un’emozione, una vibrazione, un piacere intenso, naturale ma inconsapevole,
Parlammo ancora del lavoro, della vita quotidiana, delle scelte fatte negli anni. Scoprii una donna determinata, abituata a gestire responsabilità e problemi degli altri, ma che raramente permetteva a qualcuno di interessarsi davvero a lei.
Prima di andare via, prese un piccolo foglio dalla scrivania.
Lo piegò con cura e me lo porse.
«Questo è il mio numero.»
Lo guardai senza fretta.
«Francesca…»!?
«Non si aspetti nulla» disse subito. «Sono una persona con dei valori e una vita costruita nel tempo.
Però… un caffè per parlare, lontano dalla routine, quello posso concedermelo.»
Sorrisi.
«Un caffè mi sembra un ottimo inizio.»
⸻
Sette ore dopo eravamo seduti in un piccolo bar vicino a un parco
Francesca era diversa da quella donna vista dietro una scrivania.
Non aveva più la distanza professionale.
Aveva scelto con cura il suo abbigliamento, aveva sistemato i capelli e sembrava più rilassata.
Una gonna nera fino alle ginocchia, una scarpetta da ginnastica dello stesso colore, e un maglione attillato verde che metteva in risalto le sue forme tonde e morbide.
Ci stringemmo la mano e ci salutammo con tre baci sulle guance.
«Allora, Domenico… vediamo se sei davvero così bravo ad ascoltare come dici.»
«Non l’ho mai detto.»
Rise.
«No, infatti. Però si vede.»
Davanti a un caffè scoprimmo alcune cose semplici.
Entrambi avevamo una relazione stabile da anni.
Entrambi amavamo leggere.
Entrambi avevamo passato una parte della vita a occuparci più degli altri che di noi stessi.
Quando uscimmo dal bar, iniziò a camminare verso il parco.
«Sai una cosa?» disse.
«Dimmi.»
«Stamattina, quando sono arrivata e ti ho chiesto di aspettare qualche minuto,
perché l’ufficio non era ancora aperto, tu mi hai risposto:
“Si prenda tutto il tempo che vuole, io aspetto qui.”»
Sorrise guardando il vialetto davanti a noi.
«Era una frase semplice.
Però l’hai detta come se fosse la cosa più naturale del mondo.»
Non risposi subito.
Il demonietto, stranamente, rimase zitto.
«Forse perché lo pensavo davvero.»
Francesca mi guardò.
«Ecco. È proprio questo che mi ha incuriosita.»
Continuammo a camminare uno accanto all’altra, lasciando qualche passo di distanza.
Come due persone che ancora non sapevano dove sarebbe arrivata quella passeggiata.
Ma che, per la prima volta dopo molto tempo, avevano voglia di scoprire qualcosa di nuovo.
Francesca camminava davanti a me lungo il sentiero che portava verso la parte più tranquilla del parco.
Di tanto in tanto si girava con il viso verso di me e sorrideva come se mi indicasse la strada conscia che l’avrei seguita dovunque,
La guardavo senza fretta.
Non per il modo in cui si muoveva che mi stava già comunque eccitando tantissimo,ma per la fiducia che mi stava esprimendo.
Quella mattina era stata una donna impeccabile dietro una scrivania: precisa, professionale, abituata a gestire problemi e decisioni.
Ora invece sembrava semplicemente una persona.
Una persona che aveva lasciato fuori dall’ufficio il ruolo che portava sulle spalle tutti i giorni.
«Sai qual è la cosa che mi ha colpita di te, Domenico?»
«Cosa?»
Si fermò vicino a un albero e si voltò verso di me.
«Il contrasto.»
«Tra cosa e cosa?»
Sorrise.
«Tra come sei entrato stamattina e come mi hai fatto sentire dopo cinque minuti.»
Rimasi in silenzio.
«Sembravi quasi un soldato. Sicuro, ordinato, con quella presenza che riempie una stanza.
Poi hai iniziato a parlare e ho trovato una persona completamente diversa.»
Abbassò lo sguardo per un istante.
«Gentile. Attento Quasi fuori moda.»
«Fuori moda?»
