Agenzia "Maggiolino" 3.1: la storia di “Scarlatt” (35 anni)
di
Maggiolino 3.1
genere
sentimentali
1.Come avrà notato, nel comunicare con voi utilizzo costantemente la forma di cortesia voi – un piccolo ma significativo gesto che sottolinea ulteriormente il contrasto tra la mia educazione e le parole che penetrano nei miei pensieri più intimi, rendendo tutta questa storia – chiamiamola così – particolarmente speciale.
Eppure, vede, questa storia era già strana fin dall’inizio. Abbiamo ballato insieme per metà della serata, ci siamo immersi nel momento – almeno io l’ho fatto, e mi è sembrato che lo abbia fatto anche voi –, ci siamo guardati direttamente negli occhi (per quanto la luce soffusa della sala lo permettesse)… e tuttavia non abbiamo scambiato nemmeno una parola. Sembrava semplicemente superfluo – perfino al livello della più elementare cortesia: non ci siamo nemmeno presentati. Così voi rimane inevitabilmente per me ancora il Signor X e io Scarlett (si accontenti per ora di saperlo).
E così è successo che alla fine ci siamo separati sulla soglia con un leggero bacio d’addio, ognuno per la propria strada, senza lasciare all’altro alcuna coordinata terrena… Come se fossimo pienamente convinti di conoscerci già e che, di conseguenza, avessimo anche i rispettivi contatti.
Ma in realtà non è affatto così! E ora, nel tentativo di riallacciare il contatto con voi, sono stata costretta a rivolgermi persino all’agenzia “Maggiolino”, affidando nelle loro mani il mio piccolo e intimo dono, che ora dovrebbe giungere a voi in questa scatola. Ho affidato loro la mia missione segreta a cuor leggero, perché non dubito neppure per un istante delle loro comprovate capacità – capacità che potrebbero essere invidiate perfino dall’FBI. Perchè poiché sanno, in modo quasi misterioso, cogliere quei segnali presenti nel mondo ma appena percettibili, che sfuggono alla maggior parte delle persone; proprio come il loro prototipo operante in natura: un piccolo ma instancabile coleottero, che percepisce il mondo non tanto con gli occhi quanto con le sue sensibili “antenne”… e che, tra l’altro, non ha il minimo a chi fare con il famigerato coleottero della patata del Colorado.
2. Ma quale sarebbe quel messaggio intimo che vorrei condividere con voi?
Pensavo che un tempo, nel Medioevo, le cose fossero talvolta molto più semplici. Quando esistevano ancora i cavalieri e le virtù della cavalleria, un uomo – o il suo fedele messaggero – andava sotto la finestra della dama a cantare una serenata per conquistare il suo favore.
Se la finestra restava chiusa, era un rifiuto silenzioso. Ma se la dama gettava dalla finestra qualcosa di personale – ad esempio”un sottile foulard di seta al collo, che portava il suo profumo, il suo calore e la sua brama– e questo volteggiava a lungo nell’aria prima finché il cavaliere lo afferrava… allora tutto era deciso.
Non temete- non resto ancorata al passato. Vi riporto subito nel presente, direttamente nel mio mondo. E immagino cosa potrei “lanciare” verso di voi con lo stesso incanto, la stessa leggerezza… ma forse anche con un’intenzione molto più diretta.
Dovrebbe avere qualche legame con la nostra unica serata trascorsa insieme finora. Qualcosa che non si possa dimenticare. Qualcosa che mi riguardi, realmente e fisicamente. Qualcosa che non sia soltanto un simbolo innocente, ma che porti in sé il ricordo del mio corpo — il suo calore, il suo ritmo, i suoi silenziosi segreti. Qualcosa abbastanza “appropriato” da poter essere considerato tale… e allo stesso tempo sufficientemente carico di erotismo da non lasciarvi dimenticare nemmeno per un istante a chi appartiene.
La domanda era: cosa potrebbe essere?
