Il prestito
di
youmustit
genere
dominazione
Non so bene come mi sono messa in questa situazione, a volte capita che nel tentativo di risolvere un problema se ne crei un altro diverso e più grave, in una catena difficile poi da sciogliere.
Ora sento solo la paura immensa, il panico, il corpo rigido che risponde a fatica, in questa situazione pazza da cui non so come uscire, e l'angoscia mi stringe, il terrore che si sappia.
All'inizio gli ho chiesto solo cinquanta euro, sapevo di poter vincere a quella dannata macchinetta, era ormai troppo tempo che non usciva la combinazione vincente, sentivo che ero ormai vicina, non potevo abbandonare ora e lasciare che il prossimo incassasse i miei soldi.
Poi vennero altri cinquanta euro, molte altre volte, e lui che li dava sempre sorridente “..non ti preoccupare signora, poi s'aggiusta...”. Era un mediorientale sulla cinquantina, faccia tonda barba di tre giorni, ma come fa ad avere sempre la barba di tre giorni! pochi capelli, più alto di me e la solita pancia, quella di chi non si preoccupa della birra, sua moglie col velo ma lui con la birra. Il sorriso che vuole essere complice, di chi sa il tuo segreto.
A volte lo trovavo per strada mentre ero con una amica, a volte passava davanti al negozio ed entrava a curiosare, a volte una telefonata apparentemente innocua, ma riusciva solo ad aumentare la mia ansia.
Un giorno ai grandi magazzini, alla cassa, mio marito oltre la barriera ad imbustare, io a mettere la roba sul nastro. Lui vicino, molto vicino, sfiora la mia mano, nel terrore guardo e lo vedo col suo sorriso velenoso e subito mi volto verso mio marito che non si è accorto di nulla, gli allontano svelta la mano in preda al terrore, ma lui mi resta accanto toccando col suo fianco il mio, mi guardo attorno per capire se ci sono conoscenti, vedo solo un ragazzo incuriosito ed una signora col viso corrucciato. Finisco, spingo il carrello oltre la barriera ma mi rallenta venendo dietro di me e palpeggiandomi oscenamente, mi sposto più svelta vedo mio marito impegnato con le borse della spesa. Finalmente lui mi oltrepassa e se ne va, dopo poco lo guardo e lui girandosi mi sorride, capisco che questo è solo l'inizio.
La discesa verso il fondo non ha richiesto molto tempo. All'inizio pensavo che accontentandolo mi sarei affrancata, ho cercato di contrattare, lasciarmi toccare per diminuire il debito, lasciarmi guardare nuda, poi lasciarmi guardare dai suoi amici, e poi lasciarmi fotografare.
In realtà so benissimo come mi sono messa in questa situazione. Ho pregato, ho supplicato, mi sono inginocchiata: “non farmi male, ti prego non dirlo a nessuno, se mi giuri che rimane fra noi lo faccio”, ma poi c'era sempre qualcosa di più osceno da fare.
Adesso mi trovo qui, in questo lungo corridoio di una fabbrica dismessa, che cammino fra due ali di uomini rumorosi, sfacciati. Molti sono mediorientali, molti neri, qualche bianco. Gridano nella loro lingua, in italiano solo gli insulti. Io sento gli odori: di sudore, di aglio, di spezie, di alcol, di piscio.
Il disgusto mi assale insieme al terrore, ho paura di conoscere gli uomini bianchi presenti.
Sono completamente nuda, esposta, mi ha fatto girare, chinare, mostrare le mie parti. Forse per sintonia coi miei pensieri ma il mio corpo mostra i suoi sessanta anni.
Mi ha fatto bere molta acqua e mi ha impedito di fare pipì.
'non stringere le gambe puttana' uno grida
'guarda la vacca bianca, adesso tiene giù gli occhi!',
mi schiaffeggiano il seno 'vacca vecchia, quanto pesano le tue tette?',
qualcuno mi mette la mano fra le gambe da dietro inserendo le dita, io stringo ma faccio fatica, mi divincolo ma non riesco e insieme alle lacrime alcune gocce fuoriescono da sotto. Lui estrae le dite le alza mostrandole a tutti come un trofeo, bagnate di urina le lecca 'la troia è pronta, ci gode la schifosa!'. Anche gli altri vogliono la loro parte del trofeo e continuando ad introdurre le mani mi costringono all'umiliazione di farmela addosso, sento le loro risate e gli insulti mentre mi inginocchio e fra gli uomini bianchi intravedo il gioielliere che mi ha venduto le fedi di matrimonio. Anche lui ride beffardo, si avvicina a me e prendendomi il viso, stringendo le guance mi guarda in faccia 'non sapevo che tu fossi di questa razza, ci divertiremo'.
