A chiamarla solo amicizia
di
Entoni
genere
etero
Ho deciso di rendere una delle precedenti storie una storia a piú capitoli. Buona lettura. Man mano pubblicherò nuovi capitoli.
Tutto è iniziato al contrario, rompendo la routine prima ancora di capire cosa stesse succedendo. Non c'è stato il solito distacco sul letto: Chiara era seduta sulla sedia in camera sua, ancora mezza girata verso la scrivania, mentre parlavamo dei soliti amici. Ma l'aria era già diversa, satura di un'elettricità sottile. Mi sono buttato in ginocchio direttamente sul pavimento, afferrandole i piedi nudi prima che potesse accennare un movimento. Quel meraviglioso 39 senza smalto è diventato subito il centro di tutto.
Mentre lei respirava a scatti, sorpresa da quell'attacco improvviso, ho tirato verso di me le sue caviglie, costringendola a scivolare sul bordo della sedia. Non l'ho baciata in faccia. Ho iniziato a divorarle le dita dei piedi, stringendole tra le labbra e passandoci sopra la punta della lingua con una lentezza esasperante, mentre con le mani le sfilavo i pantaloncini e le mutandine con un unico strattone deciso. La sua vagina è rimasta esposta lì, sollevata a pochi centimetri dal mio viso, già lucida e tesa per il contrasto tra il sconcerto e l'eccitazione.
Invece del solito sesso orale, Chiara ha preso l'iniziativa per l'impatto iniziale. Si è calata del tutto sul pavimento, mettendosi in ginocchio davanti a me mentre ero ancora seduto sui talloni. Ha afferrato il mio cazzo, duro e pulsante nella sua misura massima, e ha iniziato a leccarlo dal basso verso l'alto, avvolgendo la cappella con colpi di lingua caldi e bagnati, stringendo le labbra a ventosa per far scorrere la saliva lungo l'asta. Il contrasto era totale: mentre la sua bocca lavorava sul mio pene, io le stringevo i piedi contro i fianchi, accarezzando la pelle morbida sotto i talloni e premendoli contro di me.
L'ho buttata sulla schiena sul letto solo quando la tensione è diventata insostenibile. Ma non ho spinto subito. Ho appoggiato la punta del cazzo sulla sua vagina strettissima, bagnandola dei suoi stessi umori, e ho iniziato a penetrarla con una lentezza millimetrica. Un affondo profondo, esasperato, fino a toccare il fondo del canale vaginale. Sentivo ogni singolo tremolio delle sue pareti interne che si stringevano attorno all'asta, una morsa caldissima che mi costringeva a trattenere il fiato. Chiara ha lasciato andare un gemito profondo, gli occhi blu spalancati sul soffitto, mentre il suo corpo si irrigidiva per l'intensità di quella penetrazione totale.
A quel punto, ho spezzato il ritmo. Ho iniziato a muovermi con spinte rapidissime e corte, un martellamento frenetico che faceva schioccare la carne e sussultare il suo bacino sul materasso. Le ho sollevato le gambe, incastrando i suoi piedi direttamente sul mio collo, così da poter continuare a mordicchiare la pianta del piede e leccare le dita tese a ogni singolo colpo rapido. Chiara ansimava, completamente sopraffatta dall'alternanza: passavo da dieci colpi violentissimi e veloci a un singolo affondo lentissimo, spinto così a fondo da far tremare le sue cosce in modo incontrollabile.
L'atto finale è stato una resa al buio. L'ho girata di colpo a quattro zampe, ma tenendo la sua testa schiacciata contro il cuscino e il bacino sollevato al massimo. La vista della sua vagina aperta, lucida e dilatata dal rapporto era pura ossessione. Sono entrato da dietro con un unico colpo profondo che l'ha fatta sussultare, e ho iniziato a pompare senza sosta, mescolando rapidità e profondità in un ritmo spietato. La stanza era piena del rumore dei nostri corpi e dei suoi gemiti continui. Le pareti della sua vagina si contraevano in spasmi convulsi, stringendo il mio cazzo in un'estasi totale. Sentendo l'orgasmo arrivare, ho spinto fino in fondo, bloccando il mio bacino contro le sue natiche. Venimmo insieme, un'esplosione violenta e simultanea: ho scaricato lo sperma nel profondo della sua vagina, mentre i nostri liquidi si mischiavano sulle lenzuola stravolte.
Dopo la doccia, il silenzio nella stanza era denso di emozioni contrastanti. Ci siamo sdraiati nudi, pelle contro pelle. Mentre lei si addormentava sfinita, io sono rimasto a guardarla nel buio, tenendo il suo piede nudo appoggiato sul mio petto, consapevole che quel disordine ravvicinato ci aveva legati per sempre.
