Al campeggio soggiogati dal vicino

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tradimenti

"Premessa: è un racconto lungo, di diverse pagine, concepito per stimolare la sessualità, la passione e, magari, una sessione di autoerotismo. La masturbazione è un’arte sopraffina, degna della massima considerazione. Immagino una persona che si mette comodamente nuda sul divano o sulla sdraio del terrazzo e, attraverso un bel racconto, entra nei personaggi e nell’ambientazione. Sente le sensazioni crescere, le emozioni svilupparsi, le gestisce e, nel gran finale, raggiunge l'orgasmo. Per me, un racconto striminzito di poche righe è come masturbarsi in un minuto dentro un cesso!"

Al campeggio soggiogati dal vicino
Buongiorno, siamo Gianni ed Elena, una coppia sulla quarantina. Lei biondina con i capelli lunghi, fisico minuto, media statura, un seno ben proporzionato, qualche tatuaggio sul corpo e un piercing all’ombelico e con un visino molto carino; io magro, moro, di media statura. Sposati da dieci anni, l’estate scorsa decidemmo di andare in vacanza con la nostra caravan nella Croazia centrale, e più precisamente sull’isola di Hvar, un paradiso di pinete lussureggianti, calette tranquille e mare cristallino.
Dal punto di vista della nostra sessualità, io e mia moglie non eravamo di primo pelo: avevamo avuto già alcune esperienze con alcune coppie e pure qualche singolo. Tra i due, Elena era sicuramente la più intraprendente e aperta alle novità.
Nel campeggio, che era molto grande, scoprimmo che le spiagge più belle erano nella zona nudisti; pertanto, tendevamo ad andare in spiaggia vicino all’area FKK per gustarci appieno il bel mare.
Diverse volte avevamo intravisto, provenire dalla zona nudisti, un marcantonio di circa un metro e novanta, capelli semi lunghi biondo scuro, abbronzatissimo, con un paio di tatuaggi sulle braccia, girava sempre nudo in spiaggia, con una dotazione che attirava l’attenzione delle signore e l’invidia dei maschi.
Un giorno, mentre Elena si stava sciacquando alla doccia della spiaggia, le comparve a fianco lui, che con un sorriso furbo sciacquandosi ebbe modo di mettere bene in mostra il suo membro, con aria indifferente la guardò negli occhi e le fece un cenno di saluto, a cui lei rispose per educazione, rimanendo un po’ imbarazzata da tale vista. In spiaggia mi raccontò l’episodio e io commentai che probabilmente andava in giro a 'distribuire felicità' alle signore del campeggio.
In seguito lo incrociammo più volte, scambiando un cenno di saluto, finché un giorno, mentre eravamo su una caletta più isolata, alle nostre spalle arrivò il mandingo con tre birre ghiacciate e un sorriso sfrontato. Ci salutò in italiano presentandosi come Pierre, un italo-francese che era stato nella Legione Straniera per diversi anni; ora che era un libero professionista ed era in vacanza in tenda sull’isola e, avendo sentito parlare italiano, era in cerca di compagnia... Vista l’esuberante simpatia mista a sfacciataggine, accettammo le birre; lui si stese vicino a noi e iniziammo a conoscerci chiacchierando del più e del meno. Più volte notai che l’occhio di Elena tendeva a cadere sulla dotazione di Pierre e la situazione iniziò a intrigarmi non poco. Quando, dopo un paio d’ore in cui entrammo in confidenza, chiacchierando un po' di tutto ma soprattutto ascoltandolo mentre raccontava della sua vita avventurosa e movimentata, dovetti andare in bagno che si trova nella parte centrale del campeggio e ben distante dalla nostra postazione, nel frattempo lui approfittò dell’occasione per invitare mia moglie a fare una nuotata; lei, affascinata dal personaggio, accettò e si allontanarono, spingendosi anche abbastanza al largo. In una piccola baia tranquilla lui iniziò ad avvicinarsi a lei con la scusa di farle vedere una stella marina che aveva raccolto dal fondo del mare e così facendo casualmente cominciò a strusciarsi addosso a mia moglie con la scusa di mantenersi a galla