La dogsitter e l’ovettto
di
Rita1991
genere
masturbazione
Da un paio di mesi avevamo una dogsitter di 26 anni che studia medicina: bella, con un bel lato B, un bel seno, dei piedini piccoli e delle mani piccole. Si occupava dei nostri cani ed era precisa, dolce con loro, sempre puntuale. Insomma, una di quelle persone di cui ti fidi senza pensarci troppo.
In casa abbiamo anche delle telecamere. Le avevamo messe per controllare cosa combinavano i nostri bimbi pelosi mentre eravamo fuori… ma di fatto registravano tutto.
Senza pensarci troppo.
Qualche giorno prima avevo ordinato su un sito online un ovetto vibrante, con tipo nove modalità diverse. Era arrivato in una scatolina anonima, di quelle che non fanno domande.
Quel giorno l’avevo lasciato a caricare,
sul mobile del soggiorno,
nascosto — più o meno — dietro a un portafotografie.
Di quelli che dovrebbero coprire,
ma che in realtà… coprono male.
Da una certa angolazione si vedeva.
Eccome se si vedeva.
Quel pomeriggio la dogsitter entrò, come sempre.
I cani le saltarono addosso, festa grande, tutto nella norma. Lei sorrise, li calmò, prese i guinzagli e li portò fuori. Routine perfetta.
Quando rientrò, iniziò a sistemare un po’ il soggiorno, come faceva spesso.
E lì, passando accanto al mobile…
Lo notò.
Non subito in modo evidente:
prima uno sguardo veloce,
poi uno più attento.
Quel piccolo oggetto, mezzo nascosto dietro la cornice, con quel design troppo “pulito” per essere qualcosa di casuale.
Si fermò.
Un attimo.
Forse cercò di convincersi che fosse qualcos’altro:
un caricatore? Un accessorio strano?
Poi capì. Lo accese e fece un leggero sorriso.
Non lo toccò.
O almeno… così sembrava.
Si limitò a raddrizzare appena il portafotografie,
quel tanto che bastava a coprirlo un po’ di più,
o forse… a guardarlo meglio un’ultima volta.
Poi si allontanò, come se niente fosse.
Ma c’era qualcosa di diverso nei suoi movimenti.
Un filo più lenta, forse.
O forse eri tu, riguardando le immagini dopo, a cercare dettagli che prima non avresti mai notato.
Si sedette sul divano con uno dei cani accanto, accarezzandolo distrattamente.
Ogni tanto, però… lo sguardo le cadeva lì.
Sul mobile.
Su quel punto preciso.
Non con imbarazzo,
piuttosto con una curiosità trattenuta, quasi divertita.
Come quando scopri per caso qualcosa di molto personale… e non sai se ignorarlo o lasciarti incuriosire.
Dopo qualche minuto si alzò di nuovo, prese il telefono, controllò l’ora.
Tutto normale.
Prima di uscire, però, passò ancora vicino al mobile.
Stavolta non si fermò davvero,
ma rallentò.
Quel tanto che basta.
Lo prese in mano e provò ad accenderlo. Rimase sorpresa da come vibrava: aveva nove modalità diverse. Si guardò attorno e vide che i cani erano tranquilli.
Si sedette sul divano.
Si tolse le scarpe, restando scalza.
Poi si spogliò lentamente: pantaloni, maglione… non aveva reggiseno, solo un perizoma nero in pizzo.
Si sdraiò proprio lì, davanti alla telecamera, incurante del fatto che potevamo vederla.
Cominciò ad accarezzarsi sopra il perizoma, aprì le gambe e continuò a sfiorarsi con le dita, mentre si tormentava i capezzoli… ansimando.
Poi decise di infilare le dita dentro e iniziò a toccarsi più intensamente. Accese l’ovetto e cominciò a passarlo sopra le mutandine: dalla telecamera si vedeva che si contorceva per il piacere.
A quel punto lo tolse, si sfilò anche le mutandine e lo portò direttamente tra le gambe. Non fece in tempo ad appoggiarlo che lo spinse dentro di sé. Nella mano destra aveva il telecomando e cambiava le varie intensità.
Continuò a stimolarsi, finché arrivò all’orgasmo, intenso, bagnando completamente il divano.
Subito dopo si rivestì in fretta e andò via, sistemando tutto come aveva trovato, compreso l’ovetto.