«Sì. Perché oggi sembra che tutti abbiano sempre fretta di dimostrare qualcosa. Tu invece sembravi tranquillo.»
Il demonietto fece capolino.
“Attento.
Questa volta non rovinare tutto pensando di aver già vinto.”
Aveva ragione.
Si era leggermente alzata la gonna appoggiandosi all’albero, mostrandosi più vulnerabile, e forse mettendomi anche alla prova.
Con le persone il problema non è mai arrivare al punto in cui iniziano a fidarsi.
Il problema è meritarsi quella fiducia anche dopo.
La presi per mano e la accompagnai alla panchina lì vicino.
Ci sedemmo su una panchina.
Per qualche minuto restammo semplicemente lì, parlando.
Di libri.
Di scelte.
Di quelle parti della vita che spesso non raccontiamo a nessuno.
Francesca mi parlò del tempo passato, delle responsabilità, delle cose che aveva dato per scontato e di quelle che invece aveva perso lungo il cammino.
«Sai qual è la cosa strana?» disse.
«Dimmi.»
«Che non pensavo di aver bisogno di parlare così con qualcuno.»
La guardai.
«Forse non avevi bisogno di qualcuno che ti dicesse cosa fare.»
«E cosa mi serviva?»
«Qualcuno che ascoltasse.»
E ti lasciasse libera di decidere per te stessa
Per qualche secondo non disse niente.
Poi sorrise.
Accavallò di nuovo le gambe, facendo scivolare leggermente verso l’inguine, la gonna leggera che indossava quel pomeriggio..
«Sei complicato, Domenico.»
«Perché?»
«Perché da una persona come te uno si aspetterebbe una cosa sola.»
«E invece?»
«Invece sembra che tu abbia più livelli.»
Il demonietto rise.
“Questa non te l’aspettavi.”
No.
Non me l’aspettavo.
Perché a volte la parte più interessante di un incontro non è ciò che una persona concede.
È ciò che una persona decide di mostrare.
Sì, Francesca, hai ragione però tu è la seconda volta che stai cercando di mostrarmi le mutandine!
Francesca rise colpita da quella battuta che non si aspettava che arrivasse.
Domenico, ti confido un segreto :non ho le mutandine addosso!
Davvero?
Guardando intorno Francesca e osservando che non ci fosse nessuno nei dintorni, mi prese la mano e se la portò sotto la gonna fino in mezzo alle sue cosc,dentro ai suoi inguine, posando la mia mano sulla sua parte più intima,
E facendomi così comprendere che era molto eccitata e si aspettava molto di più di un semplice caffè..
Francesca, questo mi sembra un argomento molto interessante, guardandola col sorriso di uno che ha capito che il tempo delle parole per quel pomeriggio era finito,era interessata come me fin dall’inizio all’azione!
Ci alziamo dalla panchina e ci dirigiamo in uno dei tanti boschetti che questo parco offre..
Ne troviamo uno che fa per noi
Mi abbraccia mi stringe forte a lei.
Mi avvicino al suo naso ai suoi occhi le accarezzo il viso ,i capelli e poi scendo, afferrandole con dolcezza i seni ,
per poi scivolare tra una carezza e l’altra sui suoi fianchi e poi sulle natiche.
tirandole su la gonna..
Nostri occhi si chiudono le nostre bocche si uniscono..
Ancora quasi completamente vestiti, la sua schiena e attaccata all’albero, le sue gambe non toccano più terra..
Lei mette una mano dentro i miei jeans e scopre la larga e marmorea dotazione di cui dispongo.
Incuranti del fatto che qualcuno in quel momento ci possa vedere,miei jeans e i miei boxer si sfilano giù dalle mie gambe verso le mie caviglie, rimanendo con i glutei al vento, mentre i nostri corpi si fondono in uno solo..
La penetrazione é fulminea, ma cerco di essere dolce leggero e di darle il tempo di prendere la forma e di adattarsi a questa circonferenza ,
nuova ed emozionante per lei,
sentendo nei pochi secondi di questo gesto ,
la sua testa appoggiata sulla mia spalla a bocca aperta, mentre ansima per una penetrazione non ancora perpetrata nella sua intima profondità..
