L'universitaria lo confessa. 14
di
Satirikon
genere
dominazione
Ancora domenica.
Giunto a casa, dopo aver fatto una lunga doccia rinfrescante e rinvigorente, ricevetti un wathsapp da un numero non memorizzato: “mi inviti a pranzo, Davide?”.
Rimasi interdetto per un po’, cercando di capire chi potesse essere, ma nessuna intuizione mi fu d'aiuto.
Trascorsi alcuni minuti, arrivò un altro messaggio dallo stesso numero sconosciuto: “ mi avevi fatto una promessa, zietto!”.
Mi si accese improvvisamente una lampadina: “Sandra?”.
“Bingo!”, seguito da una emotes sorridente.
Immediatamente dopo seguì una fotografia con una didascalia: “il mio corpo è irrimediabilmente segnato dalla tua mente e dal tuo cazzo!”.
Il selfie la ritraeva a petto nudo davanti allo specchio del bagno e con il mio nome scritto, a caratteri cubitali, col pennarello nero. Entrambi i grossi seni, col capezzolo turgido, erano marchiati con le mie lettere ed il viso esprimeva piena soddisfazione.
“Se me lo concedi, sarò a tua completa disposizione, oggetto di ogni tua perversione, finché la scritta non si cancellerà”.
“Ti aspetto tra un'ora, sai già dove abito. Ma attenta Sandra, prendo in parola le tue affermazioni. Varcata la soglia non potrai più tornare indietro”.
Entrò in casa 50 minuti dopo, sguardo curioso ed atteggiamento da giovane spavalda, ma evidentemente non a suo completo agio.
Indossava una minigonna di jeans, degli stivaletti con tacco abbastanza pronunciato, un top col décolleté in bella vista, che dava lustro ad alcune lettere del mio nome, ed un giacchetto anch'esso di jeans.
Capelli sciolti ed il suo solito trucco pesante.
“Seguimi Sandra, andiamo nella mia stanza dei giochi. Dietro questa porta c'è una realtà che sicuramente ti incuriosisce, visti i tanti giocattoli erotici che collezioni, ma non è detto che possa piacerti fino in fondo. Ti chiedo ancora, sei sicura?”.
“Si, sono un po' nervosa, ma voglio entrare a fare parte del tuo mondo BDSM, come anche Alessia ha fatto”.
“Alessia non è mai entrata in questa stanza perché non è ancora pronta a farlo. Ma se tu senti, al contrario, di poterlo fare subito, spogliati completamente ed entra nel mio mondo”.
Si denudò con calcolata lentezza non avendo però il coraggio di guardarmi negli occhi mentre la osservavo attentamente in ogni suo movimento. Rimase in intimo a piedi scalzi sul pavimento un attimo di troppo - stava forse valutando la possibilità di tirarsi indietro? - per poi sfilare le mutandine ed il reggiseno e, con un grande sospiro che le sollevò i seni, mi disse: “sono pronta, sono nelle tue mani esperte”.
Entrammo nella stanza dei giochi, opportunamente arredata con gli strumenti necessari alla mia personale passione; il grande letto in ferro battuto sulla parete principale di fronte all'ingresso, l'armadio in legno massello su un lato - con tutti gli accessori acquistati e recuperati in numerosi anni di pratica - la croce di sant’Andrea inversibile sull'altro, l'altalena sospesa nell'angolo, il tavolo di contenzione accanto alla porta.
La luce soffusa accolse Sandra, il suo corpo nudo ne assorbì immediatamente l'intrigante calore: “non mi sarei mai aspettata tutto ciò Davide, ho fatto bene ad entrare; non vedo l'ora di iniziare la mia sessione”.
“Come puoi notare questa è una stanza senza finestre e perfettamente insonorizzata”, indicando i pannelli fonoassorbenti che rivestivano tutte le pareti ed il pavimento, “tutto ciò che qui dentro avviene qui dentro rimane. Spero tanto che la tua giovane bocca rimanga in silenzio e non diffonda mai questa realtà. E, ultima raccomandazione, qualora tu volessi in qualsiasi momento interrompere il gioco, vale sempre la stessa safe word che già conosci, ovvero ladybug, d'accordo Sandra?”.
“Si, Signore!”.
“Bene, iniziamo allora”.