Ho riflettuto a lungo su come potrei sorprendervi, forse persino scioccarvi… Potrebbe essere, per esempio, il mio plug anale, che mi eccita molto quando lo indosso… E guardate — quella sera, mentre ballavamo, si trovava proprio nel luogo in cui poteva trovarsi in quel momento — ma non con me nella sala da ballo, bensì nel cassetto del mio comodino… Dunque, anche se questo oggetto cercasse di “parlarvi” da parte mia — supponiamo pure che i miracoli esistano! — probabilmente lo farebbe in modo troppo indiretto e troppo debole, vero? (ok, non lo dicevo sul serio!)
Poi ho pensato a qualcosa di più piccolo. Qualcosa che potrebbe stare nella vostra tasca. Qualcosa che forse dimentichereste lì… per poi ritrovare. Facendolo girare tra le dita- il mio rossetto.
In effetti lo immaginerei più o meno così: siete a una riunione, qualcuno parla di qualcosa di estremamente importante. Annuiste, ma la vostra mano è in tasca, e le dita toccano qualcosa di liscio, che a volte si allunga come mia lingua rossa… ma che ha già sfiorato le mie labbra, che sa come respiro io stessa… e blow. E allora i vostri pensieri non sono più in quella stanza.
Ma anche questo indizio così evidente… mi pareva troppo innocente e troppo semplice, come una promessa lasciata a metà.
Perché, diciamolo chiaramente: un oggetto del genere potrebbe non solo dimenticarsi in tasca. Oppure, peggio ancora… finire tra le mani di un’altra donna. E allora, cosa direste? Da dove viene? Cosa significa? Forse persino mentire. E sebbene non dubiti della vostra fantasia… non voglio essere soltanto quel “ritrovamento casuale per strada”.
No.
Perché se vi lancio qualcosa… deve colpire dritto al cuore e restarci.
3. Ma un giorno mi fermai davanti alla vetrina di una gioielleria e il mio sguardo si soffermò su una sottile collana d’oro, distesa come un raggio di luce calda sul collo di un manichino scuro. Ma il mio pensiero – considerando la mia natura ipersessuale e profondamente feticista – si spinse molto oltre, scivolando lungo il corpo fino a raggiungere alle mie stringhe tra le gambe eccitate.
Ma davvero, quanto sarebbe grande davvero quella distanza?
Collana che adorna il mio collo – lo stesso luogo dove credo di sentire ancora il tocco del tuo respiro. E i perizomi che riportano i miei pensieri alla nostra serata di danza, quando le mie ginocchia si intrecciavano intorno ai tuoi fianchi come viti irrequiete, impazienti, alla ricerca…
Più ci pensavo, più la loro differenza svaniva. Entrambi sarebbero stati semplicemente come delle “linee” sui miei corpi – minimaliste, ma che quasi non coprono nulla, limitandosi a suggerire.
Poi mi colpì un’idea folle, ma stranamente logica: perché indossare dei perizomi, quando si potrebbe invece indossare una collana al loro posto? Come una sottile linea di metallo sulla mia pelle – fredda, altrettanto intima, altrettanto discreta ed elegante…
Ma no.
Per quanto possano sembrare simili, la parola “collana” non accende nel mio corpo quella scintilla che vi farebbe improvvisamente ardere, come un fuoco che talvolta nasce dalla cenere se appena sfiorato. Non risveglia né eccita, non fa scorrere il vostro sangue più veloce nelle vene.
Semplicemente perché, in questa forma, resterebbe sì bella, ma pur sempre trattata come un oggetto – qualcosa di separato, che non disegna per voi colei che la indossa: me e le curve del mio corpo.
4. E mentre questa idea continuava a girarmi sempre più in testa, sono infine giunta alla conclusione che, tra le mie cose intime, proprio le mie mutandine potessero essere la scelta migliore. Perché quella sera memorabile, mentre mi vestivo, avevo scelto non come al solito un tanga – che non si può semplicemente mettere in tasca come un rossetto – ma qualcosa di molto più deciso e strutturato. Parlo qui delle mie mutandine a vita alta, il cui scopo era modellare ancora meglio il mio fondoschiena sotto il vestito e metterlo in risalto agli occhi di chi guardava.
