L'avventura di Freezer
di
Toshir
genere
fantascienza
L'aria nella sala del trono è satura del ronzio costante dei motori a fusione, una sinfonia meccanica che culla la mia ambizione.
Amo questo freddo, questo gelo che infonde ordine e disciplina in chiunque osi varcare la mia soglia.
Assaporo pienamente la comodità del mio trono, studiando come mio solito, la complessità e vastità dell'universo davanti a me.
Attraverso l'immenso oblò, miliardi di stelle e milioni di pianeti mi rocordano ogni volta quando il mio impero sia immenso e il mio nome temuto.
Eppure...
Sono passati tre giorni dall'ultima conquista, si trattava del pianeta Xantar, un gioiello di tecnologia, insomma, uno di quei pianeti che capitano una volta ogni dieci anni.
La mia superiore razza può vivere millenni, ma in ogni caso, questi luoghi è sempre meglio non farseli scappare.
O cosi pensavo.
Nella noia del momento, avevo deciso di prendere parte alla conquista, per velocizzare i tempi.
Chiudo gli occhi, ricordando la sensazione di divertimento mentre usando solo il mio indice, interi palazzi crollano sotto i miei raggi energetici...e poi è arrivato lui.
Piccolo, deforme persino per la sua razza.
Pelle raggrinzita e rosa, occhi praticamente ciechi e con addosso un semplice mantello di stoffa.
Ringhio mentre riaffiora il ricordo di come avevo pensato di eliminarlo con l'ennesimo raggio.
Ma no, quell'insetto si era limitato a puntarmi il dito contro di rimando, e sono svenuto.
Non ricordo per quanto, ma i miei uomini non ci hanno fatto caso, indice che devono essere passati solo pochi minuti.
Ricordo chiaramente invece, la voce che mi era risuonata in testa.
Prima una risata, poi quella frase: "sei stato uno folle a venire qui, dittatore spaziale, hai distrutto la mia gente e ora io distruggerò te. Hai fatto provare umiliazioni di ogni tipo ad ogni creatura, da ogni sarà proprio l'umiliazione che andrà a cercarti".
Riapro gli occhi, cerco di cancellare quel ricordo.
Forse era un buffone ds strapazzo, forse un mago; se è la seconds opzione, potrei avere un problema.
Dal mio ritorno sulla navicella, ho iniziato a percepire la mia energia abbassarsi.
Per carità, con il mio livello combattivo, 100 più o 100 meno cambia poco...ma se non si fermasse.
"Devo tentare, mal che vada avrò sprecato poco tempo".
Davanti a me, appoggiato sul piedistallo, quel ridicolo, assurdo costume da coniglietta che ho fatto portare.
Ho dovuto chiaramente mentire sul cosa ci avrei fatto, dicendo che era l'ennesima tortura psicologica per i miei nemici.
Seta sintetica, pizzo nero, orecchie di velluto bianco.
Sospiro, prima di alzarmi dal trono e inziare a indossare lentamente quelle vesti.
Mentre lo faccio e sento la stoffa accarezzarmi la pelle, un brivido mi percorre la schiena.
Una piccola consapevolezza, che, qualcuno possa vedermi in quelle vesti.
Io, l'imperatore distruttore di mondi, vestito da troia.
Osservo il mio riflesso nell'oblò, mi calza a pennello.
Capitolo 1: la maledizione
L'aria nella sala del trono è satura del ronzio costante dei motori a fusione, una sinfonia meccanica che culla la mia ambizione.
Amo questo freddo, questo gelo che infonde ordine e disciplina in chiunque osi varcare la mia soglia.
Assaporo pienamente la comodità del mio trono, studiando come mio solito, la complessità e vastità dell'universo davanti a me.
Attraverso l'immenso oblò, miliardi di stelle e milioni di pianeti mi rocordano ogni volta quando il mio impero sia immenso e il mio nome temuto.
Eppure...
Sono passati tre giorni dall'ultima conquista, si trattava del pianeta Xantar, un gioiello di tecnologia, insomma, uno di quei pianeti che capitano una volta ogni dieci anni.
La mia superiore razza può vivere millenni, ma in ogni caso, questi luoghi è sempre meglio non farseli scappare.
O cosi pensavo.