La bendai con un foulard nero di raso e la condussi ai piedi del letto. Le ordinai di aprire le gambe e di piegarsi in avanti con le mani ben strette sul ferro battuto della pediera. Dopo aver aperto entrambe le ante dell'armadio, in modo da avere a disposizione tutto il necessario, le legai i polsi con dei lacci di canapa intrecciata e posizionai un catino rettangolare di rame tra le sue caviglie.
“Quando ti ho scopata l'altro giorno, ho apprezzato molto i tuoi copiosi umori vaginali, Sandra. Sono curioso di scoprire quanto ne riesci a generare, se ben manipolata”.
Le misi la mano destra in mezzo alle cosce, quella sinistra a premere sul coccige, e cominciai a toccarla con delicatezza.
Trovandola già umida per l'eccitazione del momento, iniziò a bagnarsi seriamente ad ogni mia decisa carezza. Le infilai dentro due dita masturbandola velocemente e, dopo qualche secondo, accompagnato da un grido liberatorio, arrivò il primo schizzo caldo; le picchiettai per un po' le grandi labbra per poi entrare ancora nella fica. Velocità e profondità.
Il secondo schizzo fu anticipato da una intensa contrazione vaginale; riversò quasi tutto nel catino, tranne le gocce rimaste ancorate nell'interno coscia.
Continuai ancora, aggiungendo un terzo dito e spingendo costantemente sul suo bottoncino interno. Ebbe un altro orgasmo devastante, un fiume in piena fuoriuscì dalla vagina enormemente dilatata; urlò senza più alcun controllo tutto il suo sentire.
La feci respirare giusto il tempo di prendere dall'armadio un dildo, realistico e di medie dimensioni, e penetrarla ancora.
La scopai ad intervalli costanti: 15 affondi veloci per poi tirarlo fuori tutto, generando così schizzi umorali continui.
Suonò improvviso il citofono. Osservando il monitor vidi che la mia ospite aveva accettato l'invito ed aprii il portone d'ingresso.
“Respira e rilassati Sandra, torno subito, ma non farlo scivolare via, stringilo forte”.
“Si, Signore, rimango in attesa”, ansimante.
“Il tuo messaggio ha dato una svolta interessante alla mia alquanto noiosa domenica, grazie dell'invito, Davide”.
Greta, con tutto il suo fascino di donna matura e per di più esperta di moda, entrò in casa col migliore dei suoi sorrisi, evidentemente allietata dalla proposta che le avevo fatto tramite whatsapp.
“Dov'è la vittima sacrificale? Ho una voglia matta di godermela tutta”, sfilandosi il trench e mostrando un tubino nero di pelle che aderiva perfettamente al suo corpo tornito, dal collo a sopra le ginocchia; il tutto suggellato da delle décolleté nere con tacco vertiginoso.
“Seguimi, è di là, nella stanza dei giochi”, ammirando estasiato il suo outfit mozzafiato.
“Ti faccio gola, eh? Faccio ancora la mia porca figura nonostante i miei 50 anni suonati, non credi? Ahahah”.
“Assolutamente si, quasi quasi ti dirotto in camera da letto e ne approfitto, eheheh”.
“Buongustaio! Magari dopo, chissà”, facendo l'occhiolino con grande malizia.
Giunti nella stanza dei giochi ed ammirando la posizione della ragazza, chiese: “a chi appartiene questo giovane culo esposto?”, accarezzando il gluteo destro per poi percuoterlo in modo repentino e sonoro.
La ragazza, pur sorpresa dallo schiaffo, si limitò soltanto ad emettere un appena accennato suono gutturale.
“Si chiama Sandra, è una coinquilina di Alessia allo studentato. Mi aveva chiesto di essere invitata a pranzo, con la piena consapevolezza, ed immagino anche la forte eccitazione, che sarebbe stata lei stessa la pietanza principale”.
“Audace la ragazza o forse troppo ingenua? Sono proprio curiosa di scoprirlo. Da quanto tempo sta così?”,
“Poco più di mezz'ora”.
“Ah, quindi l’hai solo scaldata, bene!”, e rivolgendosi direttamente a Sandra: “buon giorno giovane puledra, come avrai ben compreso siederò anch'io alla tavola imbandita, godendomi ogni istante in cui ti gusteremo in ogni tipo di salsa”, muovendo il dildo ancora piantato nella fica e strappandole un gemito di intenso piacere, “che ne pensi, piccola troia?”.
“Spero di essere all'altezza, Signora Greta”, la voce le uscì strozzata in quanto la stava penetrando con veemenza, muovendo dentro e fuori il cazzo di gomma.
