I Tre Porcelloni
di
Giovanni delle Ginestre
genere
comici
C’erano una volta tre fratelli, tre grassi e pasciuti porcelli, degni figli di quella troia da cui comincia questa storia, che nome aveva Maria Scrofa ma, siccome succhiava qualsiasi cosa, la chiamavano tutti Bocca di Scrofa.
Era davvero in gamba, quella futura buona mamma, e fu d’un ricco porco la gran fiamma il quale la lanciò in un programma dove stava zitta e muta, ma ballava nuda. Quante pompe pur di andare in onda, ma di quella trasmissione divenne l’attrazione. La notò pure Porcoberto Porcellini, cineasta neomaialista, che in Porca fica aperta la volle per protagonista, poi anche in "Ninfomània ano zero" che fu un gran successo davvero. Così la bella porcella, divenne del cinema porco una gran stella e disse addio all’anziano balordo. Nei film zozzi lavorò per molti anni e alla vista di parecchi fece danni. Contesa da porci e registi, fu la beniamina degli oculisti, la più affissa dai camionisti, il sogno proibito di ogni seminarista.
Per farvi una cortesia, e darvi prova della mia cinefilia, vi riporto qualche titolo della sua filmografia che va dagli esordi nel neomaialismo, al comico feticismo della porcommedia all’italiana, spazia fino ai western all’amatriciana.
C’è chi s’ammazza ancora di pugnette guardando Lardi di porchette e in molti ancora ci commuoviamo con Miracolo dentro l’ano o con quella sporca fantasia di "Pene, amore e sodomia", che Porcella girò con Porcorio De Fica quando con Porcellini era finita.
Con Porcorico Felloni girò "La dolce fica", "Porco e mezzo" e "I Porcelloni" e con Porco Paolo Porcellinni "Maialacce e maialine" e poi "La porca dalle mille e una botta" .
Poi vennero le sue porcommedie più illustri come "Porcellina Setteschifezze", "I soliti ingordi", ma anche "Baciami, ma di cazzi straziami!", e tra i film più apprezzati non vanno poi dimenticati: "C’eravamo tanto chiavati", "Sedotta e sverginata", "Stravolti da un insolito pompino", "Brute, porche e cattive", "Altrimenti ti scopiamo", "C’era una rivolta nella fica". Girò pure pure un porno-horror d’ambientazione marina: "La porca assassina" e in Giappone divenne un film d’animazione: "Una pompa tra le lucciole", ma poi le venne voglia d’aver dei cuccioli e vinto il Premio Porkar con "La fica è Porcella", la grande stella si ritirò a vita più tranquilla.
Abbandonò lo schermo e si stabilì a Borgo Sant’Elmo. Rimasta in incita d’uno dei suoi tanti amanti, dopo aver sgravato e la sua tria prole svezzato, riprese la sua vecchia professione: ritornò alla prostituzione. Aveva già un bel conto in banca, ma d’esser coperta non era mai stanca e si dava ogni giorno dozzine d’amanti, paganti e non paganti.
Aveva allora tanti di quei milioni che ai suoi tre ragazzoni, ai nostri grassi porcelloni, offriva una vita piena di agevolazioni che quei tre spendevano in porno e masturbazione e di nulla si davano briga se non di scansar ogni fatica.
Ma adesso che Porcella era morta-della finiva la pensione: che iella per i tre porcelloni! Oltre al funerale c’erano da saldare il vitto e la pigione, la bolletta e l’assicurazione… bisognava trovarsi una professione, niente più Pippe Pig alla televisione!
Chiese Maializio che dei tre aveva miglior giudizio: «Fratelli miei belli, basta star sul divano col cazzo in mano, l’affitto domani come lo paghiamo?»
Rispose ingrugnato suo fratello Gian Verro:
«Perché domandi se non lo sappiamo? Per adesso ci divertiamo, poi ci pensiamo.»
Il più giovane della famigliola, Gian Porcòla, prese allora la parola:
«Fratelli porcelli, sto per schizzare, venite a guardare quanta sborra sto per fare!»
Perbacco! Ne fece proprio un sacco dai fratelli ricevette le congratulazioni e il titolo di campione per la meglio sborrata della stagione.