Fai piano.. per favore
Dopo quello che ho preso da mio marito per anni, prendere il tuo e come perdere la verginità una seconda volta..
Tranquilla..
Sto facendo del mio meglio,
Vorrei che per te questo momento rimanesse ,indimenticabile per sempre!
Continuo dolcemente il movimento.
Lascio che il suo corpo si abitui,
Lascio che i suoi polmoni riprendano ossigeno.
Lascio che noi due diventassimo una cosa sola per quel momento.
È stato indimenticabile da quando hai iniziato stamattina con quella frase:
>
È stato fiabesco incontrarti nel cammino della mia vita stamattina.
Un fulmine a ciel sereno,, un’emozione unica nel nostro scambio di sguardi
Una pulsazione di piacere continuo ogni volta che mi guardavi,
con quell’attenzione che da tanto un uomo non mi volgeva’,
La stessa attenzione e la stessa calma con cui stai cercando di darmi piacere,senza darmi tormento e dolore quando non sarai più con me tra qualche ora.
Il movimento inizia a essere più veloce le sue contrazioni di piacere durante i miei movimenti penetranti accelerano ,il suo respiro e i battiti del suo cuore..
Non è una di quelle donne che parla molto nel mentre .
rimane in silenzio cerchiamo a vicenda i nostri baci le nostre labbra e probabilmente anche parti del nostro cuore a cui nessuno ha mai dato attenzione e importanza.
Mentre la tengo mi cedono le gambe e pian piano la porto verso la terra ,verso il muschio e l’erba fresca tra gli alberi, la corico, posandole la testa sulla radice del grande albero che ci nasconde dal resto del parco..
Lasciando le sue natiche sull’fresca erbetta, tira completamente su la gonna e spalanca completamente le ginocchia verso l’esterno..
Finalmente
Esclama lei..
Mostrami ciò che di celato, nascondi dentro di te…
Dacci dentro e dacci sempre di più!
Il demonietto ridacchia felice dentro di me.
Se questa storia vi ha suscitato pensieri, emozioni piacere o semplicemente curiosità, sarò felice di leggere le vostre impressioni.
Scrivetemi!
A tutti coloro che hanno dedicato il proprio tempo a queste pagine, va il mio sincero ringraziamento.
A presto, con il prossimo capitolo.
Distinti saluti
Dal vostro Corvo Bianco
missionformyenergy@libero.it
Questo nuovo capitolo è un restyling di un mio vecchio racconto ,che ha assortito molto effetto sui lettori e lettrici lo ripubblico dopo anni,dopo averlo corretto e averlo migliorato..
Il vostro amato scrittore,
corvo bianco
La maggior parte delle persone ascolta le parole.
Io ho sempre preferito ascoltare ciò che succede tra una parola e l’altra.
Una pausa troppo lunga.
Uno sguardo che sfugge.
Una mano che stringe con più forza una penna.
Piccoli dettagli che, da soli, sembrano insignificanti, ma che insieme raccontano molto più di qualsiasi frase.
Forse è anche per questo che, nel mio lavoro, raramente mi è capitato di tornare a casa con un cliente insoddisfatto.
Lavoro nella vendita di elettrodomestici per una nota catena italiana.
Ogni giorno incontro decine di persone diverse.
Alcune entrano sapendo già cosa comprare, altre cercano soltanto qualcuno che le ascolti davvero prima di prendere una decisione.
Io non ho mai avuto fretta di parlare.
Di solito lascio che sia l’altra persona a riempire il silenzio.
È sorprendente quante cose si possano scoprire,quando non si sente il bisogno di intervenire subito.
Qualche anno fa mi proposero di diventare responsabile del reparto.
Ringraziai e rifiutai.
Quaranta ore alla settimana erano già abbastanza.
Non avevo alcuna intenzione di regalare altro tempo a un’azienda in cambio di qualche centinaio di euro in più.
Il denaro torna.
Il tempo no.
Del mio aspetto fisico dirò soltanto lo stretto necessario.
Sono alto quasi due metri, peso un centinaio di chili e, da quando decisi di tingermi i capelli di biondo, alcuni amici iniziarono a chiamarmi Point Break.
Il soprannome mi è rimasto addosso più del colore dei capelli.