Venne ancora, stringendo le dita attorno al metallo freddo e riversando i suoi umori nel catino; godette di un piacere diverso rispetto ai precedenti, più intimo forse, o semplicemente sorprendente, perché indotto da una persona sconosciuta la cui presenza non aveva messo in conto.
“I miei complimenti piccola troia, se continui così riempirai tutto il contenitore. Ah, beata gioventù moderna! Io alla tua età non sapevo neanche cosa fosse lo squirt, ho iniziato a scoprirne il piacere soltanto in tarda età e grazie al Signore qui presente. E, comunque, noi tardone lo chiamavano diversamente, ahahah”.
Si piegò sulle gambe ed osservò con ammirazione, e forse anche con un pizzico di invidia, i grandi seni di Sandra penzolanti; avvicinò pollice ed indice al capezzolo più vicino e strinse forte, tirandolo verso il basso. La ragazza emise un unico grido strozzato, la sua vagina si contrasse forte e strozzò ancora di più il fallo piantato dentro di lei.
“Posso usufruire dei tuoi giocattoli nell'armadio, Davide?”, mi chiese con occhi languidi.
“Ovviamente sì, fanne l'uso che meglio credi”.
Da uno scaffale Greta prese due pinze in metallo alle quali agganciò due pesi da 50 grammi ciascuno. Piegandosi, non più sulle gambe, ma in avanti e mostrandomi volontariamente il culo spinto all'insù, appese le pinze ai capezzoli di Sandra, strappando a quest'ultima un “sì, oh sì, grazie Signora” ben scandito da voce tremante.
Si sollevò, osservandomi con sguardo interrogativo: “sei stato tu oppure la giovane troia ti ha fatto una dedica?”.
“Ahahah, è stata lei, intraprendente vero?”.
“Eh sì, merita considerazione, ne dovremo tenere conto nelle prossime ore”, ammiccando sorridente anche lei.
Mi posizionai dietro Sandra, mossi e roteai un po' il vibratore in modo da farlo scivolare dentro e fuori lentamente: “è ormai troppo dilatata per questa misura, prendine un altro più grosso, magari quello che più ispira te in forma e colore, come se dovessi usarlo per il tuo di piacere”.
Greta scelse un dildo nero, lungo, venoso e largo; non il più grande, ma sicuramente importante: “magari, dopo, lo userai anche con me, intriso di lei”, seriamente ed evidentemente eccitata.
Lo feci entrare nella vagina di Sandra molto lentamente ma fino in fondo, senza fermarmi un attimo e contrastando ogni minimo sentore di rifiuto. Questo fece irrigidire il suo corpo e fece sobbalzare i suoi seni costretti. Una voce sottile uscì sibilante dalla sua bocca spalancata a causa della intensa sensazione di pienezza: “oh sì, violenta la mia indole, Signore, rendi la tua cagna degna di te”.
Iniziai a praticarle un movimento rotatorio per poi trasformarlo in un dentro fuori veloce; più il ritmo della penetrazione aumentava, più il suo culo volontariamente si avvicinava a volerlo sentire tutto; più il ritmo divenne frenetico, più i suoi gemiti superarono la soglia della decenza. Urlò con tutta se stessa l'ennesimo orgasmo, questa volta intensissimo, che la colse, perdendo completamente il controllo del suo corpo vibrante senza alcuna regola.
Un terremoto di puro piacere che venne amplificato ancora di più dalle due dita di Greta infilate, improvvisamente, in fondo al suo culo: “è stretta la giovane troietta, buco ancora vergine, forse. Interessante! Forse per questo non ancora dedita alla corretta pulizia”, estraendo le due dita sporcate dalle deiezioni, “vado a lavarmi e sanificarmi, questa troietta deve essere meglio educata, ahahah”, allontanandosi in direzione del bagno.
“Mi dispiace Signore, sono profondamente mortificata”, con voce ancora rotta dalla fatica dell'orgasmo ed evidentemente sincera.
“Nessun problema Sandra, sono rischi del mestiere, diciamo così. Godo comunque dell'umiliazione che ti è stata inflitta; mi piace la sensazione di vergogna ed annichilimento che stai provando in questo momento. Adesso ti libero di tutto e corri in bagno a lavarti anche tu, lurida cagna, così potremo continuare”.
Così feci.
Mentre si allontanava claudicante e ad occhi bassi, guardai il telefono e lessi un messaggio di Alessia al quale risposi.