Nella noia del momento, avevo deciso di prendere parte alla conquista, per velocizzare i tempi.
Chiudo gli occhi, ricordando la sensazione di divertimento mentre usando solo il mio indice, interi palazzi crollano sotto i miei raggi energetici...e poi è arrivato lui.
Piccolo, deforme persino per la sua razza.
Pelle raggrinzita e rosa, occhi praticamente ciechi e con addosso un semplice mantello di stoffa.
Ringhio mentre riaffiora il ricordo di come avevo pensato di eliminarlo con l'ennesimo raggio.
Ma no, quell'insetto si era limitato a puntarmi il dito contro di rimando, e sono svenuto.
Non ricordo per quanto, ma i miei uomini non ci hanno fatto caso, indice che devono essere passati solo pochi minuti.
Ricordo chiaramente invece, la voce che mi era risuonata in testa.
Prima una risata, poi quella frase: "sei stato uno folle a venire qui, dittatore spaziale, hai distrutto la mia gente e ora io distruggerò te. Hai fatto provare umiliazioni di ogni tipo ad ogni creatura, da ogni sarà proprio l'umiliazione che andrà a cercarti".
Riapro gli occhi, cerco di cancellare quel ricordo.
Forse era un buffone ds strapazzo, forse un mago; se è la seconds opzione, potrei avere un problema.
Dal mio ritorno sulla navicella, ho iniziato a percepire la mia energia abbassarsi.
Per carità, con il mio livello combattivo, 100 più o 100 meno cambia poco...ma se non si fermasse.
"Devo tentare, mal che vada avrò sprecato poco tempo".
Davanti a me, appoggiato sul piedistallo, quel ridicolo, assurdo costume da coniglietta che ho fatto portare.
Ho dovuto chiaramente mentire sul cosa ci avrei fatto, dicendo che era l'ennesima tortura psicologica per i miei nemici.
Seta sintetica, pizzo nero, orecchie di velluto bianco.
Sospiro, prima di alzarmi dal trono e inziare a indossare lentamente quelle vesti.
Mentre lo faccio e sento la stoffa accarezzarmi la pelle, un brivido mi percorre la schiena.
Una piccola consapevolezza, che, qualcuno possa vedermi in quelle vesti.
Io, l'imperatore distruttore di mondi, vestito da troia.
Osservo il mio riflesso nell'oblò, mi calza a pennello.
Bastano pochi secondi, ma sono sufficienti a farmi notare il ritorno della mia energia....ma troppo poca e troppo lentamente.
Sospiro frustrato.
"Non posso stare qui vestito da puttana per ore, con il rischio che qualcuno mi veda..."
Mi blocco, impallidisco mentre realizzo cosa la mia mente mi suggerisce.
sussurrò a me stesso portandomi una mano alla bocca .
Torno al trono e attivo il comunicatore vocale.
sibilo.
"Chiunque sia a vedermi dovrà morire, tanto vale perdere qualcuno di inutile".
Attendo per qualche minuto, pronto a polverizzare appena quel soldato avrà fatto il suo ruolo.
La mia coda tradisce la mia eccitazione e senza rendermene conto, mi sto mordendo una delle mie sottili labbra nere.
La porta infondo alla mia sala del trono si apre, ma appena gli occhi della recluta mi fissano, rimango bloccato.
È un alieno dalla pelle di un orribile verde palude; indossa la calzamaglia blu sotto la divisa e nel braccio destro tiene il blaster connesso al suo casco.
La osservo mentre i suoi occhi si spalancano, passando dalla mia figura statuaria al costume che indosso.
la mia voce è un sussurro, ma esce senza che sia io a volerlo
Faccio un giro su me stesso, lasciando che il costume scivoli sulla pelle, poi mi fermo proprio davanti a lui, è parecchio più grosso di me, sotto la calzamaglia vedo il sudore espandersi, cosi come sulla sua fronte.
"Che sta succedendo?"
Probabilmente crede che sia una trappola.
"Lo spero, perchè non controllo il mio corpo da quando è entrato...non dirmi che ho portato qui un soldato con poteri mentali o di ipnotismo.
Non ora, non mentre indosso queste vesti."
indica la recluta ancora svenuta, con il pene ormai ritratto, seppur ancora gocciolante di seme
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