mandandola in confusione, combattuta tra la vergogna e l’eccitazione. Di fatto, rimanendo lei inerte, Pierre capì di poter osare di più: ne approfittò per abbracciarla da dietro e apprezzare la consistenza del suo corpo sinuoso, Elena iniziò ad abbassare le difese e a lasciarsi andare a questi atteggiamenti giocosi che sconfinavano nell’erotico e, quando lui cominciò a baciarle il collo sussurrandole complimenti spinti all’orecchio, lei cedette e, voltandosi, si lasciò baciare. Da baci normali a quelli alla francese il passo fu breve per poi arrivare a tocchi nei punti erogeni di mia moglie, la situazione si stava decisamente surriscaldando, Pierre portò Elena dietro uno scoglio e continuò a spingersi oltre, visto che tutto sommato Elena apprezzava tali attenzioni, lui rimarcò ad Elena di essersi accorto del suo sguardo interessato al suo uccello e pertanto la invitò con le sue manone a mettersi in ginocchio, con il chiaro intento di invitarla a prendersi cura del suo membro. Elena, ormai persa, si prodigò con passione ma, dovette penare non poco per gestire le abbondanti dimensioni e solo dilatando la mascella più una buona lubrificazione contribuì alla felicità di Pierre, il quale, dopo qualche minuto che si gustava il fantastico pompino, le inondò la bocca di caldo sperma.
Quando ritornai nella caletta, trovai Elena stranamente in topless, con un’espressione turbata e il leggero trucco sbavato. Quando mi avvicinai per darle un bacetto sulla guancia sentii un odore strano; a quel punto lei, sentendosi scoperta, guardandomi fissa negli occhi, contraccambiò baciandomi sulla bocca davanti a Pierre. Riconobbi subito il sapore e, tra lo sbalordito e l’eccitato, vidi il ghigno di lui. Dopo questa confessione muta di mia moglie, lui ci prese per mano e accompagnò a vedere lo scoglio; qui iniziò accarezzando mia moglie con apparente dolcezza, partendo dai cappelli segui il profilo del suo naso e contornare le sue labbra turgide per poi forzarle con due dita che iniziò ad infilarle in bocca con lenti movimenti alternati a simulare il suo desiderio, per poi aggiungere il terzo dito e spingendo sino in gola provocando a forza di connati una sovra salivazione che era il preambolo per infilare il suo maestoso cazzo da prima in gola a Elena e successivamente a forzato anche me a ingoiare . Io, tra l’imbarazzato e l’eccitato, mi lasciai trasportare dalla personalità di Pierre e dalla sudditanza di mia moglie, e iniziammo a succhiarlo. Mentre eravamo entrambi lì, soggiogati dalla sua presenza, Pierre interruppe il silenzio con una voce profonda, quasi calma.
“Guarda tuo marito, Elena” mormorò, senza smettere di accarezzarle la nuca con forza. «Ti ha trovata sporca del mio sperma e, invece di incazzarsi, è qui a supplicarne ancora. Ti piace vedere come mi guarda?»
Elena, con il fiato corto e gli occhi lucidi, riuscì solo a sussurrare: «Sì... Pierre, lui sa che non può resisterti. Con quell'autorità naturale che lo contraddistingueva, mi spinse ad avvicinarmi ancora di più a lui e a Elena, annullando ogni residua distanza fisica e mentale. Il calore dell'anfratto e l'odore del mare sembravano amplificare la tensione erotica tra noi tre. Pierre, con un sorriso quasi di sfida ma profondamente coinvolgente, mi guardò fisso negli occhi mentre la mano di Elena continuava a scorrere ritmicamente insieme alla mia. In quel momento, mentre le nostre mani si muovevano all'unisono sul suo corpo, Pierre interruppe il ritmo per prenderci entrambi per il collo, costringendoci a guardarlo. Non c’era violenza nel suo gesto, ma una padronanza assoluta che non ammetteva repliche. Sotto il suo tocco, sentii la volontà di Elena sciogliersi completamente; i suoi occhi erano lucidi, fissi su di lui come in attesa di un ordine. “Guardala," sussurrò Pierre con voce profonda, riferendosi a mia moglie, mentre con l'altra mano guidava la mia testa verso quella di lei. "Guarda quanto è diventata bella ora che non ha più segreti."
