Incontri - 1
di
Skyler
genere
saffico
1
Febbraio 2026
Eri lì.
Seduta a quel tavolo. Non osavo guardarti, figuriamoci avvicinarmi.
Bellissima.
Sensuale.
Attraente.
Come ti ricordavo.
Poi hai alzato lo sguardo per chiamare il cameriere proprio mentre lui si stava avvicinando al mio tavolo.
Sei rimasta con il braccio alzato e lo sguardo di stupore.
– Lucia? Sei tu?
Ridiamo.
– Si prof. Non ero sicura fosse lei.
Mentivo spudoratamente.
Perché tutto il mio corpo aveva avuto subito quella sicurezza, dal primo attimo che ti avevo vista entrare. E tutto il mio corpo aveva reagito come se quei dieci anni non fossero mai passati.
Finii di mangiare non so nemmeno io come.
Mi sentivo i tuoi occhi addosso. E io, come sempre, non osavo alzare lo sguardo.
Tanto sapevo cosa avrei visto: il tuo sguardo fiero e dolce, che mi entrava dentro diventando tarlo nell'anima e nella testa.
Mi alzo.
Mi fermo.
– Siediti dai, raccontami di te.
E inizio a parlare, a ruota di libera di tutto e di nulla.
Mi scuso.
– Vedo che non hai perso l'abitudine a scusarti di tutto.
Rido.
Mi fissi.
Sei dentro di me.
Il tempo non è passato.
Lo sai anche tu. E lo capisci.
– Alzati, andiamo via da qui.
Ora la tua mano mi sfiora.
Il viso. I capelli. Le labbra.
– Sei sempre bellissima.
Già fatico a respirare.
È freddo in questo parcheggio.
Lo sapevo che non dovevo accettare il passaggio verso casa.
– Stai pensando che non saresti dovuta salire su quest'auto, vero?
Non rispondo.
O forse si.
Non capisco molto mentre vedo che ti avvicini.
Le tue labbra.
Le mie.
Le nostre.
– Mi sono mancate, Lucia.
Inebetita sorrido.
Mi avvicino a te e tu fuggi.
Sempre accarezzandomi.
–Non perdi il vizio di voler esagerare
– Prof, io…
– Maria. Non prof. Hai finito l'università già da parecchi anni.
Sorrido abbassando lo sguardo.
– E già prima di allora non ero più la tua prof. O meglio non solo la tua prof e tu non solo la mia allieva preferita.
Le tue dita fra i capelli.
Il tuo sorriso magnetico.
I tuoi denti perfetti.
Lo sguardo.
Lo stesso che mi faceva dire e fare cose mai dette e fatte prima.
– Maria, io..tu..
– Cosa? Devi dirmi qualcosa?
– Nulla.
Chiudo gli occhi. Ho i brividi.
– Hai freddo? Tremi. Dai ti riporto a casa.
La tua mano lascia la mia pelle.
Sono subito in astinenza da quel contatto.
La fermo.
Ci fissiamo.
– Lucia. Torna a casa. È meglio così.
– Non voglio.
– Devi.
Il tuo sguardo mi invita a lasciarti la mano.
Mi giro e abbasso lo sguardo.
Metti in moto e in silenzio guidi per quei cinque minuti che ci separano da casa dei miei genitori.
– Maria, scrivimi, il mio numero è sempre lo stesso.
– Forse, chissà.
Sei glaciale.
Mi chiedo cosa avrò sbagliato. Mi chiedo di nuovo se ti perderò. Mi chiedo se sono semplicemente pazza e sciocca.
– Eccoci Lucia.
Ti avvicini per un rapido saluto sulla guancia, nascosta dietro le frasi di circostanza.
– È stato bello rivederti.
Voglio un tuo bacio.
Forse sarà l'ultimo.
L'altra volta non lo sapevo che sarebbe stato l'ultimo.
Questa volta sarà così? Non lo so. So che lo voglio.
Mi giro di scatto.
Le nostre labbra sono unite. Di nuovo.
Gli occhi spalancati di entrambe.
Il mio desiderio.
Il tuo stupore.
Li chiudiamo e le nostre lingue si ritrovano e gioiscono dell'essersi ritrovate.
Ci allontaniamo.
Respiriamo.
Sorridiamo.
Allungo la mano verso la portiera e la apro.
– È stato bello rivederti.
