Il proibito
di
marios
genere
masturbazione
Il sole comincia a produrre i suoi effetti devastanti sulla mia concentrazione e sulla pelle.
L’iPhone è bollente, non riesco a tenerlo per bene in mano. Gli trovo un riparo sotto la mia polo accartocciata sul telo. Serve a poco: si muore anche all’ombra.
Non c’è un soffio di vento e se non mi rinfresco il capo mi becco un’insolazione esiziale.
Faccio due passi sui sassi bollenti, arrivo a riva e mi accovaccio per raccogliere un po’ d’acqua per bagnarmi i capelli; poi ci ripenso, meglio un tuffo completo.
Che freschezza!
Sì, ma quando dura? In quanto tempo evapora questa freschezza?
Gli altri sono troppo distanti in acqua, mi dà noia raggiungerli a nuoto.
Siamo qui in vacanza da tre giorni e per fortuna abbiamo preso un hotel praticamente a due passi dalla spiaggia.
Ecco: adesso vorrei tornarmene in hotel per una bella doccia congelata.
Siamo tutti qui, una meritata vacanza di gruppo come non se ne vedevano da anni.
Tutto tranne Pierpaolo, che ha preferito la Grecia con Carlotta, la sua fidanzata.
Invece della doccia in hotel ritorno a stendermi sul telo, almeno adesso grondo acqua e poi che noia sarebbe tornarmene da solo in camera.
Mi stendo con poca forza, la mia sagoma bagnata sul fresco cotone.
Riprendo il telefono. Stranamente, oggi la connessione è veloce. Saranno l’orario e il caldo che hanno reso la spiaggia meno affollata? Gli unici stronzi che hanno deciso di acchiapparsi un’insolazione siamo noi, per l’appunto.
Rispondo a qualche messaggio arretrato, leggo di irrealistiche notizie di calciomercato che riguardano la Fiorentina. Entro ed esco dalle app con una velocità che negli scorsi giorni era solo una chimera, vista la linea scadente.
Apro Instagram, scrollo annoiato.
Qualche sciocco reel, post sboroni di gente in vacanza. Poi un colpo tra il cuore e lo stomaco. Gli occhi si aprono di più per vedere meglio.
Il pollice si arresta.
In un fulmineo susseguirsi di secondi: guardo la protagonista della foto, leggo il nome dell’account un po’ più in alto.
Carlotta.
Sì, la ragazza di Pierpaolo.
Carlotta era sempre stata magnetica, elegante, sfuggente. Provocante senza volerlo. Quello era il problema.
Però era la ragazza di Pierpaolo. Il cervello sa liquidare queste questioni prima ancora di iniziarle.
Non credo di averla mai fissata davvero. Per pudore o educazione.
Quando c’è qualche suo post o storia ammaliante - a dir la verità non molti -, vado avanti. Veloce. Non mi lascio ipnotizzare, non mi soffermo sui dettagli.
È inevitabile, naturale, osservarla quando ci troviamo insieme. Ma sono pensieri rapidi, automatici. Roba che passa senza lasciare niente. Semplicemente entra nel mio campo visivo!
Mai fatto pensieri lascivi su di lei, mai.
Adesso qualcosa si sta inceppando. Comincio ad ammetterlo a me stesso. Il caldo, la noia.
O forse semplicemente non mi masturbo da tre giorni.
Per un secondo ho pensato fosse una pubblicità, una modella pescata dall’algoritmo. Poi ho riconosciuto il viso. Malinconico, disturbante. Sensuale.
Comincio a sostare pericolosamente sulla prima foto di un carousel di 10 foto.
Deglutisco nervosamente.
Faccio zoom sulla prima foto, dunque.
Carlotta è in piedi nell’acqua cristallina, leggermente di tre quarti. I capelli neri sono completamente bagnati, le ricadono pesanti sulla spalla destra e sul petto. La testa è inclinata all’indietro, il mento sollevato, gli occhi socchiusi verso il sole. Il viso ha un’espressione di puro piacere: labbra socchiuse, collo lungo e teso. Il bikini nero è annodato sul davanti, al centro del seno: due laccetti sottili formano un piccolo fiocco che tiene uniti i due triangoli di tessuto. Il nodo è morbido, il tessuto si apre leggermente creando un décolleté profondo e invitante. Inspiegabilmente voluminoso.
