La mamma di Giuseppe

di
genere
voyeur

Mi chiamo Tommy e oramai ho 42 anni. A parte la calvizie mi ritengo ancora di bell’aspetto, pelle olivastra, poco peloso in generale, fisico tenuto forte e tonico da corsa e arrampicata. Di solito mi danno poco piú di una trentina di anni. Da ragazzotto non ho mai avuto problemi a trovare una ragazza, non che facessero la fila ma diciamo che piacevo abbastanza. Come tutti i ragazzi della mia etá, da adolescente, senza internet e smartphone a portata di mano e siti porno di qualsiasi tipo, ci si arrangiava. Ricordo le televendide a tutte le ore del giorno e della notte di vibromassaggiatori e altri strumenti per dimagrire e rassodare il corpo, quante pippe mi sono fatto a guardare i fondoschiena voluttuosi di quelle modelle in bikini risicatissimi. Ma come per molti ragazzotti, la prima risorsa, a parte qualche rivista osé, erano le mamme degli amici. E anche io avevo la mia preferita. A dire il vero lei era la preferita di tutto il gruppo di amici e immagino la fantasia proibita di molti uomini.

Era la mamma di Giuseppe, mio migliore amico e vicino di casa, ci parlavamo dal balcone degli appartamenti delle nostre famiglie e spessissimo, anzi giornalmente vedevo sua madre dentro casa intenta a fare pulizie, cucinare e tutto quello che una madre possa fare dentro casa a parte quando era al lavoro. Una signora di 38 anni, una folta massa di boccoli rosso carota naturali sempre perfetti, occhi verde intenso, sempre ben truccata e ben vestita ma senza mai sconfinare nel volgare. Me la ricordo abbastanza alta, ma onestamente non ho mai fatto caso alla sua altezza, era altro ad attirare i miei e gli sguardi di tutti. Un corpo formoso alla Monica Bellucci, un seno naturalmente prosperoso, fianchi rotondi e abbondanti accompagnati da una carnaggione chiara che metteva in evidenza gli occhi e le lentiggini che spuntavano ai primi raggi di sole estivo. Divorziata, lavorava in una gioielleria ed era sempre super aggindata ed elegante quando la vedevamo entrare e uscire di casa per andare a lavoro. Inutile dirlo che se al mio amico Giuseppe ne dicevamo di tutti i colori, povero se ci penso adesso mi vengono i brividi, a sua madre dovevano fischiare le orecchie 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Potrei continuare per giorni a scrivere di lei, davvero, ma concludo solo dicendo che tra i miei sogni ricorrenti c’era lei in lingerie e calze a rete come una Erika Bella o una Milly d’Abbraccio guardate ripetutamente nei primi anni 90 sulle riviste patinate.