Mia moglie, invece, ha sempre usato un’altra definizione.
«Sei un farfallone.»
Ogni volta sorrideva mentre lo diceva.
Io sorridevo a mia volta, senza darle né ragione né torto.
Ci sono domande alle quali è meglio non rispondere.
Quella mattina avevo un appuntamento in banca.
Dovevo investire una parte dei miei risparmi in un piano azionario.
Niente di eccezionale, soltanto un piccolo passo verso il futuro.
Alle otto e trenta in punto una donna aprì la porta dell’ufficio.
«Buongiorno, può accomodarsi.»
La targhetta sulla scrivania riportava il suo nome.
Francesca.
Avrà avuto poco più di cinquant’anni. Elegante senza ostentarlo.
Si poteva notare sotto la camicia , un grosso seno chiuso e soffocato nella maglietta sottostante,
Il sorriso era quello che si usa con i clienti, ma gli occhi sembravano più stanchi di quanto quel sorriso volesse far credere.
Entrai senza fretta.
Mentre mi indicava la sedia, spostò automaticamente una cartellina che occupava metà della scrivania.
Un gesto rapido, quasi involontario.
Le persone che amano avere tutto sotto controllo fanno spesso così: liberano spazio prima ancora di accogliere qualcuno.
Mi sedetti.
Non parlai subito.
Lei accese il monitor del computer, sistemò ,il mouse perfettamente parallelo alla tastiera e solo allora alzò lo sguardo verso di me.
Guardandomi si mosse i capelli dietro le orecchie.
«Allora, mi racconti pure come posso esserle utile.»
Le sorrisi.
«Credo che oggi sarà lei ad aiutare me.»
Per un istante le sue spalle si abbassarono di qualche centimetro.
Quella formalità con cui mi aveva accolto lasciò spazio a un’espressione più autentica.
Il ghiaccio aveva iniziato a sciogliersi.
E la conversazione non era ancora cominciata.
Il mio demonietto non si prende mai un giorno di ferie.
Compare mentre bevo il caffè, mentre guido e perfino quando sto vendendo un frigorifero.
È una vocina discreta, quasi divertita, che arriva sempre nel momento meno opportuno.
Facendomi notare particolari, gesti, azioni quasi invisibili agli occhi, non attenti delle altre persone.
“Dai… prova.”
La ignoro raramente.
Forse è anche per questo che, ancora oggi, continuo a essere tra i primi venditori del negozio.
Mi piace aiutare le persone a trovare ciò di cui hanno davvero bisogno, ma c’è qualcosa che mi dà ancora più soddisfazione: riuscire a entrare in sintonia con chi, all’inizio, sembra deciso a non fidarsi di me.
Le sfide mi hanno sempre attirato.
Eravamo seduti alla stessa altezza.
Mi accorsi subito che quella posizione cambiava completamente la percezione dell’incontro.
In piedi, i miei quasi due metri avrebbero occupato la stanza.
Seduto, invece, non c’era più alcuna distanza da colmare.
“Interessante…” sussurrò il demonietto.
“Questa volta non avere fretta.”
Francesca mi chiese un documento d’identità e il libretto.
Glieli porsi continuando a guardarla mentre parlava.
Non con insistenza.
Con attenzione.
Lei abbassò gli occhi sui documenti, controllò i dati e tornò a incrociare il mio sguardo.
Poi lo fece di nuovo.
Era un movimento naturale, professionale, ma ogni volta i suoi occhi restavano sui miei un istante più a lungo del precedente.
Nessuno dei due aveva fretta di interrompere quel contatto.
Il silenzio non era imbarazzante.
Era curioso.
Quando arrivò il momento della firma, Francesca mi porse la penna.
La presi con un movimento un po’ troppo ampio.
Per un istante il dorso della mia mano sfiorò il suo.
«Mi scusi.»
Lei accennò un sorriso.
«Non si preoccupi.»
Fu una risposta normale.
Eppure non ritrasse immediatamente la mano.
Solo un dettaglio.
Uno di quelli che quasi nessuno nota.
Io sì.
Il demonietto sorrise prima di me.
“Adesso ascolta. Non cercare di impressionarla.
Lascia che sia lei a chiedersi perché si sente così tranquilla con uno sconosciuto.”