L’acqua le scivola sulla pelle, lasciando piccole gocce brillanti sulla clavicola e tra i seni. La vita è sottile, l’addome piatto e morbido. Si intravede il bordo inferiore del bikini.
Swipe.
Un video breve. Carlotta raccoglie i capelli con entrambe le mani. Non riesco a smettere di guardarla, forse non mi concentro neanche troppo per bene. Perché comincio ad eccitarmi. Sono in preda ad una strana irrequietezza. una mano raccoglie i capelli bagnati dietro la nuca, l’altra li strizza. Il busto è teso, il seno spinge contro il tessuto nero del bikini, che sembra sul punto di cedere. La pelle è lucida e bagnata, i muscoli delle braccia e delle spalle sono delicatamente definiti. L’acqua crea riflessi sulla curva del seno, sulla vita e sui fianchi. L’espressione è concentrata e naturale, quasi intima. Il corpo appare slanciato e sinuoso, con una bellissima linea che dal collo scende fino al fianco.
Swipe.
Accovacciata sui sassi, di schiena. Eccolo il vero scatto del carousel, sapientemente piazzato in terza posizione. I capelli bagnati le ricadono lungo la schiena in ciocche disordinate. La spina dorsale crea una curva elegante che scende fino alle fossette lombari. Il bikini nero è ridotto a un perizoma: le natiche rotonde, alte e sode sono completamente esposte, lucide per l’acqua di mare. La pelle è cosparsa di minuscole gocce che brillano al sole. Le cosce sono piene e toniche, la posizione accovacciata accentua la rotondità del fondoschiena.
Sento qualcosa di serio stringermi lo stomaco.
Ma che cazzo ha combinato questa? Dico tra me.
Guardo verso il mare, verso i ragazzi in acqua. Nessuno mi sta guardando.
Torno subito alle foto.
Swipe.
Foto di un libro con pagine dispiegate al vento. Chi cazzo se ne frega. Il mio cervello ordina al pollice immediatamente di passare avanti.
Swipe.
Sembra la foto di prima, ma forse è ancora meglio.
Carlotta ha le braccia alzate, le mani raccolgono i capelli bagnati. Guarda verso l’obiettivo con uno sguardo diretto, leggermente malizioso. Il seno è spinto verso l’alto, molto evidenziato dal movimento. Il bikini nero contrasta con la pelle dorata. Si vedono chiaramente le gocce d’acqua sul petto, sulla pancia e sui fianchi. La vita sottile e i fianchi morbidi creano una silhouette a clessidra molto accentuata. Il suo viso è in attesa. Di cosa?, mi chiedo.
Swipe.
Foto di un pompelmo. Brava. Aesthetic. Ma non mi interessa.
Swipe.
Carlotta ancora seduta di schiena, su uno scoglio nell’acqua bassa. Stavolta è più lontana dall’obiettivo. Infatti è in topless, ma non è molto evidente. Schiena curva, capelli bagnati che le scendono lungo la spina dorsale, natiche rotonde appoggiate sulla roccia.
Fine.
Mi infilo in un pensiero rapido: dobbiamo farci una sega. Mi dispiace. Ma adesso dobbiamo segarci su Carlotta.
Meglio in cabina o in hotel? Dilemma.
Guardo intorno a me, c’è l’olio abbronzante al cocco di quel cretino di Riccardo. Sarà mio alleato.
Per fortuna so controllare l’erezione, ma il cuore mi batte all’impazzata e nelle vene scorre un sangue ardente che assomiglia a un fiume di lava.
Medito che forse è meglio tornare un attimo in hotel.
Mi sento come se avessi l’astinenza da una droga particolare. Credo che non resisterò a lungo se vado in hotel. Mi alzo, porto con me telefono e olio di cocco, lascio tutto il resto sul telo.