Ci spinse nuovamente l'uno contro l’altro finché le nostre labbra tornarono sul suo membro luccicante. Pierre si godeva lo spettacolo della nostra sottomissione, alternando carezze rudi a parole che sgretolavano ogni mia residua resistenza morale.
Sentivo il respiro affannato di Elena confondersi con il mio, mentre Pierre aumentava la pressione sulla mia nuca, spingendoci a esplorare il limite estremo della nostra inibizione, a questo punto egli esplose la sua erezione in una scarica di sperma che mi soffocò, tossii ma lui tappandomi il naso mi obbligo a non sputarla e ordino a mia moglie di bacarmi in bocca senza disperdere una sola goccia del suo miele, così ci ritrovammo a passarci la sborra da una bocca all’altra sino a quando non l’abbiamo ingurgitata tutta.. Noi, come in trance, continuammo a leccarci a vicenda, sconvolti dall’esperienza appena conclusa.
Ritornammo alla piazzola e, ormai succubi dalla personalità del nostro amico e lo invitammo a cena per ringraziarlo delle emozioni che ci aveva donato. Lui, sui tardi, si presentò con una bottiglia di vino bianco, indossando una camicia bianca che risaltava l’abbronzatura e quel sorriso sfacciato che ci aveva stregati. Cenammo all’aperto, chiacchierando e scherzando, il vino finì presto e dovemmo aprirne dell’altro, ed eravamo sempre più attratti dalla sua forte personalità. Dopo cena, ci propose una passeggiata lungo mare per digerire e ammirare le stelle. Quando fummo lontani dal campeggio, Pierre dapprima iniziò a prendere Elena per la mano, poi lentamente la abbracciò sussurrandole all’orecchio parole che io non riuscivo a sentire, e approfittando del buio, iniziò a baciarle il collo; io li seguivo a pochi passi, bloccato da un misto di eccitazione e sudditanza nei suoi confronti. Giunti in un praticello isolato, Pierre si stese e abbracciando a mia moglie iniziò lentamente a spogliarla. Assaporò il suo bellissimo seno, stuzzico i capezzoli con i suoi denti bianchi, e cominciò a scendere con la mano sulla sua fica ormai bagnata e iniziò a masturbarla; a me chiese di sfilargli i pantaloni ed i boxer. Mentre lui faceva sciogliere Elena con un cunnilingus magistrale, mi ordinò poi di preparargli il cazzo che stava per violare mia moglie. Frastornato e con spirito sottomesso, mi accinsi a eseguire il compito assegnatomi, mentre Elena raggiungeva l'orgasmo tra le sue braccia. Portato il membro a un turgore incredibile, Pierre puntò la grossa cappella alle labbra della fica di Elena e, con un colpo secco, entrò fino in fondo, costringendo lei a un urlo incontrollato. A quel punto rimasi spettatore di una cavalcata selvaggia, che si concluse con l'eiaculazione di lui dentro mia moglie. Immagini che mi avevano sconvolto e da cui Pierre mi risvegliò ordinandomi di leccare lo sperma che fuoriusciva da lei. Concluso l’amplesso e ripresi dagli sforzi, ritornammo verso il campeggio a notte ormai inoltrata; a quel punto, lui camminava tranquillamente abbracciato ad Elena, senza alcun pudore. Mentre percorrevate il sentiero verso il caravan, il silenzio della notte era rotto solo dal fruscio dei passi. Pierre teneva Elena stretta a sé, quasi rivendicando un possesso naturale, mentre io camminavo un passo indietro, ancora scosso dal sapore e dalle immagini di poco prima. Pierre ruppe il silenzio con la sua solita voce calda e sicura: “Siete stati meravigliosi," esordì, voltandosi appena verso di me con un sorrisetto complice. Elena ha un corpo fatto per essere adorato, ma è la tua obbedienza che ha reso tutto così... perfetto. Elena, con la voce ancora un po' impastata, sussurrò: "Mi sono sentita mancare, Pierre. Non avevo mai provato nulla di così violento e dolce allo stesso tempo. “Lui le baciò la tempia, poi fissò i suoi occhi nei tuoi: "E tu? Ti ho visto mentre eseguivi i miei ordini. Ti è piaciuto vedere come la tua donna accoglieva ogni centimetro di me, sapendo che eri lì solo per servire il nostro piacere.