Ma veniamo al dunque. Giuseppe era ossessionato dagli aerei e da sempre ha voluto diventare pilota di caccia militari. Conosceva tutti i nomi, tutti i dettagli, aveva poster in camera, indossava i classi occhiali da sole alla topgun o la giacca invernale da aviatore. Era praticamente davvero ossessionato. Voleva entrare a far parte dell’Aeronautica e diventare pilota, si dedicava allo studio, con ottimi risultati, faceva tanto sport e si riteneva pronto. Durante le vacanze estive in terza liceo mi disse che avrebbe a breve tempo fatto un concorso per l’accesso ad una delle Accademie Militari piú prestigiose d’Italia. Ero contento per lui, avrebbe finalmente realizzato il sogno di una vita e immagino sarebbe stato contento anche del fatto che non sarebbe stato piú riempito di insulti e apprezzamenti su sua madre. Arrivato il momento della partenza lo saluto augurandogli fortuna e di superare gli esami. Sapevo che sarebbe tornato a distanza di qualche giorno ma mentre vedevo movimenti dentro il suo appartamento, di lui nessuna notizia. Una mattina mia madre torna dal supermercato e mi dice di aver parlato con la mamma di Giuseppe che gli aveva raccontato di come il figlio fosse assolutamente depresso per non aver superato il concorso a causa di visite mediche che avevano rivelato problemi alla vista e quindi non avrebbe mai potuto diventare pilota di caccia militari. Mia madre mi invitó a suonare al loro citofono e andare a parlare con lui, le parole di un amico gli avrebbero fatto bene. Inizialmente un pó malvolentieri accetto ma poi penso che anche se passare qualche ora con Giuseppe non sarebbe stato il massimo in quella situazione, mi sarei comunque potuto godere da vicino sua mamma e fantasticare, magari farmi una sega li nel loro bagno con la madre in casa e qualche pewzzo della sua biancheria trovata in bagno. Accelero il passo e in quattro e quattr’otto sono seduto sul loro divano a bere una bevanda fredda e a giocare ai videogiochi con Giuseppe, con sua madre che ci gironzolava attorno. Che visione. Dopo un paio di ore lei si avvicina e mi chiede se voglio rimanere a cena, avrebbe preparato gli spaghetti alle vongole, uno dei mie piatti preferiti. Allora mi affaccio al balcone, chiedo a mia madre che da l’OK. Decidemmo di andare a fare un giro, faceva caldo ed era diventato noioso giocare ai videogiochi. Uscimmo e rientramo dopo un pó, erano ormai le 20 passate ma ancora nessuna traccia della cena, che in estate avveniva sempre un pó piú tardi. Dopo cena gelato e accendemmo la TV, davano Un Sacco Bello di Verdone, un cult estivo. Io e Giuseppe iniziamo a guardarlo e a spaccarci dalle risate mentre la mamma rassettava. Io con un occio alla TV e uno alla mamma del mio amico, la vedo uscire in balcone e la sento che parlava con qualcuno, riconoscendo la voce di mia madre. Dopo un paio di minuti rientra e mi dice “Tommy ho appena parlato con tua madre, ti puoi fermare fino alla fine del film e se vuoi puoi stare qui a dormire, spazio ne abbiamo, cosi come spazzolini, pigiami e tutto quello che ti possa servire”. Non potevo crederci. Alla sola idea di stare nella stessa casa con lei che si spogliava in qualche stanza a pochi metri da me per andare a letto mi fece sudare e mi provocó una erezione spaziale. La ringraziai facendo finta di nulla. Ad inizio secondo tempo la mamma del mio amico ci raggiunge sul divano. Indossava una di quelle maxi T-shirt anni 90, praticamente una T-shirt di 4 taglie piú grandi senza pantaloni o gonne, abbinata a un paio di sandali da casa e i capelli raccolti in una coda alta. La guardavo e mi venivano i brividi anche se fuori c’erano 30 gradi nonostante l’ora tarda. Ogni tanto quardava la TV, si faceva una risata, ma passó tutto il tempo ad applicare uno smalto rosso alle unghia di mani e piedi. La guardavo e avrei voluto leccarle i piegi e infilare la mani sotto quella T-shirt. Sentivo il cazzo duro gocciolare negli slip e cominciai a fare fatica a nascondere l’erezione, ero eccitato all’inverosimile ma anche impacciato, mi sentivo un pó come Pierino che spia la Edwige Fenech. Comunque in un modo o nell’altro mi calmai ma ero eccitato da matti. Appena lei finisce, ci augura la buonanotte e dice che va a letto a leggere e rilassarsi un pó e raccomanda a noi di non fare tardi. A quel punto do per scontato che sarei rimasto a dormire li, infatti per qualche minuto la sentiamo intenta a preparare il letto per me e tirare fuori ascuigamani e quant’altro. All’ennesimo buonanotte, lei sparisce, abbiamo tutte le luci spente per evitare che le zanzare ci mangiassero vivi con solo ta TV accesa. Dal corridoio e dalla zona notte arriva una debole luce calda, la signora aveva sicuramente l’abajour acceso e la porta aperta. Il film finisce ma decidiamo di rimanere a guardare la TV, davano Chi Non Salta Bianco E’, un altro grande film che davano sempre in estate.