E a quanto pare non mi sbagliavo affatto!: la vostra mano si è posata sul mio fondoschiena molto più a lungo di quanto sarebbe stato strettamente necessario, mentre durante il ballo mi attiravate sempre più vicino a voi…
E poi il loro colore – davvero festoso e femminile, rosa! Un po’ innocente, un po’ pericoloso – proprio quella combinazione che può rivelarsi ingannevole. Di solito non indosso capi di questo colore, ma quella volta, per qualche motivo, sembrava perfetto. Immaginate ora che quelle stesse mutandine giacciano in quella eleganta scatola regalo, disposte con cura come merce di marca, come qualcosa che in realtà non dovrebbe nemmeno essere confezionato in quel modo…
Riflettete per un attimo sul sottotesto: tutti sappiamo che piega prende di solito una scena del genere nei film porno, quando alla porta di una donna sola e arrapata si presenta un fattorino con una scatola di pizza. … È un cliché, sì… ma a volte sono proprio i cliché a essere i più piacevoli, quando li si gioca consapevolmente. Questa volta, dunque, in una versione completamente ribaltata da parte mia, in cui il fattorino con la scatola arriva proprio alla vostra porta.
Beh sì, so benissimo che con questo piccolo gioco un po’ sfacciato potrei rovinare tutto in un attimo e che voi potreste voltarmi le spalle. La verità è che, anche come davvero autentico feticista della lingerie, ho davvero un’immaginazione fin troppo vivace; sono spontaneo fino al limite dell’incoscienza — di solito questo o attira oppure respinge, senza quasi vie di mezzo.
Quindi spero che comprendiate il mio tono giocoso… E se tutto questo comunque non vi piace, non prendetelo come un’offesa personale — mi scuso già in anticipo. Così diventa subito chiaro: se non siamo sulla stessa lunghezza d’onda, non pensiamo allo stesso modo né ridiamo delle stesse cose, può essere semplicemente un segnale del destino sulla strada giusta — e dovremmo separarci prima ancora di arrivare a incontrarci di nuovo.
(…segue)
Eppure, vede, questa storia era già strana fin dall’inizio. Abbiamo ballato insieme per metà della serata, ci siamo immersi nel momento – almeno io l’ho fatto, e mi è sembrato che lo abbia fatto anche voi –, ci siamo guardati direttamente negli occhi (per quanto la luce soffusa della sala lo permettesse)… e tuttavia non abbiamo scambiato nemmeno una parola. Sembrava semplicemente superfluo – perfino al livello della più elementare cortesia: non ci siamo nemmeno presentati. Così voi rimane inevitabilmente per me ancora il Signor X e io Scarlett (si accontenti per ora di saperlo).
E così è successo che alla fine ci siamo separati sulla soglia con un leggero bacio d’addio, ognuno per la propria strada, senza lasciare all’altro alcuna coordinata terrena… Come se fossimo pienamente convinti di conoscerci già e che, di conseguenza, avessimo anche i rispettivi contatti.
Ma in realtà non è affatto così! E ora, nel tentativo di riallacciare il contatto con voi, sono stata costretta a rivolgermi persino all’agenzia “Maggiolino”, affidando nelle loro mani il mio piccolo e intimo dono, che ora dovrebbe giungere a voi in questa scatola. Ho affidato loro la mia missione segreta a cuor leggero, perché non dubito neppure per un istante delle loro comprovate capacità – capacità che potrebbero essere invidiate perfino dall’FBI. Perchè poiché sanno, in modo quasi misterioso, cogliere quei segnali presenti nel mondo ma appena percettibili, che sfuggono alla maggior parte delle persone; proprio come il loro prototipo operante in natura: un piccolo ma instancabile coleottero, che percepisce il mondo non tanto con gli occhi quanto con le sue sensibili “antenne”… e che, tra l’altro, non ha il minimo a chi fare con il famigerato coleottero della patata del Colorado.