Rientrati nell’intimità del caravan, invitammo Pierre per il bicchiere della staffa, sotto la luce tremula e soffusa delle candele. L’aria si fece presto densa, quasi elettrica. Bastarono pochi sorsi perché l'atmosfera diventasse incandescente. Senza troppi preamboli, lui attirò Elena sul letto: il loro petting spinto divenne rapidamente selvaggio, un intreccio di sospiri che mi spinse a unirmi a quel gioco magnetico.
Elena era in estasi, vibrava sotto i tocchi esperti di Pierre, che sapeva esattamente come spingerla oltre ogni limite; io mi muovevo tra loro, catturando ogni dettaglio di quel desiderio crudo. Per prima cosa l‘ha posseduta con una forza travolgente mettendola alla pecorina e gustandosi il suo culo burroso, Pierre si concesse un attimo di tregua, poi con lo sguardo da porco fissò il mio di culo nudo e con la voce bassa, ordinò a mia moglie di prepararmi e lubrificarmi con cura: era arrivato il momento in cui avrebbe violato anche me, voleva possedere entrambi. In passato avevamo già sperimentato lo strapoon con Elena e qualche incontro clandestino in gioventù, ma pensare di farmi penetrare dal cazzo massiccio di Pierre mi preoccupava assai, anche se volevo condividere le stesse sensazioni di mia moglie. La tensione nel caravan raggiunse il culmine quando Elena, con gesti lenti e complici, iniziò a eseguire l’ordine di Pierre e con un lubrificante adeguato iniziò a lavorarmi il mio prezioso buchetto, che dopo oggi non sarà più un buchetto! Il silenzio era rotto solo dal crepitio delle candele e dal suono del respiro pesante di lui, che osservava ogni movimento con autorità mentre Elena si occupava di me, i nostri sguardi si incrociarono: nei suoi occhi leggevo un misto di eccitazione e devozione. Pierre non staccava gli occhi da noi; si godeva la scena di mia moglie che mi preparava per lui. Quando lei ebbe finito, Pierre si fece avanti, mi afferrò con decisione per i fianchi, facendomi sentire tutta la sua erezione e la determinazione di chi non chiede, ma prende. In quel momento ero diventato il centro assoluto delle sue attenzioni, mentre Elena dopo aver preparato il cazzo di Pierre con un sontuoso pompino, restava accanto a noi, pronta a godersi lo spettacolo della mia resa totale. Il contatto fu come una scossa elettrica, e subito un immediato bruciore mi colse. Quando Pierre mi afferrò, sentii tutta la differenza della sua presa: decisa, esperta, priva di esitazioni. Le sue mani, calde e ruvide per il contrasto con la delicatezza dei tocchi di mia moglie, presero possesso del mio corpo. Mentre Elena si scostava appena per lasciargli spazio, continuando però a sfiorarmi con lo sguardo e con le dita, Pierre si fece vicino fino a farmi sentire il calore del suo respiro sul collo. Mi costrinse a assecondare la sua posizione, rendendomi vulnerabile e totalmente esposto al suo desiderio. Il momento della penetrazione fu un urto di sensazioni contrastanti: la preparazione accurata di Elena aveva reso tutto fluido, ma l'intensità di Pierre era travolgente. Sentivo ogni muscolo del suo corpo premere contro il mio, la sua cappella che spingeva per entrare nel mio ano semi vergine, Elena non restò a guardare passivamente. Si sistemò di fianco a noi, rannicchiata sul bordo del letto, con gli occhi sgranati e lucidi per l’eccitazione. con una mano si masturbava lentamente, mentre con l’altra cercava il mio viso per rassicurarmi o forse per godersi meglio la mia resa. Non c’era gelosia nel suo volto, solo una fame visiva insaziabile. Quando Pierre aumentò il ritmo, lei si sporse in avanti per baciarmi, quasi a voler raccogliere dalle mie labbra il sapore di quell'esperienza che lei stessa aveva preparato.