Si era fatto tardi, dopo un altro paio di bicchieri di una bevanda gassata bella fredda, anche il secondo film era finito, erano quasi le 2 del mattino, decidemmo di andare a dormire. Prima di spegnere facciamo un giro di canali per vedere cosa stessero trasmettendo, nel caso ci fosse ancora un fil interessante ma finimmo su una di quelle emittenti locali che mostravano film “soft” con esplicite scene di sesso. Rimanemmo a guardare pe un pó, entrambi a dire porcate e a fantasticare, entrambi chiaramente a cazzo duro e gli ormoni che ribbollivano. Io ero seduto sul divano a gambe larghe, con la mano destra nelle mutande passando dal gambale dei pantaloncini della squadra di calcio preferita, Giuseppe senza farsi troppi problemi direttamente da sotto la cintura, entrambi a massaggarci il cazzo. Ormai no parlavamo piú, occhi incollati su culi e tette, facce arrossate e cazzi sull’orlo di scoppiare. Ad un certo punto sentiamo rumori provenire dalla zona notte, ci accorgiamo che la luce della stanza della signora era ancora accesa, ci sistemiamo, cambiamo canale e facciamo finta di guardare la TV. Io credevo che la mamma di Giuseppe ci avesse “beccati” e il pensiero mi fece indurire il cazzo ancora di piú. Decidemmo di andare a letto. Spegnamo la TV e andiamo in stanza di Giuseppe, confinante con la stanza di sua madre, la luce ancora accesa, la porta aperta ma nessun rumore. Giuseppe decide di andare in bagno a sistemarsi, io dico che sarei andato dopo di lui. Appena sento Giuseppe chiudere la porta del bagno a chiave, mi alzo, esco dalla stanza e completamente in preda all’eccitazione, senza fare rumore mi avvicino alla porta della stanza della signora, comincio a vedere i piedi, con le unghie rosse, poi le gambe, le ginocchia e mano a mano che mi avvicino realizzo che era senza pigiama. Vedo il suo inguine incorniciato in una mutandina di pizzo nero semitrasparente ma non riesco a vedere dettagli. Lei é a pancia in su, con una gamba stesa e una piegata, dormiva apparentemente un sonno profondo. Con un orecchio al bagnio faccio ancora un passo avanti, la signora non aveva nemmeno la maglietta del pigiama, vedo la pancia, il grosso seno in un reggiseno che sembrava facesse fatica a contenerlo, dello stesso tessuto delle mutandine. Avevo la mano destra nei pantaloni a segarmi lentamente e massaggarmi le palle. Riesco a vederla tutta, la testa girata in direzione opposta alla mia. Un braccio lungo il corpo, l’altro piegato sulla pancia con la mano poggiata sul seno. Non credevo ai miei occhi, stavo impazzendo. Ad un certo punto sento lo sciacquone del bagno, Giuseppe sarebbe uscito a brevissmo dovevo tornare in stanza. Cosi feci, quando Giuseppe arrivó non si accorse di nulla. Lui era paonazzo, chiaramente si era sparato una sega stratosferica. Io feci finta di nulla, accennai uno sbadiglio e mi diressi in bagno facendo attenzione a chiudere bene la porta della stanza. Prima di andare in bagno, con ancora negli occhi le immagini gustate qualche minuto prima, mi diressi dritto verso la stanza della signora. Appena ebbi la possibilitá di vederla mi accorsi che si era mossa, magari Giuseppe l’aveva destata dal sonno. Era straiata sul fianco sinistro a cucchiaio. Avevo il suo culo rotondo e sodo in faccia, un lato delle mutandine era infilato tra le chiappe, stavo impazzendo. In quella posizione vedevo chiaramente il confiore della fica e peli rossicci fuoriuscire dalle mutande. Senza pudore ho sfilato il cazzo duro dai pantaloncini e ho cominciato a segarmi lentamente ma con un piacere mai provato prima. Il cazzo era gonfio con mai prima, la cappella gonfia e dura che giá gocciolava nelle mutande. Le palle erano grosse e sode, provavo un piacere unico che non avevo mai nemmeno immaginato di poter provare. Ero li da pochi secondi che mi sembravano una eternitá quando ad un tratto la vedo muoversi, forse nel sonno, forse in procinto di svegliarsi. Ero paralizzato ma quatto quatto sono uscito dalla stanza senza fare rumore e senza sentirne, ancora con il cazzo duro fuori dai pantalini, cosi mi riavvicino alla porta dopo pochi secondi, entro e la vedo di nuovo distesa in posizione supina, entrambe le gambe stese ma ben larghe, un braccio lungo il corpo e una mano nelle mutandine. Non si stava masturbando o altro, chiaramente dormiva, ma la mia fantasia viaggiava a mille all’ora. Non ce la facevo piú, sarei rimasto li per ore ma dovevo andare altrimenti Giuseppe si sarebbe insospettito. Esco, vado in bagno e mi sistemo, volevo sborrare ma decisi di non farlo. Volevo godere con calma e tirarmi una bella sega con le immagini che avevo impresse nella memoria. Uscii velocemente dal bagno e mi diressi in stanza, feci altre quattro chiacchiere con Giuseppe e poi ci addormentammo. L’indomani ci svegliammo con calma, la signora era gia sveglia e indossava la stessa maxi T-shirt del giorno prima ma senza sandali. Ci siamo scambiati i soliti convenevoli e la signora ci ha preparato la colazione. Era Sabato, non avrebbe lavorato e ci disse che sarebbe andate al mare, indossava gia il costume ed era pronta ad andare, non eravamo invitati, andava con le amiche. Mentre prendevo il caffé seduto al tavolo della cucina si avvicina e mi mette le mani sulle spalle, in maniera amichevole e materna e chiede a che ora fossimo andati a letto. Il mio primo pensiero fu che la mano sulla mia spalla era nelle sue mutandine solo poche ore prima, mi vennero le caldane all’istante e il cazzo di marmo. “Avete fatto troppo tardi ragazzi” ci disse, “chi lo sa a quell’ora cosa mostrano in TV” con un tono malizioso ma diretto. Non rispondemmo. Ero convinto ancora di piú che ci avesse beccato a guardarci il film la sera prima e la cosa mi eccitava ancora di piú. Finisco la colazione e decido di andare a casa, saluto Giuseppe e sua madre chi mi da un abbraccio e un bacio sulla guancia. Era diventata stranamente affettuosa, non che mi dispiacesse ma comincia a temere che forse non fosse del tutto addormentata mentre la spiavo. Andai a casa, mia sorella era giá andata in spiaggia, i miei genitori l’avrebbero seguita a breve. Io dissi che non avevo voglia di andare al mare e che sarei uscito di nuovo con Giuseppe, cosa non necessariamente vera. Ma questo mi diede una intera giornara da solo per stare nudo sul divano, sfogliare giornalini pornografici che tenevo nascosti in camera mia e fare onore alle immagini della mamma di Giuseppe che ancora ho impresse nella memoria come se fosse successo solo ieri e non venti e piú anni fa. Al rientro dei miei Genitori ero docciato, pulito e profumato, ma sfinito. Da quella volta non sono stato piú cosi fortunato e a volte rimpiango di non aver azzardado di piú quella sera, chi lo sa, sicuramente mi sarei beccato qualche ceffone ma magari avrei vinto alla lotteria.
scritto il
2026-04-11
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