A testa bassa, guardando la sabbia, confermo la mia decisione: mi dirigo verso le cabine.
Attraverso a battigia a passo veloce, quasi correndo, fino alle cabine di legno sul retro. Entro nella prima libera, chiudo la porta con il chiavistello e mi appoggiò contro il legno bollente. Questo piccolo ambiente in penombra, che odora di sale e legno scaldato dal sole, sarà la sede della mia prima sega su Carlotta.
Non perdo tempo, mi abbasso il costume con mani tremanti, il minimo per far uscire il pene.
Ritorno sulle foto di Carlotta. Non ho fretta. La cabina è piccola, calda, impregnata dell’odore di legno scaldato dal sole e di salsedine. Mi abbasso del tutto il costume, ora sono duro e il pene mi schiaffeggia pesantemente contro la pancia. Prendo l’olio di cocco, ne verso una quantità oscena sul palmo e lo spalmo lentamente lungo tutta l’asta, fino al glande lucido e sensibile. Il primo movimento è lento, quasi pigro. Solo per assaporare. Voglio godermi tutto il profilo di Carlotta e, in preda all’eccitazione, le piazzo il primo like della mia vita all’ultimo post, quello che ha scatenato tutto questo. Scorro il profilo con il pollice, poche foto, ma una per una, senza fretta.
La prima che mi ferma è una allo specchio, in un corridoio. Il top di pizzo beige è così sottile che si vede il colore più scuro dei capezzoli attraverso il tessuto. Il pizzo le avvolge il seno come una seconda pelle, lo stringe, lo solleva. I due triangoli di merletto si incontrano in un fiocchetto fragile proprio in mezzo alla scollatura profonda. Zoommo. Si vedono le vene leggere sotto la pelle dorata, il leggero luccichio di sudore o crema tra i seni. La pancia piatta, l’ombelico perfetto, la piega morbida dove inizia il jeans bianco a vita bassa.
La mano scivola su e giù, lentissima. Sento ogni vena del pene pulsare contro le dita oliate.
Ripenso allora alle parole degli altri, quelle che fingevo di non sentire:
«Carlotta è una trombata ambulante», «Maremma le poppe di Carlotta!»,
Allora anch’io mormoro piano, «Carlotta…»
Passo alla foto successiva. Quella con i capelli mezzo raccolti, il top bianco di pizzo ancora più indecente. Il braccio alzato dietro la testa le tira su il seno in modo osceno. Le spalline sottili segnano le spalle. Lo sguardo è obliquo, diretto all’obiettivo, come se sapesse esattamente chi la sta guardando e cosa sta facendo. Le labbra carnose, lucide, leggermente aperte.
Stringo un po’ di più la presa, ma continuo lento. Voglio far durare.
La mano accelera appena. L’olio fa un rumore bagnato, osceno, che riempie la cabina.
Ora non mi scandalizzo più. Le assaporo. Le faccio mie.
L’eccitazione sale lenta, densa, quasi dolorosa. Il pene è lucido, enorme nella mia mano. Continuo a scorrere, fermandomi su ogni dettaglio.
Alla fine torno alla foto del top beige, quella più esplicita. La guardo fisso. Immagino di strapparle quel pizzo inutile, di prenderle le tette in mano, di succhiarle forte i capezzoli mentre lei ansima il nome di Pierpaolo e invece viene per me. Immagino di farla mettere a quattro zampe su quel pavimento di legno, di abbassarle i jeans fino alle ginocchia e di entrarle dentro con un colpo solo, sentendo quanto è stretta e calda.
La mano ora è frenetica. Il rumore è osceno. Il respiro corto.
«Che trombata sei Carlotta!» ringhio tra i denti.
L’orgasmo arriva come una onda lunga, profonda. Schizzo violentemente contro la parete della tazza, getti densi, potenti, mescolati all’olio, che continuano a uscire mentre continuo a segarmi guardandola. Le gambe mi tremano. Sento il cuore nelle orecchie.
Rimango lì, il cazzo ancora duro nella mano sporca, tiro un sospiro di sollievo pesante, gli occhi fissi sullo schermo dove lei mi guarda seria, bellissima, irraggiungibile.