Proprio in quel mentre giungeva a quel porcile un nobile cliente dall’aspetto fiero e signorile, stava avvolto in un cappotto grigio topo, scuro in volto e sguardo cupo: era il Visconte Lupino Cantalupo, autore della "Fregna trema" e de "IL Cazzopardo" che al botteghino incassò più di un miliardo. Entrando depose una candida rosa sotto il ritratto dell’estinta scrofa. Fece ai porcelli sentite condoglianze lodando in abbondanza la loro buona mamma e la passione che metteva in ogni fellatione, pianse perfino al ricordo del suo ultimo pompino e tra lacrime e singhiozzi si risolve a quei tre rozzi:
«Ovunque gliel’ho messo e per questo le ho promesso di pagare e far studiare chi di voi tre è il più maiale. Solo a chi vuole essere un gran porco darò tutto supporto. Perciò vediamo, giovani animali, tanto per cominciare… tu, Gian Verro, da grande che vuoi fare?»
«Ci devo pensare, anzi no, un sogno io già ce l’ho da realizzare: un grande attore voglio diventare! Farò il divo del cinema porco, sarò più famoso di Porco Siffredi, ho un cazzo lungo due piedi, avrò successo non credi? E guarda che culo, ti piace? Ne ero sicuro, somiglia a quello di mammà, spero stia scopando nell’ al di là, perciò dai a me la sua eredità. Sono disposto a tutto per il mio porno debutto: potrei fare orgie interraziali con grassi e pelosi cinghiali, ma anche cose più strane come, per esempio, incularmi un cane e mi sento portato anche per il sadomaso: mi piace tanto essere insaccato, appeso e sculacciato (anche se non ho mai provato), ma sono così arrapato all’idea d’essere filmato che mi sento già scritturato. Più che una distrazione, il porno è la mia vocazione: essere pagati per fare orge e porcate… se da voi venissi raccomandato che bel lavoro mi sarei trovato!»
«Mi sembri spinto da ottime perversioni evidenziate da una solida erezione, ma qui non valgono le intenzioni: contano le azioni, perciò ti faccio subito un provino, mio bel porcellino, inginocchiati e fammi un bocchino.»
Il Visconte Lupino aprì la patta da cui venne estratta la più grande e dritta mazza che mai si fosse vista, tanto era aspra, forte e dura che solo a pensarla rinnova la paura! Gian Verro non prese bene la misura e andò incontro alla sciagura: la cappella entrando gli spaccò sette denti e sarebbe porco soffocato se il lupo il cazzo non avesse ritirato.
«Pezzo di sconsiderato, il glande m’hai graffiato! Se una pompa non sai fare nel mio film non poi recitare: non sei abbastanza maiale. Credo per te sia meglio presentarsi subito al macello per diventare salame o culatello. Passiamo a te porcello, dimmi Gian Porcòla, tu ci vuoi andare a scuola? Sei così bella che mi ricordi tua mamma Porcella.»
Gian Porcòla si schiarì la gola e parlò da checca con la sua vocetta fina e stretta: «Per l’avvenire io mi voglio prostituire, guadagnarmi la vita svendendo culo, bocca e fica: le palle mi farò tagliare e una vagina intagliare, che emozione… sogno già la prima tripla penetrazione! La mia multipla sverginazione. Per le pompe, mio caro Lupino Visconte, credo e sento di avere un gran talento: ho già visto seimilaseicento fellationi sul tablet o alla televisione! Sì, vorrei fare la puttana ed essere per ogni cazzo una ambita tana, poi quando sarò ricca andrò a battere ad Ariccia dove sta la vera criccha. Sarò una troia campagnola, da oggi in poi chiamatemi Maria Porcòla. Perciò la vostra dote a me va assegnata perché mi sento molto motivata a diventar ricca e sfondata.»
«La prostituzione, questa sì sarebbe una saggia decisione, ma se questa è la tua ambizione, devi darmene dimostrazione: voltati, e per via anale fatti penetrare.»
«Spaccatemi pure l’ano, ma fate un piano: voglio fare, sì, la puttanella, ma sono ancora verginella!»
«Sta tranquilla, se sei figlia di Porcella, basterà che passi la cappella, ora piegati a pecorella.»
Ma non appena il lupo glielo spinse nel buco, Gian Porcòla si mise a strillare come se lo stessero a scannare o su uno spiedo lo volessero infilare, correva nudo per la stanza mentre dal culo cagava sangue.
«Altro che bella e ricca, altro che villa ad Ariccia… tu sei buono solo a diventar salsiccia!»
Sentenziò il nobile regista e poi si rivolse al terzo maiale puntandogli contro il lupesco genitale:
«E tu, giovane Maializio, qual’è il tuo vizio? Se un vero maiale o bravo solo a parlare? Da grande che vuoi fare? Anche tu vuoi diventare un divo del cinema porco o hai in mente qualcosa di più sporco?»