Tutto è iniziato al contrario, rompendo la routine prima ancora di capire cosa stesse succedendo. Non c'è stato il solito distacco sul letto: Chiara era seduta sulla sedia in camera sua, ancora mezza girata verso la scrivania, mentre parlavamo dei soliti amici. Ma l'aria era già diversa, satura di un'elettricità sottile. Mi sono buttato in ginocchio direttamente sul pavimento, afferrandole i piedi nudi prima che potesse accennare un movimento. Quel meraviglioso 39 senza smalto è diventato subito il centro di tutto.
Mentre lei respirava a scatti, sorpresa da quell'attacco improvviso, ho tirato verso di me le sue caviglie, costringendola a scivolare sul bordo della sedia. Non l'ho baciata in faccia. Ho iniziato a divorarle le dita dei piedi, stringendole tra le labbra e passandoci sopra la punta della lingua con una lentezza esasperante, mentre con le mani le sfilavo i pantaloncini e le mutandine con un unico strattone deciso. La sua vagina è rimasta esposta lì, sollevata a pochi centimetri dal mio viso, già lucida e tesa per il contrasto tra il sconcerto e l'eccitazione.
Invece del solito sesso orale, Chiara ha preso l'iniziativa per l'impatto iniziale. Si è calata del tutto sul pavimento, mettendosi in ginocchio davanti a me mentre ero ancora seduto sui talloni. Ha afferrato il mio cazzo, duro e pulsante nella sua misura massima, e ha iniziato a leccarlo dal basso verso l'alto, avvolgendo la cappella con colpi di lingua caldi e bagnati, stringendo le labbra a ventosa per far scorrere la saliva lungo l'asta. Il contrasto era totale: mentre la sua bocca lavorava sul mio pene, io le stringevo i piedi contro i fianchi, accarezzando la pelle morbida sotto i talloni e premendoli contro di me.
L'ho buttata sulla schiena sul letto solo quando la tensione è diventata insostenibile. Ma non ho spinto subito. Ho appoggiato la punta del cazzo sulla sua vagina strettissima, bagnandola dei suoi stessi umori, e ho iniziato a penetrarla con una lentezza millimetrica. Un affondo profondo, esasperato, fino a toccare il fondo del canale vaginale. Sentivo ogni singolo tremolio delle sue pareti interne che si stringevano attorno all'asta, una morsa caldissima che mi costringeva a trattenere il fiato. Chiara ha lasciato andare un gemito profondo, gli occhi blu spalancati sul soffitto, mentre il suo corpo si irrigidiva per l'intensità di quella penetrazione totale.
A quel punto, ho spezzato il ritmo. Ho iniziato a muovermi con spinte rapidissime e corte, un martellamento frenetico che faceva schioccare la carne e sussultare il suo bacino sul materasso. Le ho sollevato le gambe, incastrando i suoi piedi direttamente sul mio collo, così da poter continuare a mordicchiare la pianta del piede e leccare le dita tese a ogni singolo colpo rapido. Chiara ansimava, completamente sopraffatta dall'alternanza: passavo da dieci colpi violentissimi e veloci a un singolo affondo lentissimo, spinto così a fondo da far tremare le sue cosce in modo incontrollabile.
L'atto finale è stato una resa al buio. L'ho girata di colpo a quattro zampe, ma tenendo la sua testa schiacciata contro il cuscino e il bacino sollevato al massimo. La vista della sua vagina aperta, lucida e dilatata dal rapporto era pura ossessione. Sono entrato da dietro con un unico colpo profondo che l'ha fatta sussultare, e ho iniziato a pompare senza sosta, mescolando rapidità e profondità in un ritmo spietato. La stanza era piena del rumore dei nostri corpi e dei suoi gemiti continui. Le pareti della sua vagina si contraevano in spasmi convulsi, stringendo il mio cazzo in un'estasi totale. Sentendo l'orgasmo arrivare, ho spinto fino in fondo, bloccando il mio bacino contro le sue natiche. Venimmo insieme, un'esplosione violenta e simultanea: ho scaricato lo sperma nel profondo della sua vagina, mentre i nostri liquidi si mischiavano sulle lenzuola stravolte.
Dopo la doccia, il silenzio nella stanza era denso di emozioni contrastanti. Ci siamo sdraiati nudi, pelle contro pelle. Mentre lei si addormentava sfinita, io sono rimasto a guardarla nel buio, tenendo il suo piede nudo appoggiato sul mio petto, consapevole che quel disordine ravvicinato ci aveva legati per sempre.
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