Il respiro di Pierre si fece corto, un suono roco che riempiva lo spazio ristretto del caravan., il ritmo delle sue spinte diventava frenetico e inarrestabile. Sentivo la sua tensione muscolare arrivare al limite. Quando egli inizio a eiaculare sborra calda nel mio intestino, fu un’esplosione di possesso assoluto.
Svuotato e sventrato dall'amplesso di Pierre, mi ero trascinato a dormire sul divano con il suo sperma che mi scendeva lentamente, lasciando loro avvinghiati come un corpo unico sul letto matrimoniale. Al risveglio, la scena che mi ha accolto era: Elena incollata al corpo di Pierre, con gli occhi ancora lucidi di desiderio, mentre lui le artigliava il seno con un braccio e affondava le dita dell'altra mano sul monte di Venere, possedendola anche nel sonno. Appena si sono accorti del mio sguardo, non c’è stato imbarazzo, ma una sorta di esibizionismo trionfante. Elena ha inarcato la schiena contro di lui per sentire la sua erezione, emettendo un gemito rauco, mentre i suoi occhi languidi si piantavano nei miei, costringendomi a guardare. Pierre, dal canto suo, non ha ritratto la mano; al contrario, ha affondato le dita con più decisione, rivendicando il possesso su di lei davanti ai miei occhi. Con un movimento lento e deliberato, ha stretto la presa sul seno di Elena, facendola sussultare, mentre i suoi occhi restavano fissi nei miei, gelidi e carichi di una sfida silenziosa. «Vieni qui», ha ordinato, la voce ancora sporca di sonno non ammetteva repliche, Elena si è scostata appena da lui, aprendo le gambe in un invito muto e spudorato, mentre con la mano cercava la mia, attirandomi verso il bordo del letto. Pierre sfoggiando un’erezione in atto mi ha afferrato per la nuca, forzando la mia bocca contro quella di Elena, mentre lei guidava le mie dita proprio lì, dove lui stava già lavorando la sua fica con un ritmo metodico e crudele. Il divario tra la mia spossatezza e la loro foga improvvisa si è annullato in un istante. Guardarli in quel risveglio così carnale e intimo, mentre Pierre la possiede anche solo con un gesto distratto nel sonno
Più tardi, decidemmo di sistemarci e andare a fare una doccia, Pierre si lamentò di un fantomatico dolore alla spalla e mi chiese di aiutarlo a lavarsi. Un po' imbarazzato, entrai nelle docce comuni con lui sotto gli sguardi stupiti degli altri campeggiatori; una volta nudi dentro la doccia sentivo ancora addosso a lui l’odore di Elena misto al suo odore di sperma. Iniziai con il lavargli con devozione la schiena per poi passare al torace quando, con uno sguardo, mi invitò a prendermi cura del suo membro intriso degli umori di mia moglie, che con poche passate riprese subito vigore, ricordandomi la differenza di dimensioni tra lui e me. Ad un certo punto Pierre lasciò volontariamente cadere la saponetta e con un sorriso beffardo, mi invitò a raccoglierla. Rassegnato mi chinai: lui mi riprese per i fianchi e puntò la sua cappella lucida dritto alla mia 'rosetta', ancora arrossata dalla sera prima. Aiutandosi con un po’ di sapone e con una spinta decisa entrò, facendomi sfuggire un urlo, questa volta non c’era la mano dolce di Elena e il lubrificante, dopo cinque minuti di fuoco fatti di stantuffate possenti, godette dentro di me come un animale e quando usci fuori sentii un grande rivolo di sborra scendere abbondante sul pavimento, un vuoto interiore oltre che un bruciore lancinante. All’uscita delle docce lui camminava tronfio e io accanto a lui con passo dolorante e un’espressione smarrita. Arrivati alla piazzola trovammo Elena che ci aspettava, per prima cosa abbraccio Pierre per poi baciare me dandomi uno schiaffo sulla natica ancora dolorante, di questo strano quadretto famigliari si stupì non poco il nostro vicino tedesco che dopo la scena nella doccia