Giunto a casa, dopo aver fatto una lunga doccia rinfrescante e rinvigorente, ricevetti un wathsapp da un numero non memorizzato: “mi inviti a pranzo, Davide?”.
Rimasi interdetto per un po’, cercando di capire chi potesse essere, ma nessuna intuizione mi fu d'aiuto.
Trascorsi alcuni minuti, arrivò un altro messaggio dallo stesso numero sconosciuto: “ mi avevi fatto una promessa, zietto!”.
Mi si accese improvvisamente una lampadina: “Sandra?”.
“Bingo!”, seguito da una emotes sorridente.
Immediatamente dopo seguì una fotografia con una didascalia: “il mio corpo è irrimediabilmente segnato dalla tua mente e dal tuo cazzo!”.
Il selfie la ritraeva a petto nudo davanti allo specchio del bagno e con il mio nome scritto, a caratteri cubitali, col pennarello nero. Entrambi i grossi seni, col capezzolo turgido, erano marchiati con le mie lettere ed il viso esprimeva piena soddisfazione.
“Se me lo concedi, sarò a tua completa disposizione, oggetto di ogni tua perversione, finché la scritta non si cancellerà”.
“Ti aspetto tra un'ora, sai già dove abito. Ma attenta Sandra, prendo in parola le tue affermazioni. Varcata la soglia non potrai più tornare indietro”.
Entrò in casa 50 minuti dopo, sguardo curioso ed atteggiamento da giovane spavalda, ma evidentemente non a suo completo agio.
Indossava una minigonna di jeans, degli stivaletti con tacco abbastanza pronunciato, un top col décolleté in bella vista, che dava lustro ad alcune lettere del mio nome, ed un giacchetto anch'esso di jeans.
Capelli sciolti ed il suo solito trucco pesante.
“Seguimi Sandra, andiamo nella mia stanza dei giochi. Dietro questa porta c'è una realtà che sicuramente ti incuriosisce, visti i tanti giocattoli erotici che collezioni, ma non è detto che possa piacerti fino in fondo. Ti chiedo ancora, sei sicura?”.
“Si, sono un po' nervosa, ma voglio entrare a fare parte del tuo mondo BDSM, come anche Alessia ha fatto”.
“Alessia non è mai entrata in questa stanza perché non è ancora pronta a farlo. Ma se tu senti, al contrario, di poterlo fare subito, spogliati completamente ed entra nel mio mondo”.
Si denudò con calcolata lentezza non avendo però il coraggio di guardarmi negli occhi mentre la osservavo attentamente in ogni suo movimento. Rimase in intimo a piedi scalzi sul pavimento un attimo di troppo - stava forse valutando la possibilità di tirarsi indietro? - per poi sfilare le mutandine ed il reggiseno e, con un grande sospiro che le sollevò i seni, mi disse: “sono pronta, sono nelle tue mani esperte”.
Entrammo nella stanza dei giochi, opportunamente arredata con gli strumenti necessari alla mia personale passione; il grande letto in ferro battuto sulla parete principale di fronte all'ingresso, l'armadio in legno massello su un lato - con tutti gli accessori acquistati e recuperati in numerosi anni di pratica - la croce di sant’Andrea inversibile sull'altro, l'altalena sospesa nell'angolo, il tavolo di contenzione accanto alla porta.
La luce soffusa accolse Sandra, il suo corpo nudo ne assorbì immediatamente l'intrigante calore: “non mi sarei mai aspettata tutto ciò Davide, ho fatto bene ad entrare; non vedo l'ora di iniziare la mia sessione”.
“Come puoi notare questa è una stanza senza finestre e perfettamente insonorizzata”, indicando i pannelli fonoassorbenti che rivestivano tutte le pareti ed il pavimento, “tutto ciò che qui dentro avviene qui dentro rimane. Spero tanto che la tua giovane bocca rimanga in silenzio e non diffonda mai questa realtà. E, ultima raccomandazione, qualora tu volessi in qualsiasi momento interrompere il gioco, vale sempre la stessa safe word che già conosci, ovvero ladybug, d'accordo Sandra?”.
“Si, Signore!”.
“Bene, iniziamo allora”.
La bendai con un foulard nero di raso e la condussi ai piedi del letto. Le ordinai di aprire le gambe e di piegarsi in avanti con le mani ben strette sul ferro battuto della pediera. Dopo aver aperto entrambe le ante dell'armadio, in modo da avere a disposizione tutto il necessario, le legai i polsi con dei lacci di canapa intrecciata e posizionai un catino rettangolare di rame tra le sue caviglie.