2. Ma quale sarebbe quel messaggio intimo che vorrei condividere con voi?
Pensavo che un tempo, nel Medioevo, le cose fossero talvolta molto più semplici. Quando esistevano ancora i cavalieri e le virtù della cavalleria, un uomo – o il suo fedele messaggero – andava sotto la finestra della dama a cantare una serenata per conquistare il suo favore.
Se la finestra restava chiusa, era un rifiuto silenzioso. Ma se la dama gettava dalla finestra qualcosa di personale – ad esempio”un sottile foulard di seta al collo, che portava il suo profumo, il suo calore e la sua brama– e questo volteggiava a lungo nell’aria prima finché il cavaliere lo afferrava… allora tutto era deciso.
Non temete- non resto ancorata al passato. Vi riporto subito nel presente, direttamente nel mio mondo. E immagino cosa potrei “lanciare” verso di voi con lo stesso incanto, la stessa leggerezza… ma forse anche con un’intenzione molto più diretta.
Dovrebbe avere qualche legame con la nostra unica serata trascorsa insieme finora. Qualcosa che non si possa dimenticare. Qualcosa che mi riguardi, realmente e fisicamente. Qualcosa che non sia soltanto un simbolo innocente, ma che porti in sé il ricordo del mio corpo — il suo calore, il suo ritmo, i suoi silenziosi segreti. Qualcosa abbastanza “appropriato” da poter essere considerato tale… e allo stesso tempo sufficientemente carico di erotismo da non lasciarvi dimenticare nemmeno per un istante a chi appartiene.
La domanda era: cosa potrebbe essere?
Ho riflettuto a lungo su come potrei sorprendervi, forse persino scioccarvi… Potrebbe essere, per esempio, il mio plug anale, che mi eccita molto quando lo indosso… E guardate — quella sera, mentre ballavamo, si trovava proprio nel luogo in cui poteva trovarsi in quel momento — ma non con me nella sala da ballo, bensì nel cassetto del mio comodino… Dunque, anche se questo oggetto cercasse di “parlarvi” da parte mia — supponiamo pure che i miracoli esistano! — probabilmente lo farebbe in modo troppo indiretto e troppo debole, vero? (ok, non lo dicevo sul serio!)
Poi ho pensato a qualcosa di più piccolo. Qualcosa che potrebbe stare nella vostra tasca. Qualcosa che forse dimentichereste lì… per poi ritrovare. Facendolo girare tra le dita- il mio rossetto.
In effetti lo immaginerei più o meno così: siete a una riunione, qualcuno parla di qualcosa di estremamente importante. Annuiste, ma la vostra mano è in tasca, e le dita toccano qualcosa di liscio, che a volte si allunga come mia lingua rossa… ma che ha già sfiorato le mie labbra, che sa come respiro io stessa… e blow. E allora i vostri pensieri non sono più in quella stanza.
Ma anche questo indizio così evidente… mi pareva troppo innocente e troppo semplice, come una promessa lasciata a metà.
Perché, diciamolo chiaramente: un oggetto del genere potrebbe non solo dimenticarsi in tasca. Oppure, peggio ancora… finire tra le mani di un’altra donna. E allora, cosa direste? Da dove viene? Cosa significa? Forse persino mentire. E sebbene non dubiti della vostra fantasia… non voglio essere soltanto quel “ritrovamento casuale per strada”.
No.
Perché se vi lancio qualcosa… deve colpire dritto al cuore e restarci.
3. Ma un giorno mi fermai davanti alla vetrina di una gioielleria e il mio sguardo si soffermò su una sottile collana d’oro, distesa come un raggio di luce calda sul collo di un manichino scuro. Ma il mio pensiero – considerando la mia natura ipersessuale e profondamente feticista – si spinse molto oltre, scivolando lungo il corpo fino a raggiungere alle mie stringhe tra le gambe eccitate.
Ma davvero, quanto sarebbe grande davvero quella distanza?