«Io, invece che un dio di porco, voglio farmi porco di Dio: andrò in seminario, imparerò il rosario e mi farò prete alla faccia di chi ci crede. Dentro il confessionale compirò peccati anali: inculerò tutti quanti a cominciare dai santi, poi pure le vecchiette, le suore e i chierichetti; finita la messa piscerò sul crocefisso, farò orge in chiesa e darò cazzo e culo a chiunque li chieda; la notte di Natale celebrerò in abiti transtalari una santa messa bisessuale. In pubblico difenderò la morale, in privato farò il maiale, ruberò i soldi delle offerte, sputerò sulla Vergine e sulle ostie farò scoregge. Porterò il mio deretano molto, molto lontano, magari fino in Vaticano, dopo tutto non è strano per un maiale vedersi nominare vescovo o cardinale.»
«Ecco un progetto che potrei finanziare! Al Cardinale Suini ti potrei raccomandare, da bravo Maializio: offrimi il tuo orifizio, provami che sei maiale facendoti infilare.»
«S’accomodi, Visconte, me lo spinga fino in fondo. Il mio culo è sodo e tondo, ma nasconde uno strapiombo: state quindi attento a non finirci dentro!»
Come non detto: la coda pelosa gli fece lo sgambetto e il lupo cadde a cazzo eretto in quel culo rotto con tutte le scarpe e il grigio cappotto. Ne uscì solamente il mattino seguente, salutando felice e contento: «I miei complimenti! Hai un culo proprio accogliente, è più grande del mio soggiorno, ci passerei volentieri qualche giorno. Tu sì che sei uno sporco animale, un vero maiale! E visto e considerato che sei ancora arrapato, ti porto subito in vescovato e voi altri, razza di suini buoni a nulla, ringraziate vostro fratello se stavolta non vi vendo al macello. Più tardi verrete con me far tartufi, ne caccierete finché sarete stanchi e stufi. Ma noi basta indugiare, bisogna andare da Sua Eminenza a fargli una pompa e tanta riverenza.»
Fu così che quel suino depravato, dal Visconte raccomandato, iniziò il suo diaconato. Soddisfando del clero ogni porca fantasia, scalò la cattolica gerarchia. Finì, quel santo maiale, per entrare in conclave, ne uscì un giorno d’agosto, successe al pastore tedesco, fu papa con nome di Porcesco, fu molto peggio del suo predecessore, ma tanto meno coglione del suo successore, Papa Leone, lo yankee culattone. E vissero per sempre cattolici e scontenti.
Era davvero in gamba, quella futura buona mamma, e fu d’un ricco porco la gran fiamma il quale la lanciò in un programma dove stava zitta e muta, ma ballava nuda. Quante pompe pur di andare in onda, ma di quella trasmissione divenne l’attrazione. La notò pure Porcoberto Porcellini, cineasta neomaialista, che in Porca fica aperta la volle per protagonista, poi anche in "Ninfomània ano zero" che fu un gran successo davvero. Così la bella porcella, divenne del cinema porco una gran stella e disse addio all’anziano balordo. Nei film zozzi lavorò per molti anni e alla vista di parecchi fece danni. Contesa da porci e registi, fu la beniamina degli oculisti, la più affissa dai camionisti, il sogno proibito di ogni seminarista.
Per farvi una cortesia, e darvi prova della mia cinefilia, vi riporto qualche titolo della sua filmografia che va dagli esordi nel neomaialismo, al comico feticismo della porcommedia all’italiana, spazia fino ai western all’amatriciana.
C’è chi s’ammazza ancora di pugnette guardando Lardi di porchette e in molti ancora ci commuoviamo con Miracolo dentro l’ano o con quella sporca fantasia di "Pene, amore e sodomia", che Porcella girò con Porcorio De Fica quando con Porcellini era finita.
Con Porcorico Felloni girò "La dolce fica", "Porco e mezzo" e "I Porcelloni" e con Porco Paolo Porcellinni "Maialacce e maialine" e poi "La porca dalle mille e una botta" .
Poi vennero le sue porcommedie più illustri come "Porcellina Setteschifezze", "I soliti ingordi", ma anche "Baciami, ma di cazzi straziami!", e tra i film più apprezzati non vanno poi dimenticati: "C’eravamo tanto chiavati", "Sedotta e sverginata", "Stravolti da un insolito pompino", "Brute, porche e cattive", "Altrimenti ti scopiamo", "C’era una rivolta nella fica". Girò pure pure un porno-horror d’ambientazione marina: "La porca assassina" e in Giappone divenne un film d’animazione: "Una pompa tra le lucciole", ma poi le venne voglia d’aver dei cuccioli e vinto il Premio Porkar con "La fica è Porcella", la grande stella si ritirò a vita più tranquilla.