“Quando ti ho scopata l'altro giorno, ho apprezzato molto i tuoi copiosi umori vaginali, Sandra. Sono curioso di scoprire quanto ne riesci a generare, se ben manipolata”.
Le misi la mano destra in mezzo alle cosce, quella sinistra a premere sul coccige, e cominciai a toccarla con delicatezza.
Trovandola già umida per l'eccitazione del momento, iniziò a bagnarsi seriamente ad ogni mia decisa carezza. Le infilai dentro due dita masturbandola velocemente e, dopo qualche secondo, accompagnato da un grido liberatorio, arrivò il primo schizzo caldo; le picchiettai per un po' le grandi labbra per poi entrare ancora nella fica. Velocità e profondità.
Il secondo schizzo fu anticipato da una intensa contrazione vaginale; riversò quasi tutto nel catino, tranne le gocce rimaste ancorate nell'interno coscia.
Continuai ancora, aggiungendo un terzo dito e spingendo costantemente sul suo bottoncino interno. Ebbe un altro orgasmo devastante, un fiume in piena fuoriuscì dalla vagina enormemente dilatata; urlò senza più alcun controllo tutto il suo sentire.
La feci respirare giusto il tempo di prendere dall'armadio un dildo, realistico e di medie dimensioni, e penetrarla ancora.
La scopai ad intervalli costanti: 15 affondi veloci per poi tirarlo fuori tutto, generando così schizzi umorali continui.
Suonò improvviso il citofono. Osservando il monitor vidi che la mia ospite aveva accettato l'invito ed aprii il portone d'ingresso.
“Respira e rilassati Sandra, torno subito, ma non farlo scivolare via, stringilo forte”.
“Si, Signore, rimango in attesa”, ansimante.
“Il tuo messaggio ha dato una svolta interessante alla mia alquanto noiosa domenica, grazie dell'invito, Davide”.
Greta, con tutto il suo fascino di donna matura e per di più esperta di moda, entrò in casa col migliore dei suoi sorrisi, evidentemente allietata dalla proposta che le avevo fatto tramite whatsapp.
“Dov'è la vittima sacrificale? Ho una voglia matta di godermela tutta”, sfilandosi il trench e mostrando un tubino nero di pelle che aderiva perfettamente al suo corpo tornito, dal collo a sopra le ginocchia; il tutto suggellato da delle décolleté nere con tacco vertiginoso.
“Seguimi, è di là, nella stanza dei giochi”, ammirando estasiato il suo outfit mozzafiato.
“Ti faccio gola, eh? Faccio ancora la mia porca figura nonostante i miei 50 anni suonati, non credi? Ahahah”.
“Assolutamente si, quasi quasi ti dirotto in camera da letto e ne approfitto, eheheh”.
“Buongustaio! Magari dopo, chissà”, facendo l'occhiolino con grande malizia.
Giunti nella stanza dei giochi ed ammirando la posizione della ragazza, chiese: “a chi appartiene questo giovane culo esposto?”, accarezzando il gluteo destro per poi percuoterlo in modo repentino e sonoro.
La ragazza, pur sorpresa dallo schiaffo, si limitò soltanto ad emettere un appena accennato suono gutturale.
“Si chiama Sandra, è una coinquilina di Alessia allo studentato. Mi aveva chiesto di essere invitata a pranzo, con la piena consapevolezza, ed immagino anche la forte eccitazione, che sarebbe stata lei stessa la pietanza principale”.
“Audace la ragazza o forse troppo ingenua? Sono proprio curiosa di scoprirlo. Da quanto tempo sta così?”,
“Poco più di mezz'ora”.
“Ah, quindi l’hai solo scaldata, bene!”, e rivolgendosi direttamente a Sandra: “buon giorno giovane puledra, come avrai ben compreso siederò anch'io alla tavola imbandita, godendomi ogni istante in cui ti gusteremo in ogni tipo di salsa”, muovendo il dildo ancora piantato nella fica e strappandole un gemito di intenso piacere, “che ne pensi, piccola troia?”.
“Spero di essere all'altezza, Signora Greta”, la voce le uscì strozzata in quanto la stava penetrando con veemenza, muovendo dentro e fuori il cazzo di gomma.