Noi, quando tornammo, trovammo il divano tutto bagnato, senza capire chi fosse stato. Poi, guardando il video, scoprimmo che era stata la dogsitter…
Al prossimo giochino.
In casa abbiamo anche delle telecamere. Le avevamo messe per controllare cosa combinavano i nostri bimbi pelosi mentre eravamo fuori… ma di fatto registravano tutto.
Senza pensarci troppo.
Qualche giorno prima avevo ordinato su un sito online un ovetto vibrante, con tipo nove modalità diverse. Era arrivato in una scatolina anonima, di quelle che non fanno domande.
Quel giorno l’avevo lasciato a caricare,
sul mobile del soggiorno,
nascosto — più o meno — dietro a un portafotografie.
Di quelli che dovrebbero coprire,
ma che in realtà… coprono male.
Da una certa angolazione si vedeva.
Eccome se si vedeva.
Quel pomeriggio la dogsitter entrò, come sempre.
I cani le saltarono addosso, festa grande, tutto nella norma. Lei sorrise, li calmò, prese i guinzagli e li portò fuori. Routine perfetta.
Quando rientrò, iniziò a sistemare un po’ il soggiorno, come faceva spesso.
E lì, passando accanto al mobile…
Lo notò.
Non subito in modo evidente:
prima uno sguardo veloce,
poi uno più attento.
Quel piccolo oggetto, mezzo nascosto dietro la cornice, con quel design troppo “pulito” per essere qualcosa di casuale.
Si fermò.
Un attimo.
Forse cercò di convincersi che fosse qualcos’altro:
un caricatore? Un accessorio strano?
Poi capì. Lo accese e fece un leggero sorriso.
Non lo toccò.
O almeno… così sembrava.
Si limitò a raddrizzare appena il portafotografie,
quel tanto che bastava a coprirlo un po’ di più,
o forse… a guardarlo meglio un’ultima volta.
Poi si allontanò, come se niente fosse.
Ma c’era qualcosa di diverso nei suoi movimenti.
Un filo più lenta, forse.
O forse eri tu, riguardando le immagini dopo, a cercare dettagli che prima non avresti mai notato.
Si sedette sul divano con uno dei cani accanto, accarezzandolo distrattamente.
Ogni tanto, però… lo sguardo le cadeva lì.
Sul mobile.
Su quel punto preciso.
Non con imbarazzo,
piuttosto con una curiosità trattenuta, quasi divertita.
Come quando scopri per caso qualcosa di molto personale… e non sai se ignorarlo o lasciarti incuriosire.
Dopo qualche minuto si alzò di nuovo, prese il telefono, controllò l’ora.
Tutto normale.
Prima di uscire, però, passò ancora vicino al mobile.
Stavolta non si fermò davvero,
ma rallentò.
Quel tanto che basta.
Lo prese in mano e provò ad accenderlo. Rimase sorpresa da come vibrava: aveva nove modalità diverse. Si guardò attorno e vide che i cani erano tranquilli.
Si sedette sul divano.
Si tolse le scarpe, restando scalza.
Poi si spogliò lentamente: pantaloni, maglione… non aveva reggiseno, solo un perizoma nero in pizzo.
Si sdraiò proprio lì, davanti alla telecamera, incurante del fatto che potevamo vederla.
Cominciò ad accarezzarsi sopra il perizoma, aprì le gambe e continuò a sfiorarsi con le dita, mentre si tormentava i capezzoli… ansimando.
Poi decise di infilare le dita dentro e iniziò a toccarsi più intensamente. Accese l’ovetto e cominciò a passarlo sopra le mutandine: dalla telecamera si vedeva che si contorceva per il piacere.
A quel punto lo tolse, si sfilò anche le mutandine e lo portò direttamente tra le gambe. Non fece in tempo ad appoggiarlo che lo spinse dentro di sé. Nella mano destra aveva il telecomando e cambiava le varie intensità.
Continuò a stimolarsi, finché arrivò all’orgasmo, intenso, bagnando completamente il divano.
Subito dopo si rivestì in fretta e andò via, sistemando tutto come aveva trovato, compreso l’ovetto.
Noi, quando tornammo, trovammo il divano tutto bagnato, senza capire chi fosse stato. Poi, guardando il video, scoprimmo che era stata la dogsitter…
Al prossimo giochino.
2
voti
voti
valutazione
5.5
5.5
Commenti dei lettori al racconto erotico