Ora sento solo la paura immensa, il panico, il corpo rigido che risponde a fatica, in questa situazione pazza da cui non so come uscire, e l'angoscia mi stringe, il terrore che si sappia.
All'inizio gli ho chiesto solo cinquanta euro, sapevo di poter vincere a quella dannata macchinetta, era ormai troppo tempo che non usciva la combinazione vincente, sentivo che ero ormai vicina, non potevo abbandonare ora e lasciare che il prossimo incassasse i miei soldi.
Poi vennero altri cinquanta euro, molte altre volte, e lui che li dava sempre sorridente “..non ti preoccupare signora, poi s'aggiusta...”. Era un mediorientale sulla cinquantina, faccia tonda barba di tre giorni, ma come fa ad avere sempre la barba di tre giorni! pochi capelli, più alto di me e la solita pancia, quella di chi non si preoccupa della birra, sua moglie col velo ma lui con la birra. Il sorriso che vuole essere complice, di chi sa il tuo segreto.
A volte lo trovavo per strada mentre ero con una amica, a volte passava davanti al negozio ed entrava a curiosare, a volte una telefonata apparentemente innocua, ma riusciva solo ad aumentare la mia ansia.
Un giorno ai grandi magazzini, alla cassa, mio marito oltre la barriera ad imbustare, io a mettere la roba sul nastro. Lui vicino, molto vicino, sfiora la mia mano, nel terrore guardo e lo vedo col suo sorriso velenoso e subito mi volto verso mio marito che non si è accorto di nulla, gli allontano svelta la mano in preda al terrore, ma lui mi resta accanto toccando col suo fianco il mio, mi guardo attorno per capire se ci sono conoscenti, vedo solo un ragazzo incuriosito ed una signora col viso corrucciato. Finisco, spingo il carrello oltre la barriera ma mi rallenta venendo dietro di me e palpeggiandomi oscenamente, mi sposto più svelta vedo mio marito impegnato con le borse della spesa. Finalmente lui mi oltrepassa e se ne va, dopo poco lo guardo e lui girandosi mi sorride, capisco che questo è solo l'inizio.
La discesa verso il fondo non ha richiesto molto tempo. All'inizio pensavo che accontentandolo mi sarei affrancata, ho cercato di contrattare, lasciarmi toccare per diminuire il debito, lasciarmi guardare nuda, poi lasciarmi guardare dai suoi amici, e poi lasciarmi fotografare.
In realtà so benissimo come mi sono messa in questa situazione. Ho pregato, ho supplicato, mi sono inginocchiata: “non farmi male, ti prego non dirlo a nessuno, se mi giuri che rimane fra noi lo faccio”, ma poi c'era sempre qualcosa di più osceno da fare.
Adesso mi trovo qui, in questo lungo corridoio di una fabbrica dismessa, che cammino fra due ali di uomini rumorosi, sfacciati. Molti sono mediorientali, molti neri, qualche bianco. Gridano nella loro lingua, in italiano solo gli insulti. Io sento gli odori: di sudore, di aglio, di spezie, di alcol, di piscio.
Il disgusto mi assale insieme al terrore, ho paura di conoscere gli uomini bianchi presenti.
Sono completamente nuda, esposta, mi ha fatto girare, chinare, mostrare le mie parti. Forse per sintonia coi miei pensieri ma il mio corpo mostra i suoi sessanta anni.
Mi ha fatto bere molta acqua e mi ha impedito di fare pipì.
'non stringere le gambe puttana' uno grida
'guarda la vacca bianca, adesso tiene giù gli occhi!',
mi schiaffeggiano il seno 'vacca vecchia, quanto pesano le tue tette?',
qualcuno mi mette la mano fra le gambe da dietro inserendo le dita, io stringo ma faccio fatica, mi divincolo ma non riesco e insieme alle lacrime alcune gocce fuoriescono da sotto. Lui estrae le dite le alza mostrandole a tutti come un trofeo, bagnate di urina le lecca 'la troia è pronta, ci gode la schifosa!'. Anche gli altri vogliono la loro parte del trofeo e continuando ad introdurre le mani mi costringono all'umiliazione di farmela addosso, sento le loro risate e gli insulti mentre mi inginocchio e fra gli uomini bianchi intravedo il gioielliere che mi ha venduto le fedi di matrimonio. Anche lui ride beffardo, si avvicina a me e prendendomi il viso, stringendo le guance mi guarda in faccia 'non sapevo che tu fossi di questa razza, ci divertiremo'.
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