Abbandonò lo schermo e si stabilì a Borgo Sant’Elmo. Rimasta in incita d’uno dei suoi tanti amanti, dopo aver sgravato e la sua tria prole svezzato, riprese la sua vecchia professione: ritornò alla prostituzione. Aveva già un bel conto in banca, ma d’esser coperta non era mai stanca e si dava ogni giorno dozzine d’amanti, paganti e non paganti.
Aveva allora tanti di quei milioni che ai suoi tre ragazzoni, ai nostri grassi porcelloni, offriva una vita piena di agevolazioni che quei tre spendevano in porno e masturbazione e di nulla si davano briga se non di scansar ogni fatica.
Ma adesso che Porcella era morta-della finiva la pensione: che iella per i tre porcelloni! Oltre al funerale c’erano da saldare il vitto e la pigione, la bolletta e l’assicurazione… bisognava trovarsi una professione, niente più Pippe Pig alla televisione!
Chiese Maializio che dei tre aveva miglior giudizio: «Fratelli miei belli, basta star sul divano col cazzo in mano, l’affitto domani come lo paghiamo?»
Rispose ingrugnato suo fratello Gian Verro:
«Perché domandi se non lo sappiamo? Per adesso ci divertiamo, poi ci pensiamo.»
Il più giovane della famigliola, Gian Porcòla, prese allora la parola:
«Fratelli porcelli, sto per schizzare, venite a guardare quanta sborra sto per fare!»
Perbacco! Ne fece proprio un sacco dai fratelli ricevette le congratulazioni e il titolo di campione per la meglio sborrata della stagione.
Proprio in quel mentre giungeva a quel porcile un nobile cliente dall’aspetto fiero e signorile, stava avvolto in un cappotto grigio topo, scuro in volto e sguardo cupo: era il Visconte Lupino Cantalupo, autore della "Fregna trema" e de "IL Cazzopardo" che al botteghino incassò più di un miliardo. Entrando depose una candida rosa sotto il ritratto dell’estinta scrofa. Fece ai porcelli sentite condoglianze lodando in abbondanza la loro buona mamma e la passione che metteva in ogni fellatione, pianse perfino al ricordo del suo ultimo pompino e tra lacrime e singhiozzi si risolve a quei tre rozzi:
«Ovunque gliel’ho messo e per questo le ho promesso di pagare e far studiare chi di voi tre è il più maiale. Solo a chi vuole essere un gran porco darò tutto supporto. Perciò vediamo, giovani animali, tanto per cominciare… tu, Gian Verro, da grande che vuoi fare?»
«Ci devo pensare, anzi no, un sogno io già ce l’ho da realizzare: un grande attore voglio diventare! Farò il divo del cinema porco, sarò più famoso di Porco Siffredi, ho un cazzo lungo due piedi, avrò successo non credi? E guarda che culo, ti piace? Ne ero sicuro, somiglia a quello di mammà, spero stia scopando nell’ al di là, perciò dai a me la sua eredità. Sono disposto a tutto per il mio porno debutto: potrei fare orgie interraziali con grassi e pelosi cinghiali, ma anche cose più strane come, per esempio, incularmi un cane e mi sento portato anche per il sadomaso: mi piace tanto essere insaccato, appeso e sculacciato (anche se non ho mai provato), ma sono così arrapato all’idea d’essere filmato che mi sento già scritturato. Più che una distrazione, il porno è la mia vocazione: essere pagati per fare orge e porcate… se da voi venissi raccomandato che bel lavoro mi sarei trovato!»
«Mi sembri spinto da ottime perversioni evidenziate da una solida erezione, ma qui non valgono le intenzioni: contano le azioni, perciò ti faccio subito un provino, mio bel porcellino, inginocchiati e fammi un bocchino.»
Il Visconte Lupino aprì la patta da cui venne estratta la più grande e dritta mazza che mai si fosse vista, tanto era aspra, forte e dura che solo a pensarla rinnova la paura! Gian Verro non prese bene la misura e andò incontro alla sciagura: la cappella entrando gli spaccò sette denti e sarebbe porco soffocato se il lupo il cazzo non avesse ritirato.
«Pezzo di sconsiderato, il glande m’hai graffiato! Se una pompa non sai fare nel mio film non poi recitare: non sei abbastanza maiale. Credo per te sia meglio presentarsi subito al macello per diventare salame o culatello. Passiamo a te porcello, dimmi Gian Porcòla, tu ci vuoi andare a scuola? Sei così bella che mi ricordi tua mamma Porcella.»