In camera.
Sola.
"Sei una sciocca stupida imbarazzante bambina! Perchè sei scesa da quell'auto?"
Faccio fatica ad addormentarmi fra questi pensieri contro me stessa e il desiderio che non si placa.
Volo fra la serata e il passato.
Viaggio nel tempo e nello spazio.
– Maria..–, sospiro.
Vorrei lasciarmi andare ma continuo a ripensare a tutte le cose sbagliate che ho appena combinato.
"Come se non bastasse, non le hai nemmeno chiesto di rivederla. O il suo numero di telefono. O una mail.”
All'improvviso un lampo.
"Ha detto che la sua vita non è cambiata molto quindi se è ancora in università la mail la trovo subito!"
Telefono.
Google.
Università.
Facoltà.
Dipartimento.
– Eccoti!
Sottovoce, esulto e penso quanto ti sia bella in questa foto.
“Scrivo o no?”
Magari è una mail che leggono anche altri. Magari no. Magari finisco nel mucchio di altri studenti petulanti.
Rischio.
"Gentile professoressa.
In merito alla questione da lei sottoposta nell'ultima lezione (mi permetto di aggiungere che le sue lezioni restano sempre le più interessanti dell'intero corso di studi), mentre stavo ripassando gli appunti presi ripensavo a come spesso l'attrazione fra due corpi non abbia pari forza e che quindi non sviluppi pari energia per entrambi gli attori in causa. So che forse rischio di andare fuori tema rispetto al suo specifico corso, ma non ritiene che queste esperienze siano riconducibili a più aspetti dell'esistenza umana, non relegandosi quindi a meri esperimenti astratti o di laboratorio? In attesa di un suo riscontro, porgo cordiali saluti"
Il dito trema.
Invio.
Sorrido felice.
"Sciocca bambina ma si vive una volta sola. Vediamo."
Poso il telefono.
Tiro su le coperte.
Una stanchezza improvvisa mi prende e mi viene da chiudere gli occhi.
Sto cedendo al sonno quando il telefono si illumina.
Il cuore batte.
Lo prendo.
Un messaggio, da un numero che non conosco ma di cui riconosco la foto profilo.
"Spogliati, Lucia mia."
Febbraio 2026
Eri lì.
Seduta a quel tavolo. Non osavo guardarti, figuriamoci avvicinarmi.
Bellissima.
Sensuale.
Attraente.
Come ti ricordavo.
Poi hai alzato lo sguardo per chiamare il cameriere proprio mentre lui si stava avvicinando al mio tavolo.
Sei rimasta con il braccio alzato e lo sguardo di stupore.
– Lucia? Sei tu?
Ridiamo.
– Si prof. Non ero sicura fosse lei.
Mentivo spudoratamente.
Perché tutto il mio corpo aveva avuto subito quella sicurezza, dal primo attimo che ti avevo vista entrare. E tutto il mio corpo aveva reagito come se quei dieci anni non fossero mai passati.
Finii di mangiare non so nemmeno io come.
Mi sentivo i tuoi occhi addosso. E io, come sempre, non osavo alzare lo sguardo.
Tanto sapevo cosa avrei visto: il tuo sguardo fiero e dolce, che mi entrava dentro diventando tarlo nell'anima e nella testa.
Mi alzo.
Mi fermo.
– Siediti dai, raccontami di te.
E inizio a parlare, a ruota di libera di tutto e di nulla.
Mi scuso.
– Vedo che non hai perso l'abitudine a scusarti di tutto.
Rido.
Mi fissi.
Sei dentro di me.
Il tempo non è passato.
Lo sai anche tu. E lo capisci.
– Alzati, andiamo via da qui.
Ora la tua mano mi sfiora.
Il viso. I capelli. Le labbra.
– Sei sempre bellissima.
Già fatico a respirare.
È freddo in questo parcheggio.
Lo sapevo che non dovevo accettare il passaggio verso casa.
– Stai pensando che non saresti dovuta salire su quest'auto, vero?
Non rispondo.
O forse si.
Non capisco molto mentre vedo che ti avvicini.
Le tue labbra.
Le mie.
Le nostre.
– Mi sono mancate, Lucia.
Inebetita sorrido.
Mi avvicino a te e tu fuggi.
Sempre accarezzandomi.
