Frozen: Gelida Lussuria
di
Lovely669
genere
orge
Elsa, la regina del ghiaccio, aveva ventuno anni e un corpo da dea: seni alti e sodi, capezzoli rosa chiaro che sembravano scolpiti nel marmo, vita stretta e un culo perfetto che ondeggiava mentre camminava nuda per le sale del palazzo di ghiaccio. Quella notte il desiderio la divorava. Il potere dentro di lei era incontenibile.
Si sdraiò sul trono di cristallo gelato, le gambe spalancate. Con un gesto della mano creò due grosse stalattiti di ghiaccio, lisce, fredde, una spessa e venata, l’altra più lunga e ricurva. Ne prese una e se la strofinò lentamente sulla figa già bagnata e fumante per il contrasto di temperature. Il gelo le strappò un gemito acuto. Spinse la punta dentro di sé, lentamente, sentendo il ghiaccio freddo che le dilatava le pareti bollenti della figa.
«Ohhh… sì… più freddo…» ansimò.
Iniziò a fottersi con violenza, spingendo la stalattite sempre più a fondo, mentre con l’altra mano si torceva un capezzolo e creava piccoli ghiaccioli che le succhiavano il clitoride. Il piacere era intenso, quasi doloroso. Veniva schizzando umori che si congelavano all’istante sul trono, il corpo scosso da orgasmi violenti mentre la stalattite la riempiva completamente.
Ma non le bastava.
Olaf, il pupazzo di neve vivente, entrò nella stanza attirato dai gemiti. Il suo naso a carota era grosso, lungo e arancione, perfettamente dritto.
«Ciao Elsa! Hai freddo? Posso aiutarti a scaldarti!» disse con la sua vocina innocente, ma i suoi occhi neri brillavano di una nuova consapevolezza.
Elsa, ancora con la stalattite infilata nella figa, lo guardò con lussuria. «Vieni qui, Olaf… usa quel naso.»
Lo fece avvicinare. Olaf infilò la carota nel posto della stalattite, spingendola dentro la figa bollente di Elsa. Il contrasto tra il ghiaccio e la carota calda e ruvida la fece urlare di piacere. Olaf la fotteva con il naso, muovendo la testa avanti e indietro mentre lei gli teneva il corpo di neve e gli strofinava la figa sulla faccia.
«Più forte, stupido pupazzo! Scopami con quella carota!»
Olaf obbediva entusiasta, spingendo la carota fino in fondo, ruotandola. Poi Elsa lo girò e gli fece infilare il naso nel culo, mentre lei stessa si toccava la figa fradicia. Il pupazzo di neve la leccava con la sua lingua fredda ovunque, e alla fine Elsa gli venne in faccia, spruzzando così tanto che parte della neve di Olaf cominciò a sciogliersi.
Nello stesso momento, in un’altra ala del palazzo, Anna (diciotto anni, corpo morbido e pieno di lentiggini, tette piccole ma sode) era a quattro zampe sul letto di pelliccia. Kristoff la stava sbattendo da dietro con il suo cazzo grosso e duro da montanaro, grugnendo come un orso.
«Sì! Più forte, Kristoff! Spaccami!» urlava Anna.
Ma non erano soli. Sven, la renna fedele, era lì con loro. La bestia enorme aveva un cazzo lungo e rosa che pendeva già mezzo duro, ma era soprattutto la sua lingua grande, calda e ruvida che amava usare.
Mentre Kristoff la inculava con forza, Sven infilò la testa tra le gambe di Anna e cominciò a leccarle la figa e il clitoride con quella lingua enorme. La renna leccava con passione animalesca, la lingua che entrava dentro di lei insieme al cazzo di Kristoff, bagnando tutto di saliva calda. Anna impazziva di piacere, urlando e spingendo indietro il culo.
«Leccami Sven! Leccami tutta, brava renna porca!»
Kristoff la teneva per i capelli, sbattendola senza pietà, mentre Sven le leccava anche il buco del culo, infilandoci la punta della lingua. Poi Kristoff tirò fuori il cazzo e lo spinse nella bocca di Anna, facendole ingoiare fino alle palle, mentre Sven montava da dietro e cercava di infilare il suo grosso cazzo di renna nella figa fradicia della ragazza.
Anna veniva di continuo, squirtando sulla lingua di Sven, il corpo scosso da orgasmi depravati. Kristoff le venne in gola, Sven le schizzò fiotti caldi di sborra animale sulla schiena e sul culo.
Nel frattempo Elsa, ancora con Olaf, creò un enorme dildo di ghiaccio e chiamò tutti nella sala principale. La notte finì in un’orgia gelida e bestiale: Elsa che si faceva leccare da Sven mentre Olaf la fotteva con la carota, Anna che cavalcava Kristoff e succhiava i capezzoli di Elsa, lingue, cazzi, ghiaccio e saliva ovunque.