Gian Porcòla si schiarì la gola e parlò da checca con la sua vocetta fina e stretta: «Per l’avvenire io mi voglio prostituire, guadagnarmi la vita svendendo culo, bocca e fica: le palle mi farò tagliare e una vagina intagliare, che emozione… sogno già la prima tripla penetrazione! La mia multipla sverginazione. Per le pompe, mio caro Lupino Visconte, credo e sento di avere un gran talento: ho già visto seimilaseicento fellationi sul tablet o alla televisione! Sì, vorrei fare la puttana ed essere per ogni cazzo una ambita tana, poi quando sarò ricca andrò a battere ad Ariccia dove sta la vera criccha. Sarò una troia campagnola, da oggi in poi chiamatemi Maria Porcòla. Perciò la vostra dote a me va assegnata perché mi sento molto motivata a diventar ricca e sfondata.»
«La prostituzione, questa sì sarebbe una saggia decisione, ma se questa è la tua ambizione, devi darmene dimostrazione: voltati, e per via anale fatti penetrare.»
«Spaccatemi pure l’ano, ma fate un piano: voglio fare, sì, la puttanella, ma sono ancora verginella!»
«Sta tranquilla, se sei figlia di Porcella, basterà che passi la cappella, ora piegati a pecorella.»
Ma non appena il lupo glielo spinse nel buco, Gian Porcòla si mise a strillare come se lo stessero a scannare o su uno spiedo lo volessero infilare, correva nudo per la stanza mentre dal culo cagava sangue.
«Altro che bella e ricca, altro che villa ad Ariccia… tu sei buono solo a diventar salsiccia!»
Sentenziò il nobile regista e poi si rivolse al terzo maiale puntandogli contro il lupesco genitale:
«E tu, giovane Maializio, qual’è il tuo vizio? Se un vero maiale o bravo solo a parlare? Da grande che vuoi fare? Anche tu vuoi diventare un divo del cinema porco o hai in mente qualcosa di più sporco?»
«Io, invece che un dio di porco, voglio farmi porco di Dio: andrò in seminario, imparerò il rosario e mi farò prete alla faccia di chi ci crede. Dentro il confessionale compirò peccati anali: inculerò tutti quanti a cominciare dai santi, poi pure le vecchiette, le suore e i chierichetti; finita la messa piscerò sul crocefisso, farò orge in chiesa e darò cazzo e culo a chiunque li chieda; la notte di Natale celebrerò in abiti transtalari una santa messa bisessuale. In pubblico difenderò la morale, in privato farò il maiale, ruberò i soldi delle offerte, sputerò sulla Vergine e sulle ostie farò scoregge. Porterò il mio deretano molto, molto lontano, magari fino in Vaticano, dopo tutto non è strano per un maiale vedersi nominare vescovo o cardinale.»
«Ecco un progetto che potrei finanziare! Al Cardinale Suini ti potrei raccomandare, da bravo Maializio: offrimi il tuo orifizio, provami che sei maiale facendoti infilare.»
«S’accomodi, Visconte, me lo spinga fino in fondo. Il mio culo è sodo e tondo, ma nasconde uno strapiombo: state quindi attento a non finirci dentro!»
Come non detto: la coda pelosa gli fece lo sgambetto e il lupo cadde a cazzo eretto in quel culo rotto con tutte le scarpe e il grigio cappotto. Ne uscì solamente il mattino seguente, salutando felice e contento: «I miei complimenti! Hai un culo proprio accogliente, è più grande del mio soggiorno, ci passerei volentieri qualche giorno. Tu sì che sei uno sporco animale, un vero maiale! E visto e considerato che sei ancora arrapato, ti porto subito in vescovato e voi altri, razza di suini buoni a nulla, ringraziate vostro fratello se stavolta non vi vendo al macello. Più tardi verrete con me far tartufi, ne caccierete finché sarete stanchi e stufi. Ma noi basta indugiare, bisogna andare da Sua Eminenza a fargli una pompa e tanta riverenza.»
Fu così che quel suino depravato, dal Visconte raccomandato, iniziò il suo diaconato. Soddisfando del clero ogni porca fantasia, scalò la cattolica gerarchia. Finì, quel santo maiale, per entrare in conclave, ne uscì un giorno d’agosto, successe al pastore tedesco, fu papa con nome di Porcesco, fu molto peggio del suo predecessore, ma tanto meno coglione del suo successore, Papa Leone, lo yankee culattone. E vissero per sempre cattolici e scontenti.
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