L’Agente immobiliare 1

di
genere
gay

Il povero agente immobiliare, Luca, era stanco. Settimana pesante, clienti indecisi, visite su visite. Ma quell’open house… ci aveva creduto davvero.
La villa era perfetta. Luce giusta, giardino curato, silenzio elegante.La giornata scorreva tra sorrisi forzati e domande sempre uguali, finché la sera arrivò quasi senza accorgersene.

Rimasero solo lui… e il vuoto. O almeno così credeva. Perché proprio mentre stava per chiudere, la porta si aprì. Entrò lui. Alto, castano, belloccio, Troppo sicuro per essere l’ultimo cliente della giornata.

“Scusa il ritardo io sono Dan.”


Luca accennò un sorriso professionale, stanco ma ancora composto.“Figurati.” Iniziarono il giro. Ma qualcosa non tornava. Sala, cucina, bagno camere da letto.

Il ragazzo guardava la casa… sì.
Ma non davvero.
Era come se il suo sguardo tornasse sempre lì. Su di lui. Su di Luca. Persistente. Appiccicato. Quasi fisico. Luca lo sentiva addosso. Sulle spalle. Sul collo. Sulle mani. Continuava a parlare, a spiegare, a fare il suo lavoro…ma dentro iniziava a irrigidirsi.

Arrivarono in giardino.L’aria era più fresca. Silenziosa.

Il ragazzo si fermò. Indicò il capanno.

“Possiamo vedere anche quello?” Luca esitò appena.

Poi annuì.

“Certo.” Aprì.

Dentro, luce bassa. Odore di legno. Entrarono. La porta si chiuse alle loro spalle con un suono secco.

E lì… qualcosa cambiò. Il silenzio diventò pesante. Luca si voltò per parlare—Ma non fece in tempo. Il ragazzo gli era già addosso.Vicino. Troppo vicino. Il respiro caldo. “Non ti interessa davvero vendere questa casa, vero?” Luca rimase immobile. “Come, scusa—” Ma la frase morì. Perché le mani del ragazzo lo avevano già preso. Decise. Senza chiedere. Lo spinse contro il muro. Forte. Un attimo di resistenza— più mentale che fisica.

Poi cedette. Il primo contatto fu sporco. Diretto. Non romantico. Reale. Luca provò a mantenere il controllo, ma gli scivolava via, senza possibilità alcuna.

Le mani, il respiro, il corpo dell’altro tutto troppo presente. Troppo vicino. Il bacio arrivò improvviso. Profondo. Quasi aggressivo.Luca rispose. All’inizio con esitazione…poi sempre meno. Le mani si muovevano da sole ormai.

Il controllo stava cambiando padrone. Luca inseri’prepotentemente la lingua, Dan era rosso in viso accaldato sentiva l’eccitazione salire.

Ormai le loro lingue danzavano al tempo di una musica che sentivano solo loro. Dan muoveva le mani febbrili addosso all’agente voleva sentirlo toccarlo prima le spalle, poi il il petto, gli addominali senza andare oltre. Ma ormai Luca era gia’ oltre.

Il silenzio venne interrotto dal rumore di una cintura che si apriva e successivamente una zip veniva tirata giu’. Luca prende la mano del ragazzo e se la porta sul sesso eretto, il ragazzo una volta preso in mano e constatate le generose dimensioni apre gli occhi guarda l’uomo con uno sguardo sorpreso, l’uomo sorrise con un ghigno quasi sporco, dominante. E li Dan capisce in che grosso guaio si era cacciato.

Luca prende in mano la sicurezza che aveva perso per qualche minuto poggia le mani sulle spalle di Dan e lo spinge in basso. Lui appoggiato alla parete di legno scivola, finche’ anche se la luce era poca si trova davanti a un qualcosa di dimensioni che non aveva mai visto.

L’agente era con la mano sinistra appoggiato al muro a con la destra alla base del suo sesso, lo indirizza verso la bocca di Dan che eccitato la apre e lo accoglie in tutta la sua generosità. Comincia a muoversi con la testa, poggia la mani sull’asta, la lingua gira intorno al glande e nel frattempo lo succhia, movimenti prima lenti, poi veloci, sempre accompagnati dalla mano che stringe il sesso. Luca capisce che il ragazzo ha esperienza è molto bravo in quello che fa si sente il sesso bagnato durissimo e stava godendo di questa situazione inattesa come forse mai prima aveva goduto Dan si sforza di far entrare il piu’ possibile il sesso dell’agente nella sua gola, vuole compiacerlo, farlo godere, vuole che si ricordi di lui e della sua bocca. Luca stava arrivando in quel punto dove non si torna piu’ indietro, il battito sempre piu accelerato, la respirazione febbrile, lo guarda dall alto e gli dice “ eccomi” . Il ragazzo anziché spostarsi lo manda ancora più in fondo e gioca con la lingua, Luca si lascia andare e viene come se non venisse da mesi tant’è che Dan non riesce a contenerla tutta e si ritrova col viso ricoperto dello sperma dell’uomo. Un secondo prima era un agente.
Un secondo dopo… non lo era più.
Quando tutto finì, il silenzio tornò di colpo.
Pesante.
Reale.
Luca sistemò la camicia con gesti veloci, quasi nervosi. Si rimise gli occhiali, evitando lo sguardo di Dan.
Poi successe.
Un rumore.
Leggero.
Fuori.
Luca si irrigidì.
“Chi c’è lì?”
Nessuna risposta.
Ma stavolta non resta fermo.
Si muove.
Passi veloci sulla ghiaia, supera Dan senza guardarlo. Arriva alla siepe.
La scosta.
E lo vede.
Fermo.
A pochi metri.
Marco.
Il collega di Luca.
Quarant’anni, sempre preciso, sempre controllato. Fidanzato. Quello “a posto”.
Quello che era passato “solo per vedere com’era andata la giornata”.
Ma non se n’era mai andato davvero.
Aveva visto tutto.
Ogni secondo.
E ora era lì.
Immobile.
Ma non sconvolto.
Non quanto avrebbe dovuto.
Perché i suoi occhi… non erano su Luca.
Erano su Dan.
Fissi.
Troppo fissi.
Come se stesse cercando di capire qualcosa.
O peggio.
Come se lo avesse già capito.
scritto il
2026-04-20
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