Il mio demonietto aveva già iniziato a parlare.
“Eccola. Adesso vediamo se hai capito davvero chi hai davanti.”
Non gli risposi.
Avevo imparato che, a volte, la parte più difficile non è attirare l’attenzione di qualcuno.
È capire cosa farne.
Francesca continuava a sfogliare i documenti sulla scrivania.
Era concentrata, professionale, ma c’erano piccoli momenti in cui sembrava dimenticare per qualche secondo il ruolo che ricopriva.
Un sorriso appena accennato.
Una pausa prima di rispondere.
Uno sguardo che rimaneva un istante più del necessario.
E continuava con atteggiamenti, quale allargare un po’ la giacchetta, tirarsi indietro i capelli, sbottonarsi i bottoni dei polsi e tirarsi su le maniche, dando qualche colpetto con tutte e due le mani nei fianchi, tenendo la camicia un pochino più dritta..
Per poi vedere qualche luccichio di sudore sulle sue tempie.
«Signorina, tutto bene?»
Lei alzò gli occhi e sorrise.
«Mi scusi… è che oggi fa davvero caldo.»
Rise leggermente, quasi sorpresa dalla propria stessa reazione.
Io rimasi tranquillo.
«Sa cosa penso? Francesca.!
Che dietro una persona sempre impeccabile,spesso ci sia qualcuno che nessuno si prende mai il tempo di conoscere davvero.»
Per qualche secondo rimase in silenzio.
Poi abbassò lo sguardo sui fogli.
«Lei sa sempre cosa dire, vero Domenico?»
«No. A volte sbaglio. Però mi piace ascoltare.»
Quella risposta sembrò colpirla più di qualsiasi complimento.
Senti dal rumore delle sue scarpe, coi tacchi che aveva cambiato posizione con le gambe, quasi a voler nascondere qualcosa.
Un’emozione, una vibrazione, un piacere intenso, naturale ma inconsapevole,
Parlammo ancora del lavoro, della vita quotidiana, delle scelte fatte negli anni. Scoprii una donna determinata, abituata a gestire responsabilità e problemi degli altri, ma che raramente permetteva a qualcuno di interessarsi davvero a lei.
Prima di andare via, prese un piccolo foglio dalla scrivania.
Lo piegò con cura e me lo porse.
«Questo è il mio numero.»
Lo guardai senza fretta.
«Francesca…»!?
«Non si aspetti nulla» disse subito. «Sono una persona con dei valori e una vita costruita nel tempo.
Però… un caffè per parlare, lontano dalla routine, quello posso concedermelo.»
Sorrisi.
«Un caffè mi sembra un ottimo inizio.»
⸻
Sette ore dopo eravamo seduti in un piccolo bar vicino a un parco
Francesca era diversa da quella donna vista dietro una scrivania.
Non aveva più la distanza professionale.
Aveva scelto con cura il suo abbigliamento, aveva sistemato i capelli e sembrava più rilassata.
Una gonna nera fino alle ginocchia, una scarpetta da ginnastica dello stesso colore, e un maglione attillato verde che metteva in risalto le sue forme tonde e morbide.
Ci stringemmo la mano e ci salutammo con tre baci sulle guance.
«Allora, Domenico… vediamo se sei davvero così bravo ad ascoltare come dici.»
«Non l’ho mai detto.»
Rise.
«No, infatti. Però si vede.»
Davanti a un caffè scoprimmo alcune cose semplici.
Entrambi avevamo una relazione stabile da anni.
Entrambi amavamo leggere.
Entrambi avevamo passato una parte della vita a occuparci più degli altri che di noi stessi.
Quando uscimmo dal bar, iniziò a camminare verso il parco.
«Sai una cosa?» disse.
«Dimmi.»
«Stamattina, quando sono arrivata e ti ho chiesto di aspettare qualche minuto,
perché l’ufficio non era ancora aperto, tu mi hai risposto:
“Si prenda tutto il tempo che vuole, io aspetto qui.”»
Sorrise guardando il vialetto davanti a noi.
«Era una frase semplice.
Però l’hai detta come se fosse la cosa più naturale del mondo.»
Non risposi subito.