deve aver iniziato a mangiare la foglia. infatti il vicino, il signor Weber, scelse il momento meno opportuno per cercare di fraternizzare e mentre Pierre ed Elena rientravano in caravan ridendo, lui rimase fermo tra le nostre piazzole, il suo sguardo curioso che mi fece arrossire all'istante, ricordandomi il bruciore che ancora sentivo. Si schiarì la voce e, con il suo accento marcato, disse: Le docce di questo camping hanno le pareti molto sottili, e il sapone... a volte non basta a soffocare i bruciori. Spero che il 'dolore' di prima sia passato., rendendo chiaro che aveva capito e sentito tutto, dal primo urlo all'ultimo rivolo… rientrai salutandolo imbarazzato anch’io nel caravan. Al pomeriggio mentre oziavamo fuori della piazzola passo Pierre che invito Elena ad un giro con il suo kayak a due posti per esplorare una baia lontana, purtroppo mi dice, ci sono solo due posti…ti conviene rimanere qui a bere una birra con il tuo amico Weber! E così dicendo si allontanarono all’orizzonte con il kayak che scompariva dalla vista. Dopo qualche ora trascorsa in piazzola con Webber a bere birra e man mano che beviamo lui cerca di indagare sui nostri rapporti con Pierre, confessandomi che anche sua moglie era attratta da lui e che la sera precedente avevano sentito i rumori del nostro caravan e lei si era anche masturbata al pensiero di ciò che stava succedendo da noi .Molto tempo dopo vediamo ricomparire Elena con Pierre, lei cammina abbracciata a lui e quando giungono alla piazzola vedo i suoi occhi simili a quelli di una drogata, con una evidente macchia sul reggiseno e uno spruzzo biancastro tra i capelli che non si sono neanche preoccupati di occultare, quando arriva da me mi dà un bacio e all’orecchio mi confida che Pierre l’ha distrutta ! Il nostro amico con un sorriso sardonico si prende la mia birra e se ne va salutandoci.
Mentre Webber resta lì, in silenzio, con lo sguardo fisso sulla scia lasciata da Pierre, sento un peso strano allo stomaco, un misto di adrenalina e vuoto. Quella macchia tra i capelli di Elena non è solo un segno fisico, è una bandiera piantata sul confine della nostra complicità. Mi chiedo se quello che provo sia vera gelosia o una strana forma di eccitazione distaccata. Vedere mia moglie così devastata, con lo sguardo perso di chi ha toccato un limite che io, sicuramente, non ho mai saputo portarla mi fa stare male. La sua confessione sussurrata all'orecchio non è stata una richiesta di perdono, ma un vanto, un invito a riconoscere la potenza sessuale di Pierre. Mi siedo accanto a lei, avvertendo il calore che emana il suo corpo, ancora eccitato per l'incontro con Pierre. Lei non si ricompone, non si scusa, si limita a fissare il vuoto con un mezzo sorriso, ancora immersa in quel piacere erotico che l'ha svuotata. Mi chiedo se la donna che ho davanti sia ancora la "mia" Elena o se Pierre abbia aperto una porta che io non potrò mai chiudere. Il fatto che mi abbia sussurrato quella frase all'orecchio è la prova che voleva rendermi partecipe della sua resa totale, trascinandomi nel suo abisso di sensazioni.
Mia moglie si accende una sigaretta, le mani ancora leggermente tremanti, e aspira profondamente prima di lasciar cadere la testa all'indietro. Non c'è traccia di vergogna, solo un
bisogno viscerale di ripercorrere con le parole quello che ha appena vissuto sulla pelle.
Inizia a raccontare di come Pierre una volta attraccati in una spiaggetta deserta, senza troppi giri di parole e con una foga quasi animalesca a iniziato ad approcciarla. Mi descrive la pressione delle sue mani, il caldo della roccia contro la schiena e la pressione soffocante del cazzo di lui che la martellava ovunque. "Non mi ha chiesto nulla," sussurra con la voce ancora roca, si è preso tutto come se gli spettasse.