–Non perdi il vizio di voler esagerare
– Prof, io…
– Maria. Non prof. Hai finito l'università già da parecchi anni.
Sorrido abbassando lo sguardo.
– E già prima di allora non ero più la tua prof. O meglio non solo la tua prof e tu non solo la mia allieva preferita.
Le tue dita fra i capelli.
Il tuo sorriso magnetico.
I tuoi denti perfetti.
Lo sguardo.
Lo stesso che mi faceva dire e fare cose mai dette e fatte prima.
– Maria, io..tu..
– Cosa? Devi dirmi qualcosa?
– Nulla.
Chiudo gli occhi. Ho i brividi.
– Hai freddo? Tremi. Dai ti riporto a casa.
La tua mano lascia la mia pelle.
Sono subito in astinenza da quel contatto.
La fermo.
Ci fissiamo.
– Lucia. Torna a casa. È meglio così.
– Non voglio.
– Devi.
Il tuo sguardo mi invita a lasciarti la mano.
Mi giro e abbasso lo sguardo.
Metti in moto e in silenzio guidi per quei cinque minuti che ci separano da casa dei miei genitori.
– Maria, scrivimi, il mio numero è sempre lo stesso.
– Forse, chissà.
Sei glaciale.
Mi chiedo cosa avrò sbagliato. Mi chiedo di nuovo se ti perderò. Mi chiedo se sono semplicemente pazza e sciocca.
– Eccoci Lucia.
Ti avvicini per un rapido saluto sulla guancia, nascosta dietro le frasi di circostanza.
– È stato bello rivederti.
Voglio un tuo bacio.
Forse sarà l'ultimo.
L'altra volta non lo sapevo che sarebbe stato l'ultimo.
Questa volta sarà così? Non lo so. So che lo voglio.
Mi giro di scatto.
Le nostre labbra sono unite. Di nuovo.
Gli occhi spalancati di entrambe.
Il mio desiderio.
Il tuo stupore.
Li chiudiamo e le nostre lingue si ritrovano e gioiscono dell'essersi ritrovate.
Ci allontaniamo.
Respiriamo.
Sorridiamo.
Allungo la mano verso la portiera e la apro.
– È stato bello rivederti.
In camera.
Sola.
"Sei una sciocca stupida imbarazzante bambina! Perchè sei scesa da quell'auto?"
Faccio fatica ad addormentarmi fra questi pensieri contro me stessa e il desiderio che non si placa.
Volo fra la serata e il passato.
Viaggio nel tempo e nello spazio.
– Maria..–, sospiro.
Vorrei lasciarmi andare ma continuo a ripensare a tutte le cose sbagliate che ho appena combinato.
"Come se non bastasse, non le hai nemmeno chiesto di rivederla. O il suo numero di telefono. O una mail.”
All'improvviso un lampo.
"Ha detto che la sua vita non è cambiata molto quindi se è ancora in università la mail la trovo subito!"
Telefono.
Google.
Università.
Facoltà.
Dipartimento.
– Eccoti!
Sottovoce, esulto e penso quanto ti sia bella in questa foto.
“Scrivo o no?”
Magari è una mail che leggono anche altri. Magari no. Magari finisco nel mucchio di altri studenti petulanti.
Rischio.
"Gentile professoressa.
In merito alla questione da lei sottoposta nell'ultima lezione (mi permetto di aggiungere che le sue lezioni restano sempre le più interessanti dell'intero corso di studi), mentre stavo ripassando gli appunti presi ripensavo a come spesso l'attrazione fra due corpi non abbia pari forza e che quindi non sviluppi pari energia per entrambi gli attori in causa. So che forse rischio di andare fuori tema rispetto al suo specifico corso, ma non ritiene che queste esperienze siano riconducibili a più aspetti dell'esistenza umana, non relegandosi quindi a meri esperimenti astratti o di laboratorio? In attesa di un suo riscontro, porgo cordiali saluti"
Il dito trema.
Invio.
Sorrido felice.
"Sciocca bambina ma si vive una volta sola. Vediamo."
Poso il telefono.
Tiro su le coperte.
Una stanchezza improvvisa mi prende e mi viene da chiudere gli occhi.
Sto cedendo al sonno quando il telefono si illumina.
Il cuore batte.
Lo prendo.
Un messaggio, da un numero che non conosco ma di cui riconosco la foto profilo.
"Spogliati, Lucia mia."
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