Il regno di Arendelle non era mai stato così caldo dentro il ghiaccio.
E vissero tutti depravati, porci e felici… per sempre.
Si sdraiò sul trono di cristallo gelato, le gambe spalancate. Con un gesto della mano creò due grosse stalattiti di ghiaccio, lisce, fredde, una spessa e venata, l’altra più lunga e ricurva. Ne prese una e se la strofinò lentamente sulla figa già bagnata e fumante per il contrasto di temperature. Il gelo le strappò un gemito acuto. Spinse la punta dentro di sé, lentamente, sentendo il ghiaccio freddo che le dilatava le pareti bollenti della figa.
«Ohhh… sì… più freddo…» ansimò.
Iniziò a fottersi con violenza, spingendo la stalattite sempre più a fondo, mentre con l’altra mano si torceva un capezzolo e creava piccoli ghiaccioli che le succhiavano il clitoride. Il piacere era intenso, quasi doloroso. Veniva schizzando umori che si congelavano all’istante sul trono, il corpo scosso da orgasmi violenti mentre la stalattite la riempiva completamente.
Ma non le bastava.
Olaf, il pupazzo di neve vivente, entrò nella stanza attirato dai gemiti. Il suo naso a carota era grosso, lungo e arancione, perfettamente dritto.
«Ciao Elsa! Hai freddo? Posso aiutarti a scaldarti!» disse con la sua vocina innocente, ma i suoi occhi neri brillavano di una nuova consapevolezza.
Elsa, ancora con la stalattite infilata nella figa, lo guardò con lussuria. «Vieni qui, Olaf… usa quel naso.»
Lo fece avvicinare. Olaf infilò la carota nel posto della stalattite, spingendola dentro la figa bollente di Elsa. Il contrasto tra il ghiaccio e la carota calda e ruvida la fece urlare di piacere. Olaf la fotteva con il naso, muovendo la testa avanti e indietro mentre lei gli teneva il corpo di neve e gli strofinava la figa sulla faccia.
«Più forte, stupido pupazzo! Scopami con quella carota!»
Olaf obbediva entusiasta, spingendo la carota fino in fondo, ruotandola. Poi Elsa lo girò e gli fece infilare il naso nel culo, mentre lei stessa si toccava la figa fradicia. Il pupazzo di neve la leccava con la sua lingua fredda ovunque, e alla fine Elsa gli venne in faccia, spruzzando così tanto che parte della neve di Olaf cominciò a sciogliersi.
Nello stesso momento, in un’altra ala del palazzo, Anna (diciotto anni, corpo morbido e pieno di lentiggini, tette piccole ma sode) era a quattro zampe sul letto di pelliccia. Kristoff la stava sbattendo da dietro con il suo cazzo grosso e duro da montanaro, grugnendo come un orso.
«Sì! Più forte, Kristoff! Spaccami!» urlava Anna.
Ma non erano soli. Sven, la renna fedele, era lì con loro. La bestia enorme aveva un cazzo lungo e rosa che pendeva già mezzo duro, ma era soprattutto la sua lingua grande, calda e ruvida che amava usare.
Mentre Kristoff la inculava con forza, Sven infilò la testa tra le gambe di Anna e cominciò a leccarle la figa e il clitoride con quella lingua enorme. La renna leccava con passione animalesca, la lingua che entrava dentro di lei insieme al cazzo di Kristoff, bagnando tutto di saliva calda. Anna impazziva di piacere, urlando e spingendo indietro il culo.
«Leccami Sven! Leccami tutta, brava renna porca!»
Kristoff la teneva per i capelli, sbattendola senza pietà, mentre Sven le leccava anche il buco del culo, infilandoci la punta della lingua. Poi Kristoff tirò fuori il cazzo e lo spinse nella bocca di Anna, facendole ingoiare fino alle palle, mentre Sven montava da dietro e cercava di infilare il suo grosso cazzo di renna nella figa fradicia della ragazza.
Anna veniva di continuo, squirtando sulla lingua di Sven, il corpo scosso da orgasmi depravati. Kristoff le venne in gola, Sven le schizzò fiotti caldi di sborra animale sulla schiena e sul culo.
Nel frattempo Elsa, ancora con Olaf, creò un enorme dildo di ghiaccio e chiamò tutti nella sala principale. La notte finì in un’orgia gelida e bestiale: Elsa che si faceva leccare da Sven mentre Olaf la fotteva con la carota, Anna che cavalcava Kristoff e succhiava i capezzoli di Elsa, lingue, cazzi, ghiaccio e saliva ovunque.
Il regno di Arendelle non era mai stato così caldo dentro il ghiaccio.
E vissero tutti depravati, porci e felici… per sempre.
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