Collana che adorna il mio collo – lo stesso luogo dove credo di sentire ancora il tocco del tuo respiro. E i perizomi che riportano i miei pensieri alla nostra serata di danza, quando le mie ginocchia si intrecciavano intorno ai tuoi fianchi come viti irrequiete, impazienti, alla ricerca…
Più ci pensavo, più la loro differenza svaniva. Entrambi sarebbero stati semplicemente come delle “linee” sui miei corpi – minimaliste, ma che quasi non coprono nulla, limitandosi a suggerire.
Poi mi colpì un’idea folle, ma stranamente logica: perché indossare dei perizomi, quando si potrebbe invece indossare una collana al loro posto? Come una sottile linea di metallo sulla mia pelle – fredda, altrettanto intima, altrettanto discreta ed elegante…
Ma no.
Per quanto possano sembrare simili, la parola “collana” non accende nel mio corpo quella scintilla che vi farebbe improvvisamente ardere, come un fuoco che talvolta nasce dalla cenere se appena sfiorato. Non risveglia né eccita, non fa scorrere il vostro sangue più veloce nelle vene.
Semplicemente perché, in questa forma, resterebbe sì bella, ma pur sempre trattata come un oggetto – qualcosa di separato, che non disegna per voi colei che la indossa: me e le curve del mio corpo.
4. E mentre questa idea continuava a girarmi sempre più in testa, sono infine giunta alla conclusione che, tra le mie cose intime, proprio le mie mutandine potessero essere la scelta migliore. Perché quella sera memorabile, mentre mi vestivo, avevo scelto non come al solito un tanga – che non si può semplicemente mettere in tasca come un rossetto – ma qualcosa di molto più deciso e strutturato. Parlo qui delle mie mutandine a vita alta, il cui scopo era modellare ancora meglio il mio fondoschiena sotto il vestito e metterlo in risalto agli occhi di chi guardava.
E a quanto pare non mi sbagliavo affatto!: la vostra mano si è posata sul mio fondoschiena molto più a lungo di quanto sarebbe stato strettamente necessario, mentre durante il ballo mi attiravate sempre più vicino a voi…
E poi il loro colore – davvero festoso e femminile, rosa! Un po’ innocente, un po’ pericoloso – proprio quella combinazione che può rivelarsi ingannevole. Di solito non indosso capi di questo colore, ma quella volta, per qualche motivo, sembrava perfetto. Immaginate ora che quelle stesse mutandine giacciano in quella eleganta scatola regalo, disposte con cura come merce di marca, come qualcosa che in realtà non dovrebbe nemmeno essere confezionato in quel modo…
Riflettete per un attimo sul sottotesto: tutti sappiamo che piega prende di solito una scena del genere nei film porno, quando alla porta di una donna sola e arrapata si presenta un fattorino con una scatola di pizza. … È un cliché, sì… ma a volte sono proprio i cliché a essere i più piacevoli, quando li si gioca consapevolmente. Questa volta, dunque, in una versione completamente ribaltata da parte mia, in cui il fattorino con la scatola arriva proprio alla vostra porta.
Beh sì, so benissimo che con questo piccolo gioco un po’ sfacciato potrei rovinare tutto in un attimo e che voi potreste voltarmi le spalle. La verità è che, anche come davvero autentico feticista della lingerie, ho davvero un’immaginazione fin troppo vivace; sono spontaneo fino al limite dell’incoscienza — di solito questo o attira oppure respinge, senza quasi vie di mezzo.
Quindi spero che comprendiate il mio tono giocoso… E se tutto questo comunque non vi piace, non prendetelo come un’offesa personale — mi scuso già in anticipo. Così diventa subito chiaro: se non siamo sulla stessa lunghezza d’onda, non pensiamo allo stesso modo né ridiamo delle stesse cose, può essere semplicemente un segnale del destino sulla strada giusta — e dovremmo separarci prima ancora di arrivare a incontrarci di nuovo.
(…segue)
1
voti
voti
valutazione
2
2
Commenti dei lettori al racconto erotico