Una notte verso Aosta: lo scambio

di
genere
gay


Una notte verso Aosta: lo scambio


Era un ragazzo siciliano, non bello di volto, non molto alto, ma con un corpo asciutto, perfetto, senza un filo di grasso. Gli occhi castano scuri si accordavano al colore nero dei capelli, piuttosto sottili e lievemente ricci.
Lo incontro una sera al bar, chiacchieriamo; noto la sua bellezza fisica. Da quando è arrivato frequenta il mio stesso bar. Non ama il calcio, di cui tutti parlano e mi annoiano con le loro juventus e torino. Ha la passione delle auto veloci e guida con sicurezza e decisione. Parla poco. Ma non dice mai cazzate. Anzi, i suoi silenzi mi incuriosiscono. Di sesso non parla mai. Chissà!
Mi affascina non solo il suo fisico, ma il suo modo di vestire: porta sempre dei pantaloni a vita bassa con sopra una maglietta, dalle maniche corte in estate e con le maniche lunghe in inverno. Nient’altro. Sopra ci mette l’eskimo in inverno e sotto degli slip bassi, come andavano di moda in quegli anni. Lo trovo sexy.
Una sera al bar prendiamo un caffé: fuori fa un freddo becco, il termometro segna -5°, è tutto gelato. Lui è seminudo: maglietta e pantaloni; eskimo appeso all’attaccapanni del bar. Fuma, anzi, fumiamo. Quando cade il silenzio lui fa: ho voglia di andare ad Aosta a mangiare una fetta di torta; conosco una pasticceria eccellente. Mi fai compagnia? Era il ’71 e non era ancora scoppiata la crisi del petrolio per cui la benzina costava poco. E la sua auto beveva molto.
Saliamo in macchina, lui guida veloce col riscaldamento sparato a palla. Mi tolgo il maglione e rimango in camicia.
Chiedo: hai mai scopato?
Si ho scopato una mia vicina di casa in Sicilia.
Racconta.
Mi ero rotto una gamba ed ero in casa a letto col gesso.
Ogni tanto lei veniva a trovarmi per farmi compagnia.
Faceva caldo e io ero sempre nudo o al più in mutande.
Un giorno ha preso l’iniziativa e abbiamo scopato.
Era più grande di me. E’ stato bello. Perché era solo sesso.
Dopo un po’: e tu?
Mai scopato. Sono ancora in garanzia.
L’auto procede veloce nel buio della notte.

Di punto in bianco mi fa: ci scambiamo i vestiti?
Mi viene il cazzo duro, e un po’ mi vergogno. Mi spoglio e resto con gli slip. Ferma in una piazzola, esce dalla macchina e fa il giro. Io cambio sedile passando alla guida e riparto mentre lui si spoglia. Fa in fretta e rimane anche lui con solo gli slip. Fuori il gelo siberiano. Il buio della macchina nasconde la mia erezione. Vorrei mettergli una mano nelle mutande, ma mi trattengo.
Lui fa: ci scambiamo anche gli slip? Si sfila gli slip, ha il cazzo molle. Io mi sfilo i miei, sempre guidando e glieli passo. Manovra acrobatica. Li indossa, è soddisfatto. Con manovra altrettanto acrobatica infilo i suoi slip. Temo di inondarli di sperma.
Penso: che si fa? E guido.
Voglio guidare in mutande, non l’ho mai fatto, mi dice.
Mi fermo in una piazzola, ci scambiamo di posto senza uscire al freddo. Nello spostamento lo accarezzo, vorrei toccargli l’uccello, ma non mi sento ancora sicuro.
Lui guida e io oso: gli metto una mano sulle mutande e la lascio li. Sento il suo cazzo che si gonfia a poco a poco, non può drizzarsi perché imprigionato nello slip, si allunga su un lato e spinge. Gli libero l’uccello che si drizza. Il mio invece rimane imprigionato e pulsa. Rallenta, svolta in una piazzola, deserta. Ci guardiamo e ci baciamo. Senza dir parola si abbassa, estrae il mio cazzo e comincia a masturbarlo. Non riesco a raggiungere il suo ma gli infilo una mano nelle mutande e palpo. Lui è più intraprendente di me, con una mano abbassa lo schienale del sedile, mi tira giù lo slip e comincia a masturbarmi e a succhiarmelo; lo masturbo anch’io. Con un po’ di fatica riesco a succhiarglielo: ma dura poco: sborro un fiume di sperma, mentre lui mi viene in bocca.
Ci puliamo nelle mutande che a questo punto sono impraticabili e ci vestiamo ciascuno con gli abiti dell’altro, senza mutande. Così infiliamo l’eskimo, e scendiamo dalla macchina davanti alla pasticceria. La fetta di torta che abbiamo scelto era squisita. Il mio uccello ballonzola soddisfatto dentro ai pantaloni del bel ragazzo siciliano.
scritto il
2026-05-29
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