Mi confessa che quello spruzzo di sborra tra i capelli è stato il sigillo finale che lui le ha vietato di cancellare, di un atto che l'ha lasciata svuotata, priva di forze, incapace di opporre alcuna resistenza. Mi descrive il contrasto tra la sua rudezza che non le ha risparmiato nessun pertugio, le ha spanato sia la fica che il buco del culo, e il sorriso sardonico che lui ha mantenuto per tutto il tempo, Mentre parla, i suoi occhi tornano a brillare di quella luce febbrile, e capisco che rivivere il momento la eccita quasi quanto l'atto stesso.
Il racconto di Elena si fa più crudo, quasi un sussurro spezzato dal respiro ancora corto. Mi descrive come il suo corpo abbia risposto a quell'irruenza in modo incontrollato: la sensazione di essere completamente in balia di Pierre, anche se si vergogna per le posizioni oscene in cui si sono accoppiati come animali a cielo aperto e con una barchetta di pescatori non troppo distante che forse a visto tutto, mi rinfaccia la quantità di sborra che le ha riversato addosso e in gola,
.mi racconta di come la forza di Pierre l'abbia costretta a cedere ogni difesa, trasformando in un piacere quasi doloroso, che le ha tolto il fiato.
Una volta al rientrati nel caravan, mi sono dedicato interamente a mia moglie. Appariva svuotata, quasi fragile, ancora prigioniera di quella trance sensuale che segue un piacere troppo intenso; la sua pelle, segnata e lucida di umori, raccontava l’impeto di quanto era appena accaduto. Dopo un sonno profondo e ristoratore, si è aperta a me con una confessione sofferta: Pierre sarebbe partito in serata e lei voleva ci tenessimo in contatto per incontri futuri, ma io ho insistito per tagliare i rapporti, mia moglie era troppo presa dalla storia, se continuava a pendere dalla volontà di Pierre temevo che in breve avrebbe potuto fare qualche cazzata di quelle che si pagano care e sfasciare la nostra famiglia, a malincuore si convinse. Pierre non era soltanto un bull eccezionale ma anche un leader carismatico carico di fascino ma troppo pericoloso per chi gli ruota attorno. Nei occhi di mia moglie ho letto un conflitto lacerante, capiva le mie ragioni di buon senso ma si stava innamorando del suo stallone e ciò è molto pericoloso per la nostra unione
. Più tardi, Pierre ci ha raggiunti per un ultimo brindisi, un commiato che sapeva di addio definitivo. Sotto lo sguardo curioso dei tedeschi nella piazzola accanto, ha suggellato il saluto con un bacio a Elena: un bacio lungo, esibito, che sembrava voler marcare il territorio un'ultima volta prima di sparire. In quel gesto, consumato davanti a tutti, c’era tutta la sfacciataggine di chi sa di aver lasciato un segno indelebile, lasciandoci lì, soli, a fare i conti con il vuoto della sua partenza Le prime ore della notte sono state un silenzio, finché l'argine è crollato. Elena ha iniziato a tremare, un fremito leggero che è diventato presto un pianto convulso, soffocato contro il cuscino per non farsi sentire dai vicini. Non erano lacrime di pentimento, né di gioia; era il pianto di chi si sente svuotato, strappato via da un vortice che l'aveva fatta sentire viva e ora la restituiva alla realtà, nuda e fragile.Mi sono avvicinato, avvolgendola con le braccia, sentendo il calore umido delle sue guance contro il mio petto. In quel pianto c'era tutto: il lutto per la partenza di Pierre, la vergogna per essere stata osservata dai tedeschi in quelle condizioni e, soprattutto, quel disperato bisogno di essere 'salvata' che mi aveva confessato poco prima. L'ho stretta forte, lasciando che le sue lacrime bagnassero la mia pelle, consapevole che ogni sussulto del suo corpo era un passo faticoso verso il nostro incerto ritorno alla normalità.






scritto il
2026-03-19
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