Io e il mio vizio

di
genere
incesti

Racconto reale
Mi chiamo Micheal e vivo da solo con mia mamma Luisa, single da anni ma sempre una gran gnocca, io avevo un vizio rilassante, toccarle sempre i gomiti, le mani, le ginocchia, l'interno cosce, e i piedi.
La stanza quel giorno immersa in una penombra calda, illuminata solo dalla luce arancione del lampadario sul comodino. Le lenzuola erano già sgualcite, l’aria odorava di pelle riscaldata e del profumo di mia mamma quel misto di vaniglia e muschio che mi faceva sempre girare la testa.
Eravamo sdraiati di fianco, corpi allineati come due cucchiai. Io dietro di lei, il mio petto premuto contro la sua schiena, il respiro lento che le sfiorava il collo. La mia mano destra toccava la sua spallada un po’, ma ormai da minuti stava scendendo con una lentezza studiata, quasi ipnotica.
Le mie dita sfiorarono il suo addome allenato, poi scivolarono verso l’interno della sua coscia. Lei non disse nulla, ma il suo respiro cambiò: si fece più corto, più profondo. Io sentì subito.
Con il medio e l’anulare uniti feci una leggera pressione sulla pelle morbida, proprio dove la coscia si fa più piena, più calda. Mia madre aprì le gambe, lo sognava parecchio, si mise dritta.
Con la mia mano entrai dentro la sua fica, iniziai piano piano, era già abbastanza calda, era depilata, intanto le nostre bocche si incrociarono e ci baciammo.
Lei emise ub suono basso, quasi un sospiro spezzato.
Non entrai subito, ma andai passo per passo, prima l'annualare, dopo pochi secondi il medio, e infine l'indice. Aumentai di poco le velocità,
«Così?» sussurrai sorridendo nel suo orecchio, intanto con la lingua cercai il suo collo
Lei annuì appena, mordendosi il labbro inferiore.
Aumentai ancora di più la velocità, dentro e fuori, dentro e fuori, la sua fica diventava sempre più calda, e lei cominciò a tremare dall'eccitazionem cercando quel punto preciso che la faceva tremare. Con il pollice trovai il clitoride, gonfio e durissimo, e iniziai a disegnarci sopra cerchi piccoli, quasi crudeli per quanto erano precisi.
I miei battiti accelerevano, i suoi gemiti anche. Le anche cominciarono a muoversi da sole, spingendosi contro la mia mano cercando di prendere di più. aumentai ancora il ritmo, le mie dita ora entravano e uscivano con maggiore decisione, il palmo che sbatteva piano contro la vulva ogni volta che affondava fino in fondo. Si sentiva il rumore umido, osceno, che riempiva la stanza insieme ai piccoli gemiti che mia mamma cercava di soffocare contro il cuscino.
«Vieni per me» mormorai a mia mamma mordicchiandole il lobo dell’orecchio. «Voglio sentirti stringermi forte.»
Le cosce di mia madre tremarono. Il pollice premeva più deciso sul clitoride, girando senza sosta, mentre le due dita dentro curvate spingevano ritmicamente contro la parete anteriore. Lei si irrigidì tutta, la schiena che si inarcava contro di lui, un gemito lungo e strozzato che le uscì dalla gola. Un urlo di piacere, la mia mano era bagnata, mentre con l'altra mano le chiusi la bocca, lei piangeva dal godimento
I muscoli interni si contrassero violentemente intorno alle mie dita, spasmi forti, ritmici, che sembravano non finire mai. con la lingua cercai le sue braccia, andai giù e leccai il suo addome, infine leccai per qualche secondo la sua fica bagnata, era dolce, calda e profumata. Ritornammo a dormire
scritto il
2026-03-07
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