Il demonietto, stranamente, rimase zitto.
«Forse perché lo pensavo davvero.»
Francesca mi guardò.
«Ecco. È proprio questo che mi ha incuriosita.»
Continuammo a camminare uno accanto all’altra, lasciando qualche passo di distanza.
Come due persone che ancora non sapevano dove sarebbe arrivata quella passeggiata.
Ma che, per la prima volta dopo molto tempo, avevano voglia di scoprire qualcosa di nuovo.
Francesca camminava davanti a me lungo il sentiero che portava verso la parte più tranquilla del parco.
Di tanto in tanto si girava con il viso verso di me e sorrideva come se mi indicasse la strada conscia che l’avrei seguita dovunque,
La guardavo senza fretta.
Non per il modo in cui si muoveva che mi stava già comunque eccitando tantissimo,ma per la fiducia che mi stava esprimendo.
Quella mattina era stata una donna impeccabile dietro una scrivania: precisa, professionale, abituata a gestire problemi e decisioni.
Ora invece sembrava semplicemente una persona.
Una persona che aveva lasciato fuori dall’ufficio il ruolo che portava sulle spalle tutti i giorni.
«Sai qual è la cosa che mi ha colpita di te, Domenico?»
«Cosa?»
Si fermò vicino a un albero e si voltò verso di me.
«Il contrasto.»
«Tra cosa e cosa?»
Sorrise.
«Tra come sei entrato stamattina e come mi hai fatto sentire dopo cinque minuti.»
Rimasi in silenzio.
«Sembravi quasi un soldato. Sicuro, ordinato, con quella presenza che riempie una stanza.
Poi hai iniziato a parlare e ho trovato una persona completamente diversa.»
Abbassò lo sguardo per un istante.
«Gentile. Attento Quasi fuori moda.»
«Fuori moda?»
«Sì. Perché oggi sembra che tutti abbiano sempre fretta di dimostrare qualcosa. Tu invece sembravi tranquillo.»
Il demonietto fece capolino.
“Attento.
Questa volta non rovinare tutto pensando di aver già vinto.”
Aveva ragione.
Si era leggermente alzata la gonna appoggiandosi all’albero, mostrandosi più vulnerabile, e forse mettendomi anche alla prova.
Con le persone il problema non è mai arrivare al punto in cui iniziano a fidarsi.
Il problema è meritarsi quella fiducia anche dopo.
La presi per mano e la accompagnai alla panchina lì vicino.
Ci sedemmo su una panchina.
Per qualche minuto restammo semplicemente lì, parlando.
Di libri.
Di scelte.
Di quelle parti della vita che spesso non raccontiamo a nessuno.
Francesca mi parlò del tempo passato, delle responsabilità, delle cose che aveva dato per scontato e di quelle che invece aveva perso lungo il cammino.
«Sai qual è la cosa strana?» disse.
«Dimmi.»
«Che non pensavo di aver bisogno di parlare così con qualcuno.»
La guardai.
«Forse non avevi bisogno di qualcuno che ti dicesse cosa fare.»
«E cosa mi serviva?»
«Qualcuno che ascoltasse.»
E ti lasciasse libera di decidere per te stessa
Per qualche secondo non disse niente.
Poi sorrise.
Accavallò di nuovo le gambe, facendo scivolare leggermente verso l’inguine, la gonna leggera che indossava quel pomeriggio..
«Sei complicato, Domenico.»
«Perché?»
«Perché da una persona come te uno si aspetterebbe una cosa sola.»
«E invece?»
«Invece sembra che tu abbia più livelli.»
Il demonietto rise.
“Questa non te l’aspettavi.”
No.
Non me l’aspettavo.
Perché a volte la parte più interessante di un incontro non è ciò che una persona concede.
È ciò che una persona decide di mostrare.
Sì, Francesca, hai ragione però tu è la seconda volta che stai cercando di mostrarmi le mutandine!
Francesca rise colpita da quella battuta che non si aspettava che arrivasse.
Domenico, ti confido un segreto :non ho le mutandine addosso!
Davvero?