Venne ancora, stringendo le dita attorno al metallo freddo e riversando i suoi umori nel catino; godette di un piacere diverso rispetto ai precedenti, più intimo forse, o semplicemente sorprendente, perché indotto da una persona sconosciuta la cui presenza non aveva messo in conto.
“I miei complimenti piccola troia, se continui così riempirai tutto il contenitore. Ah, beata gioventù moderna! Io alla tua età non sapevo neanche cosa fosse lo squirt, ho iniziato a scoprirne il piacere soltanto in tarda età e grazie al Signore qui presente. E, comunque, noi tardone lo chiamavano diversamente, ahahah”.
Si piegò sulle gambe ed osservò con ammirazione, e forse anche con un pizzico di invidia, i grandi seni di Sandra penzolanti; avvicinò pollice ed indice al capezzolo più vicino e strinse forte, tirandolo verso il basso. La ragazza emise un unico grido strozzato, la sua vagina si contrasse forte e strozzò ancora di più il fallo piantato dentro di lei.
“Posso usufruire dei tuoi giocattoli nell'armadio, Davide?”, mi chiese con occhi languidi.
“Ovviamente sì, fanne l'uso che meglio credi”.
Da uno scaffale Greta prese due pinze in metallo alle quali agganciò due pesi da 50 grammi ciascuno. Piegandosi, non più sulle gambe, ma in avanti e mostrandomi volontariamente il culo spinto all'insù, appese le pinze ai capezzoli di Sandra, strappando a quest'ultima un “sì, oh sì, grazie Signora” ben scandito da voce tremante.
Si sollevò, osservandomi con sguardo interrogativo: “sei stato tu oppure la giovane troia ti ha fatto una dedica?”.
“Ahahah, è stata lei, intraprendente vero?”.
“Eh sì, merita considerazione, ne dovremo tenere conto nelle prossime ore”, ammiccando sorridente anche lei.
Mi posizionai dietro Sandra, mossi e roteai un po' il vibratore in modo da farlo scivolare dentro e fuori lentamente: “è ormai troppo dilatata per questa misura, prendine un altro più grosso, magari quello che più ispira te in forma e colore, come se dovessi usarlo per il tuo di piacere”.
Greta scelse un dildo nero, lungo, venoso e largo; non il più grande, ma sicuramente importante: “magari, dopo, lo userai anche con me, intriso di lei”, seriamente ed evidentemente eccitata.
Lo feci entrare nella vagina di Sandra molto lentamente ma fino in fondo, senza fermarmi un attimo e contrastando ogni minimo sentore di rifiuto. Questo fece irrigidire il suo corpo e fece sobbalzare i suoi seni costretti. Una voce sottile uscì sibilante dalla sua bocca spalancata a causa della intensa sensazione di pienezza: “oh sì, violenta la mia indole, Signore, rendi la tua cagna degna di te”.
Iniziai a praticarle un movimento rotatorio per poi trasformarlo in un dentro fuori veloce; più il ritmo della penetrazione aumentava, più il suo culo volontariamente si avvicinava a volerlo sentire tutto; più il ritmo divenne frenetico, più i suoi gemiti superarono la soglia della decenza. Urlò con tutta se stessa l'ennesimo orgasmo, questa volta intensissimo, che la colse, perdendo completamente il controllo del suo corpo vibrante senza alcuna regola.
Un terremoto di puro piacere che venne amplificato ancora di più dalle due dita di Greta infilate, improvvisamente, in fondo al suo culo: “è stretta la giovane troietta, buco ancora vergine, forse. Interessante! Forse per questo non ancora dedita alla corretta pulizia”, estraendo le due dita sporcate dalle deiezioni, “vado a lavarmi e sanificarmi, questa troietta deve essere meglio educata, ahahah”, allontanandosi in direzione del bagno.
“Mi dispiace Signore, sono profondamente mortificata”, con voce ancora rotta dalla fatica dell'orgasmo ed evidentemente sincera.
“Nessun problema Sandra, sono rischi del mestiere, diciamo così. Godo comunque dell'umiliazione che ti è stata inflitta; mi piace la sensazione di vergogna ed annichilimento che stai provando in questo momento. Adesso ti libero di tutto e corri in bagno a lavarti anche tu, lurida cagna, così potremo continuare”.
Così feci.
Mentre si allontanava claudicante e ad occhi bassi, guardai il telefono e lessi un messaggio di Alessia al quale risposi.
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