E già so che non è finita.
L’iPhone è bollente, non riesco a tenerlo per bene in mano. Gli trovo un riparo sotto la mia polo accartocciata sul telo. Serve a poco: si muore anche all’ombra.
Non c’è un soffio di vento e se non mi rinfresco il capo mi becco un’insolazione esiziale.
Faccio due passi sui sassi bollenti, arrivo a riva e mi accovaccio per raccogliere un po’ d’acqua per bagnarmi i capelli; poi ci ripenso, meglio un tuffo completo.
Che freschezza!
Sì, ma quando dura? In quanto tempo evapora questa freschezza?
Gli altri sono troppo distanti in acqua, mi dà noia raggiungerli a nuoto.
Siamo qui in vacanza da tre giorni e per fortuna abbiamo preso un hotel praticamente a due passi dalla spiaggia.
Ecco: adesso vorrei tornarmene in hotel per una bella doccia congelata.
Siamo tutti qui, una meritata vacanza di gruppo come non se ne vedevano da anni.
Tutto tranne Pierpaolo, che ha preferito la Grecia con Carlotta, la sua fidanzata.
Invece della doccia in hotel ritorno a stendermi sul telo, almeno adesso grondo acqua e poi che noia sarebbe tornarmene da solo in camera.
Mi stendo con poca forza, la mia sagoma bagnata sul fresco cotone.
Riprendo il telefono. Stranamente, oggi la connessione è veloce. Saranno l’orario e il caldo che hanno reso la spiaggia meno affollata? Gli unici stronzi che hanno deciso di acchiapparsi un’insolazione siamo noi, per l’appunto.
Rispondo a qualche messaggio arretrato, leggo di irrealistiche notizie di calciomercato che riguardano la Fiorentina. Entro ed esco dalle app con una velocità che negli scorsi giorni era solo una chimera, vista la linea scadente.
Apro Instagram, scrollo annoiato.
Qualche sciocco reel, post sboroni di gente in vacanza. Poi un colpo tra il cuore e lo stomaco. Gli occhi si aprono di più per vedere meglio.
Il pollice si arresta.
In un fulmineo susseguirsi di secondi: guardo la protagonista della foto, leggo il nome dell’account un po’ più in alto.
Carlotta.
Sì, la ragazza di Pierpaolo.
Carlotta era sempre stata magnetica, elegante, sfuggente. Provocante senza volerlo. Quello era il problema.
Però era la ragazza di Pierpaolo. Il cervello sa liquidare queste questioni prima ancora di iniziarle.
Non credo di averla mai fissata davvero. Per pudore o educazione.
Quando c’è qualche suo post o storia ammaliante - a dir la verità non molti -, vado avanti. Veloce. Non mi lascio ipnotizzare, non mi soffermo sui dettagli.
È inevitabile, naturale, osservarla quando ci troviamo insieme. Ma sono pensieri rapidi, automatici. Roba che passa senza lasciare niente. Semplicemente entra nel mio campo visivo!
Mai fatto pensieri lascivi su di lei, mai.
Adesso qualcosa si sta inceppando. Comincio ad ammetterlo a me stesso. Il caldo, la noia.
O forse semplicemente non mi masturbo da tre giorni.
Per un secondo ho pensato fosse una pubblicità, una modella pescata dall’algoritmo. Poi ho riconosciuto il viso. Malinconico, disturbante. Sensuale.
Comincio a sostare pericolosamente sulla prima foto di un carousel di 10 foto.
Deglutisco nervosamente.
Faccio zoom sulla prima foto, dunque.
Carlotta è in piedi nell’acqua cristallina, leggermente di tre quarti. I capelli neri sono completamente bagnati, le ricadono pesanti sulla spalla destra e sul petto. La testa è inclinata all’indietro, il mento sollevato, gli occhi socchiusi verso il sole. Il viso ha un’espressione di puro piacere: labbra socchiuse, collo lungo e teso. Il bikini nero è annodato sul davanti, al centro del seno: due laccetti sottili formano un piccolo fiocco che tiene uniti i due triangoli di tessuto. Il nodo è morbido, il tessuto si apre leggermente creando un décolleté profondo e invitante. Inspiegabilmente voluminoso.