Guardando intorno Francesca e osservando che non ci fosse nessuno nei dintorni, mi prese la mano e se la portò sotto la gonna fino in mezzo alle sue cosc,dentro ai suoi inguine, posando la mia mano sulla sua parte più intima,
E facendomi così comprendere che era molto eccitata e si aspettava molto di più di un semplice caffè..
Francesca, questo mi sembra un argomento molto interessante, guardandola col sorriso di uno che ha capito che il tempo delle parole per quel pomeriggio era finito,era interessata come me fin dall’inizio all’azione!
Ci alziamo dalla panchina e ci dirigiamo in uno dei tanti boschetti che questo parco offre..
Ne troviamo uno che fa per noi
Mi abbraccia mi stringe forte a lei.
Mi avvicino al suo naso ai suoi occhi le accarezzo il viso ,i capelli e poi scendo, afferrandole con dolcezza i seni ,
per poi scivolare tra una carezza e l’altra sui suoi fianchi e poi sulle natiche.
tirandole su la gonna..
Nostri occhi si chiudono le nostre bocche si uniscono..
Ancora quasi completamente vestiti, la sua schiena e attaccata all’albero, le sue gambe non toccano più terra..
Lei mette una mano dentro i miei jeans e scopre la larga e marmorea dotazione di cui dispongo.
Incuranti del fatto che qualcuno in quel momento ci possa vedere,miei jeans e i miei boxer si sfilano giù dalle mie gambe verso le mie caviglie, rimanendo con i glutei al vento, mentre i nostri corpi si fondono in uno solo..
La penetrazione é fulminea, ma cerco di essere dolce leggero e di darle il tempo di prendere la forma e di adattarsi a questa circonferenza ,
nuova ed emozionante per lei,
sentendo nei pochi secondi di questo gesto ,
la sua testa appoggiata sulla mia spalla a bocca aperta, mentre ansima per una penetrazione non ancora perpetrata nella sua intima profondità..
Fai piano.. per favore
Dopo quello che ho preso da mio marito per anni, prendere il tuo e come perdere la verginità una seconda volta..
Tranquilla..
Sto facendo del mio meglio,
Vorrei che per te questo momento rimanesse ,indimenticabile per sempre!
Continuo dolcemente il movimento.
Lascio che il suo corpo si abitui,
Lascio che i suoi polmoni riprendano ossigeno.
Lascio che noi due diventassimo una cosa sola per quel momento.
È stato indimenticabile da quando hai iniziato stamattina con quella frase:
>
È stato fiabesco incontrarti nel cammino della mia vita stamattina.
Un fulmine a ciel sereno,, un’emozione unica nel nostro scambio di sguardi
Una pulsazione di piacere continuo ogni volta che mi guardavi,
con quell’attenzione che da tanto un uomo non mi volgeva’,
La stessa attenzione e la stessa calma con cui stai cercando di darmi piacere,senza darmi tormento e dolore quando non sarai più con me tra qualche ora.
Il movimento inizia a essere più veloce le sue contrazioni di piacere durante i miei movimenti penetranti accelerano ,il suo respiro e i battiti del suo cuore..
Non è una di quelle donne che parla molto nel mentre .
rimane in silenzio cerchiamo a vicenda i nostri baci le nostre labbra e probabilmente anche parti del nostro cuore a cui nessuno ha mai dato attenzione e importanza.
Mentre la tengo mi cedono le gambe e pian piano la porto verso la terra ,verso il muschio e l’erba fresca tra gli alberi, la corico, posandole la testa sulla radice del grande albero che ci nasconde dal resto del parco..
Lasciando le sue natiche sull’fresca erbetta, tira completamente su la gonna e spalanca completamente le ginocchia verso l’esterno..
Finalmente
Esclama lei..
Mostrami ciò che di celato, nascondi dentro di te…
Dacci dentro e dacci sempre di più!
Il demonietto ridacchia felice dentro di me.
Se questa storia vi ha suscitato pensieri, emozioni piacere o semplicemente curiosità, sarò felice di leggere le vostre impressioni.
Scrivetemi!
A tutti coloro che hanno dedicato il proprio tempo a queste pagine, va il mio sincero ringraziamento.
A presto, con il prossimo capitolo.
Distinti saluti
Dal vostro Corvo Bianco
missionformyenergy@libero.it
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