L’acqua le scivola sulla pelle, lasciando piccole gocce brillanti sulla clavicola e tra i seni. La vita è sottile, l’addome piatto e morbido. Si intravede il bordo inferiore del bikini.
Swipe.
Un video breve. Carlotta raccoglie i capelli con entrambe le mani. Non riesco a smettere di guardarla, forse non mi concentro neanche troppo per bene. Perché comincio ad eccitarmi. Sono in preda ad una strana irrequietezza. una mano raccoglie i capelli bagnati dietro la nuca, l’altra li strizza. Il busto è teso, il seno spinge contro il tessuto nero del bikini, che sembra sul punto di cedere. La pelle è lucida e bagnata, i muscoli delle braccia e delle spalle sono delicatamente definiti. L’acqua crea riflessi sulla curva del seno, sulla vita e sui fianchi. L’espressione è concentrata e naturale, quasi intima. Il corpo appare slanciato e sinuoso, con una bellissima linea che dal collo scende fino al fianco.
Swipe.
Accovacciata sui sassi, di schiena. Eccolo il vero scatto del carousel, sapientemente piazzato in terza posizione. I capelli bagnati le ricadono lungo la schiena in ciocche disordinate. La spina dorsale crea una curva elegante che scende fino alle fossette lombari. Il bikini nero è ridotto a un perizoma: le natiche rotonde, alte e sode sono completamente esposte, lucide per l’acqua di mare. La pelle è cosparsa di minuscole gocce che brillano al sole. Le cosce sono piene e toniche, la posizione accovacciata accentua la rotondità del fondoschiena.
Sento qualcosa di serio stringermi lo stomaco.
Ma che cazzo ha combinato questa? Dico tra me.
Guardo verso il mare, verso i ragazzi in acqua. Nessuno mi sta guardando.
Torno subito alle foto.
Swipe.
Foto di un libro con pagine dispiegate al vento. Chi cazzo se ne frega. Il mio cervello ordina al pollice immediatamente di passare avanti.
Swipe.
Sembra la foto di prima, ma forse è ancora meglio.
Carlotta ha le braccia alzate, le mani raccolgono i capelli bagnati. Guarda verso l’obiettivo con uno sguardo diretto, leggermente malizioso. Il seno è spinto verso l’alto, molto evidenziato dal movimento. Il bikini nero contrasta con la pelle dorata. Si vedono chiaramente le gocce d’acqua sul petto, sulla pancia e sui fianchi. La vita sottile e i fianchi morbidi creano una silhouette a clessidra molto accentuata. Il suo viso è in attesa. Di cosa?, mi chiedo.
Swipe.
Foto di un pompelmo. Brava. Aesthetic. Ma non mi interessa.
Swipe.
Carlotta ancora seduta di schiena, su uno scoglio nell’acqua bassa. Stavolta è più lontana dall’obiettivo. Infatti è in topless, ma non è molto evidente. Schiena curva, capelli bagnati che le scendono lungo la spina dorsale, natiche rotonde appoggiate sulla roccia.
Fine.
Mi infilo in un pensiero rapido: dobbiamo farci una sega. Mi dispiace. Ma adesso dobbiamo segarci su Carlotta.
Meglio in cabina o in hotel? Dilemma.
Guardo intorno a me, c’è l’olio abbronzante al cocco di quel cretino di Riccardo. Sarà mio alleato.
Per fortuna so controllare l’erezione, ma il cuore mi batte all’impazzata e nelle vene scorre un sangue ardente che assomiglia a un fiume di lava.
Medito che forse è meglio tornare un attimo in hotel.
Mi sento come se avessi l’astinenza da una droga particolare. Credo che non resisterò a lungo se vado in hotel. Mi alzo, porto con me telefono e olio di cocco, lascio tutto il resto sul telo.
A testa bassa, guardando la sabbia, confermo la mia decisione: mi dirigo verso le cabine.
Attraverso a battigia a passo veloce, quasi correndo, fino alle cabine di legno sul retro. Entro nella prima libera, chiudo la porta con il chiavistello e mi appoggiò contro il legno bollente. Questo piccolo ambiente in penombra, che odora di sale e legno scaldato dal sole, sarà la sede della mia prima sega su Carlotta.
Non perdo tempo, mi abbasso il costume con mani tremanti, il minimo per far uscire il pene.
Ritorno sulle foto di Carlotta. Non ho fretta. La cabina è piccola, calda, impregnata dell’odore di legno scaldato dal sole e di salsedine. Mi abbasso del tutto il costume, ora sono duro e il pene mi schiaffeggia pesantemente contro la pancia. Prendo l’olio di cocco, ne verso una quantità oscena sul palmo e lo spalmo lentamente lungo tutta l’asta, fino al glande lucido e sensibile. Il primo movimento è lento, quasi pigro. Solo per assaporare. Voglio godermi tutto il profilo di Carlotta e, in preda all’eccitazione, le piazzo il primo like della mia vita all’ultimo post, quello che ha scatenato tutto questo. Scorro il profilo con il pollice, poche foto, ma una per una, senza fretta.
La prima che mi ferma è una allo specchio, in un corridoio. Il top di pizzo beige è così sottile che si vede il colore più scuro dei capezzoli attraverso il tessuto. Il pizzo le avvolge il seno come una seconda pelle, lo stringe, lo solleva. I due triangoli di merletto si incontrano in un fiocchetto fragile proprio in mezzo alla scollatura profonda. Zoommo. Si vedono le vene leggere sotto la pelle dorata, il leggero luccichio di sudore o crema tra i seni. La pancia piatta, l’ombelico perfetto, la piega morbida dove inizia il jeans bianco a vita bassa.
La mano scivola su e giù, lentissima. Sento ogni vena del pene pulsare contro le dita oliate.
Ripenso allora alle parole degli altri, quelle che fingevo di non sentire:
«Carlotta è una trombata ambulante», «Maremma le poppe di Carlotta!»,
Allora anch’io mormoro piano, «Carlotta…»
Passo alla foto successiva. Quella con i capelli mezzo raccolti, il top bianco di pizzo ancora più indecente. Il braccio alzato dietro la testa le tira su il seno in modo osceno. Le spalline sottili segnano le spalle. Lo sguardo è obliquo, diretto all’obiettivo, come se sapesse esattamente chi la sta guardando e cosa sta facendo. Le labbra carnose, lucide, leggermente aperte.
Stringo un po’ di più la presa, ma continuo lento. Voglio far durare.
La mano accelera appena. L’olio fa un rumore bagnato, osceno, che riempie la cabina.
Ora non mi scandalizzo più. Le assaporo. Le faccio mie.
L’eccitazione sale lenta, densa, quasi dolorosa. Il pene è lucido, enorme nella mia mano. Continuo a scorrere, fermandomi su ogni dettaglio.
Alla fine torno alla foto del top beige, quella più esplicita. La guardo fisso. Immagino di strapparle quel pizzo inutile, di prenderle le tette in mano, di succhiarle forte i capezzoli mentre lei ansima il nome di Pierpaolo e invece viene per me. Immagino di farla mettere a quattro zampe su quel pavimento di legno, di abbassarle i jeans fino alle ginocchia e di entrarle dentro con un colpo solo, sentendo quanto è stretta e calda.
La mano ora è frenetica. Il rumore è osceno. Il respiro corto.
«Che trombata sei Carlotta!» ringhio tra i denti.
L’orgasmo arriva come una onda lunga, profonda. Schizzo violentemente contro la parete della tazza, getti densi, potenti, mescolati all’olio, che continuano a uscire mentre continuo a segarmi guardandola. Le gambe mi tremano. Sento il cuore nelle orecchie.
Rimango lì, il cazzo ancora duro nella mano sporca, tiro un sospiro di sollievo pesante, gli occhi fissi sullo schermo dove lei mi guarda seria, bellissima, irraggiungibile.
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